Incontro all'infinito
Ama e dentro il tuo cuore ci sarà un piccolo frammento dell'infinito di Dio, un piccolo specchio che rifletterà l'azzurro del cielo. Entra nella cella del tuo cuore e immergiti nel suo silenzio...Ascolta, parla il tuo Maestro! Colui che creò le imponenti montagne e il mare immenso...
domenica 14 giugno 2026
Il dolore
sabato 6 giugno 2026
Una pioggia di grazie
domenica 24 maggio 2026
Lo Spirito Santo
venerdì 1 maggio 2026
La sofferenza di Dio
domenica 5 aprile 2026
Risurrezione
Sarebbe bello riflettere sulla propria fede nella Risurrezione. È proprio lì il punto focale della nostra fede cristiana, non è altro: è credere che il Messia sia morto e Risuscitato.
Qual è il nostro rapporto con la morte? Quale valore diamo alla nostra vita, alla vita degli altri, alla vita in generale? Il fulcro della nostra serenità è il nostro rapporto con la morte. Non vuol dire non avere paura, ma avere chiaro il significato che diamo ad essa. La morte rimane per tutti un salto nel buio, ma chi ha fede crede fortemente che Dio lo prenderà prima che cada nel baratro. Il problema rimane come noi viviamo: se stabiliamo una vera connessione con Dio, il nostro modo di vivere prenderà una piega particolare e, sicuramente, più serena. Non si commetteranno più certe cose, si avrà una sensibilità diversa e la fede cambierà completamente la vita. La morte diventa un passaggio: possiamo avere tante persone accanto al momento della morte, ma quel determinato passo dobbiamo farlo noi, da soli. Se abbiamo vissuto una vita cristiana autentica, seppur segnata dalla debolezza, non avremo paura dello sguardo di Dio, non ci allontaneremo mai da Lui, perché non proveremo vergogna e andremo a purificarci per vederlo senza ombre o macchie o andremo direttamente da Lui.
Questo concetto non è difficile da capire: quando ci isoliamo e non frequentiamo le altre persone, è perché siamo affetti da una forte ansia sociale, pensiamo di non essere in grado di affrontare o di costruire rapporti umani, abbiamo il terrore che gli altri possano giudicarci o non ritenerci degni di loro, di mostrare le nostre fragilità (inevitabili). Così accade al momento della morte: secondo quanto conosciamo Dio, se non ci sentiamo all'altezza, ci allontaniamo da Lui perché abbiamo paura! I nostri peccati tornano a galla e si palesano in tutta la loro virulenza e capiamo che non possiamo corrergli incontro perché non lo meritiamo... così ci allontaniamo, fuggiamo.
Dio è pace, gioia, nonostante le nostre fragilità. Chi vive nella tristezza è perché non si è mai aperto davvero alla presenza di Dio e si perde la bellezza della Vita stessa che è rischio, ma è anche bellissima tanto quanto decideremo di viverla in modo totale, accettando tutti i rischi che essa comporta.
domenica 1 marzo 2026
Noi, dispersi nel mondo
mercoledì 18 febbraio 2026
Quaresima, dove tutto ha inizio
apparteneva a questo mondo e nello stesso tempo rivoluzionava la mentalità ebraica che attendeva una liberazione dal punto di vista politico. L'ansia della liberazione del popolo ebraico è da capire: sempre vissuto sotto la dominazione di altre potenze, anelava alla libertà. Quando Gesù si proclamò Messia, la delusione fu immensa: la libertà che Egli proclamava era spirituale e anziché aiutare a dare forza militare a un popolo vessato, invitava a porgere l'altra guancia davanti al nemico. Solamente chi lo seguiva da vicino sentiva che quell'Uomo predicava qualcosa di profondo che non capivano, ma che li attirava profondamente. Egli solo poteva rispondere ai grandi interrogativi del proprio cuore. Sicuramente attendevano un colpo di scena finale che sarebbe sfociato con la liberazione politica del Popolo, ma si erano lasciati guidare dalle sue Parole e solamente al momento della Risurrezione, hanno davvero capito che ciò che la prigione che li teneva incatenati, non era i Popoli che li opprimevano politicamente, ma il peccato. Quando ricevettero lo Spirito Santo capirono la portata della predicazione di Gesù e che erano stati davvero liberati, ma non nel senso che intendevano loro.
martedì 13 gennaio 2026
La fede
La fede è un dono, come spesso è stato detto. Dio, però, è sempre in ricerca delle anime e si fa sentire solamente da quelle che lo cercano realmente. Altrimenti, se non fosse così, la fede sarebbe una cosa di élite, riservata a pochi. Non è così. La disposizione del nostro cuore fa la differenza, non dipende dai peccati che facciamo: troviamo Dio se davvero vogliamo trovarlo, se ci spogliamo delle nostre resistenze e del nostro Io... e soprattutto se siamo disposti a cambiare veramente vita. Il giovane ricco fu chiamato a una vita di santità, ma rifiutò perché aveva il cuore attaccato al denaro. Possiamo non essere attaccati al denaro, ma al nostro io, ai beni interiori, alla nostra mentalità, alla nostra durezza di cuore e alla nostra infelicità.
Ricordiamo l'esperienza di Zaccheo. Zaccheo non conosceva Gesù, ma fece di tutto per poterlo vedere: si arrampicò su un sicomoro e fu allora che l'attenzione di Gesù fu attirata in modo definitivo: "Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua!".
L'evangelista sottolinea che era capo dei pubblicani e ricco, una combo incredibile visto che era ricco e pubblicano cioè un peccatore rinomato. I pubblicani, infatti speculavano sulla gente, esigevano tributi ed erano attaccati al denaro. Ciò che importava a Gesù era la disposizione del cuore: Zaccheo, nel suo peccato, cercava veramente Gesù, non era lì per curiosità, era davvero affascinato e, soprattutto, era disposto a cambiare vita.
martedì 6 gennaio 2026
Una grandissima gioia
"E al vedere la stella, provarono una grandissima gioia". Così i Magi vengono guidati dalla stella e quella stella donava al loro cuore una gioia indicibile. Si fidarono di quella stella che li portava ad adorare un re, non avevano timore come Erode che quel Re fosse più potente di loro, perché i loro cuori erano in ricerca sincera della Verità. La ricerca di Dio, il desiderio di trovarlo non possono che provocare gioia. Tutto ciò che non dà gioia, non viene da Dio.
Così, i Magi si misero in cammino, perché sapevano che ne valeva la pena, che bisognava rischiare, che c'era qualcosa di grande che stava per accadere. Dopo il loro viaggio incontrarono il Signore, così com'era, non come avrebbero voluto che fosse: piccolo, nudo, piangente, assonnato...
Anche noi, nella nostra piccolezza, dobbiamo diventare stelle che guidano gli altri verso il Signore e, come i Magi, non aspettarci un Dio diverso, potente, imbattibile, che fa solamente miracoli, incontriamo Dio così com'è, nascosto nella quotidianità che a volte pesa tantissimo, nascosto in quella persona che ci chiede tanto, nascosto in quella fatica fisica che ci impedisce di vedere oltre...
giovedì 25 dicembre 2025
Finalmente Natale
Natale del Signore... Il Natale è una festa religiosa, seppur tanti la identifichino in modo generico come la notte dei miracoli, dell'impossibile che di diventa possibile, il periodo in cui si festeggia l'entrata dell'inverno. Tanti si giustificano che il Natale era una festa pagana e per questo motivo vedi che ogni casa sfoggia addobbi e luci meravigliose, si scambiano regali e così via. In realtà, al giorno d'oggi, la festa del Natale spogliata della sua religiosità diventa senza senso. Il Natale è magico perché un Dio onnipotente si è fatto uomo per redimerci. Se non fosse stato folle d'amore, non avrebbe donato la propria vita per qualcuno che si sarebbe rivelato ingrato, cattivo... Eppure Dio, pur sapendo che sarebbe stato tradito anche in futuro, pur sapendo che gli uomini del futuro lo avrebbero deriso, rifiutato, lui ha pensato che ne valesse davvero la pena prendere un corpo per redimere l'umanità. Per Lui una sola persona che lo adora è una conquista e, nel silenzio, continua a lavorare conquistando comunque delle anime che gli rendono gloria.
È giusto che in questo giorno i cristiani si scambino i regali, anche se la società di oggi ha reso il Natale solamente un evento commerciale. Il nostro scambio di regali diventa differente solamente se parte dal di dentro, se cerca il significato profondo di questo gesto: "ti offro questo dono perché è un segno del mio affetto, perché ho trovato il tempo per pensarti e perché in quel semplice oggetto ho cercato la tua felicità... e perché come Dio si è donato a noi, anch'io dono un pezzo di me a te."


