martedì 13 gennaio 2026

La fede

 La fede è un dono, come spesso è stato detto. Dio, però, è sempre in ricerca delle anime e si fa sentire solamente da quelle che lo cercano realmente. Altrimenti, se non fosse così, la fede sarebbe una cosa di élite, riservata a pochi. Non è così. La disposizione del nostro cuore fa la differenza, non dipende dai peccati che facciamo: troviamo Dio se davvero vogliamo trovarlo, se ci spogliamo delle nostre resistenze e del nostro Io... e soprattutto se siamo disposti a cambiare veramente vita. Il giovane ricco fu chiamato a una vita di santità, ma rifiutò perché aveva il cuore attaccato al denaro. Possiamo non essere attaccati al denaro, ma al nostro io, ai beni interiori, alla nostra mentalità, alla nostra durezza di cuore e alla nostra infelicità. 



Ricordiamo l'esperienza di Zaccheo. Zaccheo non conosceva Gesù, ma fece di tutto per poterlo vedere: si arrampicò su un sicomoro e fu allora che l'attenzione di Gesù fu attirata in modo definitivo: "Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua!".

L'evangelista sottolinea che era capo dei pubblicani e ricco, una combo incredibile visto che era ricco e pubblicano cioè un peccatore rinomato. I pubblicani, infatti speculavano sulla gente, esigevano tributi ed erano attaccati al denaro. Ciò che importava a Gesù era la disposizione del cuore: Zaccheo, nel suo peccato, cercava veramente Gesù, non era lì per curiosità, era davvero affascinato e, soprattutto, era disposto a cambiare vita.

martedì 6 gennaio 2026

Una grandissima gioia

 "E al vedere la stella, provarono una grandissima gioia". Così i Magi vengono guidati dalla stella e quella stella donava al loro cuore una gioia indicibile. Si fidarono di quella stella che li portava ad adorare un re, non avevano timore come Erode che quel Re fosse più potente di loro, perché i loro cuori erano in ricerca sincera della Verità. La ricerca di Dio, il desiderio di trovarlo non possono che provocare gioia. Tutto ciò che non dà gioia, non viene da Dio. 



Così, i Magi si misero in cammino, perché sapevano che ne valeva la pena, che bisognava rischiare, che c'era qualcosa di grande che stava per accadere. Dopo il loro viaggio incontrarono il Signore, così com'era, non come avrebbero voluto che fosse: piccolo, nudo, piangente, assonnato... 

Anche noi, nella nostra piccolezza, dobbiamo diventare stelle che guidano gli altri verso il Signore e, come i Magi, non aspettarci un Dio diverso, potente, imbattibile, che fa solamente miracoli, incontriamo Dio così com'è, nascosto nella quotidianità che a volte pesa tantissimo, nascosto in quella persona che ci chiede tanto, nascosto in quella fatica fisica che ci impedisce di vedere oltre...

giovedì 25 dicembre 2025

Finalmente Natale

 Natale del Signore... Il Natale è una festa religiosa, seppur tanti la identifichino in modo generico come la notte dei miracoli, dell'impossibile che di diventa possibile, il periodo in cui si festeggia l'entrata dell'inverno. Tanti si giustificano che il Natale era una festa pagana e per questo motivo vedi che ogni casa sfoggia addobbi e luci meravigliose, si scambiano regali e così via. In realtà, al giorno d'oggi, la festa del Natale spogliata della sua religiosità diventa senza senso. Il Natale è magico perché un Dio onnipotente si è fatto uomo per redimerci. Se non fosse stato folle d'amore, non avrebbe donato la propria vita per qualcuno che si sarebbe rivelato ingrato, cattivo... Eppure Dio, pur sapendo che sarebbe stato tradito anche in futuro, pur sapendo che gli uomini del futuro lo avrebbero deriso, rifiutato, lui ha pensato che ne valesse davvero la pena prendere un corpo per redimere l'umanità. Per Lui una sola persona che lo adora è una conquista e, nel silenzio, continua a lavorare conquistando comunque delle anime che gli rendono gloria.



È giusto che in questo giorno i cristiani si scambino i regali, anche se la società di oggi ha reso il Natale solamente un evento commerciale. Il nostro scambio di regali diventa differente solamente se parte dal di dentro, se cerca il significato profondo di questo gesto: "ti offro questo dono perché è un segno del mio affetto, perché ho trovato il tempo per pensarti e perché in quel semplice oggetto ho cercato la tua felicità... e perché come Dio si è donato a noi, anch'io dono un pezzo di me a te."

domenica 30 novembre 2025

Avvento

 Ogni anno ci ritroviamo a vivere le cosiddette feste comandate: Pasqua, Natale. La Chiesa è sapiente e sa bene che per comprendere un mistero della vita di Gesù che ha un'incidenza importante nella nostra vita, abbiamo bisogno di riviverlo e approfondirlo ogni anno... e, direi, non basta nemmeno. Qui conosciamo e vediamo tutto attraverso il velo della fede. Abbiamo inoltre bisogno di prepararci alle varie solennità che ci ricordano una verità fondamentale della nostra fede. Nel caso di Pasqua e di Natale, non bastano le novene, ma c'è un tempo apposta più o meno lungo, dedicato alla preparazione. Per la Pasqua è la Quaresima e per il Natale è l'Avvento. In questo caso, visto che ci riguarda più da vicino nel tempo, soffermiamoci sull'Avvento. L'etimologia della parola ci ricorda che andiamo verso un arrivo, in questo caso è quello del Signore. Il Natale ci riporta al momento della nascita di Gesù e non importa che un tempo questa festività era pagana e dedicata all'arrivo della luce dopo un tempo di buio o che festeggiasse l'inverno o chicchessia. Oltre a festeggiare la nascita di Gesù, potremmo pensare alla venuta ultima del Salvatore, quando ci chiamerà alla vita vera con Lui, alla vita eterna. Per entrare sempre di più nel mistero della vita di Cristo, dobbiamo prepararci, lasciare tutto ciò che è di peso e ci intralcia nella nostra vita quotidiana e, poi, renderci capaci di incarnare il mistero del Natale. Gesù, durante la sua vita terrena, ci aveva ordinato di imitarlo, di diventare come Lui. Durante l'Avvento dovremmo sentire la gioia dell'amore di Dio che ha scelto di lasciare il cielo per venire a redimerci con la sua vita, morte e resurrezione. Quale grande amore ci ha dato, ci ha mostrato! È l'amore di Dio che s'inchina nuovamente sull'uomo, che redige la Nuova Alleanza firmata con il sangue non di capri e agnelli, ma con il Suo stesso sangue... è l'amore di Dio che dice all'uomo che è possibile ripristinare l'amicizia, riconquistare la pace... e noi, assassini, adulteri, immersi nel peccato, meritevoli d'ira, siamo stati oggetto dell'amore infinito di Dio che ci ha accolti nuovamente nel suo Giardino, non quello terrestre, ma quello infinito, della vita eterna. 



La buona notizia è che Dio ci ama nonostante siamo dei grandi peccatori, immersi nelle nostre tenebre e solamente nel suo immenso amore e non per i nostri meriti, ci ha visti degni di redenzione. Non dobbiamo quindi scoraggiarci se, guardandoci allo specchio, ritrovandoci nella nostra melma, siamo sempre più peccatori! L'amore di Dio è immenso e ci ama così come siamo e per noi ha lasciato il cielo per condividere con noi le fatiche, le sofferenze e le gioie della terra e redimerci...

Aspettiamo con gioia l'arrivo del Signore, è Lui il nostro Capo e Padre che ci guiderà alla salvezza eterna!

sabato 15 novembre 2025

Differenza tra bene e male

 Questa società è piena di contraddizioni. Attualmente sembra muoversi verso l'inclusività ed è una cosa buona, anzi buonissima, sennonché l' abbiamo confusa per "buonismo". Il termine "buonismo" è entrato prepotentemente nel nostro vocabolario, proprio per la corrente di pensiero che si sta imponendo e indica che ogni pensiero va bene... che tutto va bene... ma, facendo così, abbiamo cucinato un bel minestrone, a volte palesando insofferenza verso l'opinione altrui e cadendo così in contraddizione. 

Affrontando un discorso religioso, dobbiamo tornare al racconto biblico del peccato originale. L'uomo e la donna vivevano nell'Eden, nel paradiso terrestre, nell'armonia della piena comunione con Dio, ma, poiché l'uomo era creatura di Dio, la tentazione s'insinuò fino ad avere il sopravvento su di loro. Nella Bibbia si racconta che si cibarono del frutto che Dio aveva proibito loro di mangiare. Dapprima l'umanità obbedì a Dio perché si fidava del suo amore, ma poi, entrò in dialogo con la tentazione che insinuò il dubbio nel cuore di Adamo ed Eva. Fece apparire piacevole e ricco di bene ciò che Dio aveva proibito loro e, in un secondo tempo, dialogando con loro, li fece ragionare sul fatto che Dio non voleva che si cibassero di quel frutto perché non voleva che diventassero potenti come Lui. La competizione entra nel cuore della donna e dell'uomo: sospettano di Dio, pensano che Lui voglia dominarli, che non voglia loro bene. Il desiderio di essere come Dio diventa prepotente e così il rapporto dell'Umanità con il Creatore si rompe.  Dopo che mangiarono del frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male, "si aprirono loro gli occhi e scoprirono di essere nudi." Allora sentirono l'esigenza di coprirsi, perché si vergognavano della loro miseria, capirono in un istante di essere inferiori a Dio e non si sentirono più degni di stare alla Sua Presenza. Quando si spezza un rapporto di fiducia e si sente la vergogna, l'unica soluzione possibile, appariscente, evidente, è quella di allontanarsi da chi ci si sente inferiori e ci suscita vergogna, in questo caso da Dio. Dio caccia malamente l'uomo e la donna dal paradiso terrestre, proferendo una maledizione. Da qui il rapporto tra l'Uomo e Dio si rovina. L'uomo continua a cercare Dio, ma prova la fatica della relazione con Dio e passa attraverso momenti di fede e momenti di dubbio. Non riesce più a vederlo come prima, ad avere con Lui un rapporto di fiducia: dubita, pensa che il suo progetto sia migliore di quello del Padre celeste. Di conseguenza (la Bibbia lo racconta bene) anche i rapporti fra gli uomini subiscono una trasformazione. Il desiderio di supremazia, la competizione prendono sempre di più il sopravvento e dispongono il cuore degli uomini a farsi male fra di loro, addirittura tra fratelli. Basta pensare alla storia di Caino e Abele. Il cuore di Caino è preso dalla competizione verso il fratello minore e quindi è talmente  divorato dalla gelosia che arriva ad uccidere Abele, il proprio fratello minore. Si può uccidere in vari modi, non solamente togliendo la vita biologica. Infatti, il comandamento di "non uccidere" viene esplicato da Gesù in modo molto più ampio. L'amore inizia dalle piccole cose e ogni sentimento di gelosia e di competizione consuma profondamente il cuore dell'uomo e lo dispone a fare del male, a perdere la propria relazione con Dio e... alla fine anche a perdere la propria serenità, perché non sa vivere in pace, non accetta di essere inferiore agli altri, di essere messo da parte, ma nella vita è inevitabile. Questo succede anche senza volere. 



La conoscenza del bene e del male ci ha allontanato da Dio e, nello stesso tempo, avere fede non ci esime dal cadere e dal compiere il peccato. Siamo fragili e il rapporto con Dio è soggetto ad alti e bassi. La Chiesa è composta da uomini e donne fragili che cercano di compiere la volontà di Dio, ma che spesso si ritrovano a esclamare come san Paolo: "faccio il male che non voglio e non il bene che desidero". Avere però il cuore lontano da Dio lo espone ad essere vittima delle tempeste della vita e ad essere soffocato dalle onde del peccato. Per affrontare la tempesta, bisogna avere il coraggio di andare con la nostra barchetta nel mare aperto; la nostra barchetta è piccola, fragile, ma in essa deve esserci assolutamente Gesù, anche se dorme. Dobbiamo entrare nel mare aperto, con le nostre paure, con il nostro grido e paura di essere abbandonati da Lui che dorme, che sta in silenzio, che sembra ignaro o indifferente alla nostra sofferenza, dobbiamo attraversare la tempesta. Il demonio desidera proprio che ci perdiamo nelle sofferenze e nelle difficoltà della vita. Molto spesso è lui stesso che causa e alimenta alcune depressioni, perché, facendo così, sa di rendere l'uomo incapace di alzare lo sguardo, sa di insinuare prepotentemente quel dubbio che lacera definitivamente il rapporto con Dio. Dove c'è Dio. c'è gioia, anche in mezzo alla sofferenza e alle prove. 

sabato 23 agosto 2025

L'amore che perdona

Fanno scalpore le parole del Papa riguardo all'amore vero, quello che perdona davvero, quello che lascia libero l'altro, che sa attendere con fiducia, che fa il primo passo. La sua parola, come un'eco, rimbalza nei vari gruppi social, suscitando risate, sdegno, perplessità. Eppure non ha fatto altro che ripetere le parole dei Vangeli, ripercorrere la vita di Gesù. Non ha aggiunto qualcosa di più, ha esplicato semplicemente ciò che Gesù ha insegnato lungo tutta la sua vita. Gesù è salito sulla croce per un tradimento, per il tradimento di chi aveva sentito le Sue Parole e visto le Sue opere. Il tradimento è una cosa grave, è un qualcosa che lacera il cuore di chi lo riceve... ma se Gesù avesse insegnato a vendicarsi, sarebbe cosa troppo facile. Lui ci ha detto di essere perfetti, come il Padre celeste. Cosa fece Gesù, pur essendo Dio a coloro che lo stavano perseguitando? Noi pensiamo di essere senza peccato e che per questo motivo siamo amati da Dio? No, non è così, anche noi facciamo mille disastri, senza accorgercene tradiamo l'altro, eppure Gesù ci attende, ci ama. Il Padre Nostro che è il compendio dice che se non perdoniamo ai nostri fratelli, non saremo perdonati nemmeno noi. E il perdono è qualcosa di divino, che non si dà per un giorno soltanto, ma si deve rinnovare momento per momento, con la grazia di Dio...



Condivido pienamente le parole del Papa: amare vuol dire lasciare libero l'altro. Se vuole andarsene dalla nostra vita, dobbiamo lasciarlo andare, semplicemente dobbiamo seguirlo con amore, avere fiducia che Dio può tutto... e intanto il perdono guarisce il cuore di chi è stato ferito, lo apre a qualcosa di infinito e grande, gli dà una pace indescrivibile. 

Allora no, quello che ha detto il Papa non è fuori dalla nostra portata perché Dio vuole questo da noi. Gesù ce lo ha insegnato... e ci vuole santi, suoi imitatori: cristianesimo vuol dire questo, non solamente andare a messa, pregare etc, vuol dire rendere concreto l'amore nella propria vita, solo così Gesù è veramente presente nella nostra vita... e, ovviamente, ciò è possibile solamente quando ci si nutre dei Sacramenti: con le sole nostre forze, non andremo da nessuna parte. Anche questo ha detto Gesù: senza di me non potete far nulla, e Gesù è presente nei Sacramenti.

domenica 17 agosto 2025

Come fuoco sulla terra

 Dal Vangelo secondo Luca

Lc 12,49-53

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!

Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».



Il Vangelo di oggi è molto breve, ma denso di significato. Gesù si rivolge ai suoi discepoli e comunica un sentimento profondo e divino. "Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!". Nella Bibbia e nella storia del popolo scelto da Dio, il fuoco ha diversi significati. Fra questi, uno dei significati è la presenza e la gloria di Dio, ma anche purificazione e trasformazione, passione e la presenza dello Spirito Santo. In tale contesto, in quanto Gesù è Dio ed era già sulla terra, sembra che faccia riferimento alla presenza della terza Persona della Trinità, che avrebbe infuso nell'umanità la forza di predicare l'amore del Padre e l'avvento del Regno di Dio. Lo zelo e la passione di Gesù nell'annunciare il Regno di Dio, è evidente. Lui sa che la redenzione passa proprio attraverso la sua Passione, attraverso la Sua morte sulla croce. Sa che il Suo messaggio non porterà pace nelle famiglie e tra la gente, sa bene che i discepoli condivideranno nei secoli la Sua sorte, che saranno perseguitati e messi a morte in vari modi. Dio porta una pace che non è di questo mondo, non è scevra di sofferenza, è una pace che solamente chi ha la fede riesce a comprendere: tanti santi hanno testimoniato la gioia nella sofferenza, santi di tutte le epoche e di tutte le età. La pace che porta Dio non è assenza di problemi, ma è la consapevolezza di appartenere a Dio e della Sua Presenza in ogni situazione o problema della vita.

sabato 16 agosto 2025

Lasciate che i bambini vengano a me!

 Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 19,13-15

 

In quel tempo, furono portati a Gesù dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono.

Gesù però disse: «Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli».

E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là.



Questo è il Vangelo di oggi. Per capire bene ciò che stava accadendo in quel momento, bisogna andare indietro nel tempo e sapere qual era la mentalità dell'epoca. I bambini non erano come oggi, tutelati, considerati come la parte più importante di una famiglia, ma non contavano nulla. Non avevano diritti, spesso la loro vita era molto dura caratterizzata da un rischio di mortalità elevatissimo. Erano proprio gli ultimi, considerati non autonomi, incompleti, bisognosi di tutto.

Come sempre Gesù stupisce con i suoi insegnamenti: mentre i discepoli erano impegnati ad allontanare i bambini, Gesù intima loro di lasciarli andare da lui... e fin qui tutto ok, poi, però, aggiunge un insegnamento che riporta all'esigenza di essere umili, di essere come loro per ottenere in possesso il Regno dei Cieli. 

Evidentemente, il desiderio di appartenere al Regno dei Cieli, è di chi  ha già un concetto anche grossolano di spiritualità, di fede. Se infatti oggi noi parlassimo a degli atei e dicessimo che per appartenere al Regno dei Cieli, bisogna essere come bambini, forse ci riderebbero in faccia: non perché abbiamo chiamato in causa i bambini, ma perché, fondamentalmente, per loro non esiste un Regno dei Cieli. Tutto si esaurisce qui sulla terra.  Essi infatti sono completamente protesi alla soddisfazione della vita terrena e di tutto ciò che ruota intorno ad essa e pensano assolutamente che tutto finirà dopo la morte, prendendo a pretesto che non hanno prove concrete su cui basare la propria fede.

La fede rimane un dono, un dono prezioso che non è concesso a tutti. Lo spiega Gesù nel Vangelo, ma se ci guardiamo attorno, ci vuole veramente poco per accorgersi di quanto vera sia questa affermazione. Eppure, nonostante codesti atei brandiscano l'assenza di prove concrete dell'esistenza di Dio e della vita eterna, ci sono tantissime persone, anche studiose, anche scienziati, che hanno sperimentato la presenza di Dio nella loro vita e, da atei che erano, sono diventati i "primi" dei credenti, testimoni gioiosi di quella vita eterna che prima negavano a prescindere. Hanno avuto l'incontro decisivo che ha aperto loro l'animo a qualcosa che prima, a causa della loro superbia, non vedevano... e quell'incontro è stato talmente profondo e vero, concreto e gioioso, che hanno abbandonato la vita di prima per accettare di non avere la supremazia su tutto e credere che forse non sono tutte bugie quelle dei credenti. La fede è un dono e il dono viene dato da Dio a un cuore aperto alla ricerca, al dialogo, all'ascolto. Non è di tutti.

Essere come bambini è ammettere di essere fragili, incapaci, non autonomi nei confronti di Dio e riconoscere che Dio è il tutto che riempie i vuoti dei cuori. 

Ci sono poi i credenti in Gesù solamente per questa vita terrena, ovvero pensano che Dio e quindi anche Gesù siano tipo un jukeboxe che ascoltano le preghiere e ti devono dare quello che chiedi... se non lo fa, addio! Se si parla di vita eterna, non credono assolutamente ad essa e dimostrano la loro disperazione allo stesso modo degli atei veri e propri. Gesù non è un jukeboxe, a volte diventa proprio scomodo perché davanti ad una preghiera, fa esattamente il perfetto contrario. Molto probabilmente Dio non esaudisce quella persona perché quella cosa chiesta, le impedisce il suo bene supremo, cioè il raggiungimento della vita eterna. Avere fede, significa credere nella vita eterna, non c'è alternativa. Credere che solamente Gesù sia nei cieli, è davvero privo di significato, perché il messaggio di Gesù, narrato nei Vangeli, è esattamente il contrario: parla sempre del Regno dei Cieli e di vita eterna. O si ascolta davvero Gesù e si accetta tutto, o la fede ti è preclusa.

venerdì 15 agosto 2025

Assunzione in cielo di Maria

 Oggi è una festa importantissima per i cristiani: è l'Assunzione di Maria in Cielo! La Madre si ricongiunge al Figlio! È il compimento della sua speranza e della sua fede, di quel "sì" pronunciato anni prima quando avrebbe generato il Figlio di Dio. 

La vita di Maria si  fonda in due pilastri principali: umiltà e servizio. E si legge nel vangelo di oggi:

"In quei giorni, Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.

Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.

Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Allora Maria disse:

«L’anima mia magnifica il Signore

e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,

perché ha guardato l’umiltà della sua serva.

D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.

Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente

e Santo è il suo nome;

di generazione in generazione la sua misericordia

per quelli che lo temono.

Ha spiegato la potenza del suo braccio,

ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;

ha rovesciato i potenti dai troni,

ha innalzato gli umili;

ha ricolmato di beni gli affamati,

ha rimandato i ricchi a mani vuote.

Ha soccorso Israele, suo servo,

ricordandosi della sua misericordia,

come aveva detto ai nostri padri,

per Abramo e la sua discendenza, per sempre».

Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua."

È un canto di lode quello che sgorga dal cuore di Maria, è il canto del Magnificat. Maria va a trovare Elisabetta che aspetta un bambino, Giovanni, e sta da lei per ben 3 mesi durante i quali l'aiuta. Ecco il primo pilastro: SERVIZIO.  Maria si è già messa a disposizione di Dio pronunciando il suo "sì" all'Incarnazione del Figlio e adesso, piena di gioia, si reca da Elisabetta per servirla: servizio per Dio e per il suo prossimo.

UMILTÀ: la sua non è una falsa umiltà, è quella di una donna che riconosce che Dio ha fatto grandi cose in lei. Non dice assolutamente di essere un disastro, di essere l'ultima, ma riesce addirittura a definirsi beati e ad affermare che tanti la proclameranno beata!

L'umiltà non è pensare male di sé conseguenza dall'insicurezza e della bassa stima, ma è saper riconoscere che Dio ha fatto grandi cose in noi... ed è vero! Non può aver fatto tutto sbagliato, in nessuno di noi! Umiltà è saper riconoscere di avere dei doni e che questi doni sono dati da Dio. Il nostro merito è quello di aver saputo riceverli... non è poco nemmeno quello, perché bisogna sapersi abbandonare nelle mani di quel Dio del Quale dobbiamo avere certezza che vuole esclusivamente il nostro bene, anche quando tutto attorno a noi non sembra avere senso. 

Per chi ama Dio, tutto è possibile!



mercoledì 16 luglio 2025

Abbandonarsi

 Com'è difficile abbandonarsi in Dio! 

Alla base di questo c'è la concezione che abbiamo di padre. Quale figura ci viene in mente quando pensiamo a "padre"? Abbiamo in mente un padre che ci abbandona? Un padre feroce? Un padre che ci consente tutto fino ad essere assente quando ci mettiamo nei pericoli? Oppure un padre che ci ama immensamente, pronto a farsi conoscere, a dare la propria vita per noi, a sacrificare ciò che di più caro ha per noi, che ci corregge quando sbagliamo affinché non finiamo in una strada facile, ma sicuramente immensamente pericolosa per noi?

Alla base del nostro cammino spirituale c'è l'idea di "Padre" secondo la nostra esperienza personale, secondo ciò che abbiamo vissuto. Spesso infatti si dice che chi ama in modo distorto, è perché non ha mai conosciuto l'amore e non è mai stato amato in modo vero.

Proprio per questo Dio si è incarnato, per farsi conoscere agli uomini così come Egli è. Il nostro amore deve essere purificato dalla concezione che abbiamo di padre e abbracciare quella vera di Dio Padre.

Se leggiamo ed entriamo nel vivo delle Parole del Vangelo, scopriamo un Dio che ci ama immensamente, che predicando l'Amore, si svela. Ecco perché è importantissimo meditare il Vangelo, in esso vi è esplicitato l'amore che Dio ha per noi.

Abbandonarsi in Dio vuol dire lasciare il nostro modo di pensare, ritenendo che quello di Dio è più sapiente e pieno di amore nei nostri confronti, che sa il vero bene per noi, anche se ci chiede qualcosa che non vorremmo mai accadesse. È ritenerci meno sapienti di Dio, è mettere nelle mani di Qualcuno più grande di noi la nostra vita e lasciare che dipinga il quadro più bello. 

Il fine di Dio è la salvezza delle nostre anime, è la conquista da parte nostra del Paradiso, del pieno possesso dei Suoi beni. Tale fine, però, a volte ci chiede il completo distacco dalle cose terrene, comprese le persone che ci stanno accanto.

È davvero difficile per un ricco entrare nella concezione del Regno di Dio. E per ricco, non si intende colui che ha tanti soldi, ma colui che è ricco di sé, colui che vuole essere il centro della propria e altrui vita, che mette al centro i propri interessi, sentimenti, orgoglio, soddisfazione personale, a discapito dell'amore. 

Chi ama davvero si fa piccolo... e qui lascio la parola a san Paolo...



"Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia, comprendessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla. E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per essere bruciato, ma non avessi la carità, non mi servirebbe a nulla. 

La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. 

La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno, il dono delle lingue cesserà e la conoscenza svanirà. Infatti, in modo imperfetto noi conosciamo e in modo imperfetto profetizziamo. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Divenuto uomo, ho eliminato ciò che è da bambino.

Adesso noi vediamo in modo confuso, come in uno specchio; allora invece vedremo faccia a faccia. Adesso conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto. Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità!"