mercoledì 27 ottobre 2021

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo

 13 Non vi meravigliate, fratelli, se il mondo vi odia. 14 Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte. 15 Chiunque odia suo fratello è omicida; e voi sapete che nessun omicida possiede in se stesso la vita eterna.

16 Da questo abbiamo conosciuto l'amore: egli ha dato la sua vita per noi; anche noi dobbiamo dare la nostra vita per i fratelli.

Ho riportato i versetti che mi hanno colpito. In qualche modo riprendono le mie riflessioni precedenti. Il mondo non capisce i cristiani e li odia perché il loro comportamento mette in discussione le proprie azioni e il proprio stile di vita quando non è del tutto consono al vangelo. Danno fastidio perché superano le proprie antipatie e fanno sentire amata la persona fastidiosa. Anche a questo proposito vorrei citare santa Teresina. Santa Teresina aveva in antipatia una sua consorella e per mettere in pratica il vangelo, si era proposta di cercarla, di sorriderle sempre. Aveva adempiuto talmente bene alla sua missione, che la consorella si sentiva una privilegiata, preferita dalla santa... Santa Teresina era riuscita perfettamente a vedere in lei il volto di Cristo. 

Gesù infatti nel Vangelo aveva detto: "Se fate del bene a coloro che vi amano cosa fate di diverso dai pagani?". 

Sì, il mondo non capisce il pensiero cristiano, la temperanza, l'equilibrio interiore nell'accettare la sofferenza, nell'essere sempre uguali a se stessi, senza avere sbalzi di umore. Essere uguali a se stessi è importantissimo e non vuol dire non soffrire! Padre Pio aveva pianto a dirotto di fronte alla morte di sua madre! Il salto di qualità in questo caso è quello di offrire la sofferenza al Padre in unione con le sofferenze di Cristo e sorridere agli altri nonostante il dolore. Gli altri non devono temere di accostarci non sapendo come possano trovarci, se con la luna storta o dritta. Il dolore va elaborato per amore perché se io faccio trapelare la mia afflizione a coloro che mi sono vicino, provoco loro sofferenza... e chi ama non desidera che gli altri soffrano se non per un bene più grande, il ravvedimento. 

Non riusciremo mai a conoscere una persona del tutto e per questo non possiamo giudicarla e tanto meno odiarla. 



Quando è giusto... il desiderio di morire?

 Quando è giusto il desiderio di morire? 

Avevo affrontato questo argomento nel precedente post, ma non in modo approfondito. Di fatto anche san Paolo, nella lettera ai Filippesi, afferma che morire è un guadagno. Riporto i versetti qui di seguito.

Filippesi 1:21-26 “Infatti per me il vivere è Cristo e il morire guadagno. Ma se il vivere nella carne porta frutto all'opera mia, non saprei che cosa preferire. Sono stretto da due lati: da una parte ho il desiderio di partire e di essere con Cristo, perché è molto meglio; ma, dall'altra, il mio rimanere nel corpo è più necessario per voi. Ho questa ferma fiducia: che rimarrò e starò con tutti voi per il vostro progresso e per la vostra gioia nella fede, affinché, a motivo del mio ritorno in mezzo a voi, abbondi il vostro vanto in Cristo Gesù.”

Il fatto è che tutto ruota sull'unione con Cristo. Gesù è il Signore della vita. Lungo il suo percorso terreno, il suo amore immenso era un fuoco inestinguibile e si è manifestato anche nel ridare la vita alla gente. Nel vangelo vi sono narrati vari episodi. Il fondamento della vita deve essere l'amore e tutto deve gravitare su di esso. Ogni azione, che sia grande o piccola, deve essere fondata sull'amore. L'impegno è immane. Cristo, nella sua vita terrena, non ha cercato il plauso umano, guariva perché amava, rimproverava perché amava, taceva per amore, gioiva per amore, soffriva per amore. Una vita che viene assorbita dal vortice delle cose da fare deve trovare il tempo di rallentare e cercare il vero senso di ogni azione. Il ricercare se stessi porta inevitabilmente la sofferenza altrui, quindi la carità esige empatia. Nel nostro cuore, per quanto siamo santi, la carità sarà sempre imperfetta. 

Il desiderio di morire quindi non deve essere concepito come una liberazione dalle sofferenze. Se leggiamo la vita di santa Teresina che si era offerta all'amore misericordioso, possiamo rivedere scritte le parole di san Paolo. Santa Teresina era stata presa in parola dal buon Dio e nell'ultimo tratto della sua vita soffrì enormemente. Ad un certo punto pensò anche lei alla morte come liberazione, ma il salto di qualità che fece fu questo... quello di Gesù nell'orto del Getsemani: "Ma sia fatta la tua volontà!".

San Paolo è un gigante della fede. Egli accetta di continuare a vivere tendendo costantemente all'unione con Dio. Non tutti possono capire san Paolo. La vera unione con Dio avviene solamente dopo la morte. Ecco perché il cristiano non "teme" la morte e giunge a desiderarla... Solo, esclusivamente per raggiungere l'unione con Dio

venerdì 15 ottobre 2021

Ciò che ci aspetta

Qualche giorno fa ho letto su facebook una richiesta di aiuto da parte di un utente che richiedeva preghiere per morire. Tutti pensavano che avesse qualche problema enorme, ma egli ha svelato in uno dei commenti, che era stufo di vivere per lavorare e pagare il mutuo della casa in cui abita. Di fronte ai tanti problemi e dilemmi dell'umanità, tale risposta scandalizza enormemente, ma io penso che in quella richiesta ci sia un disagio interiore non indifferente. Quando si raggiungono tutti gli obiettivi, la quotidianità schiaccia nella sua pesantezza. Non c'è più nulla di esilarante da vivere, da provare e quindi la vita di tutti i giorni diventa pesante se non la coloriamo noi di un significato profondo. La fede ha questo potere, quello di trasformare la realtà di tutti i giorni in qualcosa di speciale. Non basta avere fede. La vera fede si trasforma in carità, in amore ed è l'amore che colora che dà un tocco di fantasia alla quotidianità. L'amore fa soffrire, è lo scotto che si deve pagare, ma se è un fuoco che arde nel nostro cuore, esso lo trasforma e tutto diventa soave. 
Come ho detto spesso, la fede non ha il potere di cancellare il dolore, ma di trasformarlo in oro, in qualcosa di prezioso. L'amore sarà ciò che rimarrà. Tutto è destinato a perire, tranne l'amore. La vita eterna è questa: amore. Se vogliamo vivere già in questa vita l'eternità, dobbiamo spendere ogni attimo per gli altri, vivere nell'amore incondizionato. 

lunedì 4 ottobre 2021

I piccoli

 Oggi è la festa di san Francesco, un grande santo che ha incontrato davvero Dio e ha voluto lasciare tutto per Lui, seguirlo nella via della povertà, castità e obbedienza. È il santo che incarna tutto l'amore di Dio. Non è un predestinato. Egli ha deciso con tutto il suo cuore e la sua mente di seguire Cristo povero. Vedeva Dio in tutte le Sue creature, lo lodava per tutto ciò che lo circondava e gli accadeva. La sequela perfetta di Cristo raggiunta da Francesco, è il risultato di un lavorio interiore molto intenso. Nel vangelo vi è scritto che il regno di Dio appartiene ai violenti ed è proprio così. Bisogna rinnegare se stessi, accogliere le croci di ogni giorno con gioia, sempre con la speranza nel cuore, che tutto possa volgere al bene. 

domenica 3 ottobre 2021

Preghiera, unione con Dio

La preghiera è il dialogo per eccellenza con Dio. Non si può avere un rapporto autentico con Dio senza praticare la preghiera. Essa possiede numerose forme: la preghiera liturgica, di richiesta, orale, comunitaria, dialogica, meditativa, contemplativa. Tutte sono importanti, nessuna esclusa. È escluso, invece, pensare che si deve pregare quando ci si sente di farlo. Questo pensiero mette seriamente in discussione il fatto fondamentale che Dio possa parlare ugualmente al nostro cuore. Non è assolutamente una questione di sentimento! La preghiera nasce dal semplice desiderio di stare con la persona amata, in questo caso con Dio. Siccome spesso risulta più faticoso stare con Dio piuttosto che con una persona in carne ed ossa, tralasciamo la preghiera perché la giudichiamo un dispendio di energie e "una perdita di tempo". Cerchiamo di colmare il tempo della preghiera con varie cose da fare e così, senza accorgerci, ci allontaniamo da Lui, il nostro amato Bene. Se non sappiamo cosa dirgli, stiamo in silenzio davanti a Lui, nel silenzio Egli parla più che nel rumore del vento. Egli ci comunica la sua pace, entra nel nostro cuore e lo trasforma. Apriamo la Bibbia a caso, obbligatoriamente dopo aver pregato lo Spirito Santo, e lasciamo che la sua Parola entri nel nostro cuore...

Quando vediamo una persona, non parliamo sempre e non cerchiamo quasi mai di riempire quei silenzi, perché essi ci parlano, ci fanno i sentire i sentimenti che proviamo per quella persona, possiamo sentire i battiti del suo cuore. Facciamo così anche con Dio ed Egli entrerà nel nostro cuore....

Matrimonio e indissolubilità

 L'argomento della Liturgia della Parola odierna è il matrimonio. Il matrimonio è un sacramento. cioè un segno sensibile ed efficace della grazia. Il matrimonio è quindi molto differente dalla convivenza. Oggigiorno si considera la convivenza alla stregua del matrimonio, ma non è assolutamente così. Il matrimonio è una tappa fondamentale del cammino di coppia, è il punto di arrivo e di inizio di una storia importante, segno visibile della partecipazione dell'uomo e della donna al grande progetto della Creazione e di Dio. La differenza è abissale. Costruire una relazione, perdendo di vista questo grande progetto di amore, è sminuire l'amore tra un uomo e una donna. 

Il matrimonio è infatti segno tangibile dell'amore di Cristo per la Chiesa, sua sposa. Per tale motivo esso deve essere indissolubile. L'amore di Dio non cessa mai, è fedele per sempre. Nella Sacra Scrittura, esattamente nell'Antico Testamento, si afferma:

"Sion ha detto: «Il Signore mi ha abbandonato,

il Signore mi ha dimenticato».

 Si dimentica forse una donna del suo bambino,

così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere?

Anche se queste donne si dimenticassero,

io invece non ti dimenticherò mai."

I due coniugi devono vivere il matrimonio in fedeltà per questo motivo. Anche quando le sofferenze, le difficoltà metteranno la nostra fede a dura prova, noi dobbiamo abbandonarci a Dio, sicuri del suo amore, sicuri che nelle sue mani non ci potrà accadere nulla.

La formula detta dagli Sposi è stata modificata tempo fa: il verbo prendere è diventato accogliere... e questo la dice lunga. Nessuno appartiene ad un'altra persona, in nome della libertà predicata da Cristo, ma viene accolta dall'altra, come un dono fattole da Dio. In Dio ogni relazione si sfalda, non ha fondamenta.

"Io (il suo nome) accolgo te (nome del partner) come mio/a sposo/a, prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita.".

Non sono parole dette al vento! Si pronunciano davanti all'altare di Cristo, durante la Messa, quindi l'impegno degli Sposi deve essere davvero grande nel mantenere la loro unione.

giovedì 19 agosto 2021

Cosa sta accadendo?


Non sono abituata a non riflettere sulle cose, nonostante le risposte a certe domande siano complesse. Non desidero trovare sempre una certezza o una verità assoluta, ma mi piacerebbe trovare la chiave del momento presente, per comprendere... o cercare di comprendere... la storia contemporanea, quella che stiamo scrivendo noi. 

Non nascondo che da una parte sono costernata, dall'altra cerco di immedesimarmi nel prossimo per essere sempre più prossima ed evitare di scartare ogni opinione senza vagliarla.

Mi sto riferendo alla questione "Covid - Vaccini". Ho una memoria buona e spesso ricordo ogni mio sentimento e pensiero anche di tanti anni fa. La mia mente è andata al febbraio del 2020. Sembra sia passato un secolo, ma non è così. Forse è stato l'anno più lungo della nostra vita perché oscillava tra restrizioni, paure, speranze, gioie e dolori. Ricordo perfettamente che quando parlarono dei primi casi in Cina e sulla letalità del Virus, molti di noi alzavano le spalle, adducendo la mortalità del Covid ad alcune condizioni nazionali dell'Oriente. Proclamavamo con orgoglio di andare ugualmente nei negozi o ristoranti cinesi perché non saremmo stati contagiati... Adesso sappiamo bene che le cose importate dai Paesi in cui c'è il Covid non ci infettano, ma all'epoca cominciavamo a rimanere costernati da ciò che accadeva, non capendo assolutamente nulla, ignorando che ciò che dovevamo assolutamente evitare erano gli assembramenti e l'andare in giro senza alcuna protezione. Suscitava la nostra ilarità quando ci raccomandavano di lavarci le mani spesso, come se noi non fossimo avvezzi a tale abitudine. Pensavamo verosimilmente che i Cinesi ingrandissero le cose, sebbene avessimo  più elementi per credere l'esatto contrario, visto che le notizie dalla Cina escono con molta fatica. Molto probabilmente non potevano più nascondere una cosa del genere visto l'aggressività e l'ignoranza nel debellare il Covid. 

Quando cominciarono i primi casi in Lombardia, non ci preoccupammo più di tanto perché la situazione non era chiara. Ci fu davvero pochissimo tempo per capirlo. In men che non si dica i casi dilagarono, cominciarono le morti assurde, l'incapacità di gestire la cosa perché troppo grande per qualsiasi sistema sanitario, cominciammo a sentire il rumore assordante delle sirene riempire le nostre strade svuotate in sole due settimane. Iniziò il cosiddetto lockdown, cioè la chiusura di tutto, nella speranza che il virus circolasse di meno. Apparvero le mascherine... e così via...

Impauriti, chiusi nelle nostre case osservavamo attoniti, con sgomento, ciò che accadeva a Bergamo... Erano cose vere perché proprio a marzo del 2020 aprirono un gruppo su Facebook a cui sono ancora iscritta, aperto dai parenti delle vittime del Covid, in cui si raccontavano tutte le esperienze drammatiche, il dolore immenso. Aprimmo i nostri cuori a questa immensa schiera di corpi che venivano smistati nelle varie città per essere cremati. Chi non è stato a Bergamo, non sa come sono tenuti bene i cimiteri. Se hanno portato via le bare, vuol dire che davvero non riuscivano a gestire la cosa... erano troppe. Sicuro! Abbiamo fatto tutti i nostri sbagli, anche i medici, chi aveva la responsabilità di gestire la cosa, perché era la prima volta che accadeva una cosa del genere! 

E adesso???

Adesso c'è gente che nega che il Covid sia mai esistito. Per tanto tempo i medici cercavano cure, alcune erano totalmente inefficaci, altre parzialmente. Tutti hanno lavorato a cercare un vaccino, nell'emergenza si pensava soprattutto a qualcosa che facesse scomparire la malattia per sempre. Aspettavamo con ansia una soluzione... Ma quando è arrivata e la morsa del Covid si è fatta in modo naturale più debole, abbiamo dimenticato le nostre speranze, i nostri desideri e il dolore immenso.

Negare il Covid è "ragionevole", c'è qualcuno che ha negato addirittura la strage del Ponte Morandi. Rimane un modo per difendersi quando la realtà è troppo gravida di dolore e pesante da accettare, ma non è la soluzione perché oggigiorno può essere deleterio per la lotta stessa che abbiamo ingaggiato contro il virus... e sì, per qualcuno sarà solo un'influenza, perché ha delle difese immunitarie straordinarie, ma perché non pensiamo che possiamo trasmettere "questa semplice influenza" a qualcuno per cui non è una semplice influenza e può diventare motivo di sofferenza tremenda o addirittura di morte? E tu, che sei entrato in contatto con lui, che lo voglia o no, gli hai portato la morte. 

sabato 6 febbraio 2021

Il vero cristianesimo

 Che periodo strano! Non è strano solamente per il fatto della pandemia, ma per tutto ciò che ne è conseguito. Sono momenti estremamente difficili in cui anche il concetto di cristianesimo è stravolto. Quante polemiche riguardo a come si riceve l'Eucaristia! Quanta poca verità si ha nel cuore e desiderio di cercarla!

É chiaro ed è giusto dare a Dio tutto l'onore che si deve, inginocchiarsi davanti a Lui nelle specie dell'Eucaristia, ma questo è un periodo straordinario e, come tale, esige delle misure straordinarie. La Chiesa propone di ricevere l'Eucaristia in mano... non è la prima volta! Durante altre epidemie si sono adottate queste misure, non è davvero la prima volta! È vero che, ricevendo il Corpo del Signore, dobbiamo avere fede, ma la Chiesa ha bisogno di salvaguardare la vita dei fedeli e dei suoi Ministri. Ricordiamo che Gesù si è incarnato, ha preso un corpo che possiede dei limiti... "Non hai chiesto sacrifici e offerta, un corpo mi hai dato... e allora ho detto, ecco io vengo".

La misura adottata è temporanea. Mi viene da chiedermi... Ma coloro che fanno tanta polemica, hanno poi la fede dentro il cuore? L'obbedienza vale più di tutti i sacrifici: se c'è qualche sbaglio, la responsabilità è di chi è a capo della Chiesa. Nostra responsabilità è invece quella di obbedire.

Dimentichiamo troppo spesso che Dio non è rigido, ma è amore e l'amore è anche apertura. Chi parla di ricevere l'Eucaristia in bocca, poi non sa davvero che cos'è il perdono, rimane senza amici veri e non virtuali, non sa che cos'è l'amore... 

Alcuni hanno idea che, per rimanere puri, non bisogna frequentare persone di diverso pensiero. Mi dispiace dirlo, ma i Farisei facevano proprio così. Se leggiamo il Vangelo e, soprattutto lo meditiamo e lo facciamo nostro, notiamo che Gesù non ha paura di contaminarsi: perdona e alza da terra l' adultera, pranza con chi è ladro (i pubblicani), parla con gli stranieri all'epoca considerati empi e non appartenenti al popolo di elezione. Sarà difficile praticare il Vangelo, perché spesso ci chiede un'inversione di rotta. È difficile per tutti, ma non impossibile per chi ha fede. Dio donerà lo Spirito Santo a chi crede: "Nulla è impossibile a Dio!". Questa è la vera fede e nasce dall'amore, dalla carità vera. 

Dobbiamo avere coraggio di fare luce dentro di noi, di fare verità. Se noi non pratichiamo la carità, non abbiamo lo Spirito di Dio. Se noi chiudiamo le porte del nostro cuore, se buttiamo fuori dalla nostra vita le persone che pensiamo ci abbiano fatto del male, non sappiamo cosa sia il perdono...

Strane davvero quelle persone che ricevono l'Eucaristia in bocca e in ginocchio, che dicono di perdonare, ma di fatto bloccano le persone, non le vogliono più sentire e non hanno nemmeno la forza di nominarle... Strane davvero! Il fatto è che sono convinte di saper perdonare, di saper amare... 

Se aprissero il loro cuore agli altri, a costo di  esporsi alle sofferenze... se invece di azzuffarsi ore ed ore su twitter o facebook, stessero di più davanti a Dio con il cuore in ginocchio anziché le ginocchia, conoscerebbero davvero la grandezza di Dio! Pregare e ricevere Gesù nel proprio cuore, significa soprattutto avere il suo pensiero ed imitarlo nelle azioni.

mercoledì 20 gennaio 2021

Natale 2020... un Natale un po' speciale..


 Anche quest'anno è arrivato Natale, in modo diverso dagli altri anni, purtuttavia non meno autentico. Il Natale 2020 è severo, ci vuole riportare alle origini. Tante sedie delle nostre case sono libere, non a causa delle restrizioni, ma perché purtroppo quella persona non c'è più. Ed è davvero un Natale diverso per chi quest'anno ha dovuto salutare qualche caro, senza poterlo nemmeno comporre nella bara, per chi ha visto il lungo triste corteo di bare con i corpi che sarebbero stati cremati lontano dalla propria città e regione. Nessuno di noi può dimenticare questa tragedia che come una scure si è abbattuta su di noi generando paura, talvolta terrore... 

Il 2020 ci ha cambiato in modo definitivo, ci ha riportato a riflettere sulla veridicità del fatto che tutti siamo interconnessi e che ogni nostro atteggiamento può avere una conseguenza terribile sugli altri... Ci ha riportato a capire che ognuno di noi deve avere cura dell'altro anche a costo di sacrifici enormi. Non siamo mai stati  combattuti in questo modo da una contraddizione così strana e sconcertante che ci chiede la lontananza anziché la vicinanza per dimostrare il nostro affetto...

Eppure, nonostante questo, è un Natale vero. Se ci riflettiamo è la tradizione che ha trasformato il Natale in festa della famiglia, in un momento in cui ci si ritrova tutti insieme nella convivialità... ed è una cosa bella e giusta, ma il senso vero del Natale, ci riporta alla stalla dove Gesù è nato, alla sua solitudine, al suo disagio. Dobbiamo ricordare che Egli è Dio e che viveva nel seno del Padre, quindi nella comunione piena con Lui, nella felicità intramontabile. Gesù, infinita carità, ha detto il suo sì e si è separato dal Padre lasciando quella felicità immensa per abbracciare una vita fatta di restrizioni dovute all'assunzione di un corpo umano con tutto ciò che ne consegue e che noi conosciamo bene. Essendo Dio Forte, Gesù ha avuto una croce pesantissima da portare. Ha sperimentato il tradimento, l'ignominia, la solitudine, l'abbandono, la sofferenza fisica, per noi, per redimerci dal peccato e il Natale era pensato in previsione della morte e risurrezione di Cristo. 

Quella del 2020, ripeto, è stata una lezione durissima per noi che sembra voler ribadire: "Tornate all'essenziale!"... Tradotto in parole povere: tornate a Me, a Dio... che sta al di sopra dei nostri affetti, di tutti gli affetti. I nostri affetti più grandi esistono perché li ha chiamati alla vita Dio stesso. 

Non è stato bello e non è bello ancora vedere la lunga processione di bare ed è concesso chiedersi il perché ed inquietarsi, rimanere sbigottiti davanti a tale sofferenza e bufera e soprattutto è giusto desiderare e pregare che tutto finisca presto... ma questa immane sciagura ha fatto emergere la durezza di alcuni cuori che hanno preferito nascondere sotto la sabbia e minimizzare ciò che è accaduto, negando parzialmente o totalmente l'esistenza del Coronavirus. Per dissipare i dubbi della sua esistenza, basterebbe, in realtà, avere un contatto umano vero con le persone vicine e lontane, sentire i loro racconti e le loro esperienze e non gettarsi e nascondersi nei social dove sempre più spesso il vero incontro si spegne, si mira a far branco e a far morire la vera capacità di dialogo fra di noi e... lasciatemelo dire... a bloccare coloro che non la pensano come noi, perché la diversità genera una crisi dentro di noi che ci mette in discussione. Tante volte è meglio bloccare per avere l'illusione di essere nel giusto.

mercoledì 21 ottobre 2020

Bisogna che io diminuisca...

 Non riusciamo mai a convincerci di questo: per arrivare al tripudio di colori, profumi e sapori della primavera, dobbiamo passare attraverso il freddo dell'inverno. Solamente in questo modo ci sarà la rinascita... e il freddo dell'inverno passa attraverso vari disagi, per noi molto spesso inaspettati e non desiderati, eppure necessari. A volte si desidera apparire, essere  lodati o accettati. D'altro canto è normale e anche giusto desiderare essere accettati, ma qualche volta bisogna spogliarsi anche di questo desiderio o bisogno. Come l'albero abbandona le foglie durante l'inverno per custodire la vita, così anche noi dobbiamo abbandonare questi orpelli per cercare ciò che nella vita vale veramente. Bisogna seccare, permettere agli altri di apparire, farsi da parte, accettare di vivere nell'ombra sebbene il nostro spirito e la nostra mente scalpitino... perché dal nostro orgoglio calpestato nasceranno dei fiori profumati dei quali gli altri si beeranno. Già, perché tutto questo deve accadere per il bene degli altri... Lasciamo quindi spazio agli altri, accettando il nascondimento e l'incomprensione, perché di certo raccoglieremo la nostra ricompensa..

Guardiamo al tempo difficile che tutti stiamo vivendo, un periodo da cui dovremmo cogliere insegnamenti, nonostante la paura ci possa travolgere. A volte mi viene da ripetere: "Non abbiamo imparato nulla, siamo punto e a capo". Non so se in effetti siamo usciti migliori dalla prima ondata della pandemia, negare la sua esistenza e il pericolo che può essere per tutti noi è infantile. Nelle nostre mani, nella prevenzione, è la nostra salute, ma anche quella degli altri...

Mi ricorda tanto la storia di Caino e Abele. Caino uccide Abele per gelosia. Dio sa bene che Caino ha ucciso Abele, eppur fa un gesto sorprendente che vuole farci comprendere come tutti siamo responsabili gli uni degli altri: chiede a Caino dov'è suo fratello Abele... Egli risponde che non è certo il custode del fratello. Tutti dobbiamo custodire il prossimo, tutti siamo responsabili...