domenica 9 aprile 2017

La chiave di Sara

“La chiave di Sara”… Un film commovente e profondo che induce a riflettere, a mettersi in discussione… un film fatto bene, capace di intrecciare il presente con il passato formando una trama precisa, ben composta. Il film lascia intuire che il passato non deve essere scordato, ma con la sua potenza mnemonica e interrogativa, deve migliorare il presente, sconvolgerlo facendolo uscire dalla routine comoda in cui talvolta rischia di rimanere invischiato.
Non so se ne avevo già parlato, ma penso sia fondamentale riflettere su di esso soprattutto di fronte agli scenari storici che si stanno presentando repentinamente ai nostri occhi. Affrontiamo brevemente la trama.
“16 e 17 luglio 1942, gli ebrei parigini vengono arrestati dalla polizia collaborazionista francese. Fra di loro c'è anche Sarah Starzynski, una bambina di dieci anni che ha nascosto il fratellino Michel in un armadio chiuso a chiave per non farlo prendere da i soldati. Sessant'anni dopo la giornalista Julia Jarmond, americana ma da tempo residente in Francia dove ha sposato l'architetto Bertrand Tézac, deve realizzare un servizio proprio su quel rastrellamento. Coincidenza vuole che Julia, il marito e la figlia si stiano trasferendo in un appartamento al 36 di rue de Saintonge, dove i nonni di Bertrand hanno abitato fin dall'agosto 1942. Al Mémorial sulla Shoah Julia apprende che in quella casa viveva la famiglia Starzynski: i genitori sono morti nel campo di concentramento di Auschwitz, ma nulla si sa dei figli Sarah e Michel. Convinta che Sara sia sopravvissuta allo sterminio, Julia ne insegue le tracce consultando archivi, intervistando i testimoni e cercando i sopravvissuti. 
Molto commoventi alcune scene, ne cito alcune. 
Sara e una sua amica riescono a scappare dal campo di concentramento dove erano state rinchiuse, grazie all’umanità e al buon cuore di un poliziotto francese. La sua amica, però, non riesce a sopravvivere e muore di difterite dopo essere state accolte entrambe da una coppia. 
Altra scena commovente è l’amore di questa famiglia che accoglie la superstite Sara come una loro figlia e come sfidino la polizia che le intima e le fa notare il pericolo che corre qualora nascondesse veramente una bambina ebrea. Di fatto Sara si salverà grazie a questa famiglia che l’aiuterà a tornare a Parigi per vedere se il fratellino era riuscito ad uscire dall’armadio nel quale era stato rinchiuso.
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Commovente, anzi straziante, quando Sara riesce ad entrare nell’appartamento, ad aprire l’armadio: troverà il corpo decomposto del fratellino.
Il senso di colpa per ciò che è accaduto al fratellino è immensa e nulla riuscirà a cancellarlo. Sara aveva compreso che lasciando aperto l’armadio, avrebbe dato un’opportunità in più al fratellino. Il fatto è che lei aveva agito d’impulso senza pensare che non sarebbe più potuta tornare in tempo. Voleva salvarlo dagli obbrobri che sentiva raccontare sui campi di sterminio.
 Il punto su cui riflettere è l’atteggiamento di Julia. La vicenda di Sara le tocca profondamente il cuore, non rimane insensibile, nonostante si parli di eventi storici passati. La Storia, quella con la S maiuscola, le cambia la vita, la trasforma, l’interroga, cambiando il presente, dando l’opportunità ad una bimba che custodiva in grembo e che il padre data l’età non più giovanile, non desiderava. 
Non credo sia una combinazione che La 7 abbia dato in onda questo film in questo periodo critico della nostra Storia.

giovedì 9 marzo 2017

Speranza cristiana

Ormai è cominciata la Quaresima e in questi giorni riflettevo su come spesso noi uomini ci sentiamo impotenti di fronte alla sofferenza. Ci sono situazioni così complesse davanti alle quali capiamo di avere le mani legate, di desiderare ciò che sembra impossibile, ma non poterlo ottenere perché non sta nelle nostre forze. Meno male che capitano queste situazioni, perché proprio in queste sperimentiamo i nostri limiti e impariamo a sollevare i nostri occhi in cerca dell'aiuto del Signore. 
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Già, proprio in quel momento in cui percepiamo nitidamente la nostra impotenza, la nostra impossibilità a cambiare il corso degli eventi, che entriamo in “crisi”. Dobbiamo entrare in crisi, perché le crisi sono il momento favorevole in cui si decide per il male o per il bene, in questo caso per la speranza o la disperazione. 

È impossibile vivere senza sperimentare la sofferenza, seppur abbiamo fede. Gesù stesso pianse quando si accostò alla tomba di Lazzaro. La nostra sensibilità è fondamentale per compiere il bene, ma è opportuno che la speranza nasca nei nostri cuori. Ecco l'arma in più dei cristiani: davanti all'impossibile, si spera ancora, non si perde la fiducia. È una fiducia che nemmeno la morte può spegnere. Il cristiano crede fermamente nella vita oltre la morte, per cui la dove termina la nostra impotenza, inizia l'onnipotenza della preghiera. Questa è la carta vincente di ogni cristiano ed è considerevolmente il Jolly della situazione perché ha il potere di cambiare le sorti di una persona, di una circostanza... e non è poco. È difficile vivere questa dimensione per chi non crede veramente e può essere scambiata per insensibilità o altro ed invece  è la leva che avrà il potere di sollevare il mondo. Chi non ha fede si abbandona facilmente alla disperazione o alla depressione. Chi invece ha fede pensa che anche una situazione impossibile volgerà comunque al bene.

Il perdono è un dono

Ricevere il perdono è un dono. È una realtà a cui non pensiamo mai, su cui non ci soffermiamo mai, eppure è vera e sacrosanta. 
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Spesso pensiamo che tutto ci sia dovuto, soprattutto quando stiamo passando momenti di intensa fragilità spirituale. Ciò vale anche il perdono: secondo noi è un qualcosa che ci meritiamo, che gli altri ci devono dare, perché stiamo soffrendo. Non è così. Il perdono rimane un dono e quando riusciamo ad arrivare a scoprire questo, capiamo che tutto attorno a noi può essere un dono. Già, quando ci abituiamo ad avere qualche cosa o qualcuno vicino, ci sembra normale e scontato e perdiamo di conseguenza il senso dello stupore che Gesù amava tanto nei bambini. Sì, questa è una prerogativa dei bambini, una loro caratteristica che Gesù ha ammirato. Un bambino deve scoprire il mondo per imparare, per conoscerlo e possiede un atteggiamento di disponibilità intrinseco che per certi versi, l'adulto ha perso. Immaginiamo di avere davanti a noi un pacco da scartare. Cosa accade? Sentiamo forte il desiderio di aprirlo per scoprire cosa c'è dentro e, quasi quasi, apprezziamo un regalo di minor valore ma da scartare e scoprire, che un dono prezioso ma che sappiamo già che ci sarà dato. Per il bambino tutto è una sorpresa, tutto genera in lui uno stupore piacevole suscitante una gioia ed esuberanza meravigliose. Un famoso canto di chiesa diceva: “E accoglierò la vita come un dono... e avrò il coraggio di morire anch'io....”

giovedì 23 febbraio 2017

Fede nella Chiesa

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Tanti anni fa mi ritrovai in varie condizioni spirituali. Quando le vivevo, non ne comprendevo il motivo, un po' perché ne ero coinvolta, altre perché non mi domandavo molto sul loro decorso e sulle loro intrinseche cause. Molto probabilmente non sarei stata in grado, in ogni caso, di prevederne il loro percorso, tappe e destinazione... Un vero e proprio viaggio nel buio! Fra tutte le varie tappe, voglio soffermarmi in una in particolare, quella che mi faceva affermare che credevo in Dio ma  non nella Chiesa. Adesso come adesso se sentissi me stessa dire una cosa del genere, faticherei a capirmi...ma all'epoca credevo fermamente in questo! Non avevo fiducia nell'uomo in generale, per cui non comprendevo il fatto di dover confessare i miei peccati ad un altro uomo. Non so se alla base ci fosse superbia o orgoglio, ma non credevo nella gerarchia della Chiesa. Riconosco che tutto era molto vago e relativo, credevo in qualcosa di etereo che, sulla terra in cui vivevo, mi sembrava una nebulosa indistinguibile. Sì, assistevo qualche volta alla santa Messa, ma non sentivo la presenza di un Dio che dirompeva nella storia. Era Qualcuno con la q maiuscola, ma nello stesso tempo molto lontano dalla mia vita. Io vivevo la mia vita, peraltro molto tristemente, e Lui la sua. Desideravo migliorare, il cammino della mia vita era questo, ma non possedeva una meta, un qualcuno che mi desse il senso di questo percorso. Per vari motivi un giorno sentii finalmente una spinta interiore che mi gettò fra le braccia della Chiesa, quella imperfetta, composta dagli uomini. Cominciai a frequentare la santa Messa seriamente, spolverando le risposte, le parti in cui il popolo partecipava e che avevo completamente scordato... e giunse pure il momento in cui mi ritrovai dentro un confessionale, davanti ad un uomo a confessare i miei peccati. Fu molto consolante questo e da quel momento posso asserire che sentii davvero la presenza reale di Dio e che a mia volta mi sentivo parte di qualcosa. La misericordia che conoscevo da sempre e che agli inizi, quando non frequentavo la Chiesa, era un ideale impalpabile e che comunque mi permetteva di vivere senza interrogarmi seriamente, prese un corpo, assunse delle parole che indicavano un cammino, talvolta in modo severo, altre più dolcemente, ma pure mi trasmetteva la sensazione di tangibilità di un Dio che esisteva non su una nuvola ma che entra nella storia e la cambia...

Fare parte della Chiesa costituita da uomini è importantissimo... anzi, oserei dire adesso, indispensabile, perché se da una parte ti carica di maggiori responsabilità, è pur vero che dona tante cose di cui, stando solamente sulla soglia, non si può godere.

Papa Francesco

Risultati immagini per papa francescoGirando per il web, non si fatica a trovare vari commenti su Papa Francesco. Sono commenti svariati, c'è chi lo ammira, chi pensa che sia “l'uomo adatto”, quello “giusto”per aprire il cuore della Chiesa alla gente che si è sempre sentita esclusa... Ma ci sono anche commenti molto aspri, scritti dagli stessi cattolici che non riescono a capire la figura di papa Francesco.... E volano persino insulti, insulti che nessun papa, forse, si è sentito scagliare. Strano...eppure credibile. Se rileggiamo la storia di Gesù è proprio questa: come diceva il filosofo Vico, la storia è un corso – ricorso.... La storia si ripete, sempre... ed è la storia dei santi che ricalcano le orme di Gesù. Come? Osteggiato, accusato dai farisei di voler stravolgere le tradizioni ebraiche, Gesù viene tacciato di eresia, di bestemmia... proprio come papa Francesco. 
Come il direttore di Famiglia Cristiana spesso risponde ai lettori che perplessi domandano spiegazioni, alcune parti dei discorsi del papa vengono estrapolati da un contesto che li spiega. Nessuno può accusarlo di eresia. Gesù stesso ha praticato l'accoglienza, ha spalancato le braccia ai grandi esclusi dalla storia, dalla vita civile. Un esempio? I lebbrosi considerati da sempre peccatori, relegati a vivere lontani dalle città per timore del contagio, ma anche per un motivo puramente filosofico e ideale. Allo stesso modo tutti gli altri malati, relegati ai margini della società del tempo; i pubblicani, considerati da tutti pubblici peccatori. Gesù apre, spalanca le porte a queste persone. Dal tempo di Gesù fino ai giorni nostri, la Chiesa si è costituita come Istituzione, con tradizioni che si sono create con il tempo, con lo spiegare il vangelo. Il fatto è che bisogna ritornare al vero cuore della vita cristiana: il Vangelo. Solo questo può essere la luce che illumina il nostro cammino. Accogliere non significa condividere alcune idee contro la vita. La vita cristiana non è un lungo elenco di leggi da osservare, ma ha un cuore vivo che batte, che pulsa e questo cuore è il messaggio di Gesù. Se Gesù avesse dovuto fare distinzioni, pure noi che siamo tutti peccatori, dovremmo essere esclusi dal suo amore e dal suo messaggio...

domenica 8 gennaio 2017

Natale, festa comunitaria

Fatta la riflessione precedente che magari ad alcuni potrebbe infastidire, riflettiamo sulla dimensione comunitaria del Natale.
Oltre ai casi precedenti da me esposti, è pur vero che la dimensione del Natale, dimensione di fede, non può essere vissuta singolarmente, ma comunitariamente, forse proprio in virtù dei tanti non credenti che comunque festeggiano il Natale. Cerco di spiegarne il motivo.
È pressoché impossibile non notare che prima delle festività natalizie, tutte le città si vestono a festa, s'illuminano, qua e là spuntano i presepi che rendono attuale l'evento del Natale di Cristo.

C'è gente cristiana che afferma che il Natale è la festa più bella, che per loro è Natale tutti i giorni... Ma ahimé... sebbene sia davvero una festa bellissima che suscita anche tenerezza di fronte ad un bambino appena nato, e... forse più accattivante di Pasqua seppur questa rimanga di fatto la più importante per la vita dell'uomo (pur liturgicamente parlando), è opportuno andare al passo con la Liturgia.

Sarebbe tristissimo dopo che tutte le città hanno tolto le illuminazioni, tenere l'albero di Natale e il presepe in casa, mentre magari nelle parrocchie si allestiscono gli altari della Reposizione!
Il Natale è una festa da vivere comunitariamente, ed è necessario seguire il calendario liturgico.