venerdì 21 luglio 2017

Empatia o relativismo?

In un articolo che parlava di un grave fatto di cronaca, si osservava che ciò che manca oggi è l’incapacità di guardare le cose dal punto di vista dell’altro.
I rapporti umani sono difficili, persino nel vangelo vi sono momenti in cui vengono narrate le difficoltà di comprensione tra gli apostoli. Questo non si nega. Sebbene siamo intelligenti, il nostro istinto, ci fa agire d’impulso, senza che noi possiamo riuscire a filtrare l’evento dalla neocorteccia, luogo del cervello deputato al caso. Le nostre reazioni sono perciò dettate dall’istinto di sopravvivenza, abbiamo paura e perciò le nostre emozioni sfociano senza essere filtrate dalla ragione. Questo è normale. Ciò che ci raccomandano gli psicologi è di cercare di sviluppare la capacità di empatia, comprendere i sentimenti dell’altro. Ciò è fondamentale per poter educare gli altri. Mettersi nei panni altrui è importantissimo anche nel proprio cammino spirituale. Non si può negare. Questo non va confuso con il relativismo, privo di verità fondanti. Dobbiamo avere dei punti di vista fermi, ma bisogna essere capaci di vedere la cosa da prospettive differenti. Comprensione ed empatia non sono solamente virtù determinanti per essere dei buoni psicologi o insegnati… ma pure dei buoni cristiani.

Faccio un esempio pratico. Si presenta una persona amareggiata dagli eventi della vita, atea convinta. Di fronte a questa persona non dobbiamo porci come dei giudici. Dobbiamo comprendere ciò che passa dentro il suo cuore , capire il suo punto di vista, ma noi non dobbiamo essere relativisti, lasciare la nostra fede per abbracciare il suo ateismo… Dobbiamo piuttosto essere prossimi, rimanere fondati nella nostra speranza, senza convincere a tutti i costi la persona che abbiamo davanti. Se noi siamo dei testimoni credibili, lei si convincerà da sola. Già, a volte si fa un grande minestrone: si mescola comprensione, empatia e relativismo… ma non è così la questione. Delle verità devono esistere nella nostra vita, altrimenti saremo come delle persone che si mettono in viaggio senza avere punti di riferimento, senza una vera meta da raggiungere… Se da principio questo può apparire esaltante, lo sarà per breve periodo, poi ci perderemo, non sapremo più qual è la nostra strada e potremo persino rischiare la nostra vita soffocati, sconvolti, travolti dai marosi della vita. Attenzione, questo può portarci a morte sicura!
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