Domenica scorsa il Vangelo ha raccontato la parabola dei lavoratori chiamati a diverse ore della giornata a lavorare nella vigna del padrone e della paga uguale che hanno ricevuto tutti gli operai, dal primo all'ultimo. L'atteggiamento del padrone aveva suscitato nei lavoratori della prima ora mormorio e scontentezza. Questa domenica il Vangelo ci propone la parabola dei due figli, in spiegazione di quella precedente. Stavolta chi chiede alle due persone di andare a lavorare è il Padre. Il primo risponde seccamente di no, ma poi, pentitosi, va a lavorare, al contrario del secondo figlio che chiama signore il Padre, ma di fatto non va a lavorare nella vigna. Gesù si rivolge ai sapienti del tempo e domanda chi dei due ha fatto la volontà del padre. Ovviamente i farisei e gli scribi non sono stupidi e individuano nel primo figlio il fautore della volontà del Padre, nonostante abbia detto di no. Ed è così...poi Gesù commenta che i peccatori e le prostitute ci precederanno nel regno dei cieli.
Non è un'esaltazione del peccato, assolutamente no: non dice di continuare a peccare per entrare nel Regno dei Cieli, ma c'è una riflessione profonda da fare e non fermarsi alle semplici parole di Gesù. Quando si cammina nella via del Signore, si dimentica talvolta dal punto da cui si è partiti e spesso si ha la sensazione di essere nel giusto e quindi al di sopra di coloro che compiono peccati, soprattutto gravi. Allora si rischia di cadere nella superbia e, senza accorgersene, si pensa di essere migliori degli altri, non considerando che, come disse san Paolo, per grazia sono quello che sono. Spesso, per tale motivo i cristiani, soprattutto chi vive in toto il messaggio di Gesù, cade nella cosiddetta notte oscura, nella quale non si sente più la presenza di Dio e il piacere di pregare: tutto diventa difficile. Santa Teresina di Lisieux spiega semplicemente il motivo per cui si passa per la notte oscura: il fatto di avere la certezza della presenza di Dio, fa spesso non comprendere chi è senza fede e quindi la difficoltà di praticare il vangelo. Non basta andare a messa, non basta inginocchiarsi e pregare, la preghiera deve diventare vita, in poche parole fare la volontà di Dio nella propria vita. Fare la volontà di Dio nella propria vita non è solamente abbracciare un certo stato di vita o andare in un determinato luogo. Pensare che la volontà di Dio sia esclusivamente questo è assai riduttivo. Egli ci vuole in una certa condizione, in un certo luogo per incontrare determinate persone e annunciare il Vangelo, perché abbiamo dei talenti da sviluppare e mettere al servizio della comunità che magari in un determinato stato di vita non possiamo fare e non incontreremmo mai un certo tipo di persone. Non ci sono stati di privilegio, perché siamo tutti figli di Dio, chiamati a lavorare nella sua vigna. Un esempio è proprio Carlo Acutis: oggi daranno in onda il film fatto sulla sua vita. La sua breve vita è stata intensa, normale, ma nel contempo straordinaria. Nel suo stato ha potuto portare Dio nella scuola perché gli altri erano come lui! Ha saputo portare Dio attraverso la rete internet, con delicatezza, senza propaganda o altri fini, senza esaltarsi... perché la vera serenità si vede oltre lo schermo e se avvicina anziché allontanare... allora ci siamo, Dio è con lui e farà cose straordinarie da lassù, non perché lo abbiamo santificato noi con le nostre parole (a volte la morte di una persona ci spinge a elogiarla anche se non ha fatto proprio del bene o ha ricercato se stessa), ma perché lo ha riconosciuto la Chiesa. Chiaramente non tutti possono essere elevati alla gloria degli altari, ma è importante davvero avere e fare verità, come Gesù ha richiesto oggi ai due figli.
Tornando a loro, ciò che avvicina le prostitute e i peccatori a Dio, è proprio la consapevolezza di essere fragili, di sbagliare senza l'aiuto di Dio. La superbia di chi fa tutto giusto e allontana Dio, fa sì che non vivano davvero l'amore di Dio nella loro vita...
