La fede è un dono, come spesso è stato detto. Dio, però, è sempre in ricerca delle anime e si fa sentire solamente da quelle che lo cercano realmente. Altrimenti, se non fosse così, la fede sarebbe una cosa di élite, riservata a pochi. Non è così. La disposizione del nostro cuore fa la differenza, non dipende dai peccati che facciamo: troviamo Dio se davvero vogliamo trovarlo, se ci spogliamo delle nostre resistenze e del nostro Io... e soprattutto se siamo disposti a cambiare veramente vita. Il giovane ricco fu chiamato a una vita di santità, ma rifiutò perché aveva il cuore attaccato al denaro. Possiamo non essere attaccati al denaro, ma al nostro io, ai beni interiori, alla nostra mentalità, alla nostra durezza di cuore e alla nostra infelicità.
Ricordiamo l'esperienza di Zaccheo. Zaccheo non conosceva Gesù, ma fece di tutto per poterlo vedere: si arrampicò su un sicomoro e fu allora che l'attenzione di Gesù fu attirata in modo definitivo: "Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua!".
L'evangelista sottolinea che era capo dei pubblicani e ricco, una combo incredibile visto che era ricco e pubblicano cioè un peccatore rinomato. I pubblicani, infatti speculavano sulla gente, esigevano tributi ed erano attaccati al denaro. Ciò che importava a Gesù era la disposizione del cuore: Zaccheo, nel suo peccato, cercava veramente Gesù, non era lì per curiosità, era davvero affascinato e, soprattutto, era disposto a cambiare vita.
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