Magari conoscessimo Dio!
Avessimo una vaga idea di quello che è veramente! Ci ameremmo
davvero! Noi siamo preziosi ai suoi occhi! Purtroppo anche chi è
impegnato in una vita di perfezione, scorda che il protagonista di
tutto questo, deve essere Dio. È questo che Gesù ha predicato lungo
la sua vita terrena! Nessuno, nemmeno i santi, potrebbero tollerare i
loro difetti. San Giovanni Vianney, infatti, domandò a Dio di fare
luce nei suoi difetti. La vista di questi, lo fece inorridire,
portare quasi alla disperazione! No, non bisogna essere concentrati
semplicemente ai nostri difetti, dobbiamo meditare solamente
sull'amore di Dio e quando ci sembra di affondare nei flutti delle
difficoltà, dei nostri sentimenti indomabili, aggrappiamoci a Dio
che sa camminare sui flutti delle avversità, di qualsiasi genere
siano, e ci prende per mano, per camminare pure noi, sopra gli
ostacoli che si frappongono fra noi e la felicità. Siamo creati per
essere felici! Non pensiamo che nella nostra infelicità si nasconda
sempre il babau del nostro passato che riaffiora! Talvolta è
semplicemente la mancanza di temperanza! Già, noi esseri umani siamo
abitudinari. Se siamo abituati a nasconderci nei nostri sentimenti
negativi, non riusciremmo mai a vedere il positivo! La felicità
esiste e non sono anime che hanno delle particolari fortune nella
vita, assolutamente. Tante di queste persone hanno sperimentato i
limiti del proprio corpo, permessi da Dio, non causati da se stessi.
Proprio in questi giorni è apparsa sui giornali la testimonianza di
un ragazzo ammalato di cancro che comunque è riuscito a vivere il
poco tempo che gli restava con ottimismo, felicità, semplicemente
perché sapeva che la morte era solo un passaggio. La felicità sta
in Dio e nella comunione con Lui, non in altro. Se capiamo questo, e
non è facile, troviamo la chiave per leggere la nostra vita e
trasformarla in un cantico di lode.
Ama e dentro il tuo cuore ci sarà un piccolo frammento dell'infinito di Dio, un piccolo specchio che rifletterà l'azzurro del cielo. Entra nella cella del tuo cuore e immergiti nel suo silenzio...Ascolta, parla il tuo Maestro! Colui che creò le imponenti montagne e il mare immenso...
venerdì 6 marzo 2015
giovedì 5 marzo 2015
Vedere positivo
A volte ci sono delle
anime votate sempre a vedere il negativo in tutto, anche in se
stessi, pensando che ciò sia buono per crescere, per conoscersi
maggiormente, ma non è propriamente così. Deve esserci una via di
mezzo. Non voglio dire che dobbiamo distogliere lo sguardo dai nostri
difetti o dalla nostra zona d'ombra, che vanno accettate e superate
nell'amore vero verso se stessi. Conoscersi completamente, fino in
fondo, è un'impresa davvero difficile, se non impossibile. Io penso
che bisogna trasformare i nostri difetti e le nostre zone d'ombra
come i nostri punti forza... e qual è se il nostro punto forza se
non la misericordia di Dio? Noi non saremmo capaci di sostenere il
peso di noi stessi, non saremmo capaci di perdonarci, ci vorremmo
sempre diversi, e d'altronde cercare sempre una ragione per tutte le
nostre sensazioni negative che agitano il nostro cuore, ci
trasformerebbe in persone che si guardano continuamente l'ombelico.
Dobbiamo essere convinti che anche i difetti possono essere
considerati come potenzialità. Un esempio? La testardaggine di per
sé nel rapporto con gli altri ci fa sembrare incapaci di comprendere
altri punti di vista, ma è una risorsa non da poco quando ci
prefiggiamo di raggiungere qualche obiettivo. Ecco quindi che questo
si trasforma in risorsa. Non dobbiamo spaccarci la testa per capire
come mai fa tanto freddo se semplicemente è inverno e l'aria è
fredda! Non dobbiamo lambiccarci il cervello a tutti i costi, perché
scorderemmo che la vita, nonostante le sue difficoltà, è
meravigliosa! Impegnati a scrutare il fondo del mare che non
riusciremmo mai a intravedere, non ci accorgiamo che la superficie è
accarezzata da un sole splendido!
È l'amore che guarisce
tutte le ferite, ferite che tutti noi abbiamo e che tante volte noi
stessi le rendiamo incurabili. Amiamoci per quello che siamo e saremo
portati ad accettare anche gli altri!
domenica 1 marzo 2015
Sacrificare il primogenito?Abramo stava per farlo
Pensando alle letture di
oggi, mi sorprendo a meditare su una gran quantità di argomenti,
tanti dei quali toccati inavvertitamente nei giorni scorsi.
Prima di tutto il
sacrificio di Abramo. Dio gli aveva chiesto di sacrificare suo
figlio, il suo figlio unigenito. Al giorno d'oggi tale richiesta può
farci arricciare il naso: come può chiedere Dio ad Abramo di
sacrificare il suo primogenito? Sacrificare il primogenito alle
divinità era una pratica usuale del tempo. La novità è che Dio
ferma il braccio risoluto di Abramo, accetta il suo sacrificio e gli
permette di trovare un ariete da immolare al posto del figlio.
La cosa più imbarazzante
per Abramo non è tanto la richiesta di Dio, ma il fatto che questa
costituisca una piena contraddizione alla promessa fattagli da Lui
stesso: la discendenza numerosa. Se Dio gli avesse tolto il suo unico
figlio, come sarebbe potuta nascere la discendenza. Mi viene in mente
ciò che disse poi Gesù: Dio è capace di far sorgere dalle pietre
figli di Abramo. Dio è onnipotente, per cui in quella che a noi
appare una pura contraddizione, si snoda il suo progetto, la sua
volontà.
Mi viene poi alla mente
il momento tragico dell'agonia del Getsemani. Quel momento è un
momento tragico, perché Gesù è solo, sente incombere su di sé
tutto il peso della passione, il dolore, il tradimento, l'abbandono
da parte di Dio Padre e dell'uomo. Per Gesù quell'attimo è
traumatico. Tutti le circostanze della sua vita, vogliono insegnarci
qualcosa. Gesù vuole dirci che la passione è stata preceduta da
atti concreti di donazione. È stato tutto un crescendo ed il culmine
non è stata la morte sulla Croce, ma il più grande e gioioso
evento: la Resurrezione.
Cammino di conversione
Dovremmo sempre
intraprendere un cammino di conversione, non solo nel periodo
quaresimale. Il fatto è che per una festa così importante come la
Pasqua, dobbiamo preparare il nostro abito nuziale per non essere
inaccettabili agli occhi di Dio. Vi ricordate la parabola degli
invitati a nozze? Dio ha invitato tutti: aveva cominciato con gli
eletti, ma loro avevano rifiutato l'invito, trovando scuse di ogni
sorta; il Re si era quindi rivolto a tutti i derelitti della società,
mendicanti, zoppi, insomma, tutti coloro che non avrebbero mai
ricevuto un invito di tal genere. La sala si riempì di commensali,
tuttavia qualcuno di questi non aveva curato il suo abito e non aveva
indossato quello nuziale. La chiamata di Dio è gratuita, ma per la
festa bisogna prepararsi a dovere. Non si può rimanere tali e quali
come quando ci aveva invitato. L'impegno deve esserci.
Meditando su tale
argomento, capiamo subito che possedere la pura intenzione di
conquistare il paradiso non è da tutti. Eppure, la parabola degli
invitati a nozze, voleva indurre a questa meditazione. Tanti, pur
essendo invitati, non hanno una pura intenzione di servire Dio, anche
se la loro risposta sembra essere sincera: si mescolano tante
motivazioni, tra cui quella di piacere agli uomini, oppure un
cambiare i propri atteggiamenti semplicemente per far tacere la
coscienza.
Si mescolano, quindi,
motivazioni che non c'entrano con quella che dovrebbe essere il
motore che muove la nostra conversione: la conquista del Paradiso,
ovvero la piena comunione con Dio.
I nostri apprendimenti,
almeno alcuni, si basavano sul metodo del rinforzo, cioè del premio
conseguente alla nostra buona azione. Il Paradiso è un po' da
considerare il nostro rinforzo e l'Inferno il nostro deterrente.
Nonostante questo, ancora
tra i cristiani si limitano a pensare a una vita di perfezione fine a
se stessa e non per la vita eterna. Ciò è terribile, ancor più
dell'ateismo!
Tanti santi, a cominciare
da san Paolo e santa Teresina, sono riuscita a crescere talmente
tanto spiritualmente, che non agivano più per la ricompensa in se,
ma per puro amore, tanto che uno e l'altro desiderarono andare
all'inferno per guadagnare anime a Dio! Questo sì che è puro amore!
giovedì 26 febbraio 2015
Il Crocifisso
Sembra essere chiaro alla
nostra mente che Dio è immensamente buono e ci ama, eppure quando si
tratta di abbandonarsi alla volontà sua, abbiamo timore, qualcosa
sfugge al nostro controllo.
Eppure, Dio, essendo
immensamente buono e amandoci alla follia, sa meglio di ognuno di noi
qual è il nostro bene. L'Antico Testamento ci propone delle figure
splendide, che hanno saputo affidarsi alla volontà di Dio anche
nella contraddizione delle promesse date da Dio stesso. Ma dove
possiamo attingere e comprendere l'amore di Dio nei nostri
confronti? Attraverso la meditazione del Crocifisso, possiamo
comprendere, capire, anche se non del tutto, l'amore folle che Dio
nutre nei nostri confronti. In quel momento, Egli pensava a noi. Ha
donato tutta la sua vita per salvarci dal peccato. Non riusciamo a
comprendere il suo amore semplicemente perché non consideriamo il
peccato come il nostro più grande male.
martedì 24 febbraio 2015
Come la pioggia e la neve
In questo periodo di
impegno maggiore di conversione, sarebbe bene accostarsi con più
fede alla Parola di Dio, credendo fermamente che in essa ci sia la
presenza di Dio. Come ho già detto, non si ci può accostare alla
Parola di Dio con l'ateismo più sfrenato e comprendere pienamente il
messaggio di Cristo... Pensiamo di comprenderlo, ma non è così:
accettiamo ciò che vogliamo noi e scartiamo o travisiamo quello che
ci appare scomodo. Certo, non è da escludere la potenza e la
fantasia di Dio che, invece, anche con persone molto lontane da Lui,
ha usato proprio la Sacra Scrittura per avviare il processo di
conversione.
A prescindere da ciò, la
Parola di Dio rimane efficace, capace di miracoli di conversione.
“Come la pioggia e la
neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza irrigare e far
germogliare la terra, così ogni mia parola non ritornerà a me senza
aver operato quanto desidero.”
La pioggia e la neve
sortiscono sempre in un effetto, tuttavia bisogna interrogarsi su
come è il terreno. Se il terreno sarà accogliente, la pioggia farà
nascere fiori e frutti, ma se sarà incapace di ricevere acqua, la
scaccerà da sé e l'acqua sarà capace di fare disastri immani,
basti pensare alle alluvioni di quest'autunno passato... L'acqua può
essere devastante...
Ricordiamo pure che il
demonio conosceva bene la Sacra Scrittura, tanto che Gesù fu tentato
da lui proprio mediante la Parola di Dio travisata, letta sotto la
luce di ricerca di potere e ricchezza. La Sacra Scrittura va letta
secondo la mentalità di Dio che non è quella di renderci le cose
semplici, ma è quella di svelarci il vero amore del Padre.
domenica 22 febbraio 2015
Deserto
Entriamo nel deserto. È
cominciata la Quaresima, si deve entrare nel deserto. Basta preghiere
piene di parole, di ragionamenti. Proviamo a fare semplicemente
silenzio e ci accorgeremo che il tempo che dedichiamo alla
contemplazione di Dio non ci basterà. Le parole stancano, ma il
silenzio dilata i nostri sentimenti, l'immergono nell'infinito, ci fa
comprendere che esiste davvero una dimensione in cui il tempo non
esiste. Ecco... proprio in quel momento, sei vicino a Dio. È il
tempo di ascoltare, di perdersi in Dio, della vera preghiera. Siamo
sul monte Tabor. Ma la prova della nostra fede avverrà dopo. Se
abbiamo sperimentato la vera presenza di Dio, dovremo subito scendere
dal monte e scontrarci con le piccole contrarietà della vita.
Capita sempre così quando la preghiera è vera!
Se si sperimenta la vera
contemplazione usciremmo con l'espressione un po' impaurita, un po'
sorpresa, un po' estasiata di Pietro: “è bello per noi stare qui,
faremo delle tende e dormiremo qua!”.
Ed è in quel momento che
Gesù compare davanti a loro nuovamente come un semplice uomo, per
far comprendere loro che la contemplazione deve essere incarnata
nella quotidianità, dove tutto sembra insipido, insapore, eppure si
nasconde il grande e stupefacente evento della trasfigurazione.
Entriamo nel deserto,
luogo dell'incontro con Dio... Ma ricordiamo che là, proprio là,
Gesù incontrò la tentazione, pesante, cocente, allettante. Se si
vuole entrare in contemplazione, aspettiamo anche il momento della
tentazione.
sabato 21 febbraio 2015
Le minacce dell'Isis
In questi ultimi tempi
stiamo assistendo ad un fatto storico che, forse, avremmo creduto di
non affrontare mai, tutti impegnati come siamo a sconfiggere gli
effetti della crisi economica che ha colpito il mondo intero ed in
particolare la nostra nazione: gli atti terroristici dell'Isis.
Tali eventi mi hanno
fatto meditare e, secondo me, non succede a caso che alle porte della
Quaresima i terroristi abbiano ucciso e quindi rivolto delle minacce
all'Italia.... la nazione della Croce... Magari lo fosse ancora! Mi
hanno scatenato numerose riflessioni che davvero hanno poi gettato i
pilastri nel mio spirito per avviare un cammino tangibile di
conversione.
Prima di tutto la morte
eroica degli Egiziani, cristiani copti. I terroristi non sono
riusciti a nascondere nel video che i martiri sono morti invocando il
nome di Cristo. Ciò mi riporta alla mente una frase del Vangelo: “Se
chiuderete loro la bocca, urleranno le pietre”. Ed il loro
sacrificio ha gridato fino a noi.. Il loro sacrificio ci interroga,
prepotentemente, anche perché l'Isis con quel gesto violento, ha
voluto lanciare un messaggio all'Italia, alla nazione della Croce...
Ma... il bello è che noi Italiani paghiamo perché siamo cristiani,
ma non solo... Se siamo atei, quindi non crediamo in nulla, pagheremo
per essere occidentali, o perché comunque abbiamo sostenuto gli
Stati Uniti... Insomma, cristiani o non cristiani, gli Italiani
dovranno pagare in quanto tali. Mal comune mezzo gaudio. Consentitemi
questa “battuta” che battuta non è e pare più che altro una
constatazione reale: almeno noi cristiani non saremo soli: se non si
muore per la fede, si morrà per la propria nazionalità e anche chi
ha brontolato continuamente contro l'Italia, volente o nolente, non
potendo cancellare le proprie origine dovrà versare il proprio
sangue. Chiaro, sono ipotesi scaturite da minacce che comunque
sembrano avere dei riscontri reali, visto l'ondata di sangue che ha
colpito l'Europa.
Non dobbiamo nasconderci.
Dobbiamo affrontare coraggiosamente la realtà. Noi cristiani
dobbiamo interrogarci se siamo pronti al martirio... e non siamo
presuntuosi dicendo che SICURAMENTE daremo il sangue per Cristo!
Faremo la stessa fine di Pietro che lo rinnegheremo senza nemmeno che
il gallo abbia bisogno di cantare!!! Dovremo camminare al passo con i
tempi, senza perderci in grandi meditazioni ma interrogandoci se
siamo pronti davvero a dare il sangue per Cristo, uscire dai nostri
gusci tranquilli, comodi nella loro scomodità, dalle nostre Chiese e
dall'ordinarietà delle nostre preghiere per dimostrare di vivere
veramente l' “Ite, missa est”.
La risposta, appunto, non
è così scontata. Capaci di pregare per un giorno intero in
ginocchio, con una sciabola alla gola, sapremmo difendere la nostra
fede e nazionalità? Abbiamo già assistito a tante esecuzioni:
alcuni americani e giapponesi con la sciabola alla gola, pur sapendo
che avrebbero perso ugualmente la loro vita, hanno parlato male,
“tradito” la loro patria. Non appare così scontata la nostra
risposta.
Dobbiamo poi riflettere
sul nostro atteggiamento. Finché l'Isis operava lontano da noi,
lasciandoci nella nostra quieta tranquillità, c'importava poco di
loro. In fondo sgozzava le sue vittime lontano da noi e noi potevamo
entrare tranquillamente nelle nostre chiese, inginocchiarci nei
nostri comodi banchi, senza avere una scimitarra sotto il naso.
Egoisti! Siamo egoisti. Tutti noi facciamo parte del Corpo di Cristo
e dobbiamo partecipare delle sofferenze degli altri. Adesso basta,
dobbiamo uscire dal nostro individualismo, Dio vuole questo da noi! E
se non lo capiamo con le buone, dobbiamo capirlo, per il nostro bene,
quello vero delle nostre anime, con le cattive! “Un grande evento è
alle porte” dicevano le anime del Purgatorio a Maria Simma “ma
non è la crisi economica”. Sarà questo l'evento che porterebbe
alla conversione di tanti? Dobbiamo partecipare alle sofferenze dei
Siriani, dei Libici che già soffrono della tirannia dell'Isis, non
possiamo stare tranquilli nelle nostre chiese, sicuri nei nostri
orari e nel nostro tran tran.
Ciò che è accaduto agli
Egiziani Copti, deve essere l'inizio del nostro cammino quaresimale,
il nostro punto d'arrivo, ovviamente, con l'aiuto di Dio.
Quaresima
Mercoledì scorso è
iniziata la Quaresima, tempo forte liturgico in preparazione alla
Pasqua. Nel mio spirito si sono affollate numerose meditazioni,
assieme alla voglia di ascoltare maggiormente il Signore, pregare di
più e finalmente, convertirmi seriamente al Signore. Tanti propositi
sono talvolta destinati ad essere acqua che passa sotto i ponti, ma
tale osservazione dovrebbe stuzzicare il nostro spirito su che cosa
deve essenzialmente basarsi la nostra vita cristiana. Ancora una
volta ci viene incontro il Vangelo, le stesse parole pronunciate da
Gesù.
Il tempo di Quaresima è
il tempo per eccellenza per stare con Gesù. Tante volte cerchiamo di
cambiare semplicemente le nostre azioni esteriori, il più delle
volte facendo fiasco. Non siamo contenti delle nostre azioni, in cuor
nostro sappiamo cosa dobbiamo fare ma non riusciamo a farlo. Questo
non dovrebbe stupirci più di tanto, visto che anche san Paolo aveva
esclamato nel furore della sua battaglia interiore: “Faccio il male
che non voglio e non il bene che vorrei”. Dobbiamo però riuscire a
cambiare piano piano il nostro cuore, a non limitarci a una vita
fatta solamente di dogmi, di atti meramente esteriori da seguire, da
fare a tutti i costi, fuori dei quali noi sentiamo un'inquietudine
tale che ci ruba la serenità. Con ciò non voglio assolutamente dire
che non bisogna più recitare le preghiere prestabilite o vocali, ma
che bisogna mutare lo spirito interiore che ci muove a fare queste
cose. Il tutto è racchiuso in una parola: “Amore”, ma un amore
speciale non solamente umano, un amore da “Dio”, da Spirito
Santo. In questo passaggio s'inserisce la spiritualità di papa
Francesco, sovente travisata in un buonismo eccessivo o in un suo
desiderio recondito di distruggere la Chiesa Cattolica e la sua
tradizione.
L'amore di Dio non è
nessuna delle due affermazioni, basta leggere il vangelo, capire le
parole di Gesù per entrare pienamente in tale discorso e nella
spiritualità di papa Francesco.
L'atteggiamento di Gesù
talvolta rasenta la durezza, una durezza che noi preferiamo evitare.
Tale atteggiamento è riservato proprio ai Dottori della Legge, a
coloro che avevano fatto della Legge di Dio un elenco sterile, vuoto
di piccole leggi umane, tradizioni da usare che, al tempo in cui
vennero stilate, possedevano un valore enorme per gli Ebrei sparsi a
causa della diaspora che rischiavano di dimenticare le loro origini,
la loro fede e le loro usanze, ma che poi sono diventate un giogo
terribile, che nessuno riusciva a portare avanti e che aveva
provocato in tanti spiriti la nascita della superbia, dell'osservanza
sterile, senza amore, di coloro che si battevano per essa. Anche noi
Cattolici possiamo essere soggetti a questo. Nello stesso tempo,
però, un ateo non può accostarsi al vangelo e scoprire i segreti di
Dio senza amarlo. Leggendolo può incorrere in ribellione verso certi
atteggiamenti di Gesù (la cacciata dei dottori dal tempio, le
invettive che lancia loro, i momenti in cui parla dell'inferno...).
Sì, per comprendere davvero Dio, bisogna stare accanto a Lui,
saperlo ascoltare, fare silenzio dentro il proprio cuore. È
contemplando Dio che lo si conosce e si impara veramente ad amare.
venerdì 2 gennaio 2015
Santissima Madre di Dio
Solennità della Madre di
Dio. Non si può iniziare un anno nuovo senza impetrare la protezione
di Maria. Come ho detto in un altro post, essere Madre di Dio non è
stato così semplice per la Madonna e dietro questo grande
avvenimento vi è tutta una storia di fede incrollabile che noi
dovremmo avere il coraggio di imitare.
La festa odierna ci pone
una riflessione importantissima e dibattutissima, soprattutto negli
ultimi tempi. Papa Francesco è stato più volte frainteso a causa
del suo comportamento aperto e tollerante. Come spesso ho ripetuto,
tollerante non vuol dire essere accondiscendente, accettare e
principalmente inglobare nella propria esistenza atteggiamenti
sbagliati. Avere rispetto dell'opinione dell'altro, non significa
cambiare modo di pensare e tanto meno assumere stili di vita
incoerenti con il Credo che si professa. Ogni cristiano dovrebbe
abbracciare dei principi fondamentali, perché quei principi
fondamentali scaturiscono tutti dall'amore. È chiaro che se mi
scaglio prendendolo per il collo o dicendo parolacce verso una
persona atea che non la pensa come me, è anticristiano e... anche
molto infantile, perché rivelo la mia infinita debolezza.
Faccio un esempio
semplice semplice. Gesù afferma che chiunque insulta il proprio
fratello dicendogli “pazzo” è da bruciare nel fuoco della Geena
(Gesù non usa mezzi termini)ed io, per testimoniare Gesù, mi
scaglio sui miei fratelli che si dicono atei. È un controsenso. Non
è tollerabile un comportamento del genere... Ma è sbagliato pure il
contrario! Un ateo che predica la tolleranza ed è insofferente ad
ogni imposizione di regole che poi nel cristianesimo scaturiscono
dall'amore, non è accettabile quando inveisce con parolacce, con
atteggiamenti violenti e infantili contro un cattolico. Incoerente:
parli di tolleranza e poi sei più violento di chi fa
dell'intolleranza la ragione di vita! Terribile, ma assistiamo spesso
a questi modi di fare. A loro sembra di essere molto intelligenti, ma
poi... Per cui il cristiano non può essere una banderuola che muta
direzione a seconda della direzione del vento. Deve assolutamente
esser saldo nei suoi principi, non per ipocrisia o tradizionalismo
come lo erano i farisei, ma perché tutto ciò che la Chiesa insegna
trova ragione nel Vangelo. Tanti comandamenti o concezioni nascono
dalle direttive che Gesù ha dato durante la sua vita terrena.
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