martedì 31 dicembre 2024

I Natali di ieri e di oggi

 Oggi è una giornata bigia, ma tranquilla, senza vento. 


È il quarto Natale che passo nella mia casetta. Nella prima domenica di Avvento ho preparato l'albero e il presepe. Ci sono stati dei momenti in cui ho assaporato quella gioia genuina che solo l'esperienza spirituale può donare. 


La città si è illuminata, si è rivestita a festa. A Natale c'è sempre un clima particolare. Le giornate sono corte, il sole ha fretta di nascondersi dietro l'orizzonte del mare e quel buio mi dona tanta pace, mi riporta a momenti lontani, a momenti che non si possono più rivivere, perché alcune persone non ci sono più. 


Sono ricordi genuini, che donano pace e gioia. Mi riporta alle serate passate da una conoscente in corso Sardegna. La macchina correva squarciando il buio con i suoi fanali. A volte l'asfalto brillava per la pioggia e rifletteva come uno specchio vacuo, difettoso, le luci delle illuminazioni delle strade. Dicembre era un mese speciale, talvolta regalava i brividi sotto il cappotto, regalava giornate umide, fredde e buie che si potevano contemplare attraverso il rettangolo dei finestrini dell'auto e della scuola. Il cielo era talmente adombrato, scuro, che in aula si doveva accendere la luce, perché altrimenti non si vedeva nulla. Sembrava che la notte avesse fretta di scendere e inglobare tutto nel suo colore viola: i palazzi e gli alberi scomparivano lentamente sotto questo telo scuro. Il giorno dell'Immacolata a casa mia era una grande festa. Mio padre andava nel sottoscala e prendeva le scatole contenenti l'albero, il presepe e tutti gli addobbi di Natale. Tra le palline, facevano capolino i lavoretti e i biglietti che preparavamo a scuola. Avevano un odore buono, particolare, e un colore singolare. Tutto brillava dentro quelle scatole che piano piano si svuotavano. Finalmente l'Albero prendeva il suo posto sul tavolino della cucina. I suoi lunghi capelli d'angelo argentati invitavano i gatti a fare le loro marachelle. Quando ero piccola, sotto l'Albero non appariva nulla se non il 24 dicembre, quando tornavamo dalla messa di mezzanotte. Noi donne andavamo a messa insieme ai conoscenti, qualche volta anche gli uomini si univano a noi. Per me era un momento speciale quello, faticoso, ma speciale. Ormai il buio aveva ingoiato completamente la città, ma lo scampanio felice delle campane delle chiese, squarciava il silenzio. Ci accoglieva sempre il silenzio della chiesa e nell'aria si percepiva il momento trepidante dell'attesa e, quando finalmente le campane risuonavano, la mia domanda si faceva pressante: "Gesù Bambino è nato?". Ricordo che ci credevo davvero e la mia fede infantile non lasciava spazio ai dubbi. Per me quello era il momento in cui Gesù Bambino nasceva e sapevo che ogni anno si ripeteva il grande miracolo. Natale era davvero giunto e non era solamente regali, era la gioia di una Nascita attesa, di un miracolo che mi piaceva contemplare ogni anno. Dopo la Santa Messa era tempo di ritornare a casa. Gli occhi erano ormai spalancati dallo stupore e adesso c'era il momento dell'apertura dei regali. Per me li portava sempre Gesù Bambino.




Da quelle scatole che giacevano nel sottoscala, usciva anche il Presepe con le sue numerose statuine e prendeva posto nel corridoio dell'ingresso. Mentre l'albero veniva allestito da noi bambine e nulla veniva ritoccato dagli adulti, il Presepe era un'arte. Quando riponevamo le statuine prendevano vita e si ripercorreva la storia della Natività... sempre... ed erano gli adulti, poi, a riporre bene le statuine quando noi sbagliavamo, perché quella era una cosa seria...

sabato 7 dicembre 2024

Tempo di perdono e di gioia

 Il mondo va male, purtroppo ci sono tante guerre, tanta violenza, tante malattie. A guardarlo com'è conciato, viene voglia di chiudersi in se stessi, di perdere la speranza, di pensare all'assenza di una risoluzione. 


Da una parte, è giusto soffrire per il male del mondo: anche Gesù patì molto per questo. Ciò denota la presenza di un animo sensibile al male, ma, di contrario, anche al bene; d'altra parte, c'è il pericolo di entrare in depressione. Il cristiano non deve permettersi di entrare in depressione, perché deve essere portatore di gioia. Prendiamo esempio dalla Passione di Gesù: ciò che accadde nei giorni in cui fu condannato e crocifisso, fu a dir poco terribile. Colui che andava per le strade a predicare l'amore, a guarire i malati, a parlare di Dio, sembrava essere sconfitto per sempre. Non c'è stato altro momento storico più terribile di questo, quando il male sembrava che fosse prevalso sull'onnipotenza di Dio. Come credere... come pensare che esista quella gioia di cui parlava Gesù in vita... Eppure in tutto questo, nel momento in cui l'onnipotenza di Dio sembrava sgretolata, schiacciata, umiliata, Dio ha riscritto la storia con la sua risurrezione, dimostrando che in un momento buissimo della storia, la sua onnipotenza superava, ancora una volta, il male più assoluto. Già, perché se ci pensiamo bene, il momento della morte di Gesù deve aver scosso la vita di fede dei suoi apostoli: ma come, colui che si era proclamato Figlio di Dio, è stato annientato dall'uomo che Lui ha creato? Sì, l'uomo ha potere di uccidere Dio nel proprio cuore, allontanandolo e facendo allontanare gli altri. Gli è stata concessa la libertà per avere il merito di scegliere il bene e averne il merito per conquistare il paradiso.

Quindi no, il cristiano, nonostante il dolore suo e del mondo che lo circonda, deve saper trovare sempre la gioia, uscire dalla sua sofferenza per poter aiutare gli altri. Come fare? Non accarezzando quei momenti di sofferenza e di involuzione del cuore, ma sapendo che Dio vincerà ugualmente, sempre! Lo ha dimostrato! Giusto soffrire per il male del mondo, ma senza perdere la fede, la speranza. Se ci occupiamo troppo della nostra sofferenza, non potremmo mai essere di aiuto agli altri e quindi essere dei veri cristiani, perché, che vogliamo o no, la strada del paradiso è sì l'amore di Dio, ma solo se si concretizza con l'amore verso il prossimo... mi pare che Gesù nel suo messaggio evangelico sia stato molto chiaro. 

Perché parlare di Passione quando siamo in Avvento, in preparazione al Natale? Perché in fondo il Natale, esordio della vita terrena di Gesù, è un dramma. La nostra gioia deve scaturire dal grande amore che Dio ha dimostrato nei nostri confronti, scendendo sulla terra per redimere l'uomo... e siamo ancora avvolti dalle catene del nostro egoismo e del nostro peccato, tutti, anche coloro che si professano cristiani. Questo è tempo di perdono e di gioia, perché Dio ci ama gratuitamente, anche se siamo meschini e cadiamo sempre nelle nostre colpe. Egli ci ama semplicemente perché siamo noi.