I discepoli domandano a Gesù chi è il più grande nel Regno dei Cieli. Considerando che avevano un pensiero di grandezza molto differente da quella evangelica, Gesù li riporta all'essenza del Regno che sta annunciando. I discepoli si aspettavano un potere temporale o comunque un Regno che si conquista con la prepotenza… oppure pensavano alla grandezza della missione… ma Gesù smonta tutti i loro pensieri, prende un bambino che era considerato un nulla e sorprende i discepoli affermando che per essere grandi nel Suo Regno, devono diventare come quel bambino… non solo, devono accogliere quel bambino nel suo nome. Essere umili e accogliere chi non conta nulla: è questa la strada del Cielo.
Cosa vuol dire tornare bambini? Vuol dire fare i capricci, battere i piedi per terra? Vuol dire affermare la verità senza freno anche quando può ferire molto? Vuol dire impossessarsi dei giochi altrui? Ovviamente Gesù non voleva dire questo: i bambini hanno tante qualità, vedono le cose in modo speciale. Spesso ai genitori si dice: ciò che stai riportando è un vostro sentimento, i bambini hanno un'altra percezione. I bambini sanno fare subito pace. Nelle nostre classi capita che scoppi un alterco fra di loro. Qualche volta hanno bisogno solamente della presenza dell'adulto, senza che parli, per fare pace. Non c'è bisogno di intervenire, in due battute risolvono tutto. Ahimè, come siamo diversi e complicati noi adulti, che ricordiamo tutto ciò che ci hanno fatto o presumiamo che ci abbiano fatto, e ci chiudiamo nel silenzio più profondo evitando le persone senza affrontare il problema! I bambini ci superano di gran lunga!Hanno uno sguardo speciale nei confronti della realtà: tutto suscita sorpresa, anche le cose più piccole. Ogni volta è un nuovo inizio, hanno curiosità e sete di imparare. Quanto dobbiamo imparare noi da loro che abbiamo uno sguardo triste, incapace di gioire e pensiamo di sapere tutto!I bambini non notano le differenze. Sono curiosi, ma accettano le differenze e di fronte alle malattie sono premurosi.Si fidano incondizionatamente dei genitori, noi dovremmo farlo con il Padre.Dobbiamo poi amare chi è ultimo, chi è ai margini della società. Questo non significa accettare tutto ciò che fa di sbagliato, questo ce lo ha dimostrato bene san Giovanni Battista, ma, condannando il peccato, si dà sempre la possibilità al peccatore. Ricordiamoci, però, anche la parte in cui Gesù parla della correzione fraterna. È nostro dovere far notare al fratello che sta sbagliando e l'epilogo dell'insegnamento di Gesù non è dei più leggeri… “se non ascolterà nessuno, sia per te come un pubblicano e un peccatore”… anche questo ha detto Gesù: bisogna essere prudenti nelle proprie relazioni.

