domenica 5 aprile 2026

Risurrezione

 Sarebbe bello riflettere sulla propria fede nella Risurrezione.  È proprio lì il punto focale della nostra fede cristiana, non è altro: è credere che il Messia sia morto e Risuscitato. 

Qual è il nostro rapporto con la morte? Quale valore diamo alla nostra vita,  alla vita degli altri, alla vita in generale? Il fulcro della nostra serenità è il nostro rapporto con la morte. Non vuol dire non avere paura, ma avere chiaro  il significato che diamo ad essa. La morte rimane per tutti un salto nel buio, ma chi ha fede crede fortemente che Dio lo prenderà prima che cada nel baratro. Il problema rimane come noi viviamo: se stabiliamo una vera connessione con Dio, il nostro modo di vivere prenderà una piega particolare e, sicuramente,  più serena. Non si commetteranno più certe cose, si avrà una sensibilità diversa e la fede cambierà completamente la vita. La morte diventa un passaggio: possiamo avere tante persone accanto al momento della morte, ma quel determinato passo dobbiamo farlo noi, da soli. Se abbiamo vissuto una vita cristiana autentica, seppur segnata dalla debolezza, non avremo paura dello sguardo di Dio, non ci allontaneremo mai da Lui, perché non proveremo vergogna e andremo a purificarci per vederlo senza ombre o macchie o andremo direttamente da Lui.


 

Questo concetto non è difficile da capire: quando ci isoliamo e non frequentiamo le altre persone, è perché siamo affetti da una forte ansia sociale, pensiamo di non essere in grado di affrontare o di costruire rapporti umani, abbiamo il terrore che gli altri possano giudicarci o non ritenerci degni di loro, di mostrare le nostre fragilità (inevitabili). Così accade al momento della morte: secondo quanto conosciamo Dio, se non ci sentiamo all'altezza, ci allontaniamo da Lui perché abbiamo paura! I nostri peccati tornano a galla e si palesano in tutta la loro virulenza e capiamo che non possiamo  corrergli incontro perché non lo meritiamo... così ci allontaniamo,  fuggiamo.

Dio è pace, gioia, nonostante le nostre fragilità. Chi vive nella tristezza è perché non si è mai aperto davvero alla presenza di Dio e si perde la bellezza della Vita stessa che è rischio, ma è anche bellissima tanto quanto decideremo di viverla in modo totale, accettando tutti i rischi che essa comporta.

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