Oggi è la festa di san Benedetto, eletto patrono d'Europa da Paolo VI. Se Gesù è ebreo, l'Europa ha avuto il privilegio di essere la culla del cristianesimo. È un privilegio e, sebbene ultimamente prevalga l'apostasia e l'ateismo, dobbiamo esserne riconoscenti. Queste sono le nostre radici e fanno parte pienamente della nostra cultura. Abbiamo un patrimonio culturale non indifferente da custodire e, purtroppo, in un certo senso, non ne siamo più degni.
San Benedetto è un santo straordinario: nato a Norcia, fu mandato a Roma per studiare e lì, proprio dove il cristianesimo è cresciuto e si è espanso e dove la terra è stata irrorata dal sangue dei martiri, San Benedetto rimane deluso. È in questa delusione profonda che nasce la sua vocazione, il suo desiderio intenso di dedicarsi a Dio. Quindi si ritirò a Subiaco per cercare e vivere la presenza di Dio. La sua fama di santità si espanse ed attirò a sé tanti discepoli. Ciò che voleva Dio da lui non era vivere da eremita, ma fondare tante comunità di vita monastica in cui il principio fondamentale era "ora et labora". Di fatto fu il padre del monachesimo occidentale e la sua spiritualità verte su alcuni pilastri:
1. Lasciare ciò che ci distrae da Dio
2. Il valore del silenzio
3. Ora et labora: santificare le cose semplici
4. Perseveranza nella lotta interiore
5. L'equilibrio
6. Il valore di ricevere l'Eucaristia.
San Benedetto non dice di lavorare come matti, di non avere il tempo di respirare o di andare oltre le proprie forze e di pregare solamente qualche volta... non dice di tralasciare la preghiera per fare atti di carità.
Dico questo perché anche la vita religiosa, compresa quella condotta da laici, è diventata frenetica. Evangelizzare, per il mondo di oggi, significa lavorare come animali da soma, lavoro che spesso logora e stanca talmente tanto che non si hanno più le forze per pregare. È la preghiera il motore di tutto, non basta offrire il proprio operato, bisogna stare con Dio, perché solamente Lui dà senso al nostro vivere e quindi al nostro operare. San Benedetto faceva dell' equilibrio la qualità principale della vita monastica, era bandito ogni eccesso. Benedetto fu anche una guida preziosa, ma imparò nel silenzio. Fu nel silenzio che incontrò Dio. Spesso siamo travolti dal rumore dei nostri sentimenti, del nostro giudizio, della mentalità del mondo, ma è nella delicatezza della brezza che Dio parla al cuore dell'uomo, non nel tumulto. Sappiamo immergerci anche noi nel silenzio più profondo per riuscire a portarlo nel tumulto del mondo... perché la pace deve regnare nel nostro cuore, così riusciamo a vivere anche i momenti più dolorosi e intensi della vita.
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