martedì 11 agosto 2026

Diventare bambini

I discepoli domandano a Gesù chi è il più grande nel Regno dei Cieli. Considerando che avevano un pensiero di grandezza molto differente da quella evangelica, Gesù li riporta all'essenza del Regno che sta annunciando. I discepoli si aspettavano un potere temporale o comunque un Regno che si conquista con la prepotenza… oppure pensavano alla grandezza della missione… ma Gesù smonta tutti i loro pensieri, prende un bambino che era considerato un nulla e sorprende i discepoli affermando che per essere grandi nel Suo Regno, devono diventare come quel bambino… non solo, devono accogliere quel bambino nel suo nome. Essere umili e accogliere chi non conta nulla: è questa la strada del Cielo. 



Cosa vuol dire tornare bambini? Vuol dire fare i capricci, battere i piedi per terra? Vuol dire affermare la verità senza freno anche quando può ferire molto? Vuol dire impossessarsi dei giochi altrui? Ovviamente Gesù non voleva dire questo: i bambini hanno tante qualità, vedono le cose in modo speciale. Spesso ai genitori si dice: ciò che stai riportando è un vostro sentimento, i bambini hanno un'altra percezione. I bambini sanno fare subito pace. Nelle nostre classi capita che scoppi un alterco fra di loro. Qualche volta hanno bisogno solamente della presenza dell'adulto, senza che parli, per fare pace. Non c'è bisogno di intervenire, in due battute risolvono tutto. Ahimè, come siamo diversi e complicati noi adulti, che ricordiamo tutto ciò che ci hanno fatto o presumiamo che ci abbiano fatto, e ci chiudiamo nel silenzio più profondo evitando le persone senza affrontare il problema! I bambini ci superano di gran lunga!Hanno uno sguardo speciale nei confronti della realtà: tutto suscita sorpresa, anche le cose più piccole. Ogni volta è un nuovo inizio, hanno curiosità e sete di imparare. Quanto dobbiamo imparare noi da loro che abbiamo uno sguardo triste, incapace di gioire e pensiamo di sapere tutto!I bambini non notano le differenze. Sono curiosi, ma accettano le differenze e di fronte alle malattie sono premurosi.Si fidano incondizionatamente dei genitori, noi dovremmo farlo con il Padre.Dobbiamo poi amare chi è ultimo, chi è ai margini della società. Questo non significa accettare tutto ciò che fa di sbagliato, questo ce lo ha dimostrato bene san Giovanni Battista, ma, condannando il peccato, si dà sempre la possibilità al peccatore. Ricordiamoci, però, anche la parte in cui Gesù parla della correzione fraterna. È nostro dovere far notare al fratello che sta sbagliando e l'epilogo dell'insegnamento di Gesù non è dei più leggeri… “se non ascolterà nessuno, sia per te come un pubblicano e un peccatore”… anche questo ha detto Gesù: bisogna essere prudenti nelle proprie relazioni.

lunedì 10 agosto 2026

Schieramenti

Basta frequentare un po' i social e ci si accorge subito che sotto a un post i commenti si dividono in schieramenti. I social permettono di dire la propria attraverso uno schermo, sembra quasi di non avere costrizioni. 
Talune persone si sentono più libere... ma la cosa interessante, è vedere come la gente si schiera nei vari argomenti di politica, di spiritualità, di religione: non lasciano spazio alla comprensione, non vogliono avere uno sguardo critico sano. Avere uno sguardo critico, non significa scagliarsi contro gli altri e sostenere la propria idea ad oltranza. Al contrario, significa avere un proprio giudizio riconoscendo le difficoltà reali che ci sono ed essere pronti a capire il punto di vista dell'altro. 
Constato che i social, proprio perché le persone hanno meno freni, fomentano l'odio, aumentano la faziosità. I social potrebbero fare tanto bene, ma anche per questo bisogna avere tanta capacità di giudizio critico. Nelle Indicazioni Nazionali della scuola, avere uno spirito critico è uno degli obiettivi fondamentali per la formazione dell'individuo... e avevano visto lontano... perché se tu entri nei social e fanno una fotografia a un pavimento che è sporco, stai pur sicuro che troverai qualcuno che dice che è pulito. Sarebbe bello in tutti i campi fare trasparenza, riconoscere le fragilità effettive che esistono, perché solamente così,  si cresce davvero: in politica si cerca il vero bene di un Paese, in spiritualità si prende il bello degli altri e ci si arricchisce, negli hobby si possono scoprire mondi non conosciuti che ci permettono di allargare i nostri orizzonti.

Bello? Brutto?

"La vita è il tempo prezioso che abbiamo prima della fine". 
Ogni respiro, ogni attimo sono importanti. A volte ci perdiamo in una goccia d'acqua, siamo abituati a notare il puntino nero sulla parete interamente bianca. Come ho spesso detto, la vita dipende molto da cosa pensiamo della morte e che cosa essa è per noi. 
Se la morte è un passaggio attraverso una porta stretta verso l'eternità, il nostro modo di vivere assumerà colorazioni vivaci, si tingerà di stupore e non si arrenderà davanti alle difficoltà. In ogni avvenimento c'è la parte positiva, talvolta ci vuole impegno per trovarla, ma non per questo toglie sapore alla vita. Ci lamentiamo troppo, siamo troppo abituati a vedere ciò che ci manca, che non ci accorgiamo di quel tanto che abbiamo. È vero che la nostra felicità non deve assolutamente dipendere dal vedere che abbiamo di più degli altri, ma riconoscere ciò che abbiamo dispone il cuore alla gratitudine e si apre alla gioia. Un cuore triste si ripiega su di sé. Un cuore grato si apre al dono di sé e alla gioia.... e la gioia, lo dice anche la scienza, ci migliora.

martedì 4 agosto 2026

Perdono o... condono?

Domenica scorsa, 2 agosto, era dedicata al Perdono di Assisi: si poteva lucrare l'indulgenza plenaria applicabile ai vivi e ai defunti. Ma cosa vuol dire perdono? La lingua italiana è molto fine quanto complicata quando si tratta di grammatica e di uso dei termini. Mentre nelle altre lingue spesso un solo termine esprime tante cose, in italiano ci sono tante parole simili, ma con significato e sfumature leggermente diversi. Immaginate che un giorno decidiate di andare a confessarvi e nella formula finale il sacerdote dicesse:  «Dio, Padre di misericordia, che ha riconciliato a sé il mondo nella morte e risurrezione del suo Figlio, e ha effuso lo Spirito Santo per la remissione dei peccati, ti conceda, mediante il ministero della Chiesa, il CONDONO(perdono) e la pace.E io ti assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.>> 😬
Perché ho detto questo? Perché le parole hanno un significato efficace nella religione, nel rapporto con Dio. Gesù stesso disse infatti: il vostro parlare sia sì o no, il di più viene dal maligno.







 Il sostantivo "perdono" ha una particolare etimologia: "donare" che vuol dire concedere, donare, preceduto dal prefisso "pre" che funge da rafforzativo. Il significato letterale della parola è quindi donare completamente. Capiamo bene perciò la differenza tra perdono e condono. Il condono ha il compito semplicemente di regolarizzare una situazione irregolare in modo formale. Vedete bene che cambia la situazione molto. Il perdono coinvolge tutta la persona nella sua affettività e punta a ricostruire una relazione o trovare pace personale. Se dopo aver concesso il nostro perdono a qualcuno che ci ha fatto del male, continuassimo a covare rancore e a vendicarci, capite bene che qualcosa non tornerebbe. Il perdono sarebbe totale, quando è possibile e non pericoloso, se dopo aver accolto nuovamente il fratello o sorella che ha sbagliato, puntiamo a ricostruire il rapporto, la relazione. Ci sono tanti casi e bisogna avere prudenza, purtroppo non tutti i rapporti possono tornare come prima, ma fondamentalmente dare il perdono a qualcuno significa questo, altrimenti non sarebbe un dono totale.
Dall'altra parte c'è la persona che riconosce di aver sbagliato e domanda il perdono. Senza questo non può esserci perdono. È la nostra condizione davanti a Dio: sbagliamo sempre, siamo sempre debitori davanti a Dio... e com'è bello sentire le parole del sacerdote che ci assolvono, ci sciolgono, ci rendono nuovamente liberi dai peccati! Come dovremmo essere felici! Tutto ciò che ci tiene bloccati è originato dal peccato che di per sé è una cosa brutta, bruttissima, ma a volte ci permette di vedere la nostra fragilità e di immergerci nella grandezza di Dio.

lunedì 3 agosto 2026

Camminare con Cristo

Dopo aver sfamato la folla, Gesù costrinse i suoi discepoli a precederlo sull'altra riva. Gesù salì sul monte a pregare. Giovanni era stato ucciso perché aveva detto la verità e cioè sottolineava che l'unione di Erode con  Erodiade era illegittima, non secondo la volontà di Dio. Per tale motivo fu giustiziato: per Erodiade era un ostacolo. Giovanni Battista era il precursore, testimoniò  Gesù con la sua morte... già, perché spesso Gesù si proclamava come la Via la Verità e la Vita. Gesù soffriva anche come uomo e, sicuramente, soffrì anche per la morte di Giovanni. Gesù intrecciava relazioni profonde, dimostrando così che Dio entra nella storia, s'interessa della sorte dell'uomo e desidera dall'umanità la stessa cosa. Inutile dire che dietro a queste relazioni, al rivelarsi così come si è, c'è il rischio concreto di non essere compreso, di essere messo da parte. Gesù ha però testimoniato che ne vale la pena, che non si può vivere come isole, ma che ci si deve buttare nella mischia, che bisogna rischiare. Dobbiamo buttarci  nella mischia per dividere e condividere il pane; dobbiamo buttarci nella mischia con il rischio di perdere la vita, altrimenti la nostra vita non è vita donata, ma è vita conservata... e si vivacchia cercando di non soffrire, evitando ogni cosa che possa suscitare sofferenza. Vivere così, non fa gustare il gusto pieno della vita, ci si accontenta delle briciole e inesorabilmente perdiamo del tempo. Bisogna vivere fino in fondo  rischiando, come ha fatto Pietro. Vedendo Gesù che camminava sul mare, domandò di poterlo fare anche lui. Gesù lo permise. Nelle situazioni della nostra vita, nei nostri incontri, nel nostro operare Dio è con noi, sempre, ma vuole che mettiamo pure noi quell'un per cento che serve, per camminare sulle acque nonostante la tempesta. Pietro ebbe paura del vento forte, nonostante la presenza del Signore. Pietro sapeva che Gesù era il Signore, che era Dio, tuttavia ebbe paura e la sua paura lo fece affondare. Quante volte nella nostra vita, cominciamo ad affondare travolti dalla paura che ci accada qualcosa di brutto! Eppure abbiamo davanti a noi il Signore! Nonostante ciò, la paura ci blocca e ci fa affondare e morire. È per l'intervento di
Gesù che Pietro si salvò. Gesù proferì allora alcune parole che dovrebbero risuonare nel nostro cuore: "Uomo di poca fede, perché hai dubitato?" Il Signore era davanti a Lui, Pietro sapeva camminare sulle acque perché Gesù lo aveva comandato, eppure... ebbe paura e quella paura lo fece affondare sempre di più e se Dio non fosse intervenuto, sarebbe sicuramente morto...
Non lasciamoci mai bloccare dalle paure, perché queste ci precludono le gioie intense della vita!

mercoledì 29 luglio 2026

Violenza dei giovani

Violenza giovanile, un'emergenza che tocca i nostri giovani, stranieri e non. Notizia fresca fresca: un gruppo di diciottenni in Campania picchiano un uomo di 70 anni. È uno dei tanti episodi di violenza, non apro il discorso di quelli compiuti dai giovani stranieri perché questo post non ha lo scopo di raccontare la violenza, ma di ragionare su un qualcosa che è diventato emergenza. Mancano i valori che non riusciamo a trasmettere loro, i valori autentici, quelli che non hanno tempo. Lo scusare tutto non è la soluzione giusta, anzi, probabilmente è la conseguenza di ciò che ho detto nel post precedente: il fatto di non avere punti fermi nella vita, rende molto difficile orientarsi: si deve aver chiaro ciò che è bene e ciò che è male, avere la percezione intensa che l'altro può soffrire come noi, che non serve essere sempre il centro del mondo. È davvero un'emergenza... e non serve mettere una generazione contro l'altra come fa la sociologia: ultimamente vi è la fissazione delle divisioni in generazioni che non serve a nulla, davvero se non a rimarcare le differenze. Bisogna trovare ciò che invece ci unisce, perché alcuni valori non devono morire, valgono per sempre.
Alcuni giovani vengono cresciuti dando peso ai soldi, al "vali per ciò che hai", ad essere sempre il centro del mondo, senza contare che ,facendo così, si uccide l'empatia. 

mercoledì 22 luglio 2026

Confusione



Personalmente, percepisco una forte confusione, la percezione reale del giudizio umano distorto. Tutto questo disorienta: se non si ha più che fede, si rischia di entrare in crisi, perché vedi che il mondo va letteralmente al rovescio. Si difende l'indifendibile, si fa coincidere un atteggiamento malsano con uno giusto come reazione a qualcosa che non andava bene. Il mondo va davvero al rovescio e in questa confusione ci si chiede dov'è la vera informazione. Francamente questa mancanza di certezze, fa vacillare paurosamente la propria coscienza e può far crescere una rabbia che non ha risposte, che ti fa odiare il mondo.
In tutto questo baillame, è sempre Cristo che deve guidare i nostri pensieri, è il porto sicuro, il faro che illumina il nostro cammino. Senza di Lui non potremmo mai rimanere saldi nella nostra serenità. Sconcerta questa mancanza di punti fermi della società, si è pienamente consapevoli che tutto può accadere, che le tue opinioni potrebbero diventare reato in nome di una libertà che vale solamente per alcuni... e ti accorgi che concretamente ti hanno tolto la libertà di pensiero in nome della libertà. È il paradosso del nostro presente, insofferente ad ogni tipo di regola che categorizza in comportamento giusto e ingiusto. Davanti a tale filosofia odierna, tutto diventa lecito e, in quest'ottica, tutto diventa fatuo e relativo, tutto diventa pericoloso,  senza punti fermi. Siamo alla deriva. In quest'ottica, la nostra coscienza subisce una forzatura, si addormenta, si modella su parametri sballati e si stabilisce su un'insensibiltà verso gli atteggiamenti errati. Eppure vi è sempre una binarietà: sbagliato e giusto. Chiaramente non tutto avviene in modo categorico e vi sono le variabili dei casi, per le quali un avvenimento è influenzato nel suo decorso, ma deve rimanere ancorato alla binarietà, verso la quale bisogna tendere per le cose essenziali.

domenica 19 luglio 2026

La forza di Dio

Sebbene "l'uomo sia capace di Dio" e quindi capace di relazionarsi con Lui, è difficile entrare nel Suo modo di ragionare e assumere la Sua mentalità.  In un passo della Bibbia si dice: I Suoi pensieri sovrastano i nostri pensieri. Certamente: è lo Spirito Santo che ci fa entrare in piena comunione con Dio. È un periodo molto difficile quello che stiamo attraversando,  troppe teorie, troppe opinioni... ed essendo libere e diffondendosi rapidamente tramite i social, creano tanta più confusione che chiarezza. Chi non è abbastanza fermo, stabile nella fede, si lascia influenzare e sempre più facilmente si perde. 
La prima lettura di oggi spiega proprio un lato  delicato di Dio, quello che unisce giustizia e misericordia.
"Non c'è Dio fuori di te, che abbia cura di tutte le cose... La tua forza infatti è il principio della giustizia... Tu, padrone della forza, giudichi con mitezza e ci governi con molta indulgenza... Con queste opere hai insegnato al tuo popolo che il giusto deve amare gli uomini e hai dato ai tuoi figli la buona speranza che, dopo i peccati, tu concedi il pentimento."
Dio non è un sovrano distante e capriccioso e non deve dimostrare a nessuno di essere potente, perché è Lui il Signore di tutte le cose. Sappiamo infatti che Dio è il Dio dei vivi e non dei morti. Lui entra nella storia di ognuno di noi, usando un linguaggio suo, nascondendosi dietro quella parola, dietro quell'avvenimento semplice. Solamente un'anima attenta, desiderosa di capire la volontà di Dio, riesce a sentire la Sua voce.
La Sua forza è principio della giustizia. La sua forza non equivale al suo imporsi nella vita della gente, ma al contrario si manifesta nel saper attendere, nel dare sempre una possibilità. Non vuole creare dei seguaci a tutti i costi, sebbene, desiderando il bene degli altri, abbia sete di anime. Dio non si manifesta nel rumore, nella palese regalità, ma nel silenzio e nell'umiltà di una stalla.
La frase più sorprendente di questa lettura è "giudichi con mitezza". 
Dio è giudice, nel Vangelo Gesù lo dice più volte,  ma è un giudice che non ha bisogno di punire, il suo è un giudizio che tenta di salvare. Questo non vuol dire che il male sia indifferente, ma la misericordia di Dio è più grande del  nostro peccato se ci lasciamo raggiungere da Lui.
"Hai dato ai tuoi figli la buona speranza" Dio non si arrende davanti al peccato dell'uomo, lascia sempre aperta la porta del pentimento e della conversione. 
Difficile da capire, ma bisogna entrare nel cuore di Dio per comprenderlo veramente. Un genitore che vede allontanarsi suo figlio, trattarlo male e rendersi sempre più distante, spera sempre che ritorni. Il figlio troverà le braccia del genitore sempre aperte, sarà sempre speranzoso di vederlo tornare al suo amore...
La logica di Dio non è la nostra. Lui non ha paura delle opinioni diverse, degli insulti o di perdere adepti. Lui ama e basta, è stabile, perciò con il suo cuore ama sia la zizzania che il grano e aspetterà fino all'ultimo che l'uomo che ha abbandonato la retta via torni a lui ravveduto.


giovedì 16 luglio 2026

Voglia di eternità

In questi giorni ho letto la storia di Alessia La Rosa, una bambina di 8 anni morta di una forma rara di tumore. Si è ammalata all'età di appena 1 anno e mezzo e ha convissuto con la malattia per ben 6 anni. La mamma tempo fa ha aperto una pagina su Facebook per raccontare il dolore, la storia della bimba. In essa vi sono vari video che aprono una finestra sul vissuto doloroso, faticoso, ma anche gioioso della bimba e della mamma che l'ha accudita fino alla fine.
Ciò che mi ha indotto a riflettere è la serenità, la voglia di vivere e il sorriso di questa bambina e,  ancor di più, il suo stato d'animo e parole poco prima di morire. La bimba, infatti, nei suoi ultimi giorni parlava dell'eternità come una cosa normale, ed esprimeva il desiderio di vivere in quella nuova dimensione.

 Il dolore e la stanchezza che ne derivavano, spiegano fino ad un certo punto quest'anelito. Lei ha sempre dimostrato una grande voglia di vivere, gustava ogni attimo che la vita le offriva... eppure, davanti alla morte non aveva più paura: a 8 anni capiva perfettamente che sarebbe vissuta in un'altra dimensione.
Questo è di sprone per tutti noi, ci esorta a vivere ogni istante in modo intenso. La vita porta delle sofferenze, ma sono sempre accompagnate da gioie nascoste nella quotidianità. Queste vanno cercate e assaporate fino in fondo. Bisogna vivere intensamente ogni istante, perché l'attimo presente fugge e non torna più.

domenica 12 luglio 2026

Solo un attimo

Ultimamente sono sommersa da notizie della morte di persone che conosco.  Sembra tutto un caso, ma non è così. Spesso, nella mia solitudine, mi sono ritrovata a pensare alla morte, al senso profondo della vita e di conseguenza all'importanza delle cose che contano veramente. Come sovente ho detto, è il nostro rapporto con la morte che traccia il cammino della vita terrena, ma ci sono momenti forti, tangibili, in cui la nostra mente è portata a pensarci in modo più serio, più insistente. Volere o non volere la mente accarezza quel pensiero.
Personalmente non mi dà angoscia, certamente mi suscita una mestizia impalpabile, quasi eterea. Capisco fortemente che ogni attimo della vita è fondamentale e che siamo destinati a salutare tante persone, se non siamo chiamati noi stessi ad affrontare il grande passo. Io non credo che un ateo non si ponga domande sulla morte o che sia soddisfatto a ricondurre tutto sul piano scientifico. Il fatto è che se una persona si accontenta di risposte lapidarie, ha una certa superficialità: se provi ad entrare nel mistero della morte, non puoi uscirne indifferente, qualcosa ti mozza il respiro, le domande s'affollano nel cervello e qualche volta ti stordiscono. Non ho dubbi nell'affermare che è meglio uscirne depressi piuttosto che indifferenti e con una risposta superba. La depressione che ne deriva, è perché la persona ha una profondità unica, un'intelligenza fine che sa andare oltre all'apparenza. Al contrario  una persona che ne esce con una risposta secca  scientifica, ancor peggio derisoria nei confronti di chi crede nella vita eterna, è davvero superficiale. Sicuramente poi subentra il discorso della fede che salva dalla depressione, ma è anche da dire che la fede è un dono e, una volta ricevuto, va curato con amore affinché cresca rigoglioso. La fede cambia la disperazione in gioia  lo afferma anche la Bibbia: "Hai mutato il mio lamento in danza,
la mia veste di sacco in abito di gioia,
 perché io possa cantare senza posa.

Signore, mio Dio, ti loderò per sempre.". Questo diventa tale se una persona ascolta nel silenzio del suo cuore e, cercando la Presenza di Dio, si mette in atteggiamento di umiltà e preghiera. Dio si renderà manifesto a chi ha il cuore aperto al suo volere e gli donerà la gioia.

sabato 11 luglio 2026

San Benedetto

Oggi è la festa di san Benedetto,  eletto patrono d'Europa da Paolo VI. Se Gesù è ebreo, l'Europa ha avuto il privilegio di essere la culla del cristianesimo. È un privilegio e, sebbene ultimamente prevalga l'apostasia e l'ateismo, dobbiamo esserne riconoscenti. Queste sono le nostre radici e fanno parte pienamente della nostra cultura. Abbiamo un patrimonio culturale non indifferente da custodire e, purtroppo,  in un certo senso, non ne siamo più degni. 
San Benedetto è un santo straordinario: nato a Norcia, fu mandato a Roma per studiare e lì, proprio dove il cristianesimo è cresciuto e si è espanso e dove la terra è stata irrorata dal sangue dei martiri, San Benedetto rimane deluso. È in questa delusione profonda che nasce la sua vocazione, il suo desiderio intenso di dedicarsi a Dio. Quindi si ritirò a Subiaco per cercare e vivere la presenza di Dio. La sua fama di santità si espanse ed attirò a sé tanti discepoli. Ciò che voleva Dio da lui non era vivere da eremita, ma fondare tante comunità di vita monastica in cui il principio fondamentale era "ora et labora". Di fatto fu il padre del monachesimo occidentale e la sua spiritualità verte su alcuni pilastri:
1. Lasciare ciò che ci distrae da Dio
2. Il valore del silenzio
3. Ora et labora: santificare le cose semplici
4. Perseveranza nella lotta interiore
5. L'equilibrio 
6. Il valore di ricevere l'Eucaristia.
San Benedetto non dice di lavorare come matti, di non avere il tempo di respirare o di andare oltre le proprie forze e di pregare solamente qualche volta... non dice di tralasciare la preghiera per fare atti di carità. 
Dico questo perché anche la vita religiosa, compresa quella condotta da laici, è diventata frenetica. Evangelizzare, per il mondo di oggi, significa lavorare come animali da soma, lavoro che spesso logora e stanca talmente tanto che non si hanno più le forze per pregare. È la preghiera il motore di tutto, non basta offrire il proprio operato, bisogna stare con Dio, perché solamente Lui dà senso al nostro vivere e quindi al nostro operare. San Benedetto faceva dell' equilibrio la qualità principale della vita monastica, era bandito ogni eccesso. Benedetto fu anche una guida preziosa, ma imparò nel silenzio. Fu nel silenzio che incontrò Dio. Spesso siamo travolti dal rumore dei nostri sentimenti, del nostro giudizio, della mentalità del mondo, ma è nella delicatezza della brezza che Dio parla al cuore dell'uomo, non nel tumulto. Sappiamo immergerci anche noi nel silenzio più profondo per riuscire a portarlo nel tumulto del mondo... perché la pace deve regnare nel nostro cuore, così riusciamo a vivere anche i momenti più dolorosi e intensi della vita.


venerdì 10 luglio 2026

Amare, segno di santità

Perché l'amore è segno di santità? Proviamo ad avviare sull'argomento una meditazione libera, ma difficilissima. È nostro retaggio pensare e credere che ciò che rende santo/a un uomo e una donna, è l'amore... ma perché? Al di là del fatto che esista un Dio Santo, che ama, perché l'uomo pensa che l'amore sia sinonimo di santità? Capite bene che questa meditazione tocca argomenti filosofici e, da una parte, ha pretese scientifiche, cioè dimostrare che ciò che il cristiano crede, abbia valide e fondate ragioni.
Torniamo agli albori dell'umanità. Ammettiamo che l'uomo e la donna si siano uniti per conservare la propria specie e che l'atto sessuale fosse destinato soltanto a questo. In fondo anche tra gli animali è così,  non si può parlare di vero innamoramento, ma di un istinto alla conservazione della specie. Nonostante questo, la donna e l'animale sentono verso i piccoli un amore che spesso li porta a sacrificare la loro vita per la loro. Oserei affermare, però, che se fosse solamente questo, non avrebbe senso il loro atto se raffrontato con l'istinto di sopravvivenza insito in ogni umano e animale. Questi due conflitti porterebbero la persona a non sapere cosa fare. In situazioni normali, la donna e l'uomo sono portati a proteggere il figlio/a, fino al caso estremo di sacrificare la propria vita, morendo. Sappiamo da numerosi casi di cronaca nera che capita invece che la madre o il padre uccidano i figli anche a prezzo inferiore di quello che avrebbero speso in situazione di pericolo di vita: talvolta hanno ucciso per cattiveria, per egoismo... ecco che queste eccezioni confermano la regola, secondo cui non è così scontato che il papà e la mamma amino i loro figli. Così accade anche negli animali. C'è una legge insita nel cuore dell'uomo che desidera il bene, quindi il volere bene ai propri figli, amore e difesa estesi ai membri del clan. Abbiamo ereditato tale amore da qualcuno, non è dettato semplicemente dal nostro cervello, dalla nostra mente, perché sappiamo bene che fare del male agli altri è una deviazione, è cattiveria. È la coscienza umana che ci comanda di non fare del male, c'è una legge suprema che governa tutto, che apre il nostro cuore all'amore.
L'espressione più grande dell'amore è "creare, dare vita". E l'Autore,  il Datore di vita per eccellenza è proprio Dio. 
Un altro bisogno che l'uomo ha manifestato fin dall'inizio è proprio quello di Dio. Attraverso i secoli, attraverso le varie vicende della storia, l'uomo ha manifestato il suo ardente desiderio di entrare in relazione con Dio. Anche su questo, l'agnosticismo e l'ateismo sarebbero proprio le eccezioni che confermano la regola. Nonostante l'umanità si sia "evoluta " dal punto di vista del progresso e la qualità della vita sia migliorata, sente ugualmente la necessità di unirsi a Dio, ad entrare in relazione con Qualcuno di più grande. L'uomo riconosce che c'è un Essere trascendente che lo ha creato,  così come ha creato tutto ciò che ci circonda.
Nel medesimo contesto s'innesta il bisogno, il desiderio di eternità. 
Quando amare diventa il criterio di ogni scelta, applicato indistintamente in ogni situazione per complessa che sia, si diventa santi. Amare è tornare alle proprie origini, è rendere sacra la nostra vita.

giovedì 9 luglio 2026

I santi

Siamo sballottati dai venti tempestosi che agitano il mare paurosamente, dove la barchetta della Chiesa naviga silente, ma senza stancarsi. Dai social emergono tante opinioni contrastanti riguardo alle posizioni della Chiesa che possono generare confusione e smarrimento. Non tutto ciò che luccica è un bene vero. In questa tempesta possiamo smarrirci, a volte affogare senza trovare un appiglio... 
Ciò che dobbiamo continuare a guardare nel nostro cammino complicato è proprio il faro, la lanterna che illumina il nostro buio, lasciando intravedere la rotta: il Vangelo. 
È il Vangelo la nostra luce, ma non deve essere setacciato, bisogna leggerlo e accettarlo così com'è. Il Vangelo, Gesù è lo stesso, Ieri e Oggi... non lasciatevi sviare da dottrine varie e  peregrine. I tempi cambiano, ma Gesù è lo stesso. L'approccio alla gente va cambiato, ma non stravolto. Il cardine di tutto lo ha chiarito più volte Gesù: il primo dei comandamenti è Amerai il Signore tuo Dio. A lui va tutto, nessuno deve superare questo amore nel nostro cuore. Da questo amore dipende tutto il nostro operare, anche il secondo comandamento più importante: amerai il prossimo tuo come te stesso... anzi lo amerai come Dio ti ha amato. E... poi ci sono i santi: ognuno si è santificato secondo le sue caratteristiche,  le sue inclinazioni, ma tutti hanno un comune denominatore: amavano, veneravano Dio e, donandosi a Lui hanno amato il prossimo eroicamente nella quotidianità. 

martedì 7 luglio 2026

Essere fedeli

Sui social ultimamente si parla dello scisma della comunità dei Lefebvriani, i quali non accettano gli insegnamenti del Concilio Vaticano II e si definiscono per antonomasia i custodi della Tradizione della Chiesa Cattolica.  Lo scisma o ciò che ne deriva, è la scomunica, una scomunica che fu lanciata già da Papa Giovanni Paolo II nel 1988 per il medesimo motivo. Ciò che professa la Chiesa Cattolica è l'obbedienza al Papa e questo sancisce l'appartenenza ad essa. I due Papi in questo sono stati chiari. Non è stato il fatto di dire sempre la messa secondo il Concilio Tridentino o a non accettare il Concilio Vaticano II a decretare la scomunica, ma che, nonostante i vari inviti di Leone XIV, hanno consacrato dei nuovi vescovi senza il consenso della Chiesa di Roma. 
La Chiesa non afferma che bisogna osannare sempre il Sommo Pontefice, ma, essendo successore di Pietro, bisogna obbedire a Lui. Ci sono stati Papi che hanno sbagliato, eppure la Chiesa è sempre rimasta in piedi. 
Non dice nemmeno che non ci sono stati smarrimenti o abusi dopo il Concilio... purtroppo abbiamo assistito a tanti momenti di smarrimento, fino a perdere il senso del sacro e azzerare la divinità di Gesù, soprattutto nella Santa Eucaristia. Ricordiamo che nella Santa Eucaristia c'è il Sangue e il Corpo di Cristo, che nella Messa , in qualsiasi rito si celebra, si perpetua il Sacrificio incruento di Gesù sulla Croce. Nessuno si è mai sognato di negare la divinità di Gesù, vero Dio e vero Uomo. Gesù si china sull'uomo per il suo grande amore e lo rende partecipe della Sua vita divina, ma rimane anche Dio e a Dio, Autore di ogni Vita, va resa adorazione e riverenza.
Tanti laici fanno catechismo senza praticamente sapere nulla, tanto per fare, o fanno i Ministri Straordinari della Eucaristia senza darLe il dovuto rispetto.  Il Concilio non ha sminuito la divinità di Gesù, ma ha cercato di rendere accessibile la Chiesa alla gente, affinché tutta si senta parte del Corpo Mistico di Cristo e ne partecipi attivamente anche con l'offerta dei propri sacrifici quotidiani. La propria vita assume così uno scopo redentivo e sacrificale, ma solamente se è innestata completamente in Cristo e in comunione piena con la Chiesa Cattolica.

venerdì 3 luglio 2026

Riconoscere Cristo

Oggi è la festa di San Tommaso Apostolo. Nelle prediche è conosciuto come l'apostolo incredulo, ma il momento in cui incontra il Signore, è degno di riflessione non solamente per quel motivo. Ripercorrendo il racconto del vangelo, vediamo che il Signore fa visita ai discepoli proprio quando Tommaso non è presente. Quando Tommaso torna, i discepoli gli raccontano ciò che hanno visto,  che hanno incontrato il Signore. Tommaso, però, manifesta tutta la sua incredulità.  

Dal racconto sembra una persona pratica, con i piedi per terra, che crede solamente a ciò che vede... un po' come spesso sono gli scienziati di oggi.  Gli scienziati affermano di credere solamente a ciò che vedono, alla materia e alla sua evoluzione, accostando causa e  effetto di ogni cosa. Non potrebbero credere a un annuncio del genere! "Noi crediamo a ciò che vediamo". Così sovente gli scienziati si sentono in guerra con la fede che la vedono come un atteggiamento retrogrado dell'umanità che cerca conforto nelle tempeste della vita. Anche gli psichiatri riconducono alcuni eventi alla mente, a talune reazioni chimiche del cervello perché tutto deve avere origine nella materia. Spesso non ammettono che qualcosa di più grande può accadere e che non è tutto riconducibile al cervello... Non a caso la psichiatria moderna è proprio nata nel periodo del materialismo, del positivismo e della rivoluzione industriale.
Invece, per fortuna, qualcosa sfugge alle reazioni chimiche e disegna qualcosa di più grande e infinito, di incomprensibile e... non per questo meno credibile di ciò che è riconducibile alla materia.
Così accade che mentre i discepoli, insieme con Tommaso, erano barricati in casa, entrò il Signore, stette in mezzo a loro e salutò:"Pace a voi!". Ecco... la presenza di Dio porta la pace. Quando non c'è pace, non c'è Dio. Dio viene in mezzo ai discepoli impauriti, nascosti in casa, irrompe nella quotidianità.  I discepoli sembrano non riconoscere la presenza di Dio,  non si sa per quale motivo. Quante volte anche noi, presi dai nostri affari, dalla quotidianità, non riconosciamo il Signore! Lui si fa riconoscere quando saluta: Pace a voi! È il segno della presenza di Cristo che conosce il cuore di Tommaso fino in fondo e gli intima di aver fede. A Tommaso si apre il cuore e non solo riconosce la persona di Gesù, ma che Lui è Signore e Dio.

giovedì 2 luglio 2026

Il potere del Figlio dell'Uomo

La fede del paralitico e di coloro che lo portarono da Gesù era molto grande, tanto che Lui vide che vi era una grande disponibilità e disse una frase che scandalizzò gli Scribi pronti a coglierlo in fallo. Gli scribi sono da capire: Gesù disse una frase che rievocava un'azione prettamente divina, quella di perdonare i peccati. Nessun uomo sulla terra poteva rimettere i peccati di un altro uomo, se non Dio solo. Gesù, davanti all'incredulità degli Scribi, compie un gesto per rendere visibile lo scioglimento dei peccati: liberare l'uomo dalla paralisi. La conseguenza infatti era questa: se io riesco a far camminare un paralitico, è chiaro che ho avuto il potere di rimettere i peccati.
E poi il paralitico... paralizzato non riusciva più a camminare, imprigionato nel suo Io non riusciva ad andare incontro ai fratelli.  Dio lo ha liberato in un istante dalla condizione che lo teneva prigioniero e lo ha fatto tornare a casa sua, alla sua tranquillità e gioia.

mercoledì 1 luglio 2026

In cerca del proprio credo

Parlando con la gente, ciò che spesso emerge è uno smarrimento interiore non indifferente, sebbene rimanga il grande desiderio che esista un aldilà.

Spesso non credono in Gesù, ritengono di essere più evoluti perché ormai nel 2026 non si può credere a qualcosa che non vedi... Allora si buttano nella vita terrena, nelle cose che passano, nel godere l'istante senza pensare alle conseguenze. La loro moralità è spesso dettata dalla coscienza e da ciò che vorrebbero gli altri facessero a loro. Questa è in realtà la mentalità cristiana, ma ovviamente non abbracciano la religione cattolica perché essa irrompe nella loro storia nel loro quieto vivere, sradicando e indicando immorali, cose che a loro producono piacere. Da qui l'accusa, non solamente legata a questo, di bigottismo. Come ho spesso detto, quel "Ma io vi dico" indicato da Gesù nel Vangelo rispetto ai Comandamenti, è molto impegnativo. Sovente tale stile di vita è indicato come retrogrado perché limitante della propria libertà. Il concetto di libertà oggi è spesso egoista, non considera il punto di vista di ogni essere vivente, si limita al voler fare ciò che si vuole mascherandolo per un bene, che poi è solamente un bene apparente. Se parli con loro, ci si accorge che questa loro libertà li hanno portati a una condizione problematica, a situazioni con conseguenze gravi per loro stessi e per chi sta accanto. Se parli con loro hanno bisogno di sostegno, di essere accompagnati da qualcuno, generalmente uno psicologo, perché, impegnati nelle cose terrene, in fondo in fondo, sono insoddisfatti... e poi magari sono proprio loro che criticano il Sacramento della Riconciliazione.
Ci sono poi coloro che vanno oltre le apparenze, amareggiati dagli atteggiamenti della Chiesa, che credono nella vita eterna... ma sempre di più nella reincarnazione e deridono l'esistenza di un paradiso e un inferno. C'è una ricerca profonda in queste persone e sicuramente sono più disposte all'ascolto della Parola di Dio. La loro anima è un buon terreno, forse pronto a accogliere la rugiada dell'amore di Dio. 
La posizione più pericolosa forse è proprio quella dei cosiddetti praticanti che hanno il piede in due scarpe: i primi che frequentano la Chiesa, ma sono pronti ad appoggiare partiti o visioni troppo aperte, scordando che, in certi momenti, tenere troppo la porta spalancata, soprattutto di notte quando non si vede bene, è pericoloso perché possono entrare animali o persone che sembrano innocue, ma poi sono pericolosissime;
I secondi quelli che sono troppo rigidi nella morale e che considerano solamente il rapporto verticale con Dio e non quello orizzontale con i fratelli, escludendoli automaticamente e di fatto isolandosi sempre di più... rischiando di pensare di essere a posto, ma a posto non sono perché la fede si vede dalle opere non isolandosi... sono i farisei di oggi che non si mettono in discussione e criticano inconsapevolmente tutto e tutti.

Cristiano cattolico?

Poco tempo fa mi sono imbattuta in un post di un "protestante" che ordinava categoricamente di non fare la Comunione e la Cresima. Leggendo il post aperto a tutti, ci si accorgeva subito che c'era tanto astio verso la Chiesa Cattolica, davvero tanto che l'autore ha pensato bene di bloccare i commenti perché tanti cattolici esprimevano il loro pensiero. La cosa che mi ha particolarmente colpito, è proprio la contraddizione in cui era caduto: solo Dio, Gesù, era perfetto, la Chiesa Cattolica che crede alla sua costruzione su una parola di Gesù rivolta a Pietro, era in flagrante errore. Ma... perché? La cosa bella del cattolicesimo è proprio questo!
Il Cattolico è consapevole che l'umanità è fallibile, è debole ed è una cosa straordinaria che Dio abbia affidato a un uomo, Pietro, la guida della sua Chiesa: questo sta a dimostrare sì che l'uomo ha bisogno del sostegno di Dio in continuazione, ma anche che Dio può fare grandi cose partendo proprio dalla nostra pochezza e inconsistenza. È singolare anche che la scelta sia caduta proprio su Pietro che lo ha rinnegato più volte e non su Giovanni che si sentiva tanto amato ed era il più giovane dei 12 e quindi, secondo la mentalità ebraica con meno peccati degli altri. Attraverso la scelta dell'uomo a guida della Chiesa, Dio dimostra di essere il Signore della Storia, dimostra chiaramente che può fare grandi cose nonostante il nostro peccato, i nostri tradimenti. Il Cattolicesimo è testimone dell'amore di Dio incondizionato per l'uomo, che si china sulla sofferenza spirituale e fisica,  che non pensa che debba fare tutto lui, ma che rende partecipe il Suo Creato al suo immenso disegno d'amore. Allora, in quest'ottica, Dio manda gli uomini e le donne del suo tempo ad annunciare il Vangelo, a celebrare il memoriale della sua Pasqua, solamente perché Dio ha creato l'umanità e la terra attraverso lo Spirito Santo  per amore. Questo amore non può rimanere chiuso in se stesso, ma si dona, rendendo anche l'uomo capace di fare grandi cose... È un amore che coinvolge, che dona libertà. In quest'ottica si comprende il Sacramento dell'Eucaristia, della Cresima e quello più difficile della Riconciliazione. Senz'altro è difficile confessare a un uomo i propri peccati, ma è altrettanto bello il momento in cui il Sacerdote pronuncia l'assoluzione. Attraverso quelle parole, l'amore di Dio e il Suo perdono diventano tangibili. Chi pensa di confessare direttamente a Dio i suoi peccati, si perde quelle dolcissime parole che lo assolvono da tutti i suoi peccati. 

domenica 14 giugno 2026

Il dolore

“Non dobbiamo spiritualizzare il dolore, riconducendolo superficialmente alla “volontà di Dio” o a qualche suo misterioso progetto, perché questo rischia di minimizzare quella sofferenza, di metterla a tacere, di ferire le persone. Dio non vuole la sofferenza…”
Sono le parole di Papa Leone nei riguardi del dolore umano e il proprio atteggiamento nei confronti di esso.
Ha ripreso una mia riflessione fatta tanti anni fa in cui dicevo che, spesso, davanti a una persona che ci confida il suo dolore, rispondiamo di offrirlo, che fa parte di un misterioso disegno di Dio. Non si deve fare! Anche se la persona è religiosa, legata profondamente a Dio, nel momento della sofferenza, non ha bisogno di queste risposte che, tra l'altro, conosce già. Con queste risposte si cancella in un solo istante tutta l'empatia che bisognerebbe avere nei confronti dei fratelli che soffrono. Probabilmente non ce ne accorgiamo, ma cancelliamo la nostra capacità di chinarci davanti al dolore altrui, sminuendolo e rendendo di fatto palese l'incapacità di rispondere ai grandi interrogativi della vita. Rimane una formula fredda, impersonale che imbarazza l'anima che la pronuncia...
C'è un altro aspetto che rivela una grande immaturità affettiva: qualcuno non riesce a sopportare il dolore altrui perché evidenzia la propria fragilità, perché in un istante comprende che lui, se fosse chiamato a vivere quel dolore, non riuscirebbe senza cadere in depressione. Allora sparisce, preferisce non confrontarsi per non sentirsi umiliato e vedere le proprie fragilità che non accetta...
Questo atteggiamento non è cristiano! Maria rimase accanto a Gesù per tutto il percorso che lo ha portato a morire sulla Croce! 

sabato 6 giugno 2026

Una pioggia di grazie

L'azione di Dio nella nostra vita è davvero straordinaria. Egli è in ascolto dei nostri bisogni, attento alle suppliche e preghiere che eleviamo a Lui. Sicuramente, le preghiere, per essere ascoltate, devono possedere alcune caratteristiche, soprattutto devono essere impregnate di fede,  ma spesso vengono esaudite gratuitamente. Dio si china su di noi con amore immenso ed esaudisce le nostre preci. 
Talvolta può capitare che l'anima si stupisca di essere esaudita in tutto da Lui, seppur non lo meriti. In questo modo l'anima si rende conto che tutto viene da Dio, anche la minima cosa, e che senza di Lui, noi non possiamo davvero fare nulla, come ha detto Gesù nel Vangelo. 
Sono ben giuste le parole di Sant'Agostino: tutto è grazia...
È nella nostra debolezza che si manifesta la forza di Dio...

domenica 24 maggio 2026

Lo Spirito Santo

Lo Spirito Santo è Dio: è l'amore che lega Gesù al Padre e noi a Gesù e al Padre. Spesso si è detto di Lui che è il gran dimenticato e, in effetti, è proprio così, eppure è Colui che ci lega e ci permette di avere un rapporto con il Divino. È Colui che ci fa comprendere le parole di Dio e quindi ci dà la forza e il coraggio di vivere il suo messaggio. 
     

Oggi, come non mai, abbiamo bisogno del Suo aiuto per non rimanere travolti dalle numerose ideologie religiose. Gesù disse di pregare umilmente e saremo esauditi. Il segreto è tutto qui: mettersi in ascolto della volontà di Dio, premettendo che la logica del Padre non è la nostra e spesso ci risulta incomprensibile, ci assorba.
Ci lamentiamo della lontananza di Dio, ma poi siamo noi a scacciarlo dalle nostre aule e dai nostri ospedali, dalla nostra mente quando chiede cose che secondo noi sono contrarie alla nostra libertà. Dopo aver fatto tutto questo, aver allontanato il Vangelo e affossato ciò che ci comanda Gesù, ci chiediamo dov'è e perché non ci parla. Vogliamo il suo aiuto solamente quando ci troviamo in difficoltà e se non lo fa ci rivoltiamo contro... e se ci chiede di mettere in gioco tutta la nostra esistenza e il nostro modo di pensare, ci giriamo dall'altra parte, senza battere ciglio.  

venerdì 1 maggio 2026

La sofferenza di Dio

La sofferenza di Dio, quella di Gesù nei confronti dell'umanità, si genera quando l'uomo e la donna sono lontani da Dio. È una sofferenza profonda che si presenta quando si percepisce un'offesa nei confronti di Dio o il pericolo della salvezza di quell'anima. Il cuore soffre. Anche nei propri confronti il pentimento e la sofferenza devono scaturire da questo, cioè dall'aver offeso Dio. 

È la sofferenza di Gesù nell'orto del Getsemani, nel momento in cui Gesù vede il pericolo dell'Uomo di dannarsi e le grandi offese arrecate a Dio Padre. È la sofferenza che salva, che induce la persona a offrire la propria sofferenza per le anime, come fece Gesù durante la sua vita, passione, morte e Risurrezione. 

domenica 5 aprile 2026

Risurrezione

 Sarebbe bello riflettere sulla propria fede nella Risurrezione.  È proprio lì il punto focale della nostra fede cristiana, non è altro: è credere che il Messia sia morto e Risuscitato. 

Qual è il nostro rapporto con la morte? Quale valore diamo alla nostra vita,  alla vita degli altri, alla vita in generale? Il fulcro della nostra serenità è il nostro rapporto con la morte. Non vuol dire non avere paura, ma avere chiaro  il significato che diamo ad essa. La morte rimane per tutti un salto nel buio, ma chi ha fede crede fortemente che Dio lo prenderà prima che cada nel baratro. Il problema rimane come noi viviamo: se stabiliamo una vera connessione con Dio, il nostro modo di vivere prenderà una piega particolare e, sicuramente,  più serena. Non si commetteranno più certe cose, si avrà una sensibilità diversa e la fede cambierà completamente la vita. La morte diventa un passaggio: possiamo avere tante persone accanto al momento della morte, ma quel determinato passo dobbiamo farlo noi, da soli. Se abbiamo vissuto una vita cristiana autentica, seppur segnata dalla debolezza, non avremo paura dello sguardo di Dio, non ci allontaneremo mai da Lui, perché non proveremo vergogna e andremo a purificarci per vederlo senza ombre o macchie o andremo direttamente da Lui.


 

Questo concetto non è difficile da capire: quando ci isoliamo e non frequentiamo le altre persone, è perché siamo affetti da una forte ansia sociale, pensiamo di non essere in grado di affrontare o di costruire rapporti umani, abbiamo il terrore che gli altri possano giudicarci o non ritenerci degni di loro, di mostrare le nostre fragilità (inevitabili). Così accade al momento della morte: secondo quanto conosciamo Dio, se non ci sentiamo all'altezza, ci allontaniamo da Lui perché abbiamo paura! I nostri peccati tornano a galla e si palesano in tutta la loro virulenza e capiamo che non possiamo  corrergli incontro perché non lo meritiamo... così ci allontaniamo,  fuggiamo.

Dio è pace, gioia, nonostante le nostre fragilità. Chi vive nella tristezza è perché non si è mai aperto davvero alla presenza di Dio e si perde la bellezza della Vita stessa che è rischio, ma è anche bellissima tanto quanto decideremo di viverla in modo totale, accettando tutti i rischi che essa comporta.

domenica 1 marzo 2026

Noi, dispersi nel mondo

Tempi di smarrimento, tempi di sofferenza, tempi di inquietudine, tempi di ateismo, tempi di insicurezza, tempi di liquidità sociale... insomma i nostri tempi. Alzi la mano chi di noi non si guarda attonito,  incapace di trovare un senso o di provare inquietudine e un po' di smarrimento! Se riflettiamo sul tempo presente ci accorgiamo subito della sua emergente complessità e facciamo fatica a tenerci a galla in mezzo ai marosi della tempesta che potrebbe travolgerci. Tante ideologie, tanti pensieri contrastanti, tanti punti di vista potrebbero portare davvero il nostro cuore a smarrirci. Al contrario non arrocchiamoci nelle nostre ideologie per timore che il pensiero altrui possa travolgere le nostre certezze, ma mettiamoci umilmente in ascolto di ciò che Dio ci dice. Dio parla attraverso la Parola della Bibbia e ancor meglio nel Vangelo e in ciò dobbiamo rimanere ancorati a tutti i costi. L'atteggiamento di alcuni è proprio quello di aver paura di perdere la propria identità nazionale e cristiana. Non è una paura infondata. Guardiamo alla vita personale. Una persona che non conosce le proprie origini e quindi la propria identità ha problemi con se stessa e nelle relazioni interpersonali. È importante quindi identificarsi in un preciso gruppo e rimanere "ancorato" in quello. Esso parla di noi, della parte più profonda di noi stessi. Dobbiamo essenzialmente aver chiaro chi siamo, ma anche dove andiamo. 


A volte si rischia di scusare qualsiasi atteggiamento, pur essendo gravissimo. Un tempo Sant'Agostino aveva detto: "Bisogna condannare il peccato, non il peccatore". La differenza sostanziale del vero cristiano è qui: il peccato va condannato e abbiamo assolutamente avere in mente ciò che è tendenzialmente il peccato, anche per dirigere bene la nostra condotta, ma non la persona che pecca. Lei deve avere sempre una possibilità sebbene abbia commesso tanta crudeltà... e bisogna che anche il peccatore prenda coscienza che ciò che ha fatto è veramente grave, per non commetterlo più e quindi salvarsi. Non è tutto relativo: il peccato rimane peccato. Quindi siamo fermi nella nostra fede e non accettiamo altre ideologie in nome di una tolleranza che tolleranza non è. Cristo è lo stesso ieri, oggi, sempre.

mercoledì 18 febbraio 2026

Quaresima, dove tutto ha inizio

 Quando dobbiamo affrontare qualcosa d'importante, abbiamo bisogno di concentrarci, di raccogliere le nostre idee per essere pronti per l'evento. Anche la Chiesa, che conosce il cuore dell'umanità, ha stabilito dei tempi speciali per ricordare e meditare sui cardini della fede cattolica. La Quaresima è il momento per eccellenza che ci dovrebbe preparare al meglio per la solennità della Pasqua. È il momento propizio per riflettere sul motivo per cui crediamo e se davvero crediamo. Nella Messa si commemora la passione e la morte di Gesù Cristo: la Quaresima è un tempo dilatato che ci consente di prepararci a meditare e fare veramente nostro ogni singolo momento della vita di Gesù che ha portato alla nostra salvezza. Se pensiamo di aver capito tutto della Sua vita, ci sbagliamo. Nella morte e Risurrezione Egli ci spiega il senso intrinseco della nostra vita. La nostra meditazione deve cominciare dalla Sua costanza nel predicare il Vangelo. Aveva tutti contro, soprattutto chi si proclamava religioso ed era a capo della società ebraica del tempo che era Teocratica e sotto il dominio dell'Impero Romano. Gesù sfidò la mentalità dei religiosi del tempo che predicavano una perfezione esterna, un legame con un Dio che premiava solamente chi seguiva alla lettera le innumerevoli leggi e tradizioni da loro imposte. A determinare tale tipo di religiosità era il fatto che gli Ebrei erano un popolo spesso sottomesso, deportato, soggetto alla diaspora e, di conseguenza,  l'esigenza più urgente rimaneva quella di ricordare le proprie origini per non smarrirsi.  Non so se sia stato l'attaccamento alle proprie tradizioni a far sì che gli Ebrei conservassero la loro religiosità e quindi perpetuato l'attesa del Messia... fatto sta che proprio quando gli Ebrei cercavano disperatamente di mantenere le proprie origini sotto un dominio romano che tollerava la varietà di Credo, nacque il Messia che predicava un Regno che non

apparteneva a questo mondo e nello stesso tempo rivoluzionava la mentalità ebraica che attendeva una liberazione dal punto di vista politico. L'ansia della liberazione del popolo ebraico è da capire: sempre vissuto sotto la dominazione di altre potenze, anelava alla libertà.  Quando Gesù si proclamò Messia, la delusione fu immensa: la libertà che Egli proclamava era spirituale e anziché aiutare a dare forza militare a un popolo vessato, invitava a porgere l'altra guancia davanti al nemico. Solamente chi lo seguiva da vicino sentiva che quell'Uomo predicava qualcosa di profondo che non capivano, ma che li attirava profondamente.  Egli solo poteva rispondere ai grandi interrogativi del proprio cuore. Sicuramente attendevano un colpo di scena finale che sarebbe sfociato con la liberazione politica del Popolo, ma si erano lasciati guidare dalle sue Parole e solamente al momento della Risurrezione, hanno davvero capito che ciò che la prigione che li teneva incatenati, non era i Popoli che li opprimevano politicamente,  ma il peccato. Quando ricevettero lo Spirito Santo capirono la portata della predicazione di Gesù e che erano stati davvero liberati, ma non nel senso che intendevano loro. 
L'atteggiamento dei Farisei e Sadducei era da comprendere, ma avevano sbagliato davvero bersaglio e modalità di approcciarsi a Dio. Gesù predicò un Dio che non era contabile, ma un Padre che amava, che perdonava... il legame dell'umanità con Dio non era decretato dalle varie tradizioni,  ma dall'amore verso Dio e i fratelli. La sostanza della religiosità è questa ed è quella che la Quaresima ci insegna.

martedì 13 gennaio 2026

La fede

 La fede è un dono, come spesso è stato detto. Dio, però, è sempre in ricerca delle anime e si fa sentire solamente da quelle che lo cercano realmente. Altrimenti, se non fosse così, la fede sarebbe una cosa di élite, riservata a pochi. Non è così. La disposizione del nostro cuore fa la differenza, non dipende dai peccati che facciamo: troviamo Dio se davvero vogliamo trovarlo, se ci spogliamo delle nostre resistenze e del nostro Io... e soprattutto se siamo disposti a cambiare veramente vita. Il giovane ricco fu chiamato a una vita di santità, ma rifiutò perché aveva il cuore attaccato al denaro. Possiamo non essere attaccati al denaro, ma al nostro io, ai beni interiori, alla nostra mentalità, alla nostra durezza di cuore e alla nostra infelicità. 



Ricordiamo l'esperienza di Zaccheo. Zaccheo non conosceva Gesù, ma fece di tutto per poterlo vedere: si arrampicò su un sicomoro e fu allora che l'attenzione di Gesù fu attirata in modo definitivo: "Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua!".

L'evangelista sottolinea che era capo dei pubblicani e ricco, una combo incredibile visto che era ricco e pubblicano cioè un peccatore rinomato. I pubblicani, infatti speculavano sulla gente, esigevano tributi ed erano attaccati al denaro. Ciò che importava a Gesù era la disposizione del cuore: Zaccheo, nel suo peccato, cercava veramente Gesù, non era lì per curiosità, era davvero affascinato e, soprattutto, era disposto a cambiare vita.

martedì 6 gennaio 2026

Una grandissima gioia

 "E al vedere la stella, provarono una grandissima gioia". Così i Magi vengono guidati dalla stella e quella stella donava al loro cuore una gioia indicibile. Si fidarono di quella stella che li portava ad adorare un re, non avevano timore come Erode che quel Re fosse più potente di loro, perché i loro cuori erano in ricerca sincera della Verità. La ricerca di Dio, il desiderio di trovarlo non possono che provocare gioia. Tutto ciò che non dà gioia, non viene da Dio. 



Così, i Magi si misero in cammino, perché sapevano che ne valeva la pena, che bisognava rischiare, che c'era qualcosa di grande che stava per accadere. Dopo il loro viaggio incontrarono il Signore, così com'era, non come avrebbero voluto che fosse: piccolo, nudo, piangente, assonnato... 

Anche noi, nella nostra piccolezza, dobbiamo diventare stelle che guidano gli altri verso il Signore e, come i Magi, non aspettarci un Dio diverso, potente, imbattibile, che fa solamente miracoli, incontriamo Dio così com'è, nascosto nella quotidianità che a volte pesa tantissimo, nascosto in quella persona che ci chiede tanto, nascosto in quella fatica fisica che ci impedisce di vedere oltre...