venerdì 27 giugno 2014

Sacro Cuore


Oggi è la solennità del Sacro Cuore. Gli eventi straordinari legati alla Pasqua sembrano aver trovato un degno epilogo: ciò che pareva una sconfitta si è rivelato come un nuovo inizio per la vita dell'uomo.

Durante la Passione di Nostro Signore, lo sgomento si era impadronito dei discepoli, rendendoli paurosi ed increduli. Colui che proclamava l'amore del Padre, che aveva compiuto tanti miracoli nel Suo Nome, era morto così violentemente gettando il silenzio su tutto ciò che durante la sua vita terrena aveva compiuto. I discepoli non avevano compreso un bel niente di quello che aveva detto loro il maestro nel corso della sua vita terrena. Chi ha raccontato le “uscite verbali” dei discepoli voleva sottolineare come l'azione di Dio sia fondamentale nella virtù teologale della Fede.

Chi si è convertito al cristianesimo dopo un lungo periodo di lontananza riesce bene a comprendere ciò che gli evangelisti vogliono comunicare ai lettori. Lo scrittore, il convertito, tiene molto a far notare la propria incredulità per risaltare l'intervento straordinario di Dio nella loro vita. Infatti, chi si converte, sente la concreta e potente azione di Dio e come il Suo fascino si sia impadronito prepotentemente del loro cuore, senza lasciare più posto se non per l'amore di Dio.

Dopo gli eventi catastrofici della morte violenta di Cristo sulla croce, i discepoli stanno chiusi nel cenacolo per timore dei Giudei. Coloro che hanno condiviso la vita terrena di colui che hanno ucciso, temono di subire la stessa sorte dolorosa. Non è così. Almeno non in quel momento. Non avrebbero potuto sopportare una morte così ignominiosa senza rinnegare il Figlio di Dio. In quel momento vivevano un dramma che nel corso dei secoli tanti santi hanno vissuto: il dramma del dubbio, della sensazione di aver perso tempo davvero, come insinuavano i dottori della Legge, dietro ad un uomo che questi ritenevano un impostore. Loro però avevano vissuto momenti bellissimi accanto a Lui, sentito la presenza di Dio Padre, sebbene non avessero capito un gran ché di ciò che aveva insegnato. Si proclamava il liberatore... ma di che cosa non avevano compreso bene.

Ed ecco che entra in gioco la potenza dello Spirito Santo, il gran dimenticato di oggi. Già, perché per noi è valso ciò che aveva detto Gesù un giorno a Tommaso: “Tu credi perché hai visto! Beati coloro che crederanno pur non avendo visto!” e.... siamo noi coloro che credono pur non avendo visto. Qualcuno afferma erroneamente che vorrebbe vivere al tempo di Gesù per rafforzare la propria fede, dimenticando appunto che i discepoli facevano molta più fatica a credere in lui rispetto a noi. Ripeto che, dalle risposte riportate dagli evangelisti, i discepoli avevano fatto persino perdere la pazienza a Gesù che impiegava tutto il suo tempo ad annunziare l'amore di Dio Padre e a dire che Lui era Figlio di Dio.

Entra in gioco la potenza dello Spirito Santo, (Pentecoste) l'amore del Padre e del Figlio che solo Gesù poteva dare all'uomo e che permetterà ai discepoli di vivere fino in fondo il messaggio del Vangelo, di comprendere gli insegnamenti di Gesù. Volenti o nolenti, dobbiamo riconoscere che il merito della nostra fede, oltre che darlo per l'un per cento alla nostra ragione, è opera dello Spirito Santo.

Quindi la solennità della Santissima Trinità. Il Padre ha mandato il Figlio sulla terra per rendere più comprensivo all'uomo il suo amore, amore che è divino, non teme nulla, affronta la morte e la vince. Non è l'amore umano anche se questo è un riflesso di quello divino, essendo stati creati a sua immagine e somiglianza. L'amore divino, però, abbatte quell'egoismo con cui l'amore umano si mescola: gelosia, tradimenti, ricerca di un proprio tornaconto.... etc...

Esiste una Trinità perché deve esistere una comunione fra le persone, una sussidiarietà che si china e spiega l'amore. Nella chiusura dell'uomo non c'è amore.

Gesù è sulla croce. In quel momento dolorosissimo ha spiegato tutto dell'amore del Padre, ha svelato il suo progetto nei confronti dell'uomo e i sentimenti del proprio cuore. Gesù ha subito delle sofferenze atroci rispetto agli altri condannati alla morte di croce e quindi, quando arriva il tempo di spezzare le gambe e ritirare i corpi, Gesù era già morto. Per assicurarsi della morte reale di Gesù e quindi la Risurrezione diventa ancor più credibile, un soldato romano affonda una lancia nel costato di Cristo per colpire e spaccare il suo cuore. Per gli astanti, per Maria è un ulteriore dolore: la profanazione del corpo di chi si ama. Eppure è un gesto simbolico straordinario: Gesù con la morte di croce ha svelato tutto del suo cuore, ha dato i suoi tesori all'uomo e non poteva rimanere chiuso nel suo torace... La Passione, la sua debolezza estrema era la chiave fondamentale del suo amore: l'uomo non può meditare la Passione di Cristo e rimanere lo stesso.
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