giovedì 2 luglio 2026

Il potere del Figlio dell'Uomo

La fede del paralitico e di coloro che lo portarono da Gesù era molto grande, tanto che Lui vide che vi era una grande disponibilità e disse una frase che scandalizzò gli Scribi pronti a coglierlo in fallo. Gli scribi sono da capire: Gesù disse una frase che rievocava un'azione prettamente divina, quella di perdonare i peccati. Nessun uomo sulla terra poteva rimettere i peccati di un altro uomo, se non Dio solo. Gesù, davanti all'incredulità degli Scribi, compie un gesto per rendere visibile lo scioglimento dei peccati: liberare l'uomo dalla paralisi. La conseguenza infatti era questa: se io riesco a far camminare un paralitico, è chiaro che ho avuto il potere di rimettere i peccati.
E poi il paralitico... paralizzato non riusciva più a camminare, imprigionato nel suo Io non riusciva ad andare incontro ai fratelli.  Dio lo ha liberato in un istante dalla condizione che lo teneva prigioniero e lo ha fatto tornare a casa sua, alla sua tranquillità e gioia.

mercoledì 1 luglio 2026

In cerca del proprio credo

Parlando con la gente, ciò che spesso emerge è uno smarrimento interiore non indifferente, sebbene rimanga il grande desiderio che esista un aldilà.

Spesso non credono in Gesù, ritengono di essere più evoluti perché ormai nel 2026 non si può credere a qualcosa che non vedi... Allora si buttano nella vita terrena, nelle cose che passano, nel godere l'istante senza pensare alle conseguenze. La loro moralità è spesso dettata dalla coscienza e da ciò che vorrebbero gli altri facessero a loro. Questa è in realtà la mentalità cristiana, ma ovviamente non abbracciano la religione cattolica perché essa irrompe nella loro storia nel loro quieto vivere, sradicando e indicando immorali, cose che a loro producono piacere. Da qui l'accusa, non solamente legata a questo, di bigottismo. Come ho spesso detto, quel "Ma io vi dico" indicato da Gesù nel Vangelo rispetto ai Comandamenti, è molto impegnativo. Sovente tale stile di vita è indicato come retrogrado perché limitante della propria libertà. Il concetto di libertà oggi è spesso egoista, non considera il punto di vista di ogni essere vivente, si limita al voler fare ciò che si vuole mascherandolo per un bene, che poi è solamente un bene apparente. Se parli con loro, ci si accorge che questa loro libertà li hanno portati a una condizione problematica, a situazioni con conseguenze gravi per loro stessi e per chi sta accanto. Se parli con loro hanno bisogno di sostegno, di essere accompagnati da qualcuno, generalmente uno psicologo, perché, impegnati nelle cose terrene, in fondo in fondo, sono insoddisfatti... e poi magari sono proprio loro che criticano il Sacramento della Riconciliazione.
Ci sono poi coloro che vanno oltre le apparenze, amareggiati dagli atteggiamenti della Chiesa, che credono nella vita eterna... ma sempre di più nella reincarnazione e deridono l'esistenza di un paradiso e un inferno. C'è una ricerca profonda in queste persone e sicuramente sono più disposte all'ascolto della Parola di Dio. La loro anima è un buon terreno, forse pronto a accogliere la rugiada dell'amore di Dio. 
La posizione più pericolosa forse è proprio quella dei cosiddetti praticanti che hanno il piede in due scarpe: i primi che frequentano la Chiesa, ma sono pronti ad appoggiare partiti o visioni troppo aperte, scordando che, in certi momenti, tenere troppo la porta spalancata, soprattutto di notte quando non si vede bene, è pericoloso perché possono entrare animali o persone che sembrano innocue, ma poi sono pericolosissime;
I secondi quelli che sono troppo rigidi nella morale e che considerano solamente il rapporto verticale con Dio e non quello orizzontale con i fratelli, escludendoli automaticamente e di fatto isolandosi sempre di più... rischiando di pensare di essere a posto, ma a posto non sono perché la fede si vede dalle opere non isolandosi... sono i farisei di oggi che non si mettono in discussione e criticano inconsapevolmente tutto e tutti.

Cristiano cattolico?

Poco tempo fa mi sono imbattuta in un post di un "protestante" che ordinava categoricamente di non fare la Comunione e la Cresima. Leggendo il post aperto a tutti, ci si accorgeva subito che c'era tanto astio verso la Chiesa Cattolica, davvero tanto che l'autore ha pensato bene di bloccare i commenti perché tanti cattolici esprimevano il loro pensiero. La cosa che mi ha particolarmente colpito, è proprio la contraddizione in cui era caduto: solo Dio, Gesù, era perfetto, la Chiesa Cattolica che crede alla sua costruzione su una parola di Gesù rivolta a Pietro, era in flagrante errore. Ma... perché? La cosa bella del cattolicesimo è proprio questo!
Il Cattolico è consapevole che l'umanità è fallibile, è debole ed è una cosa straordinaria che Dio abbia affidato a un uomo, Pietro, la guida della sua Chiesa: questo sta a dimostrare sì che l'uomo ha bisogno del sostegno di Dio in continuazione, ma anche che Dio può fare grandi cose partendo proprio dalla nostra pochezza e inconsistenza. È singolare anche che la scelta sia caduta proprio su Pietro che lo ha rinnegato più volte e non su Giovanni che si sentiva tanto amato ed era il più giovane dei 12 e quindi, secondo la mentalità ebraica con meno peccati degli altri. Attraverso la scelta dell'uomo a guida della Chiesa, Dio dimostra di essere il Signore della Storia, dimostra chiaramente che può fare grandi cose nonostante il nostro peccato, i nostri tradimenti. Il Cattolicesimo è testimone dell'amore di Dio incondizionato per l'uomo, che si china sulla sofferenza spirituale e fisica,  che non pensa che debba fare tutto lui, ma che rende partecipe il Suo Creato al suo immenso disegno d'amore. Allora, in quest'ottica, Dio manda gli uomini e le donne del suo tempo ad annunciare il Vangelo, a celebrare il memoriale della sua Pasqua, solamente perché Dio ha creato l'umanità e la terra attraverso lo Spirito Santo  per amore. Questo amore non può rimanere chiuso in se stesso, ma si dona, rendendo anche l'uomo capace di fare grandi cose... È un amore che coinvolge, che dona libertà. In quest'ottica si comprende il Sacramento dell'Eucaristia, della Cresima e quello più difficile della Riconciliazione. Senz'altro è difficile confessare a un uomo i propri peccati, ma è altrettanto bello il momento in cui il Sacerdote pronuncia l'assoluzione. Attraverso quelle parole, l'amore di Dio e il Suo perdono diventano tangibili. Chi pensa di confessare direttamente a Dio i suoi peccati, si perde quelle dolcissime parole che lo assolvono da tutti i suoi peccati. 

domenica 14 giugno 2026

Il dolore

“Non dobbiamo spiritualizzare il dolore, riconducendolo superficialmente alla “volontà di Dio” o a qualche suo misterioso progetto, perché questo rischia di minimizzare quella sofferenza, di metterla a tacere, di ferire le persone. Dio non vuole la sofferenza…”
Sono le parole di Papa Leone nei riguardi del dolore umano e il proprio atteggiamento nei confronti di esso.
Ha ripreso una mia riflessione fatta tanti anni fa in cui dicevo che, spesso, davanti a una persona che ci confida il suo dolore, rispondiamo di offrirlo, che fa parte di un misterioso disegno di Dio. Non si deve fare! Anche se la persona è religiosa, legata profondamente a Dio, nel momento della sofferenza, non ha bisogno di queste risposte che, tra l'altro, conosce già. Con queste risposte si cancella in un solo istante tutta l'empatia che bisognerebbe avere nei confronti dei fratelli che soffrono. Probabilmente non ce ne accorgiamo, ma cancelliamo la nostra capacità di chinarci davanti al dolore altrui, sminuendolo e rendendo di fatto palese l'incapacità di rispondere ai grandi interrogativi della vita. Rimane una formula fredda, impersonale che imbarazza l'anima che la pronuncia...
C'è un altro aspetto che rivela una grande immaturità affettiva: qualcuno non riesce a sopportare il dolore altrui perché evidenzia la propria fragilità, perché in un istante comprende che lui, se fosse chiamato a vivere quel dolore, non riuscirebbe senza cadere in depressione. Allora sparisce, preferisce non confrontarsi per non sentirsi umiliato e vedere le proprie fragilità che non accetta...
Questo atteggiamento non è cristiano! Maria rimase accanto a Gesù per tutto il percorso che lo ha portato a morire sulla Croce! 

sabato 6 giugno 2026

Una pioggia di grazie

L'azione di Dio nella nostra vita è davvero straordinaria. Egli è in ascolto dei nostri bisogni, attento alle suppliche e preghiere che eleviamo a Lui. Sicuramente, le preghiere, per essere ascoltate, devono possedere alcune caratteristiche, soprattutto devono essere impregnate di fede,  ma spesso vengono esaudite gratuitamente. Dio si china su di noi con amore immenso ed esaudisce le nostre preci. 
Talvolta può capitare che l'anima si stupisca di essere esaudita in tutto da Lui, seppur non lo meriti. In questo modo l'anima si rende conto che tutto viene da Dio, anche la minima cosa, e che senza di Lui, noi non possiamo davvero fare nulla, come ha detto Gesù nel Vangelo. 
Sono ben giuste le parole di Sant'Agostino: tutto è grazia...
È nella nostra debolezza che si manifesta la forza di Dio...

domenica 24 maggio 2026

Lo Spirito Santo

Lo Spirito Santo è Dio: è l'amore che lega Gesù al Padre e noi a Gesù e al Padre. Spesso si è detto di Lui che è il gran dimenticato e, in effetti, è proprio così, eppure è Colui che ci lega e ci permette di avere un rapporto con il Divino. È Colui che ci fa comprendere le parole di Dio e quindi ci dà la forza e il coraggio di vivere il suo messaggio. 
     

Oggi, come non mai, abbiamo bisogno del Suo aiuto per non rimanere travolti dalle numerose ideologie religiose. Gesù disse di pregare umilmente e saremo esauditi. Il segreto è tutto qui: mettersi in ascolto della volontà di Dio, premettendo che la logica del Padre non è la nostra e spesso ci risulta incomprensibile, ci assorba.
Ci lamentiamo della lontananza di Dio, ma poi siamo noi a scacciarlo dalle nostre aule e dai nostri ospedali, dalla nostra mente quando chiede cose che secondo noi sono contrarie alla nostra libertà. Dopo aver fatto tutto questo, aver allontanato il Vangelo e affossato ciò che ci comanda Gesù, ci chiediamo dov'è e perché non ci parla. Vogliamo il suo aiuto solamente quando ci troviamo in difficoltà e se non lo fa ci rivoltiamo contro... e se ci chiede di mettere in gioco tutta la nostra esistenza e il nostro modo di pensare, ci giriamo dall'altra parte, senza battere ciglio.  

venerdì 1 maggio 2026

La sofferenza di Dio

La sofferenza di Dio, quella di Gesù nei confronti dell'umanità, si genera quando l'uomo e la donna sono lontani da Dio. È una sofferenza profonda che si presenta quando si percepisce un'offesa nei confronti di Dio o il pericolo della salvezza di quell'anima. Il cuore soffre. Anche nei propri confronti il pentimento e la sofferenza devono scaturire da questo, cioè dall'aver offeso Dio. 

È la sofferenza di Gesù nell'orto del Getsemani, nel momento in cui Gesù vede il pericolo dell'Uomo di dannarsi e le grandi offese arrecate a Dio Padre. È la sofferenza che salva, che induce la persona a offrire la propria sofferenza per le anime, come fece Gesù durante la sua vita, passione, morte e Risurrezione. 

domenica 5 aprile 2026

Risurrezione

 Sarebbe bello riflettere sulla propria fede nella Risurrezione.  È proprio lì il punto focale della nostra fede cristiana, non è altro: è credere che il Messia sia morto e Risuscitato. 

Qual è il nostro rapporto con la morte? Quale valore diamo alla nostra vita,  alla vita degli altri, alla vita in generale? Il fulcro della nostra serenità è il nostro rapporto con la morte. Non vuol dire non avere paura, ma avere chiaro  il significato che diamo ad essa. La morte rimane per tutti un salto nel buio, ma chi ha fede crede fortemente che Dio lo prenderà prima che cada nel baratro. Il problema rimane come noi viviamo: se stabiliamo una vera connessione con Dio, il nostro modo di vivere prenderà una piega particolare e, sicuramente,  più serena. Non si commetteranno più certe cose, si avrà una sensibilità diversa e la fede cambierà completamente la vita. La morte diventa un passaggio: possiamo avere tante persone accanto al momento della morte, ma quel determinato passo dobbiamo farlo noi, da soli. Se abbiamo vissuto una vita cristiana autentica, seppur segnata dalla debolezza, non avremo paura dello sguardo di Dio, non ci allontaneremo mai da Lui, perché non proveremo vergogna e andremo a purificarci per vederlo senza ombre o macchie o andremo direttamente da Lui.


 

Questo concetto non è difficile da capire: quando ci isoliamo e non frequentiamo le altre persone, è perché siamo affetti da una forte ansia sociale, pensiamo di non essere in grado di affrontare o di costruire rapporti umani, abbiamo il terrore che gli altri possano giudicarci o non ritenerci degni di loro, di mostrare le nostre fragilità (inevitabili). Così accade al momento della morte: secondo quanto conosciamo Dio, se non ci sentiamo all'altezza, ci allontaniamo da Lui perché abbiamo paura! I nostri peccati tornano a galla e si palesano in tutta la loro virulenza e capiamo che non possiamo  corrergli incontro perché non lo meritiamo... così ci allontaniamo,  fuggiamo.

Dio è pace, gioia, nonostante le nostre fragilità. Chi vive nella tristezza è perché non si è mai aperto davvero alla presenza di Dio e si perde la bellezza della Vita stessa che è rischio, ma è anche bellissima tanto quanto decideremo di viverla in modo totale, accettando tutti i rischi che essa comporta.

domenica 1 marzo 2026

Noi, dispersi nel mondo

Tempi di smarrimento, tempi di sofferenza, tempi di inquietudine, tempi di ateismo, tempi di insicurezza, tempi di liquidità sociale... insomma i nostri tempi. Alzi la mano chi di noi non si guarda attonito,  incapace di trovare un senso o di provare inquietudine e un po' di smarrimento! Se riflettiamo sul tempo presente ci accorgiamo subito della sua emergente complessità e facciamo fatica a tenerci a galla in mezzo ai marosi della tempesta che potrebbe travolgerci. Tante ideologie, tanti pensieri contrastanti, tanti punti di vista potrebbero portare davvero il nostro cuore a smarrirci. Al contrario non arrocchiamoci nelle nostre ideologie per timore che il pensiero altrui possa travolgere le nostre certezze, ma mettiamoci umilmente in ascolto di ciò che Dio ci dice. Dio parla attraverso la Parola della Bibbia e ancor meglio nel Vangelo e in ciò dobbiamo rimanere ancorati a tutti i costi. L'atteggiamento di alcuni è proprio quello di aver paura di perdere la propria identità nazionale e cristiana. Non è una paura infondata. Guardiamo alla vita personale. Una persona che non conosce le proprie origini e quindi la propria identità ha problemi con se stessa e nelle relazioni interpersonali. È importante quindi identificarsi in un preciso gruppo e rimanere "ancorato" in quello. Esso parla di noi, della parte più profonda di noi stessi. Dobbiamo essenzialmente aver chiaro chi siamo, ma anche dove andiamo. 


A volte si rischia di scusare qualsiasi atteggiamento, pur essendo gravissimo. Un tempo Sant'Agostino aveva detto: "Bisogna condannare il peccato, non il peccatore". La differenza sostanziale del vero cristiano è qui: il peccato va condannato e abbiamo assolutamente avere in mente ciò che è tendenzialmente il peccato, anche per dirigere bene la nostra condotta, ma non la persona che pecca. Lei deve avere sempre una possibilità sebbene abbia commesso tanta crudeltà... e bisogna che anche il peccatore prenda coscienza che ciò che ha fatto è veramente grave, per non commetterlo più e quindi salvarsi. Non è tutto relativo: il peccato rimane peccato. Quindi siamo fermi nella nostra fede e non accettiamo altre ideologie in nome di una tolleranza che tolleranza non è. Cristo è lo stesso ieri, oggi, sempre.

mercoledì 18 febbraio 2026

Quaresima, dove tutto ha inizio

 Quando dobbiamo affrontare qualcosa d'importante, abbiamo bisogno di concentrarci, di raccogliere le nostre idee per essere pronti per l'evento. Anche la Chiesa, che conosce il cuore dell'umanità, ha stabilito dei tempi speciali per ricordare e meditare sui cardini della fede cattolica. La Quaresima è il momento per eccellenza che ci dovrebbe preparare al meglio per la solennità della Pasqua. È il momento propizio per riflettere sul motivo per cui crediamo e se davvero crediamo. Nella Messa si commemora la passione e la morte di Gesù Cristo: la Quaresima è un tempo dilatato che ci consente di prepararci a meditare e fare veramente nostro ogni singolo momento della vita di Gesù che ha portato alla nostra salvezza. Se pensiamo di aver capito tutto della Sua vita, ci sbagliamo. Nella morte e Risurrezione Egli ci spiega il senso intrinseco della nostra vita. La nostra meditazione deve cominciare dalla Sua costanza nel predicare il Vangelo. Aveva tutti contro, soprattutto chi si proclamava religioso ed era a capo della società ebraica del tempo che era Teocratica e sotto il dominio dell'Impero Romano. Gesù sfidò la mentalità dei religiosi del tempo che predicavano una perfezione esterna, un legame con un Dio che premiava solamente chi seguiva alla lettera le innumerevoli leggi e tradizioni da loro imposte. A determinare tale tipo di religiosità era il fatto che gli Ebrei erano un popolo spesso sottomesso, deportato, soggetto alla diaspora e, di conseguenza,  l'esigenza più urgente rimaneva quella di ricordare le proprie origini per non smarrirsi.  Non so se sia stato l'attaccamento alle proprie tradizioni a far sì che gli Ebrei conservassero la loro religiosità e quindi perpetuato l'attesa del Messia... fatto sta che proprio quando gli Ebrei cercavano disperatamente di mantenere le proprie origini sotto un dominio romano che tollerava la varietà di Credo, nacque il Messia che predicava un Regno che non

apparteneva a questo mondo e nello stesso tempo rivoluzionava la mentalità ebraica che attendeva una liberazione dal punto di vista politico. L'ansia della liberazione del popolo ebraico è da capire: sempre vissuto sotto la dominazione di altre potenze, anelava alla libertà.  Quando Gesù si proclamò Messia, la delusione fu immensa: la libertà che Egli proclamava era spirituale e anziché aiutare a dare forza militare a un popolo vessato, invitava a porgere l'altra guancia davanti al nemico. Solamente chi lo seguiva da vicino sentiva che quell'Uomo predicava qualcosa di profondo che non capivano, ma che li attirava profondamente.  Egli solo poteva rispondere ai grandi interrogativi del proprio cuore. Sicuramente attendevano un colpo di scena finale che sarebbe sfociato con la liberazione politica del Popolo, ma si erano lasciati guidare dalle sue Parole e solamente al momento della Risurrezione, hanno davvero capito che ciò che la prigione che li teneva incatenati, non era i Popoli che li opprimevano politicamente,  ma il peccato. Quando ricevettero lo Spirito Santo capirono la portata della predicazione di Gesù e che erano stati davvero liberati, ma non nel senso che intendevano loro. 
L'atteggiamento dei Farisei e Sadducei era da comprendere, ma avevano sbagliato davvero bersaglio e modalità di approcciarsi a Dio. Gesù predicò un Dio che non era contabile, ma un Padre che amava, che perdonava... il legame dell'umanità con Dio non era decretato dalle varie tradizioni,  ma dall'amore verso Dio e i fratelli. La sostanza della religiosità è questa ed è quella che la Quaresima ci insegna.