domenica 18 maggio 2014

Fortezza

Ci stiamo avvicinando ormai alla grande solennità della Pentecoste, l'avvento, cioè, dello Spirito Santo. In fondo alla Chiesa ho trovato il discorso di Papa Francesco dell'udienza generale di questo mercoledì. Ottima iniziativa quella di divulgare le catechesi del papa che costituiscono il cuore del credo cristiano. Combinazione ha parlato del dono della Fortezza che ho toccato condividendo il post di Annalisa Colzi. Ma cos'è la fortezza? È il coraggio di essere cristiani nonostante tutto. In taluni momenti il dono della fortezza si manifesta in modo straordinario quando la persona si trova ad affrontare esperienze particolarmente dolorose che sconvolgono la sua vita e quella dei suoi cari. Ci sono però tante persone, le più comuni, che hanno il coraggio di testimoniare la loro fede ogni giorno, con la fedeltà alle piccole cose, al lavoro, al sorriso nonostante le difficoltà, le incomprensioni, le prese in giro. Colui che non perde la sua identità è il vero forte, non certo colui che si mostra aggressivo. Esso è particolarmente debole, non sa come affrontare la sua vita e distrugge quella degli altri. Soffre dei successi altrui. Questa persona non sa di appartenere al diavolo. La sua diaria è la tristezza che attanaglia il suo cuore. A questa tristezza dà i nomi più disparati e le cause che sembrano più logiche, taluni pensano di essere malati mentali (schizofrenia..etc) ma sono in balia del demonio senza saperlo! Come riconoscerlo? Non è semplice. Il demonio si nasconde negli anfratti del cuore dell'uomo, si manifesta soprattutto con una grande avversione verso le cose sacre e le persone che si mostrano fedeli a Dio; spinge la persona al suicidio, alla disperazione senza sbocco; desidera il male di coloro che si sono consacrati o semplicemente sono dedite alle opere di carità... e soprattutto sa nascondersi molto bene, desidera che la persona creda fermamente che lui non esista, quasi più che creda in Dio.

Ci sono state tante testimonianze di persone che prima erano anche praticanti e poi, per vari motivi, si sono allontanati da Dio e sono caduti nella possessione diabolica. Un ragazzo di Roma ha raccontato che si era allontanato da Dio e da lì aveva cominciato a percorrere una strada in discesa. Lui, che amava la vita, non desiderava altro che il suicidio! Non riusciva a capacitarsi di questo e così, per caso, passò da un esorcista (padre Amorth) che valutò il caso con oculatezza e comprese che era un caso di possessione diabolica.

È la tristezza il segno fondamentale che in quel cuore non c'è Dio, sfoga la sua rabbia su coloro a cui pensa di voler bene per provocarli, farli cadere, provarli, vendicarsi, ma il risultato di tutto questo è la pura gelosia e tristezza infinita. Incapace di vedere chiaro nella sua vita, si diletta del suo dolore, deliziandosi. Sembra anelare alla gioia, ma non è vero, perché il suo dolore è il modo per attirare attenzione, e non si rende conto che il male più grande lo fa a se stesso.

Il cristiano conosce invece la gioia di vivere, ama che gli altri raggiungano il successo, siano apprezzati ed amati. Sa che anche dietro a un dolore grande, come la morte, può esserci la gioia immensa della Risurrezione. Dà, senza tener conto del male ricevuto e delle prese in giro se ne fa un baffo facendolo radicare ancor più nel bene e nel suo credo, senza rinunciare al suo modo di essere.

Il silenzio non cela il male che c'è dentro un cuore. Alla persona che crede, il silenzio svela il male dentro il cuore del fratello, lo sente, perché desidera il bene e l'armonia più di ogni altra cosa.
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