venerdì 22 novembre 2013

E noi?


Il cammino del cristiano è tutt'altro che semplice, eppure non bisogna negare che sia entusiasmante intraprenderlo! Tutto il messaggio si concentra in questo concetto: Dio Padre ti ama. Gesù, rivolgendosi a Dio, lo chiama spesso con l'appellativo di “Dio Padre”. Lo chiama “Dio” perché comunque rimane il padrone delle nostre vite. A questo punto bisognerebbe addentrarsi in un discorso assai complesso riguardante il concetto di “libertà” che per adesso non voglio affrontare. Lo chiama “Padre”, ovviamente con la “p” maiuscola, perché è lui che ha donato a noi tutti la vita. Anche qui si potrebbe affrontare l'altro discorso un po' difficile sulla maternità di Dio. L'essere Dio implica tanti attributi, l'onniscienza, l'onnipresenza...ecc.... Insomma, come tanti salmi recitano, Dio sa tutto di noi: sebbene abbiano contribuito l'uomo e la donna nella generazione di un uomo, la decisione fondamentale della vita spetta a Dio. È in questo contesto che s'introduce il concetto importantissimo del matrimonio come sacramento d'amore e partecipazione all'atto creativo di Dio e della famiglia come cellula fondamentale della società. Non voglio affrontare questi discorsi importantissimi, lo faremo in un altro momento, desideravo soffermarmi su un altro pensiero. Siccome Dio è Padre, in teoria e poi in pratica, noi saremmo tutti fratelli. Spesso e volentieri facciamo esperienza che l'essere fratelli non implica un legame di sangue: le amicizie profonde, che tendono al completamento, alla condivisione reciproca, toccano vette sublimi che, a volte, non hanno niente a che vedere con i rapporti difficili tra persone che hanno lo stesso sangue. Vero è che i familiari non sono scelti da noi, mentre le amicizie sì. Non scordiamo che, ad ogni modo, l'amicizia si deve costruire giorno per giorno, superando le difficoltà, senza escludere dei confronti, dei litigi. Chi non litiga mai, in realtà, è perché uno dei due non si fa conoscere fino in fondo, non svela le sue idee e non si mette in gioco per timore di una rottura del rapporto... e qui, si dovrebbero fare tanti discorsi, tante riflessioni, su come in un rapporto si possa nascondere tanto egoismo... Interrompo qua e procedo con il mio discorso.

Proprio ieri sera un film poliziesco ha toccato un pensiero importantissimo: l'amore fraterno, il perdono reciproco, l'assenza di giudizio. L'amico del poliziotto si era convertito, dopo aver condotto una vita da ladro e malfattore, ed era diventato prete di una parrocchia che non lo accettava per il suo passato burrascoso. In quella comunità cristiana, emergeva il giudizio di condanna verso il parroco. È il pericolo che corrono tutte le nostre parrocchie e comunità. In un momento in cui il prete si trovava in difficoltà con i parrocchiani che lo stavano rigettando pubblicamente durante una funzione, il poliziotto che non era praticante, dal pulpito li ferma con una citazione di una frase di Gesù, richiamando un episodio bellissimo e commovente del vangelo: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra!”. Anche nel film, i parrocchiani se ne andarono senza fiatare, lasciando in pace il prete. Dobbiamo riconoscere e discernere ciò che è bene e ciò che è male. Gesù non dice che l'uomo debba privarsi della capacità di giudizio che è propria dell'uomo. È una sua peculiarità. Dice, invece, che il giudizio non deve tramutarsi in condanna. Ciò è spiegabile anche umanamente: che vergogna riprendere il nostro fratello per una piccola colpa, per una svista quando magari noi abbiamo fatto di peggio. Tutti noi abbiamo bisogno di perdono, per questo motivo non dovremmo mai giudicare gli altri. Questo ci renderebbe ridicoli e senza alcuna affidabilità... È la storia del bue che dice all'asino “cornuto”. È la storia di Davide... La racconto per chi non la sapesse. Davide aveva ceduto alla tentazione della carne unendosi con la moglie di un soldato del suo Regno. Ovviamente alla donna non restava alcuna scelta. La Bibbia, invece, induce a riflettere sulla scelta di Davide. Egli, dopo aver appreso dalla donna che era rimasta incnta di un suo figlio, fa uccidere con l'inganno Uria, il marito. Egli si mette così la coscienza a posto, ma non ha fatto i conti con Dio che odia gli inganni e i soprusi verso i più deboli: si riprenderà quel figlio illegittimo. Davide piange molto per quel figlio, ma Dio vuole farlo riflettere e gli manda Natan, un profeta, che gli racconta la storia di un pastore che possedeva solamente una pecorella alla quale era ardentemente affezionato. Un uomo ricco che possedeva tantissime cose, s'invaghì di quella pecorella e la rapì, la portò via con l'inganno. Davide, sentendo quella storia, s'indignò molto e asserì: “Dimmi chi è quell'uomo, lo farò morire per l'ingiustizia fatta!”. E Natan si rivolse a Davide dicendo: “Quell'uomo sei tu!”.

Davide si pentì grandemente del suo atto ingiusto... Ma noi, ci rendiamo conto dei nostri inganni nei confronti dei più deboli o la nascondiamo dietro una cosa che A NOI pare giusta? Se sì, come possiamo osare criticare aspramente i nostri fratelli? Togli la trave che hai nel tuo occhio e ci vedrai bene per togliere la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello. Quanta psicologia c'è nel vangelo! Non è solamente un libro di Rivelazione!

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