lunedì 31 agosto 2026

Crescere nella santità

La parola "santo" significa separato. A meno che non si condivida lo stesso stile di vita (anche se su questo si apre un capitolo non semplice), assumere la mentalità di Dio porta alla non comprensione, al rigetto da parte degli altri. Ciò sembrerebbe strano, ma strano non è, perché se guardiamo alla vita di Cristo, notiamo subito che suscitava sì tanta ammirazione, ma anche tanto astio che le persone hanno provato più e più volte a toglierlo di mezzo, cioè a ucciderlo. La pericope del vangelo di oggi ci presenta proprio queste due reazioni opposte da parte del popolo.
Gesù va come ogni sabato in Sinagoga, legge una parte delle Sacre Scritture, tutti sono ammirati per le sue parole e si domandano da dove mai venga tutta quella sapienza, visto che le sue origini umili sono note a tutti. 

Nel momento in cui Gesù afferma che nessun profeta è ben accetto in Patria o in casa sua, tra le persone più vicine e i parenti, l'ammirazione, in men che non si dica, si trasforma in astio. La rapidità con cui si svolge tutto ciò è impressionante... Gesù viene cacciato fuori dalla città e tentano di ucciderlo. Già, perché quando si dice la verità, spesso si materializza proprio questa dinamica: ti allontanano, ti buttano fuori dalla propria vita (più lontano sei, meglio è) e poi cercano di ucciderti o rovinarti. Tutto questo ovviamente quando si dicono o si fanno cose buone... se ti allontanano perché fai del male, è tutta un'altra cosa, e due domande me le farei. Ed ecco che in questo contesto si può comprendere una beatitudine davanti alla quale tutti storcerebbero il naso: "Beati voi quando vi insulteranno e mentendo diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia, perché lo Spirito di Dio riposa su di voi". Già... perché siete un monito con le vostre parole e le vostre azioni e vi state impegnando a praticare seriamente la Parola di Dio nella vostra vita. 
Il rapporto con Dio si costruisce passo dopo passo come qualsiasi rapporto umano, perché noi siamo capaci di Dio. E cosa facciamo per costruire un rapporto umano decente? Cerchiamo di conoscere la persona, parliamo,stiamo con lei. Per creare rapporti autentici bisogna incontrarsi, raccontarsi, passare tanto tempo di qualità con quella persona. Anche le amicizie sui social sfociano spesso nell'incontro fisico. Con Dio è la stessa cosa: la zona d'incontro è la preghiera, in primis la partecipazione alla Santa Messa e ai Sacramenti,  poi in tutte le sue forme, l'ascolto e la meditazione della Parola di Dio,  creare silenzio nel nostro spirito, calmare quel caos che inevitabilmente sovrasta il nostro cervello. L'ascolto consiste proprio nel creare Silenzio dentro di sé, lasciare il nostro punto di vista per abbracciare quello di Dio. È il Silenzio per eccellenza, che genera, che dà vita.
Non si scappa, stare, ascoltare, accogliere Dio nella vita è tutto questo e qualche volta porterà a delle sorprese... scopriamolo perché anche se queste sorprese porteranno delle persecuzioni, il tesoro del Regno di Dio è più prezioso di qualunque altra cosa al mondo, anche della nostra stessa vita.

domenica 30 agosto 2026

Essere santi

Siamo chiamati alla santità... tutti, nessuno escluso. Tutto il vangelo spiega come diventare santi. Se si vuole appartenere a Cristo, se si desidera possedere la vita eterna, non ci sono altre strade se non quella di amare, di accettare la volontà di Dio nella propria vita... e, non c'è niente da fare, il Regno dei Cieli appartiene ai violenti. Non l'ho detto io, ma Gesù nel vangelo. Sembra un paradosso, ma Gesù ci sta dicendo che se non ci rinneghiamo, se non siamo violenti contro la nostra natura umana, non possederemo il Regno dei Cieli, quindi la vera gioia, la libertà. Eh sì, ci vuole un impegno forte e coraggioso per arrivare in Paradiso: bisogna percorrere quella strada stretta e faticosa e, lungo il percorso, non possiamo portare il fardello del nostro Io e delle nostre ferite, altrimenti non ce la faremo mai. Dovremmo portare con noi un fardello troppo pesante.
Essere santi è un dovere di tutti, esige molto lavoro su di sé, un lavoro molto faticoso. È l'unica strada per la felicità, non ve n'è altra e i santi hanno dimostrato che la felicità non arriva quando le cose vanno bene, ma quando si arriva alla piena comunione con Dio. 
Il fulcro della vita cristiana rimane la partecipazione alla Santa Messa sempre, non solamente quando ci va o quando ce la sentiamo... e ci sono alcune condizioni per partecipare alla Santa Messa in modo genuino: bisogna essere intimamente uniti a Cristo, nei pensieri, nelle intenzioni e nella volontà. Non vuol dire partecipare a quattro canti messi in croce a rispondere bene alle parole del prete e nemmeno e non solo inginocchiarsi quando si deve al momento della consacrazione. La persona deve adorare Dio in Spirito e Verità. Partecipare alla Santa Messa quando non se ne ha voglia, è un merito in più. 
Quando si ha una malattia, si fanno esami dolorosi pur di sapere cosa c'è che non va, eppure il corpo è destinato a diventare polvere. Bisogna avere la stessa accortezza per l'anima che, se non viene nutrita del cibo spirituale rischia la sua salvezza eterna.
I Santi sono scomodi perché ci richiamano uno stile di vita che a noi pare duro e irraggiungibile e, spesso e volentieri, non sono capiti dalle persone. Gesù fu tolto di mezzo perché era scomodo nelle parole e nel comportamento. "È diventato per noi una condanna dei nostri sentimenti;
ci è insopportabile solo al vederlo,
perché la sua vita è diversa da quella degli altri,
e del tutto diverse sono le sue strade.
Moneta falsa siam da lui considerati,
schiva le nostre abitudini come immondezze.
Proclama beata la fine dei giusti
e si vanta di aver Dio per padre.".
Tutti noi siamo chiamati alla santità, tutti, anche se è difficile. 

sabato 29 agosto 2026

Pensare secondo Dio

Ho toccato spesso quest'argomento: i pensieri di Dio sono diversi dai nostri e ce lo illustra bene il vangelo di questa domenica, quando Gesù spiega ai discepoli la passione che dovrà affrontare. Pietro, che un attimo prima aveva fatto la sua bella professione di fede, cade miseramente e, prendendo Gesù in disparte lo rimprovera. La reazione di Gesù è immediata e lo chiama addirittura  satana, cioè avversario, oppositore, nemico... colui che accusa in un tribunale e combatte contro un rivale.


 La reazione di Pietro non ci deve scandalizzare più di tanto: immaginiamo se vivessimo una situazione simile, se sentissimo una persona cara parlare della sofferenza e morte che dovrà affrontare. Proveremmo sicuramente dolore, non vorremmo mai che la persona a cui vogliamo bene affrontasse tutto quello. Così è stato per Pietro nel sentire il racconto di ciò che avrebbe patito Gesù.
Torniamo al racconto del Vangelo. Gesù torna a spiegare cosa vuol dire pensare come Dio e lo fa elencando 3 verbi:
RINNEGARSI: essere cristiano vuol dire esserlo a 360 gradi, a tutto tondo, non solamente quando siamo in chiesa o in ambienti religiosi, ma in ogni ambito della vita. La natura umana segue la logica del dente per dente, quella divina dell'amore, del perdono. Quando una persona tocca le corde più profonde del cuore e ci fa soffrire, dobbiamo aprire il cuore al perdono; quando sappiamo che una parola inutile fa soffrire una persona, dobbiamo saper tenere la bocca chiusa.
PRENDERE LA PROPRIA CROCE: spesso la vita ci propone le croci che noi possiamo portare. La sofferenza a volte può portare alla rabbia contro tutti e tutto, non sempre le diamo il potere salvifico che invece possiede. Allora non lascio che la croce mi schiacci, la prendo.
E MI SEGUA: e qui ci vuole la grazia di Dio, da soli non riusciamo. Seguire Gesù vuol dire abbracciare la croce, la sofferenza con gioia, unendola alla vita di Cristo e offrendola per la salvezza della nostra e altrui anima.
Accettare la croce, significa anche accettare i propri limiti: vorremmo essere subito come Gesù ci comanda di essere, ma siamo imperfetti, siamo fragili nel corpo e nello spirito. Bisogna accettare questi limiti e porli sull'altare della misericordia, con umiltà. Facciamo tutto ciò che è in nostro potere per seguire Gesù, ma ciò che non riusciamo a cambiare, mettiamolo nel Suo Cuore.

martedì 11 agosto 2026

Diventare bambini

I discepoli domandano a Gesù chi è il più grande nel Regno dei Cieli. Considerando che avevano un pensiero di grandezza molto differente da quella evangelica, Gesù li riporta all'essenza del Regno che sta annunciando. I discepoli si aspettavano un potere temporale o comunque un Regno che si conquista con la prepotenza… oppure pensavano alla grandezza della missione… ma Gesù smonta tutti i loro pensieri, prende un bambino che era considerato un nulla e sorprende i discepoli affermando che per essere grandi nel Suo Regno, devono diventare come quel bambino… non solo, devono accogliere quel bambino nel suo nome. Essere umili e accogliere chi non conta nulla: è questa la strada del Cielo. 



Cosa vuol dire tornare bambini? Vuol dire fare i capricci, battere i piedi per terra? Vuol dire affermare la verità senza freno anche quando può ferire molto? Vuol dire impossessarsi dei giochi altrui? Ovviamente Gesù non voleva dire questo: i bambini hanno tante qualità, vedono le cose in modo speciale. Spesso ai genitori si dice: ciò che stai riportando è un vostro sentimento, i bambini hanno un'altra percezione. I bambini sanno fare subito pace. Nelle nostre classi capita che scoppi un alterco fra di loro. Qualche volta hanno bisogno solamente della presenza dell'adulto, senza che parli, per fare pace. Non c'è bisogno di intervenire, in due battute risolvono tutto. Ahimè, come siamo diversi e complicati noi adulti, che ricordiamo tutto ciò che ci hanno fatto o presumiamo che ci abbiano fatto, e ci chiudiamo nel silenzio più profondo evitando le persone senza affrontare il problema! I bambini ci superano di gran lunga!Hanno uno sguardo speciale nei confronti della realtà: tutto suscita sorpresa, anche le cose più piccole. Ogni volta è un nuovo inizio, hanno curiosità e sete di imparare. Quanto dobbiamo imparare noi da loro che abbiamo uno sguardo triste, incapace di gioire e pensiamo di sapere tutto!I bambini non notano le differenze. Sono curiosi, ma accettano le differenze e di fronte alle malattie sono premurosi.Si fidano incondizionatamente dei genitori, noi dovremmo farlo con il Padre.Dobbiamo poi amare chi è ultimo, chi è ai margini della società. Questo non significa accettare tutto ciò che fa di sbagliato, questo ce lo ha dimostrato bene san Giovanni Battista, ma, condannando il peccato, si dà sempre la possibilità al peccatore. Ricordiamoci, però, anche la parte in cui Gesù parla della correzione fraterna. È nostro dovere far notare al fratello che sta sbagliando e l'epilogo dell'insegnamento di Gesù non è dei più leggeri… “se non ascolterà nessuno, sia per te come un pubblicano e un peccatore”… anche questo ha detto Gesù: bisogna essere prudenti nelle proprie relazioni.

lunedì 10 agosto 2026

Schieramenti

Basta frequentare un po' i social e ci si accorge subito che sotto a un post i commenti si dividono in schieramenti. I social permettono di dire la propria attraverso uno schermo, sembra quasi di non avere costrizioni. 
Talune persone si sentono più libere... ma la cosa interessante, è vedere come la gente si schiera nei vari argomenti di politica, di spiritualità, di religione: non lasciano spazio alla comprensione, non vogliono avere uno sguardo critico sano. Avere uno sguardo critico, non significa scagliarsi contro gli altri e sostenere la propria idea ad oltranza. Al contrario, significa avere un proprio giudizio riconoscendo le difficoltà reali che ci sono ed essere pronti a capire il punto di vista dell'altro. 
Constato che i social, proprio perché le persone hanno meno freni, fomentano l'odio, aumentano la faziosità. I social potrebbero fare tanto bene, ma anche per questo bisogna avere tanta capacità di giudizio critico. Nelle Indicazioni Nazionali della scuola, avere uno spirito critico è uno degli obiettivi fondamentali per la formazione dell'individuo... e avevano visto lontano... perché se tu entri nei social e fanno una fotografia a un pavimento che è sporco, stai pur sicuro che troverai qualcuno che dice che è pulito. Sarebbe bello in tutti i campi fare trasparenza, riconoscere le fragilità effettive che esistono, perché solamente così,  si cresce davvero: in politica si cerca il vero bene di un Paese, in spiritualità si prende il bello degli altri e ci si arricchisce, negli hobby si possono scoprire mondi non conosciuti che ci permettono di allargare i nostri orizzonti.

Bello? Brutto?

"La vita è il tempo prezioso che abbiamo prima della fine". 
Ogni respiro, ogni attimo sono importanti. A volte ci perdiamo in una goccia d'acqua, siamo abituati a notare il puntino nero sulla parete interamente bianca. Come ho spesso detto, la vita dipende molto da cosa pensiamo della morte e che cosa essa è per noi. 
Se la morte è un passaggio attraverso una porta stretta verso l'eternità, il nostro modo di vivere assumerà colorazioni vivaci, si tingerà di stupore e non si arrenderà davanti alle difficoltà. In ogni avvenimento c'è la parte positiva, talvolta ci vuole impegno per trovarla, ma non per questo toglie sapore alla vita. Ci lamentiamo troppo, siamo troppo abituati a vedere ciò che ci manca, che non ci accorgiamo di quel tanto che abbiamo. È vero che la nostra felicità non deve assolutamente dipendere dal vedere che abbiamo di più degli altri, ma riconoscere ciò che abbiamo dispone il cuore alla gratitudine e si apre alla gioia. Un cuore triste si ripiega su di sé. Un cuore grato si apre al dono di sé e alla gioia.... e la gioia, lo dice anche la scienza, ci migliora.

martedì 4 agosto 2026

Perdono o... condono?

Domenica scorsa, 2 agosto, era dedicata al Perdono di Assisi: si poteva lucrare l'indulgenza plenaria applicabile ai vivi e ai defunti. Ma cosa vuol dire perdono? La lingua italiana è molto fine quanto complicata quando si tratta di grammatica e di uso dei termini. Mentre nelle altre lingue spesso un solo termine esprime tante cose, in italiano ci sono tante parole simili, ma con significato e sfumature leggermente diversi. Immaginate che un giorno decidiate di andare a confessarvi e nella formula finale il sacerdote dicesse:  «Dio, Padre di misericordia, che ha riconciliato a sé il mondo nella morte e risurrezione del suo Figlio, e ha effuso lo Spirito Santo per la remissione dei peccati, ti conceda, mediante il ministero della Chiesa, il CONDONO(perdono) e la pace.E io ti assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.>> 😬
Perché ho detto questo? Perché le parole hanno un significato efficace nella religione, nel rapporto con Dio. Gesù stesso disse infatti: il vostro parlare sia sì o no, il di più viene dal maligno.







 Il sostantivo "perdono" ha una particolare etimologia: "donare" che vuol dire concedere, donare, preceduto dal prefisso "pre" che funge da rafforzativo. Il significato letterale della parola è quindi donare completamente. Capiamo bene perciò la differenza tra perdono e condono. Il condono ha il compito semplicemente di regolarizzare una situazione irregolare in modo formale. Vedete bene che cambia la situazione molto. Il perdono coinvolge tutta la persona nella sua affettività e punta a ricostruire una relazione o trovare pace personale. Se dopo aver concesso il nostro perdono a qualcuno che ci ha fatto del male, continuassimo a covare rancore e a vendicarci, capite bene che qualcosa non tornerebbe. Il perdono sarebbe totale, quando è possibile e non pericoloso, se dopo aver accolto nuovamente il fratello o sorella che ha sbagliato, puntiamo a ricostruire il rapporto, la relazione. Ci sono tanti casi e bisogna avere prudenza, purtroppo non tutti i rapporti possono tornare come prima, ma fondamentalmente dare il perdono a qualcuno significa questo, altrimenti non sarebbe un dono totale.
Dall'altra parte c'è la persona che riconosce di aver sbagliato e domanda il perdono. Senza questo non può esserci perdono. È la nostra condizione davanti a Dio: sbagliamo sempre, siamo sempre debitori davanti a Dio... e com'è bello sentire le parole del sacerdote che ci assolvono, ci sciolgono, ci rendono nuovamente liberi dai peccati! Come dovremmo essere felici! Tutto ciò che ci tiene bloccati è originato dal peccato che di per sé è una cosa brutta, bruttissima, ma a volte ci permette di vedere la nostra fragilità e di immergerci nella grandezza di Dio.

lunedì 3 agosto 2026

Camminare con Cristo

Dopo aver sfamato la folla, Gesù costrinse i suoi discepoli a precederlo sull'altra riva. Gesù salì sul monte a pregare. Giovanni era stato ucciso perché aveva detto la verità e cioè sottolineava che l'unione di Erode con  Erodiade era illegittima, non secondo la volontà di Dio. Per tale motivo fu giustiziato: per Erodiade era un ostacolo. Giovanni Battista era il precursore, testimoniò  Gesù con la sua morte... già, perché spesso Gesù si proclamava come la Via la Verità e la Vita. Gesù soffriva anche come uomo e, sicuramente, soffrì anche per la morte di Giovanni. Gesù intrecciava relazioni profonde, dimostrando così che Dio entra nella storia, s'interessa della sorte dell'uomo e desidera dall'umanità la stessa cosa. Inutile dire che dietro a queste relazioni, al rivelarsi così come si è, c'è il rischio concreto di non essere compreso, di essere messo da parte. Gesù ha però testimoniato che ne vale la pena, che non si può vivere come isole, ma che ci si deve buttare nella mischia, che bisogna rischiare. Dobbiamo buttarci  nella mischia per dividere e condividere il pane; dobbiamo buttarci nella mischia con il rischio di perdere la vita, altrimenti la nostra vita non è vita donata, ma è vita conservata... e si vivacchia cercando di non soffrire, evitando ogni cosa che possa suscitare sofferenza. Vivere così, non fa gustare il gusto pieno della vita, ci si accontenta delle briciole e inesorabilmente perdiamo del tempo. Bisogna vivere fino in fondo  rischiando, come ha fatto Pietro. Vedendo Gesù che camminava sul mare, domandò di poterlo fare anche lui. Gesù lo permise. Nelle situazioni della nostra vita, nei nostri incontri, nel nostro operare Dio è con noi, sempre, ma vuole che mettiamo pure noi quell'un per cento che serve, per camminare sulle acque nonostante la tempesta. Pietro ebbe paura del vento forte, nonostante la presenza del Signore. Pietro sapeva che Gesù era il Signore, che era Dio, tuttavia ebbe paura e la sua paura lo fece affondare. Quante volte nella nostra vita, cominciamo ad affondare travolti dalla paura che ci accada qualcosa di brutto! Eppure abbiamo davanti a noi il Signore! Nonostante ciò, la paura ci blocca e ci fa affondare e morire. È per l'intervento di
Gesù che Pietro si salvò. Gesù proferì allora alcune parole che dovrebbero risuonare nel nostro cuore: "Uomo di poca fede, perché hai dubitato?" Il Signore era davanti a Lui, Pietro sapeva camminare sulle acque perché Gesù lo aveva comandato, eppure... ebbe paura e quella paura lo fece affondare sempre di più e se Dio non fosse intervenuto, sarebbe sicuramente morto...
Non lasciamoci mai bloccare dalle paure, perché queste ci precludono le gioie intense della vita!

mercoledì 29 luglio 2026

Violenza dei giovani

Violenza giovanile, un'emergenza che tocca i nostri giovani, stranieri e non. Notizia fresca fresca: un gruppo di diciottenni in Campania picchiano un uomo di 70 anni. È uno dei tanti episodi di violenza, non apro il discorso di quelli compiuti dai giovani stranieri perché questo post non ha lo scopo di raccontare la violenza, ma di ragionare su un qualcosa che è diventato emergenza. Mancano i valori che non riusciamo a trasmettere loro, i valori autentici, quelli che non hanno tempo. Lo scusare tutto non è la soluzione giusta, anzi, probabilmente è la conseguenza di ciò che ho detto nel post precedente: il fatto di non avere punti fermi nella vita, rende molto difficile orientarsi: si deve aver chiaro ciò che è bene e ciò che è male, avere la percezione intensa che l'altro può soffrire come noi, che non serve essere sempre il centro del mondo. È davvero un'emergenza... e non serve mettere una generazione contro l'altra come fa la sociologia: ultimamente vi è la fissazione delle divisioni in generazioni che non serve a nulla, davvero se non a rimarcare le differenze. Bisogna trovare ciò che invece ci unisce, perché alcuni valori non devono morire, valgono per sempre.
Alcuni giovani vengono cresciuti dando peso ai soldi, al "vali per ciò che hai", ad essere sempre il centro del mondo, senza contare che ,facendo così, si uccide l'empatia. 

mercoledì 22 luglio 2026

Confusione



Personalmente, percepisco una forte confusione, la percezione reale del giudizio umano distorto. Tutto questo disorienta: se non si ha più che fede, si rischia di entrare in crisi, perché vedi che il mondo va letteralmente al rovescio. Si difende l'indifendibile, si fa coincidere un atteggiamento malsano con uno giusto come reazione a qualcosa che non andava bene. Il mondo va davvero al rovescio e in questa confusione ci si chiede dov'è la vera informazione. Francamente questa mancanza di certezze, fa vacillare paurosamente la propria coscienza e può far crescere una rabbia che non ha risposte, che ti fa odiare il mondo.
In tutto questo baillame, è sempre Cristo che deve guidare i nostri pensieri, è il porto sicuro, il faro che illumina il nostro cammino. Senza di Lui non potremmo mai rimanere saldi nella nostra serenità. Sconcerta questa mancanza di punti fermi della società, si è pienamente consapevoli che tutto può accadere, che le tue opinioni potrebbero diventare reato in nome di una libertà che vale solamente per alcuni... e ti accorgi che concretamente ti hanno tolto la libertà di pensiero in nome della libertà. È il paradosso del nostro presente, insofferente ad ogni tipo di regola che categorizza in comportamento giusto e ingiusto. Davanti a tale filosofia odierna, tutto diventa lecito e, in quest'ottica, tutto diventa fatuo e relativo, tutto diventa pericoloso,  senza punti fermi. Siamo alla deriva. In quest'ottica, la nostra coscienza subisce una forzatura, si addormenta, si modella su parametri sballati e si stabilisce su un'insensibiltà verso gli atteggiamenti errati. Eppure vi è sempre una binarietà: sbagliato e giusto. Chiaramente non tutto avviene in modo categorico e vi sono le variabili dei casi, per le quali un avvenimento è influenzato nel suo decorso, ma deve rimanere ancorato alla binarietà, verso la quale bisogna tendere per le cose essenziali.