martedì 7 agosto 2012

La vera santità


Siamo tutti pellegrini su questa terra ci è concesso un lasso di tempo da vivere, un tempo che può essere più o meno breve. Santità non vuol dire abbracciare la religione cattolica e quindi possedere per questo motivo il passaporto per il Paradiso. Come ci ha indicato la Madonna, non è l'appartenere ad una categoria che salva, ma è il vivere profondamente il messaggio cristiano, con generosità e amore. Talvolta è proprio l'appartenere ad una categoria che segna la condanna della persona, non è detto che sia la sua salvezza. Spesso ho indicato come esempio la parabola raccontata da Gesù del buon samaritano e di questi esempi il Vangelo è zeppo, basti pensare al pubblicano e il fariseo al Tempio. Esempi clamorosi che fanno trionfare il Cristiano nei confronti degli Ebrei che non hanno riconosciuto Gesù come il Messia e seguivano la legge alla lettera ma c'è sempre un “ma”, anche i cristiani hanno ristabilito alcune categorie privilegiate che si sono gonfiate di orgoglio “spiritale” come i vecchi farisei. Non tutti ovviamente, ma può capitare che osannando un certo stile di vita, si dimentichi che questo non implica la santità, ma è solo un mezzo, che tra l'altro può essere un'arma a doppio taglio, per concretizzare la santità. Purtroppo accade un po' come con i farisei, osannando il loro stile di vita, si sono dimenticati della carità... e l'infrangevano in continuazione, senza accorgersene. Così accade ai cristiani: infrangono la carità  senza accorgersene... e vorrei gettare un interrogativo: ma chissà quanti di questi credono nella vita eterna e vivono la loro vita fatta di prescrizioni per guadagnarsi il Paradiso? Alcuni di questi non vogliono sentir parlare di morte per nessuna ragione al mondo....
Un clamoroso esempio raccontato da Maria Simma. Un sacerdote e una donna si trovarono ricoverati nello stesso ospedale. In una delle loro conversazioni la donna aveva affermato di desiderare soffrire di più per espiare i suoi peccati, mentre il sacerdote rispose che gli bastavano le sofferenze che permetteva Dio nella sua vita, il di più lo intimoriva. Ebbene, quando morirono, il Sacerdote andò in purgatorio e la donna quasi subito in paradiso.
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