Ho toccato spesso quest'argomento: i pensieri di Dio sono diversi dai nostri e ce lo illustra bene il vangelo di questa domenica, quando Gesù spiega ai discepoli la passione che dovrà affrontare. Pietro, che un attimo prima aveva fatto la sua bella professione di fede, cade miseramente e, prendendo Gesù in disparte lo rimprovera. La reazione di Gesù è immediata e lo chiama addirittura satana, cioè avversario, oppositore, nemico... colui che accusa in un tribunale e combatte contro un rivale.
La reazione di Pietro non ci deve scandalizzare più di tanto: immaginiamo se vivessimo una situazione simile, se sentissimo una persona cara parlare della sofferenza e morte che dovrà affrontare. Proveremmo sicuramente dolore, non vorremmo mai che la persona a cui vogliamo bene affrontasse tutto quello. Così è stato per Pietro nel sentire il racconto di ciò che avrebbe patito Gesù.
Torniamo al racconto del Vangelo. Gesù torna a spiegare cosa vuol dire pensare come Dio e lo fa elencando 3 verbi:
RINNEGARSI: essere cristiano vuol dire esserlo a 360 gradi, a tutto tondo, non solamente quando siamo in chiesa o in ambienti religiosi, ma in ogni ambito della vita. La natura umana segue la logica del dente per dente, quella divina dell'amore, del perdono. Quando una persona tocca le corde più profonde del cuore e ci fa soffrire, dobbiamo aprire il cuore al perdono; quando sappiamo che una parola inutile fa soffrire una persona, dobbiamo saper tenere la bocca chiusa.
PRENDERE LA PROPRIA CROCE: spesso la vita ci propone le croci che noi possiamo portare. La sofferenza a volte può portare alla rabbia contro tutti e tutto, non sempre le diamo il potere salvifico che invece possiede. Allora non lascio che la croce mi schiacci, la prendo.
E MI SEGUA: e qui ci vuole la grazia di Dio, da soli non riusciamo. Seguire Gesù vuol dire abbracciare la croce, la sofferenza con gioia, unendola alla vita di Cristo e offrendola per la salvezza della nostra e altrui anima.
Accettare la croce, significa anche accettare i propri limiti: vorremmo essere subito come Gesù ci comanda di essere, ma siamo imperfetti, siamo fragili nel corpo e nello spirito. Bisogna accettare questi limiti e porli sull'altare della misericordia, con umiltà. Facciamo tutto ciò che è in nostro potere per seguire Gesù, ma ciò che non riusciamo a cambiare, mettiamolo nel Suo Cuore.

