martedì 31 agosto 2010

Un Crocifisso

Giorni di ritiro a pochi passi dall’inizio della scuola. Ho ritrovato nella camera, il crocifisso che avevo lasciato qui quattro anni fa. Stava là, sul comodino, come se volesse comunicarmi qualcosa, con la Sua presenza. Non era mio. Me lo avevano regalato ed io non potevo portarlo via quando fui trasferita, avevo già tanti bagagli ed oltretutto avevo il mio, quello della mia professione. Eccolo di nuovo là. Il mio pensiero è andato indietro nel tempo, a quella persona che me l’aveva donato. Non ho potuto non fermarmi a pregarlo. Non so spiegare perché, ma so che con la sua presenza vuole dirmi qualcosa. Ignoro che cosa. Signore, donami un cuore grande, generoso, umile e forte, come il Tuo.

lunedì 30 agosto 2010

I teologi

Si conosce Gesù non a forza di teorie ma in ginocchio, pregando. Ci sono dei teologi che non hanno fede, eppure sanno tante cose di Dio. È una persona che si conosce standoci, ascoltandola non per sentito dire di altre persone. Anzi, dirò di più. Ci sono certi teologi che diffondono delle dottrine distorte che possono far deviare dalla verità. Un po’ come gli scienziati quando sperimentano certe teorie. Vanno a tentoni e non sempre le cose sono esatte.

sabato 28 agosto 2010

Un libro che fa riflettere

Ieri ho terminato di leggere un libro molto commovente. Narrava della storia di una madre. Dopo due gemelle, aveva avuto una bambina ritardata di nome Marielle. Una storia sconvolgente che si dipana tra l’abbandono da parte del marito, insensibile e totalmente assente, in una vicenda così dolorosa di una bambina con enormi problemi di salute e l’amore travolgente della madre che resiste a tutti i commenti malevoli della gente che afferma che la morte per quella bambina è meglio della vita, amore che si trasmette anche alle bambine e all’ultimo nato i quali passano dall’indifferenza nei confronti di Marielle, ad un amore oblativo che fa a gara nel compiere gesti d’affetto. Storia davvero sconvolgente, se si pensa che fu vissuta davvero dalla mamma dei bambini. È un racconto autobiografico, infatti.
Una volta avevo parlato dei ricoverati del Piccolo Cottolengo e come quel luogo è lungi dall’essere di disperazione ma di gioia e di speranza. Verissimo, ma per chi vorrebbe tutto perfetto, efficiente, questo discorso non entra in testa. Queste persone, emarginate, sono i parafulmini della società, come disse il cardinal Tettamanzi. Oh, sì, i malati, nel piano di Dio, sono molto più efficienti di quelli sani…

venerdì 27 agosto 2010

Gioia di vivere

Gioia di vivere. Ogni cristiano dovrebbe averla. La vita è bella e va vissuta fino in fondo, con le sue gioie e le sue sofferenze. Il vero cristiano riesce a vedere oltre le difficoltà e vive profondamente ogni attimo perché questo è un piccolo frammento d’infinito. La vita è eterna. Com’erano umani i santi! Profondamente umani. Benedetta Bianchi Porro diceva spesso: “e se avrò paura, lo ammetterò e andrò avanti nel mio cammino”.
Le parole esatte forse non erano queste, ma era il succo del suo pensiero. Ammettere di avere paura, di averla come tutti quanti, non è indice di debolezza o di mancanza di fede. Assolutamente no. È indice di umiltà, invece: una persona dimostra così, di condividere tutto con gli altri. Essere cristiani non vuol dire essere staccati dalle contingenze della terra, ma è accettare tutte le sofferenze e avere una visione differente della vita, rispetto ad un ateo. Se non fosse così, sicuramente sarebbero tacciati di non comprendere i poveri umani e quindi di non saper nulla della vita. Spesso lo dicono dei preti, riguardo a certe questioni. Si sa però, che è come la storia dell’asino e della Sacra Famiglia che ho già raccontato: c’è sempre da criticare. Sempre. In qualsiasi caso. Ed invece di parlare di cose più importanti, si spende tempo inutilmente, a criticare la Chiesa anche se non se ne conosce tanto, anzi, parlando si dimostra chiaramente di essere ignorante in materia. E se sei ignorante devi avere il coraggio di tacere.

giovedì 26 agosto 2010

La fede, un cammino

La fede non è una virtù acquisita per sempre. È un traguardo da raggiungere, con fatica, giorno per giorno. È un po’ come quando si va a scuola. Non s’impara tutto e subito. Fosse così semplice, non ci sarebbero gli ignoranti, oppure non ci vorrebbero tanti anni di scuola prima di andare a lavorare. Eppure, anche un laureato, non può affermare di sapere tutto. Se così dicesse, si rivelerebbe l’ignorante più grande su questa terra. Ancor più per quanto riguarda la vita e le virtù che aiutano a vivere. Non si acquista una virtù per tutta la vita. È un po’ come per lo sport. Un abile giocatore di calcio deve allenarsi continuamente per non perdere la sua prestanza. Se non si allenasse, accadrebbe un disastro. Anche il cuore cederebbe. Magari, avere fede, volesse dire non avere più dubbi! Così come nell’umiltà, anche nella fede ci sono vari gradi, ma non si conquista un grado per sempre. Si può scendere fino a valle, finire nel pantano dell’ateismo, oppure salire di grado in grado, fino alle più alte vette e da lì spiccare il volo per il cielo. La fede vuole il concorso della ragione. È una grazia, un regalo divino, ma è fondamentale aderire anche con la ragione. Se uno si pone con astio di fronte a tutte le verità rivelate, non giungerà mai nemmeno al primo gradino della fede, cioè a quella famosa frase che spesso si sente ripetere quando vengono interrogate su questa questione alcune persone, forse prese anche alla sprovvista: “Qualcosa c’è” .
Espressione assai vaga, come quando una persona si trova in mezzo ad una foresta da cui non riesce più ad uscire. Che cos’è questo qualcosa? Un’entità, una forza positiva, come spesso si sente dire nella filosofia della New Age, che altro non è che un minestrone di credenze orientali ed occidentali. Cos’è? Un Dio scomodo quando soprattutto ci domanda qualcosa che esige sacrificio, oppure un Dio che chiamiamo solo quando ci pare a noi? O che accettiamo solo quando ci fa gustare la gioia, e ci allontaniamo inorriditi, quando ci domanda qualcosa di doloroso.
Certo che ci sono momenti di dubbio e di sconforto, anche per chi ha la fede. Se fosse così facile averla, tutti sarebbero dei credenti, ma non lo è. Anche Gesù passò per il momento terribile del dubbio e della paura quando si trovò ad un passo dalla morte. Gesù, nel Vangelo, si rivela profondamente umano, quando permette che il dubbio lo tormenti, il diavolo lo tenti. Proprio come accade a tutti gli uomini, più specificatamente i credenti. La morte fa paura a tutti e non a tutti allo stesso grado.

mercoledì 25 agosto 2010

Testimoniare Cristo

Ieri sera, leggendo la lettura dell’Ufficio di San Bartolomeo, mi ha colpito in particolare una frase: “Erano vivi coloro che facevano guerra ad un morto, eppure non l’hanno vinto.”.
San Bartolomeo è un apostolo morto martire, cioè testimone, del Vangelo. Interessante e intrinsecamente vera, questa frase. Dodici “conigli” se ne stavano chiusi per timore dei Giudei, con le porte sprangate, con il cuore disorientato per tutto ciò che di doloroso era accaduto al loro Messia. Forse stavano aspettando che le acque si calmassero, per poi tornare al loro lavoro originario. Avevano l’atteggiamento di persone sconfitte, desiderose di cavarsi dagli impicci al più presto possibile. La Resurrezione? Non avevano capito un bel niente durante il periodo della vita terrena di Gesù! Per esperienza, il dolore, quando è forte, ci fa dimenticare i momenti di serenità, anzi, li muta in delusione cocente, in coltello che fruga e gira dentro una ferita non ancora rimarginata. Lo sperimentiamo spesso, il dolore trasforma il passato in nostalgia sofferta. Non fu così per gli Apostoli e per numerosi santi dopo che videro il Signore, coraggiosi martiri (testimoni) del Cristo risorto. È sorprendentemente vero: da 2010 anni, gli atei o gli “arrabbiati”, non sono riusciti a spegnere la fede. Il mio pensiero va a santa Teresina di Lisieux. Chi conosce la sua storia, sa bene che, ad un certo punto della sua vita, sentì di trovare in seno alla Chiesa, la sua vocazione specifica. Sentiva la vocazione al sacerdozio, ad essere missionaria, ad essere apostolo e martire. Comprese che la Chiesa aveva un’anima e questa era l’amore. Fu davvero un apostolo: testimoniò Cristo alle consorelle. Fu davvero missionaria: trattenne un epistolario con alcuni missionari e seppe offrire ogni più piccolo sacrificio che la vita comunitaria le offriva e quelle piccole penitenze che la sua costituzione fisica le permetteva. Fu davvero martire: seppe sopportare pazientemente ogni sofferenza. Chi ha vissuto una vita di comunità, sa bene che cosa significhi, vivere intensamente di carità nella comunità. Chi non l’ha vissuta, ovviamente, non può comprendere per niente, ciò che la spinta e cosa effettivamente significhi vivere in completa armonia con Cristo.

martedì 24 agosto 2010

Ascoltando Radio Maria

Testimoniare Cristo è dovere di ogni cristiano. Ieri sera ho ascoltato parte di una predica a Radio Maria. Combinazione ha ripreso alcuni discorsi su cui riflettevo in questi giorni.
L’uomo è considerato un animale in tutto e per tutto. Ed, infatti, agli animali è data la stessa dignità dell’uomo. Ne ho già parlato. È una contraddizione assurda. Intanto, mentre si rimpinzano di croccantini e nelle pubblicità progresso si difendono i diritti degli animali, in alcune foto compaiono ragazzini con la pancia gonfia, pieni di vermi, di mosche che accorrono agli angoli della loro bocca. All’uomo egocentrico di oggi, piace sapere che non è solo nell’universo, ha la curiosità morbosa di scoprire se esistono altre forme di vita. Perché? Che contraddizioni stupide! In realtà all’uomo piace semplicemente scoprire di non essere solo per attaccare quel famoso capitolo della genesi, nel quale si racconta la creazione del mondo da parte di Dio. Attaccare fin nel cuore la Chiesa e i suoi principi, è a volte lo sport più praticato dall’uomo, perché disturba, mette le coscienze in discussione e l’uomo non vuole entrare in crisi. Oltre all’animalismo sfrenato, oltretutto sottolineato da un ascoltatore, il Padre ha notato come in realtà si siano capovolti alcune credenze, osservando che l’uomo non accetta la sua età biologica o il suo corpo in generale. La cultura del magro a tutti i costi spinge tante ragazzine nel baratro dell’anoressia. Vero, è una malattia che nasconde il cattivo rapporto che si ha con la madre e ancor più precisamente con se stesse. Però rivela la fisionomia di una cultura sempre più predominante che dà forma alla mentalità del tempo. Alcuni si operano perché non accettano il proprio corpo. Anche questo denota una certa contraddizione enorme. Curano il corpo eccessivamente, ma questo nasconde una non accettazione di esso. Fastelli di contraddizione, ecco cosa siamo. Contraddizioni che distruggono l’uomo e il suo pensiero più genuino. Ci ribelliamo a ciò che ci è stato dato e non possiamo cambiare.
Ci sono poi state delle testimonianze di persone che si sono convertite e non erano ragazzine o ragazzini. Erano persone che avevano superato la soglia dei 70 anni, alcuni da poco, altri da molto e sfioravano la vetta degli 80. L’entusiasmo era lo stesso! I lavoratori chiamati all’ultima ora! Straordinario! Dio si rivela così umano da essere sorprendente.

lunedì 23 agosto 2010

La vera forza

Spesso, confondiamo il concetto di forza. Pensiamo che avere forza significhi aggredire l’altro. Aggredire il prossimo per noi è un po’ un sinonimo di non avere paura delle persone. Invece, quando si aggredisce, è proprio perché si ha paura, si ci protegge. La vera forza, chiariamo questi concetti, è quando io persevero nel bene, nonostante le difficoltà. Avere forza è quando non taccio per convenienza ma perché sento di potermi controllare e di amare quella persona, di poter offrire quella sofferenza per il bene di qualche anima che il Signore sa aver bisogno.

domenica 22 agosto 2010

La mia arma segreta

La mia arma è il Crocefisso. È solo questo che mi insegna ad andare avanti, amare. È il libro su cui faccio le mie meditazioni. M’insegna anche a soffrire bene, con amore e disponibilità.

Il coraggio di annunciare

Grazie per i vostri commenti. Rispondo pubblicamente a uno di questi. No, non penso sia rischioso parlare sul web di queste cose. So che molti non condividono le mie idee e penso sia normale. Però penso anche che sia importare dare testimonianza di una vita vissuta sotto un altro punto di vista su un mezzo così usato come attualmente è internet. In esso troviamo tanti argomenti, perché non trattarne uno un po’ particolare come può essere la mia esperienza di fede? In fondo non ci si vergogna del proprio credo politico o della professione che si fa. No. Anzi, si parla molto volentieri di questi argomenti. E poi mi è venuto in mente un paragone. L’adolescente innamorato non esita a scrivere il suo amore per la sua fidanzata. Lo scrive sui muri. L’amore è fatto per esplodere e non rimanere chiuso nel cuore. Non so se sono riuscita a comprendere la domanda e a rispondere ad essa.