lunedì 29 dicembre 2014

Santo Natale

Il santo Natale è una solennità importantissima per il cristiano. Superficialmente può apparire una festa dolce, tutta gioia e sorrisi, ma se si medita in profondità si scoprono vari risvolti, drammatici, zeppi di una fede che salva, redime l'umanità intera. Un “mistero grande”, insomma. Ma cosa intendiamo per “mistero”? Non è la parolina d'ordine che il cristiano pronuncia quando non capisce più nulla di qualche lato della dottrina, per cavarsela a buon mercato e nascondere la propria ignoranza in materia. Gesù è venuto per spiegarci e mostrarci il Padre, non per annebbiarci la mente. Ricordiamo cosa rispose a Filippo quando gli domandò di mostrar loro il Padre: “Ma come Filippo, da tanto tempo sono con voi e non avete conosciuto il Padre? Io sono nel Padre e Lui è in me”. È chiaro che Dio è grande rispetto alla nostra piccola mente, ma è pur vero che l'uomo è capace di Dio. Santa Teresina, quando spiegò il comandamento dell'amore, ovvero quello che chiede di essere perfetti come il Padre nostro che sta in cielo, disse che Dio non poteva ordinare all'uomo qualcosa che non potesse raggiungere, in quanto era Dio stesso che avrebbe fornito all'uomo gli strumenti necessari per raggiungere l'obiettivo prefissato. Questo non vuol dire che l'obiettivo sia facile da raggiungere, ma il “giogo” che Gesù dà all'uomo da portare è dolce e leggero. Dio è sostanzialmente amore, amore infinito, libero, per cui la chiave di lettura del tutto dovrebbe essere l'amore. Tornando alla parola “mistero”, possiamo giocarci un po' e scavare in essa per trovare un grande significato. “Misterium” in latino significa proprio “segno”. Purtroppo se meditiamo o pensiamo a come è articolata la messa che è... lasciatemi anche dire... un po' “mutilata” nella traduzione dal latino all'italiano, possiamo notare come sia stato usato male il termine “mistero”.
Dopo l'Epiclesi, cioè il momento in cui avviene il miracolo più grande, il pane e il vino si trasformano in Corpo e Sangue di Cristo per opera dello Spirito Santo, il sacerdote pronuncia queste parole: “Mistero della fede”. Con la parola “mistero” o almeno con il significato italiano, intendiamo una cosa di cui non capiamo niente, non ne sondiamo la profondità. Certamente, tutto non possiamo comprendere in questo mondo, tuttavia, con quella formula il sacerdote dice che tutto ciò che è avvenuto durante l'Epiclesi è un mistero, un qualcosa che non si conosce, che è rimasto opaco. No! Non è così! È il “Misterium fidei”, ovvero il “Segno della nostra fede”: tutto verte su quello, sul momento in cui Dio compie il supremo atto d'amore: dà la sua vita in riscatto per l'uomo.
L'avvenimento del Natale ha una portata enorme. La natura non può non prorompere in grida di gioia. Così, come si è riempita di terrore, tremando, scuotendosi, quando Gesù è stato condannato a morte dall'uomo, quando squarciò i cieli per scendere, la gioia deve essere stata davvero grande. L'uomo non meritava di essere salvato. Il capolavoro uscito dalle mani di Dio, non meritava di essere salvato da Dio. Infatti, in seguito alla caduta nel peccato dei nostri progenitori, l'uomo è caduto di peccato in peccato. Il debito era immenso e solo Dio stesso poteva condonarlo. Ci voleva il Sangue e l'amore di Dio! Il sangue dei profeti non bastava. Questo deve farci fremere davanti a quello che è veramente il peccato agli occhi di Dio. Ecco quindi il dramma iniziale, il motivo per cui Dio stesso aveva mandato Gesù sulla terra per redimere l'uomo.
Le letture di ieri ci hanno potuto far meditare sulla figura straordinaria di Abramo. È vero, spesso ci soffermiamo sulla richiesta di Dio fatta ad Abramo, ma non sulla fede di Abramo. La portata teologica di questo, è straordinaria e comprensibile. Dalla promessa fatta da Dio ad Abramo nascono tutte le religioni, anche la nostra. Ma il debito dell'uomo nei confronti di Dio è immenso e la fede di un uomo, anche se grande, è limitata. Ci voleva una fede grande: quella di Dio per poterci giustificare veramente.
Abramo non esita ad offrire il suo unico figlio perché crede fermamente che Dio abbia il potere di far risorgere dai morti. Non sa dove lo porterà questa richiesta di Dio... Ma ovviamente, anche nel momento in cui Dio ha trattenuto la sua mano e non ha permesso che uccidesse suo figlio, Abramo non ha potuto comprendere la portata della promessa fattagli: “La tua discendenza sarà numerosa come la sabbia del mare”... E così è stato: nella sua promessa s'innestano gli Ebrei, tutti i Cristiani di qualsiasi confessione religiosa, i Musulmani. In questo quadro si colloca il senso dell'Ecumenismo, coltivato e rafforzato soprattutto in questi ultimi tempi, ma ostacolato da persone senza scrupolo che trovano l'aberrazione proprio nel fanatismo religioso. Siamo tutti figli di Dio, figli di Abramo, quindi tutti fratelli. Il vero dramma che ha fatto sì che Dio scendesse sulla terra era il peccato dell'uomo.
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