sabato 11 luglio 2026

San Benedetto

Oggi è la festa di san Benedetto,  eletto patrono d'Europa da Paolo VI. Se Gesù è ebreo, l'Europa ha avuto il privilegio di essere la culla del cristianesimo. È un privilegio e, sebbene ultimamente prevalga l'apostasia e l'ateismo, dobbiamo esserne riconoscenti. Queste sono le nostre radici e fanno parte pienamente della nostra cultura. Abbiamo un patrimonio culturale non indifferente da custodire e, purtroppo,  in un certo senso, non ne siamo più degni. 
San Benedetto è un santo straordinario: nato a Norcia, fu mandato a Roma per studiare e lì, proprio dove il cristianesimo è cresciuto e si è espanso e dove la terra è stata irrorata dal sangue dei martiri, San Benedetto rimane deluso. È in questa delusione profonda che nasce la sua vocazione, il suo desiderio intenso di dedicarsi a Dio. Quindi si ritirò a Subiaco per cercare e vivere la presenza di Dio. La sua fama di santità si espanse ed attirò a sé tanti discepoli. Ciò che voleva Dio da lui non era vivere da eremita, ma fondare tante comunità di vita monastica in cui il principio fondamentale era "ora et labora". Di fatto fu il padre del monachesimo occidentale e la sua spiritualità verte su alcuni pilastri:
1. Lasciare ciò che ci distrae da Dio
2. Il valore del silenzio
3. Ora et labora: santificare le cose semplici
4. Perseveranza nella lotta interiore
5. L'equilibrio 
6. Il valore di ricevere l'Eucaristia.
San Benedetto non dice di lavorare come matti, di non avere il tempo di respirare o di andare oltre le proprie forze e di pregare solamente qualche volta... non dice di tralasciare la preghiera per fare atti di carità. 
Dico questo perché anche la vita religiosa, compresa quella condotta da laici, è diventata frenetica. Evangelizzare, per il mondo di oggi, significa lavorare come animali da soma, lavoro che spesso logora e stanca talmente tanto che non si hanno più le forze per pregare. È la preghiera il motore di tutto, non basta offrire il proprio operato, bisogna stare con Dio, perché solamente Lui dà senso al nostro vivere e quindi al nostro operare. San Benedetto faceva dell' equilibrio la qualità principale della vita monastica, era bandito ogni eccesso. Benedetto fu anche una guida preziosa, ma imparò nel silenzio. Fu nel silenzio che incontrò Dio. Spesso siamo travolti dal rumore dei nostri sentimenti, del nostro giudizio, della mentalità del mondo, ma è nella delicatezza della brezza che Dio parla al cuore dell'uomo, non nel tumulto. Sappiamo immergerci anche noi nel silenzio più profondo per riuscire a portarlo nel tumulto del mondo... perché la pace deve regnare nel nostro cuore, così riusciamo a vivere anche i momenti più dolorosi e intensi della vita.


venerdì 10 luglio 2026

Amare, segno di santità

Perché l'amore è segno di santità? Proviamo ad avviare sull'argomento una meditazione libera, ma difficilissima. È nostro retaggio pensare e credere che ciò che rende santo/a un uomo e una donna, è l'amore... ma perché? Al di là del fatto che esista un Dio Santo, che ama, perché l'uomo pensa che l'amore sia sinonimo di santità? Capite bene che questa meditazione tocca argomenti filosofici e, da una parte, ha pretese scientifiche, cioè dimostrare che ciò che il cristiano crede, abbia valide e fondate ragioni.
Torniamo agli albori dell'umanità. Ammettiamo che l'uomo e la donna si siano uniti per conservare la propria specie e che l'atto sessuale fosse destinato soltanto a questo. In fondo anche tra gli animali è così,  non si può parlare di vero innamoramento, ma di un istinto alla conservazione della specie. Nonostante questo, la donna e l'animale sentono verso i piccoli un amore che spesso li porta a sacrificare la loro vita per la loro. Oserei affermare, però, che se fosse solamente questo, non avrebbe senso il loro atto se raffrontato con l'istinto di sopravvivenza insito in ogni umano e animale. Questi due conflitti porterebbero la persona a non sapere cosa fare. In situazioni normali, la donna e l'uomo sono portati a proteggere il figlio/a, fino al caso estremo di sacrificare la propria vita, morendo. Sappiamo da numerosi casi di cronaca nera che capita invece che la madre o il padre uccidano i figli anche a prezzo inferiore di quello che avrebbero speso in situazione di pericolo di vita: talvolta hanno ucciso per cattiveria, per egoismo... ecco che queste eccezioni confermano la regola, secondo cui non è così scontato che il papà e la mamma amino i loro figli. Così accade anche negli animali. C'è una legge insita nel cuore dell'uomo che desidera il bene, quindi il volere bene ai propri figli, amore e difesa estesi ai membri del clan. Abbiamo ereditato tale amore da qualcuno, non è dettato semplicemente dal nostro cervello, dalla nostra mente, perché sappiamo bene che fare del male agli altri è una deviazione, è cattiveria. È la coscienza umana che ci comanda di non fare del male, c'è una legge suprema che governa tutto, che apre il nostro cuore all'amore.
L'espressione più grande dell'amore è "creare, dare vita". E l'Autore,  il Datore di vita per eccellenza è proprio Dio. 
Un altro bisogno che l'uomo ha manifestato fin dall'inizio è proprio quello di Dio. Attraverso i secoli, attraverso le varie vicende della storia, l'uomo ha manifestato il suo ardente desiderio di entrare in relazione con Dio. Anche su questo, l'agnosticismo e l'ateismo sarebbero proprio le eccezioni che confermano la regola. Nonostante l'umanità si sia "evoluta " dal punto di vista del progresso e la qualità della vita sia migliorata, sente ugualmente la necessità di unirsi a Dio, ad entrare in relazione con Qualcuno di più grande. L'uomo riconosce che c'è un Essere trascendente che lo ha creato,  così come ha creato tutto ciò che ci circonda.
Nel medesimo contesto s'innesta il bisogno, il desiderio di eternità. 
Quando amare diventa il criterio di ogni scelta, applicato indistintamente in ogni situazione per complessa che sia, si diventa santi. Amare è tornare alle proprie origini, è rendere sacra la nostra vita.

giovedì 9 luglio 2026

I santi

Siamo sballottati dai venti tempestosi che agitano il mare paurosamente, dove la barchetta della Chiesa naviga silente, ma senza stancarsi. Dai social emergono tante opinioni contrastanti riguardo alle posizioni della Chiesa che possono generare confusione e smarrimento. Non tutto ciò che luccica è un bene vero. In questa tempesta possiamo smarrirci, a volte affogare senza trovare un appiglio... 
Ciò che dobbiamo continuare a guardare nel nostro cammino complicato è proprio il faro, la lanterna che illumina il nostro buio, lasciando intravedere la rotta: il Vangelo. 
È il Vangelo la nostra luce, ma non deve essere setacciato, bisogna leggerlo e accettarlo così com'è. Il Vangelo, Gesù è lo stesso, Ieri e Oggi... non lasciatevi sviare da dottrine varie e  peregrine. I tempi cambiano, ma Gesù è lo stesso. L'approccio alla gente va cambiato, ma non stravolto. Il cardine di tutto lo ha chiarito più volte Gesù: il primo dei comandamenti è Amerai il Signore tuo Dio. A lui va tutto, nessuno deve superare questo amore nel nostro cuore. Da questo amore dipende tutto il nostro operare, anche il secondo comandamento più importante: amerai il prossimo tuo come te stesso... anzi lo amerai come Dio ti ha amato. E... poi ci sono i santi: ognuno si è santificato secondo le sue caratteristiche,  le sue inclinazioni, ma tutti hanno un comune denominatore: amavano, veneravano Dio e, donandosi a Lui hanno amato il prossimo eroicamente nella quotidianità. 

martedì 7 luglio 2026

Essere fedeli

Sui social ultimamente si parla dello scisma della comunità dei Lefebvriani, i quali non accettano gli insegnamenti del Concilio Vaticano II e si definiscono per antonomasia i custodi della Tradizione della Chiesa Cattolica.  Lo scisma o ciò che ne deriva, è la scomunica, una scomunica che fu lanciata già da Papa Giovanni Paolo II nel 1988 per il medesimo motivo. Ciò che professa la Chiesa Cattolica è l'obbedienza al Papa e questo sancisce l'appartenenza ad essa. I due Papi in questo sono stati chiari. Non è stato il fatto di dire sempre la messa secondo il Concilio Tridentino o a non accettare il Concilio Vaticano II a decretare la scomunica, ma che, nonostante i vari inviti di Leone XIV, hanno consacrato dei nuovi vescovi senza il consenso della Chiesa di Roma. 
La Chiesa non afferma che bisogna osannare sempre il Sommo Pontefice, ma, essendo successore di Pietro, bisogna obbedire a Lui. Ci sono stati Papi che hanno sbagliato, eppure la Chiesa è sempre rimasta in piedi. 
Non dice nemmeno che non ci sono stati smarrimenti o abusi dopo il Concilio... purtroppo abbiamo assistito a tanti momenti di smarrimento, fino a perdere il senso del sacro e azzerare la divinità di Gesù, soprattutto nella Santa Eucaristia. Ricordiamo che nella Santa Eucaristia c'è il Sangue e il Corpo di Cristo, che nella Messa , in qualsiasi rito si celebra, si perpetua il Sacrificio incruento di Gesù sulla Croce. Nessuno si è mai sognato di negare la divinità di Gesù, vero Dio e vero Uomo. Gesù si china sull'uomo per il suo grande amore e lo rende partecipe della Sua vita divina, ma rimane anche Dio e a Dio, Autore di ogni Vita, va resa adorazione e riverenza.
Tanti laici fanno catechismo senza praticamente sapere nulla, tanto per fare, o fanno i Ministri Straordinari della Eucaristia senza darLe il dovuto rispetto.  Il Concilio non ha sminuito la divinità di Gesù, ma ha cercato di rendere accessibile la Chiesa alla gente, affinché tutta si senta parte del Corpo Mistico di Cristo e ne partecipi attivamente anche con l'offerta dei propri sacrifici quotidiani. La propria vita assume così uno scopo redentivo e sacrificale, ma solamente se è innestata completamente in Cristo e in comunione piena con la Chiesa Cattolica.

venerdì 3 luglio 2026

Riconoscere Cristo

Oggi è la festa di San Tommaso Apostolo. Nelle prediche è conosciuto come l'apostolo incredulo, ma il momento in cui incontra il Signore, è degno di riflessione non solamente per quel motivo. Ripercorrendo il racconto del vangelo, vediamo che il Signore fa visita ai discepoli proprio quando Tommaso non è presente. Quando Tommaso torna, i discepoli gli raccontano ciò che hanno visto,  che hanno incontrato il Signore. Tommaso, però, manifesta tutta la sua incredulità.  

Dal racconto sembra una persona pratica, con i piedi per terra, che crede solamente a ciò che vede... un po' come spesso sono gli scienziati di oggi.  Gli scienziati affermano di credere solamente a ciò che vedono, alla materia e alla sua evoluzione, accostando causa e  effetto di ogni cosa. Non potrebbero credere a un annuncio del genere! "Noi crediamo a ciò che vediamo". Così sovente gli scienziati si sentono in guerra con la fede che la vedono come un atteggiamento retrogrado dell'umanità che cerca conforto nelle tempeste della vita. Anche gli psichiatri riconducono alcuni eventi alla mente, a talune reazioni chimiche del cervello perché tutto deve avere origine nella materia. Spesso non ammettono che qualcosa di più grande può accadere e che non è tutto riconducibile al cervello... Non a caso la psichiatria moderna è proprio nata nel periodo del materialismo, del positivismo e della rivoluzione industriale.
Invece, per fortuna, qualcosa sfugge alle reazioni chimiche e disegna qualcosa di più grande e infinito, di incomprensibile e... non per questo meno credibile di ciò che è riconducibile alla materia.
Così accade che mentre i discepoli, insieme con Tommaso, erano barricati in casa, entrò il Signore, stette in mezzo a loro e salutò:"Pace a voi!". Ecco... la presenza di Dio porta la pace. Quando non c'è pace, non c'è Dio. Dio viene in mezzo ai discepoli impauriti, nascosti in casa, irrompe nella quotidianità.  I discepoli sembrano non riconoscere la presenza di Dio,  non si sa per quale motivo. Quante volte anche noi, presi dai nostri affari, dalla quotidianità, non riconosciamo il Signore! Lui si fa riconoscere quando saluta: Pace a voi! È il segno della presenza di Cristo che conosce il cuore di Tommaso fino in fondo e gli intima di aver fede. A Tommaso si apre il cuore e non solo riconosce la persona di Gesù, ma che Lui è Signore e Dio.

giovedì 2 luglio 2026

Il potere del Figlio dell'Uomo

La fede del paralitico e di coloro che lo portarono da Gesù era molto grande, tanto che Lui vide che vi era una grande disponibilità e disse una frase che scandalizzò gli Scribi pronti a coglierlo in fallo. Gli scribi sono da capire: Gesù disse una frase che rievocava un'azione prettamente divina, quella di perdonare i peccati. Nessun uomo sulla terra poteva rimettere i peccati di un altro uomo, se non Dio solo. Gesù, davanti all'incredulità degli Scribi, compie un gesto per rendere visibile lo scioglimento dei peccati: liberare l'uomo dalla paralisi. La conseguenza infatti era questa: se io riesco a far camminare un paralitico, è chiaro che ho avuto il potere di rimettere i peccati.
E poi il paralitico... paralizzato non riusciva più a camminare, imprigionato nel suo Io non riusciva ad andare incontro ai fratelli.  Dio lo ha liberato in un istante dalla condizione che lo teneva prigioniero e lo ha fatto tornare a casa sua, alla sua tranquillità e gioia.

mercoledì 1 luglio 2026

In cerca del proprio credo

Parlando con la gente, ciò che spesso emerge è uno smarrimento interiore non indifferente, sebbene rimanga il grande desiderio che esista un aldilà.

Spesso non credono in Gesù, ritengono di essere più evoluti perché ormai nel 2026 non si può credere a qualcosa che non vedi... Allora si buttano nella vita terrena, nelle cose che passano, nel godere l'istante senza pensare alle conseguenze. La loro moralità è spesso dettata dalla coscienza e da ciò che vorrebbero gli altri facessero a loro. Questa è in realtà la mentalità cristiana, ma ovviamente non abbracciano la religione cattolica perché essa irrompe nella loro storia nel loro quieto vivere, sradicando e indicando immorali, cose che a loro producono piacere. Da qui l'accusa, non solamente legata a questo, di bigottismo. Come ho spesso detto, quel "Ma io vi dico" indicato da Gesù nel Vangelo rispetto ai Comandamenti, è molto impegnativo. Sovente tale stile di vita è indicato come retrogrado perché limitante della propria libertà. Il concetto di libertà oggi è spesso egoista, non considera il punto di vista di ogni essere vivente, si limita al voler fare ciò che si vuole mascherandolo per un bene, che poi è solamente un bene apparente. Se parli con loro, ci si accorge che questa loro libertà li hanno portati a una condizione problematica, a situazioni con conseguenze gravi per loro stessi e per chi sta accanto. Se parli con loro hanno bisogno di sostegno, di essere accompagnati da qualcuno, generalmente uno psicologo, perché, impegnati nelle cose terrene, in fondo in fondo, sono insoddisfatti... e poi magari sono proprio loro che criticano il Sacramento della Riconciliazione.
Ci sono poi coloro che vanno oltre le apparenze, amareggiati dagli atteggiamenti della Chiesa, che credono nella vita eterna... ma sempre di più nella reincarnazione e deridono l'esistenza di un paradiso e un inferno. C'è una ricerca profonda in queste persone e sicuramente sono più disposte all'ascolto della Parola di Dio. La loro anima è un buon terreno, forse pronto a accogliere la rugiada dell'amore di Dio. 
La posizione più pericolosa forse è proprio quella dei cosiddetti praticanti che hanno il piede in due scarpe: i primi che frequentano la Chiesa, ma sono pronti ad appoggiare partiti o visioni troppo aperte, scordando che, in certi momenti, tenere troppo la porta spalancata, soprattutto di notte quando non si vede bene, è pericoloso perché possono entrare animali o persone che sembrano innocue, ma poi sono pericolosissime;
I secondi quelli che sono troppo rigidi nella morale e che considerano solamente il rapporto verticale con Dio e non quello orizzontale con i fratelli, escludendoli automaticamente e di fatto isolandosi sempre di più... rischiando di pensare di essere a posto, ma a posto non sono perché la fede si vede dalle opere non isolandosi... sono i farisei di oggi che non si mettono in discussione e criticano inconsapevolmente tutto e tutti.

Cristiano cattolico?

Poco tempo fa mi sono imbattuta in un post di un "protestante" che ordinava categoricamente di non fare la Comunione e la Cresima. Leggendo il post aperto a tutti, ci si accorgeva subito che c'era tanto astio verso la Chiesa Cattolica, davvero tanto che l'autore ha pensato bene di bloccare i commenti perché tanti cattolici esprimevano il loro pensiero. La cosa che mi ha particolarmente colpito, è proprio la contraddizione in cui era caduto: solo Dio, Gesù, era perfetto, la Chiesa Cattolica che crede alla sua costruzione su una parola di Gesù rivolta a Pietro, era in flagrante errore. Ma... perché? La cosa bella del cattolicesimo è proprio questo!
Il Cattolico è consapevole che l'umanità è fallibile, è debole ed è una cosa straordinaria che Dio abbia affidato a un uomo, Pietro, la guida della sua Chiesa: questo sta a dimostrare sì che l'uomo ha bisogno del sostegno di Dio in continuazione, ma anche che Dio può fare grandi cose partendo proprio dalla nostra pochezza e inconsistenza. È singolare anche che la scelta sia caduta proprio su Pietro che lo ha rinnegato più volte e non su Giovanni che si sentiva tanto amato ed era il più giovane dei 12 e quindi, secondo la mentalità ebraica con meno peccati degli altri. Attraverso la scelta dell'uomo a guida della Chiesa, Dio dimostra di essere il Signore della Storia, dimostra chiaramente che può fare grandi cose nonostante il nostro peccato, i nostri tradimenti. Il Cattolicesimo è testimone dell'amore di Dio incondizionato per l'uomo, che si china sulla sofferenza spirituale e fisica,  che non pensa che debba fare tutto lui, ma che rende partecipe il Suo Creato al suo immenso disegno d'amore. Allora, in quest'ottica, Dio manda gli uomini e le donne del suo tempo ad annunciare il Vangelo, a celebrare il memoriale della sua Pasqua, solamente perché Dio ha creato l'umanità e la terra attraverso lo Spirito Santo  per amore. Questo amore non può rimanere chiuso in se stesso, ma si dona, rendendo anche l'uomo capace di fare grandi cose... È un amore che coinvolge, che dona libertà. In quest'ottica si comprende il Sacramento dell'Eucaristia, della Cresima e quello più difficile della Riconciliazione. Senz'altro è difficile confessare a un uomo i propri peccati, ma è altrettanto bello il momento in cui il Sacerdote pronuncia l'assoluzione. Attraverso quelle parole, l'amore di Dio e il Suo perdono diventano tangibili. Chi pensa di confessare direttamente a Dio i suoi peccati, si perde quelle dolcissime parole che lo assolvono da tutti i suoi peccati. 

domenica 14 giugno 2026

Il dolore

“Non dobbiamo spiritualizzare il dolore, riconducendolo superficialmente alla “volontà di Dio” o a qualche suo misterioso progetto, perché questo rischia di minimizzare quella sofferenza, di metterla a tacere, di ferire le persone. Dio non vuole la sofferenza…”
Sono le parole di Papa Leone nei riguardi del dolore umano e il proprio atteggiamento nei confronti di esso.
Ha ripreso una mia riflessione fatta tanti anni fa in cui dicevo che, spesso, davanti a una persona che ci confida il suo dolore, rispondiamo di offrirlo, che fa parte di un misterioso disegno di Dio. Non si deve fare! Anche se la persona è religiosa, legata profondamente a Dio, nel momento della sofferenza, non ha bisogno di queste risposte che, tra l'altro, conosce già. Con queste risposte si cancella in un solo istante tutta l'empatia che bisognerebbe avere nei confronti dei fratelli che soffrono. Probabilmente non ce ne accorgiamo, ma cancelliamo la nostra capacità di chinarci davanti al dolore altrui, sminuendolo e rendendo di fatto palese l'incapacità di rispondere ai grandi interrogativi della vita. Rimane una formula fredda, impersonale che imbarazza l'anima che la pronuncia...
C'è un altro aspetto che rivela una grande immaturità affettiva: qualcuno non riesce a sopportare il dolore altrui perché evidenzia la propria fragilità, perché in un istante comprende che lui, se fosse chiamato a vivere quel dolore, non riuscirebbe senza cadere in depressione. Allora sparisce, preferisce non confrontarsi per non sentirsi umiliato e vedere le proprie fragilità che non accetta...
Questo atteggiamento non è cristiano! Maria rimase accanto a Gesù per tutto il percorso che lo ha portato a morire sulla Croce! 

sabato 6 giugno 2026

Una pioggia di grazie

L'azione di Dio nella nostra vita è davvero straordinaria. Egli è in ascolto dei nostri bisogni, attento alle suppliche e preghiere che eleviamo a Lui. Sicuramente, le preghiere, per essere ascoltate, devono possedere alcune caratteristiche, soprattutto devono essere impregnate di fede,  ma spesso vengono esaudite gratuitamente. Dio si china su di noi con amore immenso ed esaudisce le nostre preci. 
Talvolta può capitare che l'anima si stupisca di essere esaudita in tutto da Lui, seppur non lo meriti. In questo modo l'anima si rende conto che tutto viene da Dio, anche la minima cosa, e che senza di Lui, noi non possiamo davvero fare nulla, come ha detto Gesù nel Vangelo. 
Sono ben giuste le parole di Sant'Agostino: tutto è grazia...
È nella nostra debolezza che si manifesta la forza di Dio...