sabato 31 ottobre 2015

Halloween

Ogni anno,  quando si avvicina la solennità dei santi è la stessa storia. Infuria la polemica di Halloween. Meno male che quest'anno la Chiesa ha preso delle iniziative per guidare il popolo cristiano verso la vera concezione della festa di Ognissanti. Veglie di preghiere, celebrazioni liturgiche, hanno risposto alle iniziative della dilagante festa di Halloween che ha contagiato gli italiani.
Mi diverte molto vedere certi commenti di Facebook su alcuni post pubblicati dai cristiani che, giustamente a mio avviso, si sono schierati contro questa festa prevalentemente americana. Toni di patriottismo, accenti vibranti di rabbia contro i cristiani, hanno composto una sinfonia un po' stonata riguardo alle motivazioni per cui i cristiani hanno cercato di combattere contro questa festa. 
Riporto il succo del discorso di un commento di un utente che mi ha fatto un po' sorridere. 
In questo post si diceva come fosse giusto non celebrare Halloween: festa pagana che ha sopperito a quella cristiana di “Tutti i santi”...
Il commentatore ha ribadito che la cristiana non aveva pensato che, invece, le feste cristiane hanno soppiantato quelle pagane.
È vero, su questo punto aveva ragione. Tante feste cristiane hanno soppiantato quelle pagane apposta, a significare che, siccome Dio aveva squarciato i cieli ed era entrato nella storia, era il momento di cambiare radicalmente tutta la vita e la concezione di questa. Ecco perché tante feste cristiane hanno soppiantato quelle pagane, per dare un significato nuovo all'esistenza dell'umanità.

È chiaro purtroppo che l'atto dell'imperatore Costantino ha creato nell'Italia futura una situazione un po' particolare: tutti dovevano diventare cristiani...

Bene da una parte, dall'altra non troppo. Il suo entusiasmo è stato eccessivo e ha permesso una svalutazione del tenore di vita cristiana. Abbracciata per forza da tanti pagani, il tenore di vita dei cristiani ha perso molta della sua trasparenza. Dall'altra parte ha permesso che tutte le genti sperimentassero questa nuova dottrina, che la conoscessero e che l'amassero. Per tale motivo in seguito alcune persone sentirono l'esigenza di formare delle comunità che vivessero in modo appieno il messaggio cristiano. In realtà tale messaggio era rivolto a tutti i cristiani, i consigli evangelici erano rivolti a tutti!
La cosa più brutta che i cristiani non accettano di ciò che ha fatto l'Italia, è che, dopo aver assaporato la bellezza del cristianesimo, l'abbiano abbandonato per seguire nuovamente delle credenze pagane o, appunto, diaboliche. I bambini lo desiderano festeggiare perché per loro è un secondo carnevale ridondante maschere leggermente macabre, ma sono i genitori che dovrebbero avere la pazienza di spiegare loro il motivo per cui non andrebbe festeggiato, senza fare polemiche o allarmismi eccessivi. I bambini recepiscono questi messaggi, anzi, hanno un grande desiderio di accostarsi all'assoluto, più degli adulti e comprendono le cose più alte se le si spiegano loro con molta semplicità. 

sabato 5 settembre 2015

Frasi di Hitler... Per imparare

Riporto alcune frasi di Hitler, per comprendere i nostri atteggiamenti sbagliati... La storia non insegna, è maestra ma ha fatto un buco nell'acqua:

"Dobbiamo chiudere i cuori della pietà ed assumere un contegno brutale. I diritti di ottanta milioni di persone devono essere rispettati; la loro esistenza deve essere garantita. Il più forte ha ragione. Prontezza di decisione e ferma fiducia sono necessarie al soldato tedesco. Non vi sono crisi, se i nervi del fuhrer resistono".

"Le grandi masse saranno più facilmente vittima di una grande bugia piuttosto che di una piccola".

"Dobbiamo essere crudeli. Dobbiamo riabituarci ad essere crudeli con la coscienza pulita".


Profughi

Giorni di ricerca frenetica di una soluzione... Finalmente le frontiere si aprono e un fiume di gente si muove alla ricerca dei propri parenti o della libertà. Giorni drammatici che pongono interrogativi terribili e inquietanti che scuotono la coscienza, alla ricerca di risposte che acquietino i cuori e che possano anche salvare preziose vite umane.
Provvidenziale la scelta della pubblicazione della foto del bimbo che in quest'esodo senza fine ha lasciato la vita: Aylan. Come lui, sappiamo che ce ne sono stati altri. Su internet giravano immagini ancor più crude, non un bambino... uno... due... tre... piccolissimi! Tutti allineati sulla sabbia, in attesa di essere raccolti e inumati! Naturalmente la perdita di una vita e la drammaticità di ciò, non si misura sull'età di colui che muore: qualsiasi vita che si spegne è sacra... qualsiasi... ma chiaramente la vista di un bambino innocente, con un futuro davanti, scuote maggiormente le coscienze.
Qualcuno ha detto questo: “spesso ci chiediamo come hanno fatto tante persone nel periodo della seconda guerra mondiale, a permettere un genocidio di tali dimensioni. Vedendo l'indifferenza della gente di oggi di fronte alla strage che si sta compiendo tra i migranti, non è difficile comprenderlo. Impotenti stiamo assistendo ad un secondo genocidio”.
Riporto parte di una riflessione fatta da un persona su ciò che sta accadendo ai giorni nostri. Tale riflessione è stata scritta prima che il giornale inglese, il “The Indipendent” pubblicasse la foto del piccolo Aylan.
Vero... Vorrei dedicare questo post a riflettere su queste frasi, visto che anch'io mi sono interessata al genocidio degli Ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale.
Una piccola precisazione storica per riflettere ancor meglio. All'epoca della Seconda Guerra Mondiale, i Tedeschi lasciarono “miracolosamente” imbarcare un numero ingente di Ebrei permettendo loro di andare in cerca di asilo negli Stati Uniti. Era come donar loro la libertà... e sappiamo bene, adesso, con il senno di poi, che cosa volesse dire! Erano sicuramente miracolati... ma, giunti nella terra della libertà, gli Stati Uniti non concedettero asilo perché contro le loro leggi di immigrazione... e per non trasgredire le loro leggi, rimandarono indietro, alla morte certa, milioni di Ebrei. Finiti tutti nelle camere a gas e forni crematori. La storia insegna... o dovrebbe insegnare. Studiare dovrebbe servire a questo ad aprire la mente... ma l'uomo non impara. C'è il periodo in cui si vuole negare l'olocausto, si vuole credere che sia tutto impossibile. Come può l'uomo concepire una così mostruosa macchina della morte? Poi...Passano appena 70 anni circa da questi eventi.
Ecco un'ondata di profughi riversarsi sul Vecchio Continente, l'Europa. Terribile... un'ondata inarrestabile. Certamente fra di loro ci saranno mascalzoni e millantatori, come d'altronde ce ne sono anche fra gli italiani, tra i francesi, inglesi etc... Purtuttavia la maggior parte scappa da situazioni terribili di guerra: ciò che fa l'Isis nelle loro terre è terribile, impossibile ad immaginarsi... Ma la prima cosa che fa l'Europa, non è pensare a salvare vite umane, ma è quantificare la cosa a livello economico. Agli inizi è una cosa che riguarda solamente l'Italia, per cui il resto dell'Europa preferisce voltare le spalle, far finta di non vedere. L'Italia, obiettivamente, non può far fronte da sola all'emergenza. Chiede aiuto, non respinge i migranti... Ma perché siamo diventati così egoisti e veniali? Leggere certi commenti su Facebook di fronte alle foto che hanno scosso il mondo, fa accapponare la pelle. C'è chi dice sinceramente che non avrebbe mai voluto vedere quelle foto; altri affermano addirittura che quei bimbi non fanno parte di quelli che hanno tentato di compiere la traversata sui gommoni nel Mediterraneo... sono troppo ben pasciuti (per usare le stesse espressioni); altri che si accorgono della propria impotenza, altri inveiscono contro i migranti, affermando che loro devono stare nei loro paesi e avere il coraggio di combattere.
Aprono le braccia all'accoglienza la Grecia e l'Italia, le nazioni più colpite dalla crisi economica. Finalmente le foto fanno riflettere i Grandi, aprono anche loro le porte ai profughi, tranne la Francia... (durante la Seconda Guerra mondiale erano gli Alleati!!!).
Nel frattempo chi assisteva allo sbarco di questi profughi, al loro naufragio, non riusciva ad essere indifferente. Si è parlato poco della reazione umana di alcuni turisti, in particolari Greci e Italiani, che, mossi a compassione, salvavano vite umane, tirandole all'asciutto. Ma come si fa? Proprio come ai tempi della Seconda Guerra Mondiale... le stesse parole dei commenti erano rivolte agli Ebrei. Forse chi ha scritto quei commenti è inorridito a leggere ciò che era accaduto agli Ebrei! Di fronte alla catastrofe di oggi, non hanno altro che parole amare, cercano di accampare scuse alla loro indifferenza, chiamano “buonisti” chi invece si muove a pietà, pensando erroneamente che tutti debbano essere egoisti come loro.
Qualcuno dei Grandi, non ricordo di quale nazione, ha affermato che questa invasione minaccia le nostre radici cristiane. Ho sentito solamente questo e, francamente, mi è bastato! Le chiese deserte, un'Europa che ha accusato l'Italia di essere arretrata perché non approva le nozze gay e, con tutti i problemi che ci sono, l'ha esortato a fare riforme al riguardo per essere al passo con l'Europa... Perché questa è l'Europa... e poi dicono che minacciano le nostre radici cristiane????
Mah... Roba da matti! Ne abbiamo di faccia tosta da tirare fuori le nostre radici in modo così contraddittorio, senza pensare che Cristo, aveva accolto tutti, Samaritani, Cananei, Giudei, peccatori e non... e respingere gli altri, sarebbe difendere le nostre radici cristiane, non ho parole...


martedì 4 agosto 2015

Giorgio Perlasca

Da poco ho visto nuovamente un film straordinario quanto straordinario è il tratto di vita che racconta: quella di Giorgio Perlasca. Una persona veramente bella e nobile, il modello che vorrei seguire e riuscire a ricalcare nella mia vita. Già, perché se paragoniamo quello che ha fatto Giorgio con carriere e potere che raggiungono i vertici, notiamo subito che differenza passa tra una vita veramente vissuta e una che lascia il tempo che trova. Ciò che ha fatto, Giorgio Perlasca l'ha ritrovato nell'eternità ed è stato proprio un eroe, nel vero senso della parola e non è vero che tutti noi avremmo fatto la stessa cosa: egli, infatti, ha rischiato la sua stessa vita per salvarne altre che all'epoca contavano nulla. La sofferenza che travolgeva il popolo ebreo ma non solo, avrebbe mosso sicuramente il nostro cuore, ma saremmo riusciti come lui a rischiare le torture naziste, il coraggio di guardare le SS in faccia, per salvare uomini, donne, bambini?
Giorgio Perlasca si trova nel bel mezzo della seconda guerra mondiale in Ungheria per motivi di lavoro e impossibilitato a tornare in Italia, si dedica, usando ogni mezzo, alla salvezza degli Ebrei stretti dalla morsa del Regime Nazista che sta lentamente crollando e non vuole lasciare tracce dei delitti perpetrati.

La carica di umanità di Giorgio è davvero straordinaria e la domanda che spesso gli viene posta è questa: “Perché fa tutto questo?”. Riesce a portare la gioia e la speranza in luoghi dove si aspetta il nemico che venga da un momento all'altro, cercando di far scorrere il tempo con meno angoscia possibile: spera tutto, anche se talvolta tocca la propria impotenza. Tuttavia lotta, pensa che il suo atto d'amore possa salvare più vite possibile, piega l'arroganza, suscita ammirazione e rispetto anche in chi avrebbe dovuto arrestarlo immediatamente. La sua opera è incessante. Si fa portavoce dei più piccoli e li protegge con fare paterno ed umile. Il suo amore non ha un colore politico, perché quando vede la situazione ribaltata e il nemico che l'aveva aiutato ucciso barbaramente, il suo cuore viene inondato di sofferenza e pietà. La sua opera voleva salvare cinquemila vite umane, ma purtroppo si ridussero ad una manciata. All'epoca era già molto. Bellissimi e toccanti certi passaggi del film che gettano le basi per riflessioni importanti inerenti la religione e al modo di opporsi a regimi che perpetrano vittime. 

Il comportamento eroico di Giorgio mette in crisi chi ha cercato di salvare gli Ebrei, ma non ha avuto il coraggio di esporsi come lui. Il motivo per cui lo fa è l'amore che ardeva nel suo cuore e stupiva e affascinava... a ben ragione, anch'io vorrei raggiungere questo livello così eroico...

domenica 2 agosto 2015

Il santo tristo

Come Mario Filippo, ci sono stati tanti altri giovani. Un altro esempio è quello di Chiara Badano, focolarina, morta anche lei alla stessa età di Mario Filippo, solamente che è nata prima, nel 1971. La storia è più o meno quella: entrambe hanno saputo vivere la sofferenza con amore e gioia e si sono preparati a spiccare il volo tra le braccia di Gesù. Quel che ci hanno insegnato, come gli amici di Mario Filippo hanno accennato, è a non piangerci addosso. Spesso e volentieri si è abituati a vedere ciò che non si ha, fissandosi nella negatività dell'esistenza, senza accorgersi che la nostra vita è piena di doni, di cose stupende. Già, la negatività fa più scalpore, attira più l'attenzione della gente, ma ci sono ancora cose belle. Dovremmo abituarci a vedere le cose positive e non soffermarsi su quelle negative. È importante per la nostra serenità e per vivere con dignità questa vita che ha tanti regali da farci... Ma se siamo impegnati a vedere il brutto, non potremo mai riconoscere tali doni... Che peccato! Che grande peccato! Un Santo diceva: “Un santo triste è un santo tristo!”

Mario Filippo Bagliani

A proposito dell'intendere la vita come un dono, come un dono eterno, ha dato esempio concreto Mario Filippo Bagliani la cui vita è stata raccontata da don Paolo Gariglio. Purtroppo il libro non si stampa più, però il suo contenuto è davvero eccezionale, da meditare e ammirare. Il libro ha come titolo “Ciao don!”, il saluto che il ragazzo rivolgeva al sacerdote che aveva chiamato e a cui aveva chiesto di accompagnarlo nell'ultimo tratto della sua giovane vita. Ne vale davvero la pena scorrere quelle pagine intrise di speranza e di eternità. E proprio oggi sia il Papa che la Madonna di Međugorie hanno affermato che la vita, la vita vera è quella eterna e tutto deve essere vissuto in funzione di essa. 
Un melanoma si è impossessato del corpo di Filippo e nel giro di due mesi l'ha consegnato alla morte... anzi, come lui diceva, il vero Inizio! Un ragazzo di diciannove anni appena compiuti, con in cuore il desiderio di vivere ancora e assaporare la gioie della vita, si deve cimentare, suo malgrado, ad affrontare un esame importantissimo, che tutti noi saremo chiamati ad affrontare: la morte.
Agli inizi, quando sa della malattia, Filippo soffre molto. Vorrebbe vivere, la sua giovane età glielo impone! Ama molto la natura e la gente e tutto ad un tratto deve abituarsi ad affrontare un destino anormale per la sua età... Oltre tutto il melanoma è lo stesso male che aveva portato via suo papà all'età di 29 anni. Filippo non può ricordare il padre, aveva pochissimi mesi quando Claudio era volato in cielo. Gli voleva bene e desiderava conoscerlo... Filippo è vissuto sempre con la mamma e la nonna, una famiglia striminzita però felice nonostante la morte l'abbia visitata più volte. Dopo l'iniziale combattimento, Filippo, ben presto, accetta la volontà di Dio nella sua vita e vive profondamente e intensamente anche gli ultimi mesi di vita, dando coraggio a tutti coloro che erano vicini a lui, la mamma, la nonna, lo zio Carlo, medico, e gli amici. Il male lo divora, ma Filippo, inaspettatamente, riesce a toccare i tre mesi... contro i due mesi che di solito concede alle sue vittime. Fino in fondo, Filippo sta accanto alla mamma e alla nonna, s'incanta davanti alla neve che gonfia fiabescamente il parco, rivede e assapora il suo mare e piano piano si spoglia del suo corpo... un vestito che gli sta troppo stretto. Prepara il suo cuore all'eternità, all'incontro con Cristo e il suo papà che desidera tanto conoscere e abbracciare. Semplicemente vive la comunione dei Santi, scritta nel suo cuore. Filippo ama, incoraggia, sorride, si prepara all'eternità, mentre veramente la morte lo sta venendo a prendere. Il suo coraggio è davvero grande. In un istante comprende che deve lasciare tutto sulla terra, le sue cose... ma anche i suoi affetti più cari... raccomanda loro di amare, di fare del bene come lui avrebbe fatto se il Signore gli avesse concesso più giorni. Sa che rivedrà i suoi cari nell'aldilà, come d'altronde anche lui si sta per unire con gli affetti che già hanno varcato quella soglia. Struggenti gli ultimi saluti prima di essere sedato, per poi morire dopo appena 36 ore... Sa che non li rivedrà più! Saluta tutti, per tutti ha delle frasi appropriate ed ironiche. Anche scritti semplicemente sul libro, fa tremare il cuore. Non è una fiaba raccontata, è una storia vera, la storia di una persona come noi, non dotata di doni straordinari! Desidero riportare solamente alcune parole del suo testamento, scritto prima di morire:
“Miei cari,
spero leggiate presto queste parole perché ciò significherebbe che le mie agonie sono finite. La nonna Miranda scrisse il suo testamento morale nel 1989 ma morì nel 2000; fui colpito da questa anticipazione di morte, ma contemporaneamente lo trovai stupendo e mi diede ispirazione per ciò che scriverò. Questo testamento lo dedico soprattutto a mia madre, donna della quale posso dire di conoscere tutto, pregi, difetti e preconcetti. Devo ringraziare mia madre (i cui pregi svettano sopra i suoi difetti) perché è stata l'unica, soprattutto in questo mio terribile periodo, l'unica che mi capiva fino in fondo e mi accettava. Soffriva per me, assieme a me, mi voleva bene con tutto, tutto il cuore per come ero, non per quello che sarei stato o per quello che gli rappresentavo; in questo era l'unica. Cara mamminetta, so quanto sarà duro sopportare tutto ciò, diciannove anni passati a sotterrare una lancia che ti trafisse il cuore {la morte del marito Claudio, padre di Mario Filippo, N.d.R} per poi essere colpita alle spalle! Mamma, prova a pensare a questa morte come una liberazione, come una Grazia di Dio Misericordioso per liberarmi dalle pene morali e fisiche e portarmi a Salvezza. Mamma, fai morire con me una parte di te, così mi sarai sempre vicina. Ma con l'altra parte lotta per salvarti dall'oblio. Lotta come hai sempre fatto nella vita, non aver paura di piangere o di sentirti bene e cerca di fare tutto il bene che puoi e che io mi ero ripromesso di procurare agli afflitti se si fosse trattato di un banale “linfonodo”:...
Passiamo alla Nonna. Sei forte e sai ottenere ciò che vuoi. Non piangere su te stessa ma aiuta e sorreggi mamminetta che, così piccola, può essere spazzata via da questa tremenda tempesta. Hai la mia completa fiducia. Non annegare in un mare di lacrime, tu sei un leone, non una pecora...
A proposito di cose e di patrimonio, aiutate i bisognosi, come avrei fatto io certamente. Dello zio Carlo ho ammirato la sua calma e flemma in ogni momento... tanto che mi faceva pensare che avesse raggiunto l'illuminazione...
Ti ringrazio per ciò che hai fatto per me in vita; mi hai seguito nella mia agonia fedelmente e sei stato di grande sostegno.

Qui ringrazia i parenti e gli amici più cari che l'hanno assistito e i medici, i colleghi di sua madre... 
Non senza una vena di humour; ad uno dice: <>.
Conclude:

Spero conserviate un buon ricordo di me. Il mio funerale sarà la mia fonte di liberazione dalle pene. Statemi certi che non vagherò nel buio ma nella Luce e con le persone che amo: nonna Miranda, nonno Filippo, il grande nonno Silvio, i grandi del Cielo e finalmente potrò abbracciare il mio papà per la prima volta e per questo saranno valse le pene che ho passato. Signore, Misericordia fammi sta Grazia.
Voglio bene a tutti!!!

Mario Filippo Bagliani”

E ancora la lettera scritta poco prima di morire:
“Carissimi tutti,

Non sapete quanto sia difficile per me buttare giù queste due righe, stanco e assonnato come mi sento ultimamente. Credo di aver sofferto abbastanza in questa vita e non augurerei all'essere più crudele esistente sulla terra di sopportare ciò che è toccato a me. È già da un po' che mi sento stufo e straziato, proprio per questo non pensate alla mia morte come ad una fine, ma come ad un grande inizio. L'inizio di una Nuova Vita dove la mia anima si separa finalmente da questo corpo ormai martoriato e devastato dalla malattia. Comunque dell'esistenza trascorsa qui non dimenticherò mai il colore mutevole delle stagioni, quello sgargiante dei fiori, il bianco della neve, i profumi, le montagne, il mio amato mare. Credo che il mio futuro sarà migliore, anche perché so che incontrerò finalmente i miei cari che mi hanno preceduto in questo viaggio e potrò abbracciare mio padre. Non posso fare a meno di ringraziare tutte le meravigliose persone che mi hanno sempre voluto bene e seguito anche nei momenti più difficili e tristi, cercate di essere amorevoli ed uniti tra voi e solidali col prossimo che soffre, anche quando non sarò più tra voi. Desidero infine dare ancora un grosso abbraccio alla mia mamma, la persona che ho amato di più in questo mondo e dirle che le sarò sempre accanto.

Arrivederci a tutti.
Mario Filippo
9 luglio 2002”

E non ci sono parole da aggiungere...

sabato 1 agosto 2015

La vita è bella...?

“La vita è bella”... Davvero...
Sembra una frase retorica e pure crudele pensando a quante sofferenze vi sono nel mondo. Eppure, proprio partendo da questa frase, quante riflessioni! Prima di tutto ci riporta al film interpretato da Benigni. Ambientato in un periodo più che difficile, quello della seconda guerra mondiale, esprime nella sua semplicità, ciò che l'uomo dovrebbe vivere ogni giorno: la bellezza della vita nonostante la sofferenza e le grandi difficoltà, dovute a svariati motivi, quali i limiti personali ma anche la cattiveria e l'efferatezza degli altri.
Benigni ci insegna che ne vale la pena: per amore si può vivere un momento drammatico come la propria morte come un atto estremo generoso e altruista. Si sente la paura, si è consapevoli che la vita è difficile, terribile, e che tutti siamo in viaggio verso la morte ma l'amore la colora vivacemente. È l'amore che dà un senso alla vita: quando un cuore ne è privo si lascia andare alla disperazione: quando ci si ferma in superficie, non si può capire la bellezza di un qualcosa. Ad esempio il mare: se rimaniamo in superficie siamo trascinati dalle onde, sballottati di qua e di là rischiamo di lasciarci sbattere contro gli scogli; ma se c'immergiamo, scopriamo la bellezza e la vita che brulica nei fondali... e ci accorgiamo che ne valeva la pena di non vivere superficialmente, guardando solo il nostro ombelico e il nostro dolore. Quando siamo imbrigliati nel nostro dolore, non ci accorgiamo affatto del dolore degli altri, siamo egoisti, capaci solamente di perdere il nostro tempo e di piangerci addosso.

L'esempio di Benigni l'hanno vissuto tanti santi, persone comuni che hanno sentito e combattuto contro il dolore e la sofferenza, ma che poi hanno compreso che proprio dentro di essi vi era la gioia dell'amore, del dono di sé. Ci sono arrivati tanti bambini, tanti adolescenti, tanti giovani, tanti adulti. Neanche per loro è stato facile accettare il dolore, ma hanno saputo trasformarlo in un gesto d'amore, hanno compreso che non siamo in vita per soffrire, ma siamo chiamati ad una vita che non avrà mai fine. Questa terrena è solo di passaggio! Lo hanno capito e proprio per questo hanno amato la vita terrena. Hanno compreso che andava assaporata lentamente, anche nei momenti tragici che sono anch' essi di passaggio; santa Teresa d'Avile diceva: “Niente ti turbi, niente ti spaventi, solo Dio basta”. È in questo contesto che si colloca la frase del Vangelo di oggi: “chi non ama me sopra ogni persona e cosa, non è degno di me”... Bene, quando il discorso tratta di parenti o persone, può essere accettato anche da un egoista: in fondo l'egoista tranquillamente si distacca dalle persone... ma Gesù incalza: “Chi non odia la propria vita, non è degno di me... non può essere mio discepolo!”.

La chiamata del cristiano è esigente, bisogna staccarsi da tutto e da tutti... soprattutto da come intendiamo la vita, la nostra vita. Ma Gesù intende dare anche una strada da percorrere: è Lui la strada. Se si mette Gesù al primo posto, ecco che il cammino è ben impostato, anche un po' facilitato.  Quando diamo importanza troppo a noi stessi, rischiamo di svalutarci, perdendo di vista il fatto che noi siamo eterni... che il nostro spirito è eterno: quando ci preoccupiamo di noi stessi, culliamo quella parte di noi stessi che subirà la corruzione. 

La vita

La vita è fatta di piccole cose e va affrontata piano piano, per gradi. Non è facile, quante volte si devono affrontare delle lotti cruente, sia nel corpo che nello spirito. Umanamente, senza fede, rimane quasi impossibile superare certi problemi. Eppure, la vita ha il suo fascino, nei suoi profumi, nelle bellezze che ci circondano, anche se ci accorgiamo immediatamente che è molto precaria. La vita terrena è un viaggio brevissimo che ci viene dato da vivere una sola volta. Ecco perché bisogna custodirla nel senso giusto e amarla profondamente. Forse non ci pensiamo abbastanza e sebbene siamo consci della presenza sinistra della morte, non lo siamo abbastanza da poter assaporare ogni attimo. Il “Carpe diem” di Orazio deve diventare cristiano, ovvero, dobbiamo abituarci a “cogliere l'attimo”, un attimo, che, se ci pensiamo bene, non ritornerà più...
Se avessimo davvero idea della morte, non ci nasconderemmo nei nostri dolori chiudendoci sempre di più a riccio, diffidenti di tutto e di tutti, ma apriremmo il nostro cuore all'amore, senza paura del rischio, ma vivendo intensamente ogni attimo. Sì, decisamente, ne vale la pena. Si perdono tante cose che non si presenteranno mai più. La vita è un rischio da correre, sempre, anche quando davanti ai nostri occhi si presentano precipizi che ci mozzano il fiato... Già, perché i cristiani hanno una certezza: la mano di Dio che li guida costantemente e... soprattutto le sue braccia spalancate pronte ad abbracciarci quando stiamo rischiando troppo. Ma aveva pienamente ragione Gesù: il Regno di Dio appartiene ai violenti e solo i forti se ne impossessano. Solamente chi rischia, chi tenta il tutto e per tutto per vivere fino in fondo, capisce la grandezza del dono della vita, una vita che non va vissuta nello sciupio dei sentimenti o nella sfrenatezza del peccato, ma nella ricerca del vero Amore. Solo così, aprendo il proprio cuore, si comprende la bellezza della vita, altrimenti accovacciati nel proprio intimo, si contempleranno sempre e solamente le pareti del proprio io e... con tutto il rispetto, per quanto possano essere belle, sono sempre più belli i paesaggi che si ammirano oltre la finestra dei nostri occhi.

martedì 28 luglio 2015

Un sentiero pericoloso


Il cristianesimo è un cammino davvero molto complesso. Solo con l'aiuto e la fiducia in Dio possiamo percorrerlo nel migliore dei modi. Se si pensa di essere il protagonista o l'autore di questo cammino, si sbaglia clamorosamente. Eppure, dopo l'entusiasmo del momento in cui abbiamo incontrato l'amore di Dio, rischiamo di entrare nel fariseismo puro, per cui si comincia a puntare troppo il dito su noi stessi e sugli altri. Sì, questo rischio è sempre in agguato, perché il sentimento svanisce, dopo Cristo conosciamo la Chiesa con tutto l'apparato del “non fare” che ne consegue e... ci si perde.... clamorosamente! Perché si inizia ad evitare il peccato semplicemente per il fatto che non si deve fare e non perché ci si sente beati nel possesso di Dio. Una  trappola orrenda che spoglia il cristianesimo del suo vero significato e bellezza e lo riduce ad un Codice di regole, fuori dal quale c'è il peccato, un Dio che punta il dito e di cui si ha tremendamente paura! E si rimane paralizzati, senza comprendere né conoscere realmente Dio.

Il cristianesimo non è tutto questo, un fare o non fare una cosa, è l'incontro con una Persona vera, affascinante che ci ama immensamente e desidera ardentemente i nostri cuori e nella via che si deve percorrere, non mette dei paletti con il filo spinato, ma mette a disposizione dei sentieri che si snodano in boschi, a volte limitano dei pericolosi burroni... e in questi sentieri non ci sono dei passamano o paletti che ci proteggano, ma solamente la sua invisibile mano che ci conduce... e dobbiamo crederlo ciecamente, perché se non lo crediamo, faremo la fine di Pietro che cominciò a sprofondare nel mare e nei suoi flutti...
Dio si conosce solamente nella preghiera e nella lettura della Sacra Scrittura...

L'inferno... non esiste!

Dall'idea di una tolleranza sbagliata, possono emergere tanti pericolosi tranelli, mai stati così prepotentemente attuali: l'idea della “non esistenza dell'inferno”. PERICOLOSISSIMA!!! perché? Perché è difficile che l'uomo riesca ad agire esclusivamente per puro amore di Dio.
Neanche il santo più perfetto è riuscito subito ad agire per puro amor di Dio! È un cammino da fare... e comunque il timor di Dio, cioè il rispetto verso Dio, è il principio della carità. Se si ha timore e rispetto di una persona perché perfetta, si imparerà lentamente ad amarla! Piano piano si giungerà a: siccome si ama quella persona, si ha paura di farle del male. Un rispetto, un timore dosato, ovviamente, non paralizzante, perché il timore l'ha più volte combattuto Gesù stesso: “Non abbiate paura, io ho vinto il mondo!”. In seguito analizzeremo quanto sia pericolosa l'idea di un Dio vendicatore o giustiziere!

Oltre a questo, la convinzione che l'inferno non esiste, può portare a pensare di conseguenza, che tutti vadano in Paradiso... Sembra bella l'idea, ma occulta perfettamente sotto una misericordia permissiva, l'ingiustizia terribile di un Dio simile! Ognuno nella sua vita può fare tutto ciò che vuole: ammazzare, fare del male, rubare e così via... tanto le porte del paradiso sono sempre spalancate. Non è giusto! Se uno fa del male, deve riparare, assolutamente. La misericordia di Dio nei confronti anche del più aspro assassino è che gli dà l'opportunità di pentirsi fino all'ultimo: sarà lui stesso che sceglierà l'inferno. La sua mente e i suoi occhi ottenebrati, non possono vedere Dio: i rimorsi che divorano la sua anima per tutto il male che ha perpetrato al suo prossimo, sono terribili dinnanzi alla grandezza di quell'amore sublime ed infinito che è Dio stesso. Come noi quando passiamo da una stanza completamente buia ad una luminosa, ne rimaniamo accecati, non possiamo fissare il sole... Così accade di colui che non ha cercato Dio veramente durante tutta la sua vita. Rivede tutto il male, nei suoi minimi particolari, le sue conseguenze nefaste, che ha fatto agli altri. Se non ha avuto fiducia in Dio durante la sua vita terrena, difficilmente ne avrà in quel momento assolutamente critico per qualsiasi anima che si presenta sola al suo Creatore, nuda. 

C'è qualcuno che affermava che la giustizia dell'uomo è meno rigorosa di quella di Dio. Vero, perché talvolta è facile ingannare un uomo, fargli credere il bene che volevamo in realtà fare, ma non Dio che conosce le nostre intenzioni così come sono e legge nei nostri pensieri. Ci stupiamo della durezza di padre Pio. Nessuno di noi ha le sue doti per cui non possiamo arrogarci il diritto di mandare via dal nostro cospetto nessuno perché non ne conosciamo realmente le intenzioni, ma lui leggeva nelle anime e conosceva le intenzioni, il suo grado di pentimento e di amore. Ed era un uomo.... Cosa sarà perciò Dio?