sabato 8 febbraio 2014

Il male del secolo


Papa Francesco ha esortato i cristiani a non alimentare fra di loro gelosia e invidia. Purtroppo entrambe sono il cancro dell'anima che spinge persino a desiderare che l'altro non gioisca. È terribile. Certo è che nel nostro cammino sperimentiamo la debolezza, le inconsistenze. È proprio in queste che saggiamo la forza e l'amore di Dio. La vita cristiana, come tale, deve fondarsi solamente su Cristo e sul suo amore. Forse a noi non sembra, eppure si può vivere senza tutto tranne che la presenza di Dio.

Padre Matteo La Grua, famoso esorcista siciliano e responsabile dei gruppi del Rinnovamento nello Spirito, affermava una cosa vera e assoluta: la depressione e altre malattie di origine nervosa hanno principalmente il loro esordio nella negazione di Dio. Ho spesso riflettuto su questo: la tristezza, la sofferenza, fanno parte della nostra vita ed è inevitabile che accadano e che siano una parentesi, sebbene momentanea. Il guaio è quando queste diventano atteggiamento abituale. Vuol dire che troviamo piacere ad alimentare la nostra zona d'ombra, quella che apparentemente non ci piace, ma nella quale ci troviamo benissimo perché soddisfa una parte di noi stessi di cui non ammetteremmo mai l'esistenza. Padre Matteo afferma chiaramente che queste hanno origine proprio dall'esclusione di Dio dalle proprie esistenze. Adoriamo la nostra interiorità senza adorare Colui che l'ha creata. Padre Matteo non dice che questo passo sia automatico, è faticoso. Il cammino verso Dio è in salita: bisogna scalare una montagna, la stessa che Mosè aveva salito per ottenere il Decalogo. Lo stesso vale per entrare in se stessi: il Decalogo è inscritto nelle nostre coscienze e per questo motivo l'infrazione di questo ci provoca una sofferenza sorda. Il nostro istinto è quello di allontanare Dio dalle nostre vite, un po' come quello che accadde ai nostri progenitori nel giardino dell'Eden. Quando peccarono, la loro coscienza sapeva bene che avevano errato e si erano allontanati da Dio, ma non credevano abbastanza nel suo amore, quindi, quando sentirono i passi di Dio, si nascosero, timorosi di essere sorpresi. È Dio che fa il primo passo e cerca l'uomo. Né l'uomo né la donna sanno prendersi la responsabilità del proprio errore con il quale avevano stretto alleanza con il diavolo. In questo caso l'uomo preferisce allontanarsi da Dio, ignorare la sua presenza perché sa bene che la sua coscienza non è pulita e che da lui Egli potrebbe volere di più, una purificazione totale, fino a preferire Dio alla sua stessa vita, come Gesù ha affermato: “Chi ama la propria vita più di me non è degno di me”. Alla luce di questo si può comprendere quindi, come per l'uomo sia naturale che allontani Dio dalla propria vita. È un interrogativo martellante per la sua coscienza che ha gustato la dolcezza del peccato. Il frutto che il serpente usò per tentare l'umanità era bello e buono da vedere. Egli riuscì a sottomettere l'uomo passando attraverso i sensi, ma la vittoria più grande l'ottenne quando riuscì ad insinuargli il dubbio della bontà di Dio.
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