lunedì 13 marzo 2023

Società inclusiva...o individualista?

 Di fronte a certi fatti raccontati dai media, tra cui l'isolamento di un ragazzo disabile che faceva troppi versi in un ristorante di un hotel del Trentino, viene spontaneo riflettere su cosa sia la società d'oggi e se incarni davvero i valori tanto predicati quali l'uguaglianza, l'inclusione...

Una conquista tanto sbandierata di questa società, è la libertà. Quando avvengono certi fatti che negano o sono contrari all'aborto ed eutanasia, si alzano tutti insieme gli scudi in difesa della libertà: "Ma come, siamo nel 2023??? Ancora esistono queste cose???" Queste cose.... quali? La concezione di libertà oggi ha fatto tantissimi danni, ci ha fatto diventare individualisti, ci ha trasformato in mostri che pensano sempre e solamente a se stessi. La nostra libertà non ha più confini, ma di fatto, prevarica i confini degli altri. È davvero una mentalità discutibile e soprattutto contradditoria. 

"Se avessi saputo che mio figlio portatore di handicap avesse avuto questo fardello da portare, avrei abortito nei primi mesi..." e poi si predica l'inclusione... Ma come, non volevi ucciderlo? Di fatto gli avresti precluso la possibilità di vivere, noi non possiamo sapere cosa sentono questi bimbi. Per loro, quando saranno cresciuti, non c'è posto nella società perché non producono... Si vede già da come si trattano gli anziani... E allora? Società e mentalità aberranti...



domenica 5 marzo 2023

Provvidenza e destino

 Un film ricco di contenuti, nonostante siano cambiati gli attori, è "Che Dio ci aiuti". L'ultima puntata trasmessa giovedì scorso induce a riflettere su un argomento molto complesso in modo molto semplice: destino e provvidenza. L'argomento ha suscitato infinite dispute e solleva non pochi dubbi nei credenti. 



Noi siamo liberi di scegliere il nostro percorso, tanto che nella nostra vita ci troviamo spesso davanti a dei bivi che, talvolta, ci portano su strade completamente opposte. Dio è Padre e non desidera assolutamente il nostro male, perciò Egli ci segue con la sua provvidenza e il suo amore e... come si dice spesso, scrive dritto sulle righe storte.

Il film raccontava di un ragazzo che desiderava molto diventare sacerdote, ma aveva una grave malattia neurodegenerativa che lo avrebbe immobilizzato totalmente. Aveva timore a parlarne con il vescovo perché sentiva fortemente la sua vocazione  e non voleva che gli impedisse di diventare sacerdote. 

Azzurra parla con lui e dice delle verità in modo semplice e comprensibile per tutti: siamo noi a scegliere la nostra strada e via via interviene la Provvidenza che non è il destino. Con il suo intervento che spesso non è ciò che desideriamo noi, ci fa ritrovare in una strada sconosciuta e dove non vorremmo noi, ma che se assaporiamo ciò che c'è intorno a noi, i colori, i sapori, le emozioni, capiamo subito che Dio sta scrivendo qualcosa di meraviglioso che noi non saremmo mai riusciti ad immaginare e che era quello che noi desideravamo di più.

Altra frase che appartiene a santa Teresina proprio relativamente alla sua vocazione di sedicenne carmelitana citato nel film: Dio non mette nel cuore dell'uomo desideri santi che lui non voglia esaudire... 

Meraviglioso, chiediamo a Dio la grazia di avere più fede in questo amore profondo...

venerdì 3 marzo 2023

La nostra giustizia

 La vita cristiana ha due dimensioni, come la croce: orizzontale e verticale. L'impegno di giustizia e carità verso i fratelli non può essere slegato dalla vita di preghiera attraverso la quale il fedele prende nutrimento e forza spirituale per attuare il vangelo. 



Il cristiano non è un filantropo, la sua carità ha la base sull'amore di Dio. Al contrario una vita di preghiera non può essere slegata dal concreto della vita quotidiana. Pregare e sentirsi a posto, sarebbe una vana illusione. San Giacomo diceva: 

14 A che serve, fratelli miei, se uno dice di aver fede ma non ha opere? Può la fede salvarlo? 15 Se un fratello o una sorella non hanno vestiti e mancano del cibo quotidiano, 16 e uno di voi dice loro: «Andate in pace, scaldatevi e saziatevi», ma non date loro le cose necessarie al corpo, a che cosa serve? 17 Così è della fede; se non ha opere, è per se stessa morta. 18 Anzi uno piuttosto dirà: «Tu hai la fede, e io ho le opere; mostrami la tua fede senza le tue opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede»

giovedì 2 marzo 2023

Preghiera vera

La liturgia della Parola oggi ci offre la preghiera di Ester. È una preghiera umile che evidenzia la  debolezza di Ester e la potenza di Dio.



Per conoscere Dio dobbiamo pregare, dedicare qualche tempo a STARE con Lui. Più conosciamo Dio, più lo ameremo e per conoscerlo, dobbiamo stare con Lui. Spegnere tutti i rumori del mondo che ci assordano, tutte le luci che ci abbagliano, per poter contemplare il Suo Volto ed immergersi in Lui. 

Esistono tanti tipi di preghiera. La liturgia della Parola di questi giorni li sta esplicitando via via. Dovremmo avere la certezza che Dio è Padre e vuole il nostro bene. La nostra preghiera deve essere fatta nell'umiltà, consapevoli della nostra debolezza e dell'amore di Dio nei nostri confronti. Può capitare che le nostre richieste non vengano esaudite, ma solamente Lui sa tutto e quindi setacciare le nostre richieste secondo il suo amore. Alla base della nostra preghiera deve quindi esserci un'apertura indispensabile alla Sua volontà. Mettersi in ascolto vuol dire mettersi in discussione, ribaltare alcune visioni non evangeliche della vita, sebbene ciò costi sacrificio. Non possiamo ribaltarle con le nostre sole forze: in questo caso, entra in gioco la forza dello Spirito Santo. 

La preghiera di Gesù nell'orto del Getsemani ne è un esempio. La sua sofferenza era fortissima, tanto da farlo sudare sangue: l' odio, la sofferenza che avrebbe dovuto affrontare. Lui sapeva a cosa stava andando incontro e il pensiero e la prospettiva non erano di certo piacevoli. In quel momento travagliato esce una preghiera che può essere fatta nostra in modo assoluto: "Padre, allontana da me questo calice". Quante volte domandiamo che le nostre sofferenze siano allontanate... ma Gesù continua: "Ma sia fatta la tua e non la mia volontà". Se il Figlio di Dio si rimette alla sua volontà, tanto più dovremmo farlo noi.  

martedì 28 febbraio 2023

Dio è padre

Gesù nel vangelo di oggi ci chiede di non sprecare parole mentre preghiamo come fanno i pagani che pensano di essere ascoltati a furia di parole: Dio sa già di cosa abbiamo bisogno.


Tanto di più vero: Dio conosce i segreti più reconditi del nostro spirito e della nostra psiche. Quando cominciamo seriamente il nostro cammino umano e spirituale, ci accorgiamo subito che non ci conosciamo. Ci sono tanti aspetti del nostro carattere che si rivelano nel nostro comportamento che non conosciamo, ci lasciano perplessi e a volte leggermente scoraggiati perché non sappiamo come prenderci. Dio invece ci conosce bene, Lui ci scruta e ci conosce... è lui il nostro Creatore e Padre. Se un padre umano non può conoscerci bene perché la sua scienza è limitata, il Padre Celeste che è onnisciente, sa bene cosa bolle nel nostro cervello e nel nostro cuore. Allora dobbiamo rimetterci a Lui che sa tutto, abbandonarci al Suo amore misericordioso, chiedergli ciò di cui abbiamo bisogno, ma poi rimetterci alla sua volontà in tutto e per tutto. Lui ci ama e sa cosa è meglio per noi.

Gratificazioni "invisibili"

 Se è vero che l'uomo ha la cupidigia dei beni terreni, è pur vero che ha bisogno assolutamente di gratificazioni psicologiche e spirituali. I bisogni primari non sono solamente quelli fisici urgenti quali il cibo, la casa e via dicendo, ma sono anche quelli riguardanti l'aspetto psicologico. 


Tutti noi abbiamo delle ferite interiori di cui siamo o non siamo consapevoli e che ci portano a comportamenti non consoni al messaggio evangelico. La fatica dell'uomo sta proprio nel compiere la sua crescita umana e su essa basare quella spirituale. 

Abbiamo bisogno tanto di amore, di sentirci amati, ma il nostro compito è quello di diventare dei novelli "Giovanni Battista" che affermava che "Gesù doveva crescere e lui diminuire". Dovremmo arrivare al punto di accettare e poi desiderare di essere in secondo piano. La felicità e la gratificazione degli altri dovrebbero essere una priorità rispetto alla nostra. Detta questa frase, si capisce bene che si apre un mondo e un impegno assolutamente arduo da compiere. Vedere preferiti, elogiati gli altri rispetto a noi, è un vero colpo per la nostra autostima. Da qui si comprende come sia importante coltivare questa capacità umana di vederci con gli occhi di Dio che ama tutti con amore sconfinato di padre e non sentirsi afflitti quando ci vediamo all'ultimo posto.

lunedì 27 febbraio 2023

Consumismo e cristianesimo

 La cultura di oggi è quella del fare, del produrre: se tu non produci, non vali nulla. Il cristianesimo rovescia questa mentalità materialista e afferma che i poveri di spirito, i misericordiosi, gli operatori di pace, sono i prediletti dal Signore. Vi è una rivoluzione non da poco, perché apparentemente l'Occidente sostiene alcuni valori del cristianesimo, quale la pace nel mondo, i diritti dei bambini... etc, ma lo sbaglio più grande è che non si fondano sul Vangelo, per cui non hanno stabilità né sono duraturi. Ciò che ha la supremazia è appunto il produrre a tutti i costi e questo scatena nella psicologia di ogni uomo lontano da Dio, la competizione a tutti i costi, il desiderio del potere... e dicendo solamente questo, già si capisce che ne consegue la scarsa empatia, la superbia, l'incapacità di mettersi in ascolto. 



Questi tempi infatti sono caratterizzati da una frenesia eccessiva che non ti lascia il tempo di meditare, di riflettere e nel caos, spesso e volentieri, Dio tace. Non riusciamo nemmeno ad ascoltare noi stessi, il nostro cuore, per cui tutto diventa materiale: mors tua, vita mea. 

Un giorno, però, non ci servirà essere dei grandi letterati, musicisti, lodati dagli uomini, perché saremo solamente noi davanti a Dio che ci chiederà, come a Caino: cos'hai fatto di tuo fratello? E qui l'abisso sarà enorme...

domenica 26 febbraio 2023

Sulla croce

 Leggendo la vita dei grandi santi, si può cadere nell'errore di pensare che per loro tutto sia stato facile perché SENTIVANO  la presenza di Dio. Assolutamente no! Nessuno di loro ha vissuto la certezza dell'esistenza di Dio! Alcuni di loro, come Giovanni della Croce, hanno vissuto la notte oscura, ovvero il non sentire la presenza di Dio, avere fede nonostante tutte le luci attorno a loro si siano spente completamente. Dio ha chiesto loro di fare il salto della fede, un salto coraggioso che non li ha mai consegnati alla certezza... altrimenti non si chiamerebbe fede. 

La vera croce è sentire l'assenza di Dio e, nonostante tutto, mettere la propria vita nelle sue mani. È un'assenza che si esplicita in svariati modi: cadere nelle proprie debolezze e difetti, nel sentire un vuoto incolmabile dentro di sé, vivere in un vero e proprio deserto in cui la sete di Dio si fa sentire molto forte, ma non si riesce a lenirla perché l'anima sembra essere lontanissima da Dio. 

Tale condizione potrebbe trasformarsi in trappola, in scoraggiamento. Qui l'anima deve lottare coraggiosamente e duramente, aggrapparsi alla sua volontà con tutte le forze, non abbandonare la preghiera, la messa e i Sacramenti.

Quando si sale sulla croce, il dolore del corpo ci consegna alla totale vulnerabilità del nostro spirito.

Preghiera della serenità

 «Dio, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare,

il coraggio di cambiare le cose che posso,

e la saggezza per conoscerne la differenza.


Vivendo un giorno per volta;

assaporando un momento per volta;

accettando la difficoltà come sentiero per la pace.



Prendendo, come Lui ha fatto, questo mondo peccaminoso così com'è, non come io vorrei che fosse.

Confidando che Egli metterà a posto tutte le cose, se io mi arrendo al Suo volere.

Che io possa essere ragionevolmente felice in questa vita,

e infinitamente felice con Lui per sempre nella prossima.»

Questa è la preghiera della serenità scritta da un teologo protestante tedesco - statunitense. È molto profonda e la prima parte è incisa nella medaglia degli alcolisti. Sono venuta a conoscenza di questa tramite una sitcom americana, "Mom". Essa veniva recitata dalle protagoniste in un momento comune di difficoltà del loro cammino di sobrietà: una loro giovane amica era morta di overdose e loro si erano sentite fragilissime. Tale avvenimento, a parte lo sgomento naturale e gli interrogativi connessi, aveva gettato l'intero gruppo nel terrore di poter cadere nuovamente nella loro dipendenza e le aveva consegnate all'incertezza del loro futuro. Non era scontato saper mantenere la propria sobrietà dopo averla raggiunta e una caduta sarebbe potuta essere fatale e  avrebbe potuto portarle alla morte. 

Nessuno di noi deve considerarsi migliore di coloro che vivono uno stato di dipendenza. Ognuno di noi è fragile. La nostra sobrietà, la nostra felicità è appesa ad un filo, siamo tutti fragili. Possiamo solamente ringraziare Dio di essere in piedi. Chi affronta la vita e le difficoltà, è accompagnato da Dio e dalla sua forza, non è un suo merito. Tutti abbiamo bisogno di accettare le cose che non possiamo cambiare. 

La preghiera "Solo per oggi" di san Giovanni XXIII è molto simile alla preghiera della serenità. L'uomo ha sete di felicità. Egli potrà trovare la sua serenità solamente in Dio e nel suo amore, nella certezza che Egli condurrà il nostro cammino a un bene supremo.

L'altra cosa meravigliosa e usuale che fanno questi gruppi, è fare ammenda. Chiedono scusa per il male arrecato agli altri, condividono i momenti difficili e si aiutano a vicenda. Ovviamente tutto questo non sarà semplice come nella sitcom americana, questo non lo posso dire non avendo esperienza, però è bello che si aiutino a vicenda, senza sentirsi giudicate per raggiungere uno scopo comune: la sobrietà e la felicità. 

Cammino di Quaresima

 La Quaresima è uno dei tempi forti che la Chiesa ci propone in preparazione della grande solennità della Pasqua. 

La Santa Pasqua ci introduce al grande tema e pilastro del cristianesimo: la morte e la vita eterna. 

La morte e ciò che c'è dopo costituiscono i più grandi interrogativi a cui l'uomo non riesce a dare una risposta sicura. Rimangono un'incognita che suscita tante perplessità, paure e debolezze. 

Pasqua significa Passaggio. Se torniamo all'Antico Testamento, essa si propone come il passaggio del popolo ebraico dalla condizione di schiavitù dagli Egiziani a quella di libertà. Per farlo, Mosè, il grande condottiero, opera grandi prodigi. Il popolo avanza fra le incertezze, i momenti di euforia e la certezza che Dio li guida sempre. Nonostante i grandi prodigi, la paura e la mancanza di fede fanno da padrone. Pasqua è da sempre la festa della Libertà. Gli Ebrei prendono coscienza di essere un popolo appartenente solamente al Signore e intraprendono il cammino che lo condurrà alla libertà. Pasqua è la festa della misericordia di Dio: Egli si china e conduce tra mille difficoltà il Suo Popolo Eletto alla libertà.

Quando i tempi furono maturi e la Giudea era sotto l'Impero Romano, nasce il Messia che condurrà il Popolo alla vera libertà. Il Messia è il Figlio di Dio. 

Gesù nasce in un paese anonimo e per trent'anni conduce una vita privata semplice: impara il lavoro del padre e vive nella sua famiglia di origine. Contrariamente alle consuetudini ebree del tempo, rimane scapolo e sui 30 anni comincia la sua cosiddetta vita pubblica, durante la quale insegna e manifesta l'amore di Dio. Egli svela il volto di Dio Padre. Frainteso dalla sua gente, Gesù si prepara ad affrontare la Pasqua, la vera Pasqua, che rivoluzionerà il pensiero di molta gente. Anche Lui, come Mosè,  compie tanti prodigi, guarigioni, ma la sua gente non comprende, spesso rimane ancorata alle sue durezze, non apre il cuore, è diffidente. I capi religiosi lo guardano con sospetto e molta invidia. Il suo parlare pone in cattiva luce i loro comportamenti e anziché cercare di capire e mettersi in ascolto, preferiscono metterlo a morte. Così comincia la Passione, ardentemente desiderata da Gesù, che è il culmine dell'amore di Dio nei confronti dell'uomo.

L'uomo prende coscienza di essere schiavo della propria carne, di desiderare qualcosa di più oltre alla vita terrena, di non possedere risposte ai grandi interrogativi della vita. Gesù affronta la sofferenza per liberarci dai peccati. È un cammino che si snoda attraverso la solitudine, l'abbandono di Dio Padre, la sofferenza fisica più crudele, l'incomprensione e il disprezzo. In questo deserto di dolore, Gesù si aggrappa a suo Padre con tutte le sue forze, affronta la morte e ottiene la Risurrezione e ci conquista la libertà dalla schiavitù del peccato e della morte. 

Noi non avremmo mai potuto affrontare la sofferenza che Gesù ha sopportato per noi. 

Con la forza dello Spirito Santo affrontiamo le nostre salite che ci conducono sul Golgota, luogo della nostra morte e del nostro passaggio. Tutti siamo in cammino verso Gerusalemme, verso il monte in cui, nella sofferenza, incontreremo e vedremo il volto di Dio Padre. Nella croce sperimenteremo la solitudine, la sofferenza fisica, l'umiliazione, l'abbandono. È lì che si metterà a dura prova la nostra fede, nel luogo in cui Gesù mormorò il suo "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?"... ma anche il suo: "Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito".

Nella Pasqua facciamo esperienza dell'amore di Dio, anche quando tutto sembra parlarci del suo abbandono. Un padre vero non abbandonerà mai suo figlio e non lascerà mai che gli accada qualcosa di brutto. Il grande annuncio del Vangelo è che Dio è nostro Padre. Credere a questo rivoluziona totalmente la nostra vita, non la lesina dalle difficoltà, ma attraverso di esse conduce l'anima alla vera libertà: alla vita eterna con Lui.