venerdì 26 ottobre 2012

Verso la commemorazione


Siamo ormai alla fine di ottobre e ci stiamo avvicinando alla commemorazione dei defunti. In questo periodo si possono lucrare le indulgenze applicabili ai defunti e mi viene spontaneo domandarmi quante persone riflettono sul vero senso della vita e sulla sua fondamentalità. I ritmi vorticosi e frenetici della vita non inducono certo a meditare sulla morte. Nell'occhio di quel vortice finiscono tante cose: le preoccupazioni, le esigenze della vita terrena e... quel vortice lascia tanta stanchezza mentale che non dà spazio alla meditazione di nessuna realtà celeste: si può immaginare quanto spazio ci sia per meditare sulla morte, realtà così spiacevole per la nostra natura umana. Significativo questo episodio che ora racconterò. Tommaselli, nel libro bellissimo e spesso di “La casa di tutti”, dove affronta ed elabora alcune meditazioni sulla morte, racconta che la frenesia del traffico, viene interrotta tutto ad un tratto dal passaggio di un corteo funebre che costringe i passeggeri di un autobus a togliersi il cappello per far onore a quella mesta processione. Passata questa, l'autobus si riempie nuovamente del vociare allegro dei passeggeri che paiono aver già dimenticato quel triste corteo. Perché sto raccontando questo? Perché ho assistito ad una scena analoga che rispecchia la mentalità degli anni seguenti al 2000. Autobus stracolmo di gioventù, futuri medici e biologi, per puro caso si ferma davanti ad una agenzia di pompe funebri: erano esposte alcune tombe. Muto messaggio: tutti dovremo finire nella terra, ma l'autobus stracolmo di gioventù intravede in quella fermata accidentale, un messaggio foriero di sventura e tristi presagi. Niente da fare, a trent'anni dai fatti narrati da Tommaselli, i ragazzi si abbandonano a gesti scaramantici che la dicono lunga.... su tante cose!
E non ribadite, cercando di scusare, che lo hanno fatto perché il morto non c'era... Non è vero, vi assicuro che il passaggio di un feretro non avrebbe di certo fermato il traffico e ridotto al silenzio, ma avrebbe fatto rasentare una certa irriverenza ancor più discutibile dell' avere sotto mano i sostegni di ferro dell'autobus... Tommaselli negli anni '80 si lamentava dell'indifferenza dei cittadini che si fermavano al passaggio di un feretro, potete immaginare cos'avrebbe detto di fronte alle manifestazioni scaramantiche dei giovani!
A tale proposito ho un altro episodio da raccontare. Una morte improvvisa, un funerale “affollato” da 10 persone che non sapevano nemmeno rispondere alla s.Messa. È il momento di entrare con la bara in chiesa e i becchini sono in attesa: il sacerdote controlla il lezionario e il messale. Il becchino si affaccia in chiesa e, ad alta voce, domanda: “Possiamo entrare?” 
Questo evidenzia che non bastano le occasioni per meditare, bisogna accoglierle e interiorizzarle: si può stare a contatto con la morte ma avere il cuore indurito, incallito. Il male e il dolore sclerotizzano il cuore. Ecco perché un inno della “Liturgia delle Ore” recita così: “Lenisci con le lacrime la durezza dei cuori”.
Spesso la morte può allontanare un'anima da Dio. Quante volte si sente dire che ci si è allontanati da Dio dopo l'esperienza negativa di un lutto!  La morte è quel terremoto che ingoia ogni oggetto, oppure che annuncia la Resurrezione dell'anima. Eppure dovrebbe indurre alla meditazione sulla priorità dei valori spirituali, dei valori eterni, sulla vita vera, il nostro corpo è destinato a diventare polvere.
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