Ama e dentro il tuo cuore ci sarà un piccolo frammento dell'infinito di Dio, un piccolo specchio che rifletterà l'azzurro del cielo. Entra nella cella del tuo cuore e immergiti nel suo silenzio...Ascolta, parla il tuo Maestro! Colui che creò le imponenti montagne e il mare immenso...
domenica 28 novembre 2010
sabato 27 novembre 2010
La Comunione
Vero, nessuno è degno, solo il Suo perdono, il suo Amore ci rendono degni di partecipare alla Sua mensa. Solo la Sua Parola ci rende santi e ci permette di accostarci alla Sua mensa. Altrimenti non ne saremmo degni. Questo passaggio mi ha fatto riflettere sul come si prende la Comunione. Ormai la pratica della Comunione presa in mano è diffusissima, ma io non riesco più. Lo sento vicino, vicinissimo, entra nella mia vita, ma mi pare che questa pratica Gli dispiaccia. E' vero, Gesù era un uomo ma era anche Dio. Mi sembra quasi che ci contraddiciamo dicendo che non siamo degni e poi lo arraffiamo per il collo... Non so...
venerdì 26 novembre 2010
c.v.d.
Straordinario! Proprio di questo volevo parlare!
Sono da chiarire prima di tutto alcuni concetti. Il papa è infallibile quando pronuncia i dogmi in materia di fede. I cristiani non sono dei pecoroni. Tanti santi hanno dimostrato di saper parlare e richiamare persino il Vicario di Cristo alla verità. Ricordiamo, infatti, santa Caterina da Siena. Non esitò a richiamare il vescovo di Roma al suo dovere. Strano a dirsi. Sul soglio pontificio si sono succeduti papi così pieni di difetti, eppur non sono stati mai promulgati dogmi contro la dottrina di Cristo o la vita! Cristo agisce nell’autorità costituita, sebbene questa sia una fragile e fallibile creatura. Si narra infatti, a questo proposito, che un certo papa di cui non ricordo il nome, stava per promulgare una legge ecclesiastica… Ebbene, Dio non volle: il papa morì la notte stessa! Scoprirono poi che se avessero applicato quelle leggi, ne avrebbero avuto danni ingenti. Se Dio non vuole una cosa anche dall’autorità ecclesiastica, blocca tutto in un modo o nell’altro. E poi…Le frasi che ha pronunciato il papa vanno lette nel contesto del discorso tenuto. Egli, in una serata in cui ha rivestito d’autorità alcune persone, ha fatto un discorso sull’umiltà e quindi ha asserito che anche lui, non aspirava tanto all’autorità che gli appioppano le persone che lo contestano, ma, semplicemente si sente pronto a compiere la volontà di Dio, foss’anche di lasciare il pontificato.
Sbagliatissimo il pensiero di alcuni che credono che la Chiesa condanni le prostitute. Non è affatto così. Infatti, il primo che non le condannò, fu proprio Cristo e questo insegna la Chiesa, i tanti santi che hanno tolto dalla strada tante persone diseredate, dando loro un lavoro e la possibilità di condurre una vita dignitosa. Fu Cristo infatti che assolse quell’adultera e che fermò la sua lapidazione! La salvò dalla morte, divenendo quasi complice e disse una frase famosa che dovrebbe riecheggiare nel cuore di ogni uomo perché intrisa di grande sapienza: “chi è senza peccato, scagli la prima pietra”
Lui, che fu il primo, non certo papa Benedetto XVI, a predicare il celibato per il regno dei cieli e la continenza nel matrimonio assolse una che fu sorpresa dentro il letto con un uomo…
Lui, che fu il primo, non certo papa Benedetto XVI, a predicare il celibato per il regno dei cieli e la continenza nel matrimonio assolse una che fu sorpresa dentro il letto con un uomo…
Donna (stesso titolo dato a Sua Madre Maria alle nozze di Cana), nemmeno io ti condanno, ma d’ora in poi, non peccare più. È il peccato che Gesù aborrisce perché opera del demonio, non certo la peccatrice. Purtroppo ciò che è da aborrire nella prostituzione, non è tanto la donna che vende il proprio corpo. Sappiamo, infatti, che la maggior parte di queste sono costrette a farlo da terzi o spinte dalla miseria. Il punto di riferimento della vita dei cristiani è Cristo e su di Lui si costruisce il Credo della Chiesa. Sempre e comunque, nonostante le parole, ad ogni modo equivocate, del papa, ogni cristiano vero crede fermamente nella vita e nel dono di essa, e sa benissimo che ogni parola e discorso con gli atei non porta quasi a nulla e quindi il più delle volte, invece di fare grandi discorsi, tacerà di fronte al muro dell’incredulità di chi ascolta, preferendo la preghiera…
mercoledì 24 novembre 2010
Un video con la mia vita
Anche questo è un video prodotto da me, in ringraziamento dei doni ricevuti da Dio. Egli ha saputo sempre riempire i lunghi silenzi della mia vita... Almeno da quando ha ricevuto il dono della fede.
martedì 23 novembre 2010
Alla tua presenza
sabato 20 novembre 2010
Video
Ho pubblicato insolitamente questi due video: mi hanno colpito profondamente per due motivi differenti. Quello di Giovanni Paolo II mi ha riportato ad un tempo particolare della mia vita, misto di preghiera, di ricerca, di allontanamento e di riavvicinamento...L'ho già ricordata la giornata in cui era venuto a Chiavari. Un bagno di folla, la piazza traboccava di gente, un senso di ecclesialità, simile a quello che avevo provato a Roma, quando ero andata quattro anni prima... Il grande papa...Giovanni Paolo II. Bellissimi momenti. Il secondo è girato a Genova, ho riconosciuto subito la spiaggia...Che emozione! Dove facevo i bagni da bambina!!!!
lunedì 15 novembre 2010
Desiderio d'eternità
domenica 14 novembre 2010
Senso di ecclesialità
venerdì 12 novembre 2010
Un amore che abbraccia il mondo
domenica 7 novembre 2010
Il cammino di Gesù sulla terra
sabato 6 novembre 2010
Amareggiati nella sofferenza...
Voglio raccontare un breve episodio della mia vita che senz'altro mi ha segnato profondamente. Per vari motivi sono stata a contatto con il favoloso ex reparto di pediatria del Galliera di Genova. Là ho conosciuto la sofferenza degli innocenti, di tanti bambini la cui vita non si era ancora schiusa, ma già dovevano affrontare un passo più grande di loro, quello della morte. In quel reparto, per la prima volta, anch'io, sebbene fossi piccola, mi domandai: "Dove sei, Signore?" Ho conosciuto, però, anche la generosità di molti medici che hanno dato la vita per ridare salute a tanti piccoli che avevano bisogno di loro. Ho incontrato medici che hanno vissuto la loro professione come una missione. Era un'equipe di giovani medici, impegnati a lenire anche il dolore interiore di tanti piccoli bimbi martoriati. Nel reparto vi era degente una ragazza, Emanuela, ammalata di leucemia. La si vedeva scivolare per il reparto, flebo alla mano, con un vago sorriso sulle labbra. Siccome io ero molto più piccola, avevo dodici anni di meno, la guardavo un po' come un modello. La vedevo camminare per il reparto, con passo veloce. Il suo capo, privo di capelli, era coperto da un fazzoletto rosso, era alta, magrissima. Lo studio dei medici era tutto tappezzato dei nostri disegni che facevamo per dimostrare loro la gratitudine che avevamo nei loro confronti. Sì, perchè tutti noi, sebbene piccoli, comprendevamo bene che stavano facendo di tutto per salvare o rendere migliori le nostre vite. Ben lungi da noi, il pensare che le punture, i prelievi o qualsiasi altro esame, fossero fatti per farci del male. Anzi, offrivamo la nostra collaborazione, seguivamo il decorso della malattia, discutevamo di essa con loro. I medici ci parlavano apertamente, non ci nascondevano nulla. Lungi da noi, davvero, i capricci che fanno certi bambini di fronte ai camici bianchi dei medici: sapevamo bene che la vita nostra, dipendeva da loro. E veramente, sarà la generosità dei bambini stessi, erano lontani da noi anche certi atteggiamenti di non accettazione o ostentazione della malattia di alcuni adulti. Capitava, perché nessuno, nemmeno i santi hanno accettato la sofferenza a cuor leggero: hanno sudato per accettarla, per accoglierla nella propria vita e solo così si accumulano meriti. Ma, appunto, dopo il momento di sconforto, ecco comparire nuovamente il sorriso, come il sole dietro una nuvola. E lei, Emanuela, la mia "sorella maggiore", camminava dritta con l'albero della flebo accanto, senza ostentare la sofferenza, senza camminare curva sotto il suo peso. Ed un giorno vidi un suo disegno attaccato al muro dello studio dei medici; ce n'erano tanti suoi e mi colpì una scritta, forse di qualche medico...Non so. Emanuela aveva 22 anni. C'era scritto: "Arrivederci, Emanuela." Chiesi spiegazioni, ero ancora piccola. Mi risposero senza guardarmi negli occhi, che era andata in cielo. Avrei voluto piangere, chiedere il perché: tanti bambini che avevo conosciuti sono andati in cielo. Ho vissuto la speranza dei genitori, l'altalena di gioia e dolore, dei giovani pazienti. Il mio cuore era colmo di dolore. Fu la prima, vera volta, che dal mio cuore emerse questa domanda, grondante dolore: "Dove sei, o Dio?"
Sì, Dio talvolta si nasconde ai nostri occhi: ci sentiamo travolti dalla sofferenza, dalle tragedie. Tante volte in seguito mi sono chiesta dove fosse Dio, ma poi, un giorno, aprii gli occhi, quelli del cuore e vidi bene dov'era: era appeso ad una croce. Lui che aveva vissuto nella giustizia, sanando e facendo del bene, era stato picchiato, flagellato e Crocifisso: sì, insomma, anche Lui, pur essendo innocente, aveva subito il dolore...
Dove sei, o Dio?
Domanda dell'uomo in ricerca di Dio, della Sua presenza, soprattutto di fronte a certe sofferenze umane che sembrano insormontabili. La sofferenza a volte, raggiunge l'apice, soprattutto quando è causata dalla cattiveria umana. Pende, allora, come un macigno questa domanda: "Dov'è Dio?"
Non è assolutamente giusto che gli uomini si arroghino il diritto di entrare in una vita, di spezzarla, di spogliarla della sua dignità. Eppure la cattiveria giunge anche a questo. E allora la solita domanda: "Dove sei, o Dio?"
Gesù è ancora sulla Croce: nonostante sia risorto, Egli è rimasto sul legno della croce, sullo strumento di salvezza per gli uomini, sembra quasi a voler significare che soffre ancora con noi e per noi.
Gesù è ancora sulla Croce: nonostante sia risorto, Egli è rimasto sul legno della croce, sullo strumento di salvezza per gli uomini, sembra quasi a voler significare che soffre ancora con noi e per noi.
giovedì 4 novembre 2010
Entrando nel silenzio
Il grido dell'umanità che soffre, che cerca Dio. Anche il popolo ebraico, errante nel deserto, durante l'esodo esclamava e si domandava, nelle atroci sofferenze: "Dove sei o Dio?"
Solo tu, o Signore, dall'alto della Tua Croce, puoi rispondere alla nostra angosciosa domanda. Sei risorto, sulla croce non c'eri più, ti hanno deposto dalla Croce, ma tu, nella tua infinita bontà, sei voluto rimanere ancora inchiodato alla Croce, per dire ad ogni uomo: "Sono qui, sarò sempre con te". Si potevano rappresentare croci nude, senza il tuo corpo, ma tu hai voluto essere ancora presente, vivere la Tua Passione in tanti fratelli che vivono il grande Esodo della vita, ma che si domandano drammaticamente: "Dove sei, o Dio?"
martedì 2 novembre 2010
Credere nell'impossibile
Anche santa Teresina, nell'arco della sua vita compose poesie stupende. Le sue consorelle commentavano dicendo che "doveva pur vivere nelle consolazioni"! Ma ella rispose: "Io scrivo solamente quello che voglio credere!".
Stupefacente, straordinario! Ma pure sconcertante!E...consolante! I Santi non erano già santi, ce lo dobbiamo mettere bene in testa, ma hanno saputo credere sempre nell'impossibile, nell'azione di Dio...
lunedì 1 novembre 2010
Festa dei Santi
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