domenica 17 ottobre 2010

Riflessioni sulla storia

Storia odierna, fatta di violenze, di soprusi. L'era di pace di cui noi tanto ci vantiamo, è punteggiata di fatti di violenza inaudita, di ferocia incontrollata. Era di pace europea, non certo in altri paesi, come potrebbero essere quelli orientali. Stiamo bene noi, cosa ci importa degli altri? Invece tanti stati subiscono ancora delle repressioni o delle guerre di cui noi non ci occupiamo perché di esse, non abbiamo il contraccambio o non ne subiamo le conseguenze dirette.
Mi è rivenuto in mente un film molto toccante, che racconta uno spaccato di un periodo grondante sangue: quello della seconda guerra mondiale, più precisamente l'olocausto. Un periodo osceno, in cui satana sembra sciolto da ogni legame. Storia toccante, che presenta una realtà agghiacciante, che non fanno vedere in immagini violente, ma nel dramma degli sguardi e di mentalità contrastanti. L'uomo non ha mai smesso di essere violento e di uccidere solamente per il gusto di uccidere. Una tremenda follia collettiva. Uccisioni che passavano per giuste, per il bene di un paese. Inculcavano idee pazzesche che la stessa umanità non accettava e che razionalmente condiderava come assurde. In questo scenario tremendo, di morte e sofferenza, nasce una stupenda amicizia tra due bambini che, in teoria avrebbero dovuto essere nemici. Il tedesco, pur essendo molto ingenuo, capisce benissimo che loro due non potevano essere amici. Nemici. Dovevano essere nemici. Ma, pur essendo cresciuto nell'ambiente militare del padre, educato da un precettore ad odiare gli ebrei, comprende che non è umana l'ideologia nazista e dubita persino del padre. Entrambe i bambini sono prigionieri, in modo differente. Uno ha tutto il cibo che desidera, vive riccamente, ma non può uscire dal proprio giardino, perché oltre quello ci sono gli orrori di una guerra sanguinaria e crudele... Ma nemmeno razionale. Gli giunge, nonostante tutti gli accorgimenti, l'eco di quel massacro crudele, che doveva essere nascosto al mondo, compresi i tedeschi stessi. Eco che visibilmente si concretizza in un fumo maleodorante, uscito dalle ciminiere dei forni crematori. Suo padre è coinvolto nella soluzione finale in prima persona. Bruno aiuterà l'amico a cercare il proprio padre morto già nelle camere a gas. Vestirà i suoi panni, il famoso pigiama a righe e ne condividerà la sorte. Il vero senso della vita, sembra sottolineare il film è l'amore che può crescere in ambienti impensabili, che supera ogni barriera, di ideologia e di un filo spinato atto a non far scappare le persone. Interessante che, proprio il più piccolo della famiglia, non si lascerà raggirare dalle chiacchiere dei tedeschi e coltiverà un'amicizia per lui molto importante.

La preghiera

Ho riflettuto sulla preghiera e sul suo valore intrinseco. Coincideva con la liturgia di oggi ma, in realtà sono riflessioni di giorni e giorni. Spesso mi soffermo su questo argomento. Ascoltando poi, la seconda lettura di san Paolo, si sono aggiunte ad esse, altre riflessioni.
Prego un rosario intero, l'ufficio, assisto alla Santa Messa, ricevo l'Eucarestia, quando posso mi confesso. A volte, anche queste cose, buone e giuste, nascondono un trabocchetto che delimita il confine tra vera vita vissuta in Cristo e fariseismo puro, anche inconsapevole: non sempre si sceglie, anzi, il più delle volte chi è "fariseo" è cieco e non vede i suoi difetti, ma, piuttosto, vede quelli degli altri.

L'Ave Maria. Preghiera semplice che si ripete chissà quante volte al giorno, densa di significato. Ave: saluto rivolto alla Madonna. Si può salutare per pro-forma; si possono salutare anche persone che non si conoscono o per un'educazione impartita ai tempi della propria infanzia. Forse, il più delle volte si recita meccanicamente e non si comprende che, ogni volta che si dice ave, si saluta la Madonna. Si saluta la propria madre con un moto di affetto del cuore, accompagnato da uno sguardo che esprime i propri sentimenti. Di certo, noi occidentali abbiamo svuotato molto le parole del loro significato. Il saluto dell'Angelo a Maria nel momento dell'annunciazione, era denso di significato, per questo la Madre di Dio si turbò a tale saluto. "Ave, o Piena di Grazia! Il Signore è con te". Interessante il modo di salutare degli antichi romani: Ave o salve; e la risposta relativa: "Ave et tu" Salute anche a te. Era il Signore che esprimeva il motivo per cui Maria era colma di grazia. Il nostro saluto deve diventare, perciò, simile a quello che si rivolgerebbe alla propria madre naturale: non ci stanchiamo mai di salutarla, eppure la formula del Corsivonostro saluto rimane uguale: Ciao! E non sentiamo noia o fastidio, anzi, se possiamo, accompagniamo il nostro saluto con un bacio o un abbraccio. Teniamo molto alla forma di saluto verso gli estranei o conoscenti o amici, perché, sotto sotto, vogliamo fare noi una bella figura. Gli orientali davano molta più importanza al saluto: shalom. Noi occidentali spesso scindiamo la parola dal suo significato: forse è eredità dei Gentili? Forse. Cos'è diventata l'ave Maria? Una preghiera da recitare meccanicamente, al ritmo di una marcia, oppure di una rilassata passeggiata, stando attenti a non superare gli altri... e mentre pensiamo a questo, alla forma esterna, ci scordiamo con chi stiamo parlando e ci perdiamo le grazie più sublimi.Corsivo

Padre nostro. Preghiera sublime, insegnata da Gesù. Lo ripetiamo spesso, ma come le altre parole, quelle che diciamo, le recitiamo. Senza volerlo e, soprattutto senza accorgercene, affermiamo: recitiamo il Padre Nostro. Recitare significa esattamente: dire di nuovo. Ma noi, non dobbiamo recitare una parte, dobbiamo far nascere dalla sorgente del nostro amore, il Padre nostro. Dobbiamo dire, far nostro e la chiesa lo afferma giustamente durante la Santa Messa: diciamo insieme, osiamo dire PADRE NOSTRO. Dire, non recitare. E diciamo tante storie: persino la nostra condanna: rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori. E forse, non abbiamo perdonato il nostro fratello... Così, non recitiamo, ma decidiamo la nostra condanna.

Possiamo pregare infinite ore, tutti insieme, in comune, ma la preghiera non ha nessun valore se essa è meccanica e non nasce dal profondo del proprio cuore, come da una sorgente d'amore, un dialogo incessante con il proprio Dio. E non ci accorgiamo, perché ciechi, che siamo caduti nel fariseismo. Sintomi di tale "sindrome"? Non vivo più dentro di me, ma osservo ciò che fanno gli altri. Applico le meditazioni alla vita altrui e, appena posso, taglio loro la strada per far comprendere che la vera santa, o il vero santo, sono io e non quello/a. Mi occupo di apparire ligio all'esterno, scusando assassini crudeli ma condannando, sparlando, di coloro che mi sono più vicini, così m'ILLUDO di avere una grande carità, ma non comprendo che sono cieco, orribilmente cieco e, non sapendolo, volentieri urto la mia povera testa contro qualche albero. Faccio tutto bene, i lavori più duri sono i miei, ma intanto critico il fratello e osservo se lui li fa, talvolta sbagliando clamorosamente perché come possiamo vedere i difetti degli altri in modo veritiero quando non vediamo i nostri? Non possiamo perché siamo accecati dai nostri e spesso e volentieri, vediamo negli altri i nostri difetti che superiamo solo esteriormente, compiendo i lavori duri, ma interiormente, avremmo voluto che li avessero fatti gli altri ed il nostro lavoro diventa la nostra condanna, contro la carità. Il fariseismo nel cristiano o religioso è molto sottile. Il metro con cui giudicare il vero santo è la carità, non il lavoro duro che compiamo. Lo dice la Sacra Scrittura stessa: fate tutto senza mormorazioni o critiche perché siate figli dell'Altissimo...
Il problema grosso, forse perché abbiamo i piedi troppo piantati a terra, sarà quando Dio ci domanderà della nostra vita e noi non sapremo rispondere perché siamo stati occupati a vedere la vita degli altri!!!!

giovedì 14 ottobre 2010

Il tuo silenzio

Tu mi scruti e mi conosci, tu sai tutto di me, o Dio. Conosci il mio cuore. Nel silenzio profondo della mia anima lacerato solo dal suo urlo di sofferenza, tu intessi l’armonia della Tua musica, un canto nuovo. Riempi i lunghi silenzi, con le note deliziose del Tuo amore, una sinfonia senza pari, che non tutti sanno o possono udire. E anche se prendessi le ali dell’aurora, per abitare all’estremità del mare, anche là mi guida la tua mano. Per te le tenebre sono come luce e la notte è chiara come il giorno.
Anche se dovessi fuggire dalla tua presenza, Tu mi circondi con il Tuo amore e mi afferra la tua destra, sai mutare il mio lamento in danza, il mio sacco in abito di gioia.
Scrutandomi, vedo nel mio cuore solo fitte tenebre. Tenebre scure, dense e vischiose, come un mare immerso nel buio della notte, senza la luce delle stelle e della luna. Solo il buio, il silenzio profondo dell’anima smarrita, smossa dal vento della burrasca, l’ululo del vento che smorza il vuoto immenso della preghiera.
Il mio silenzio è riempito dal Tuo amore immenso. Allora esso si trasforma: da roccia diventa sorgenti d’acqua. Il tuo amore trasforma, come la fiamma che brucia e purifica. Sì, così è il tuo amore, un abisso insondabile.

mercoledì 13 ottobre 2010

La misericordia di Dio nella confessione

E nel deserto dell'anima, ecco che lentamente l'acqua lenisce l'arsura. Penetra tra le fessure della terra spaccata, assetata. Dal profondo a te grido, o Signore! Hai sentito l'urlo della mia anima? Hai sentito il silenzio profondo in cui è caduta? Nel dramma dei suoi limiti, del suo incespicare, della sua solitudine infinita, ha avuto il coraggio di voltare il suo sguardo alla fonte, alla sorgente della vita che sei Tu, o Dio. La misericordia è quell'acqua che irrora il deserto della mia anima. Ed ecco tutto ad un tratto che fiorisce...Esplode la primavera. Il mio deserto è intriso ora di profumi di fiori ed il silenzio diventa l'armonia della natura che esplode... Oh sì, immensamente ti amo o Dio e dal profondo la mia anima a te grida... oh Signore, ascolta. Hai ascoltato il grido della mia bocca...Signore, mio Dio, ti loderò per sempre!

Entrare nel deserto

Entrare nel deserto, nel silenzio più totale, negli abissi insondabili della prova interiore, nella solitudine più estrema, nella sofferenza dei propri limiti. Si sente la propria anima gemere, come un animale ferito. Avrebbe voluto raggiungere l’apice del rapporto con Dio, ma ella si trova nell’abbandono più totale…
Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio.
Tutta la notte la mia mano è tesa e non si stanca: dove sei, o Dio?
L’aridità del deserto: si avanza senz’acqua. Il freddo penetrante della notte sembra calare come un macigno sulle membra intorpidite. Come per arsura d’estate, inaridiva il mio vigore. Un’agonia lenta. Gli errori… Come sabbie mobili che non perdonano, si avvinghiano, come mani invisibili, per trascinare l’anima e il corpo nell’abisso profondo dell’ “inferno”.
Una profonda angoscia, un silenzio totale, sibilante, sofferente. L’assenza di ogni suono che genera interrogativi angoscianti.
Ma no, Signore. Nonostante il peccato, nonostante il silenzio terribile della mia anima, la solitudine più profonda e lacerante, SO che il tuo bastone mi sostiene. Ti vedo mentre spalanchi le tue braccia. No, davvero, non sono gli errori che ti fanno scandalizzare. Il tuo cuore ha posto per tutte le miserie, purché ritorni a te, fiduciosa nel tuo perdono, nel tuo amore senza limiti che accoglie tutti. Via, davvero, ogni traccia di orgoglio, anche sul lato spirituale. È questo che vuoi, ma è tanto doloroso.
Un vento sibilante e gelido, entra nelle fessure della mia anima. Un abisso, Signore, ma è l’ inferno? Ciò che veramente temo?

martedì 12 ottobre 2010

Ancora indifferenza

Ancora indifferenza, sofferenza. La cultura d'oggi coltiva l'omertà, il silenzio, la diffidenza. Ancora atteggiamenti discutibili e impressionanti. Un banale litigio alla stazione della metro, forse per una coda non rispettata. Un giovane romano di appena vent'anni dà un pugno in pieno volto ad una rumena di 32 anni, infermiera professionale, quindi affermata nella società. Un'esplosione violenta di fronte ad un futile motivo. Perché? Ma ciò che colpisce maggiormente, è l'indifferenza della gente che, invece di soccorrere la donna, passava come se niente fosse accanto al suo corpo...
Indifferenza, relativismo, paura... tutti lati oscuri della nostra società che ci portano ad allontanarci sempre di più dai valori fondanti la nostra esistenza. Grande città? Questo può essere una scusante? Mah... Non ho parole. Io penso che l'indifferenza sia generata da sentimenti che nemmeno osiamo pronunciare, come egoismo. Tante volte siamo egoisti anche nei confronti dei nostri fratelli che ci vivono accanto, senza andare a pescare questi episodi eclatanti che suscitano disgusto e disapprovazione. Non ci curiamo della sua sofferenza, ci sentiamo indifferenti e siamo mossi da invidia, gelosia e diffidenza. Sono sentimenti orribili ma così vicini alla nostra realtà di ogni giorno.

Inneggiamenti alla violenza... la cultura della morte

Non voglio per niente commentare l'omidio di Sarah, penso che il silenzio debba ormai sostituire ogni commento. Di fronte a tale dolore, a tutto ciò che ancora viene detto, commentato, bisogna lasciare spazio al rispetto e non alla curiosità di sapere ogni minimo particolare. La cosa su cui volevo riflettere, invece, è come molti non si sono nemmeno lasciati commuovere da tale avvenimento, anzi, hanno inneggiato alla violenza, hanno approvato in pieno l'uccisione di Sarah. Altre pugnalate al cuore di chi l'ha conosciuta, nemmeno un po' di compassione. Approvare l'uccisione di una povera ragazza...Roba da matti o da demoni. Impossibile, eppure su internet hanno detto anche questo. Questo fa riflettere sullo stampo della nostra cultura che diventa sempre più intrisa di violenza. Ma perché? Da ciò si comprende davvero quale sia il livello spirituale delle persone. Il desiderio del macabro, l'incitamento alla violenza e al sopruso... Una rabbia inespressa? E' vero, qualche volta capita che, quando non si riesce ad esprimere la propria rabbia, si esploda con la violenza... Ma, approvare un tale comportamento, quello di un assassino, vale a dire partecipare allo stesso atto di violenza, vuol dire che se una persona di quel genere, si trovasse in tal frangente, ucciderebbe anch'essa. Non si farebbe scrupolo di nulla! Un atto così può generare solo nausea, ulteriore sofferenza, disapprovazione.
La nostra cultura, una grande macchina della morte...

domenica 10 ottobre 2010

La Madonna del Rosario

Poco conosco la storia della Madonna di Pompei, ma stamattina mi è nuovamente capitato qualcosa di singolare. E' venuta a consolarmi, come aveva fatto tanto tempo fa, dimostrandomi così, che non mi ha lasciato mai. Che bella sensazione, non riuscivo più a ritornare nella realtà....
Mi ha indicato un Tabernacolo posto molto in alto, esattamente su un trono. Era coperto da un conopeo rosso, cioè una tendina che ne ricopriva la porticina, orlato d'oro. Ciò che mi è rimasto impresso è che fosse posto sopra un trono. Certo, dopo anni, in un periodo molto difficile della mia vita, la Madonna mi consola, facendomi capire che non sono sola. E' dal quattro luglio dell'anno scorso che sta intervenendo... Certo, non come vorremmo forse noi umani, togliendo malattie, persecuzioni o altro, ma facendo sentire la Sua Presenza, tangibile. Forse non mi dà degli appoggi umani che comunque non possono conoscere la parte più profonda di un'anima che sfugge agli uomini, tanto sono abituati a vedere gli effetti concreti di una cosa, ma fa ancora di più. Si presenta Lei, mi continua ad additare ciò che per me rimane sempre più importante nella mia vita: il Tabernacolo, ovvero la presenza di Dio nella mia vita. E' anche vero che non capisco subito i Suoi messaggi, anzi, mi sento molto ignorante e d'altronde non m'interessa nemmeno capirli. In fondo, come avevo spiegato in altre occasioni, il bimbo appena nato, non comprende il linguaggio della mamma, ma ne cerca il contatto che gli comunica il calore e la sua presenza. Così è per me. Per adesso non desidero nemmeno capire perchè, tanto mi sento indegna di queste cose, e come... So solo che le sono grata per la Sua Presenza e per questi attimi di beatitudine che fanno desiderare sempre di più il distacco definitivo dalla terra. Non riuscivo davvero a ritornare alla realtà, è come una marea che ti trascina sempre più lontano, ti stacca completamente dalle contingenze terrene....e non so come... Infinite grazie, alla Madonna e al Dio Onnipotente, perché sceglie creature fragili per far comprendere che a Loro non spaventa il peccato, ma ama immensamente la creatura e la consola.

mercoledì 6 ottobre 2010

Dietro la porta dell'eternità

Questa sera mi sorprendo a pensare ancora una volta a sorella morte, al suo passo felpato simile al buio della notte che sembra ingoiare la fioca luce delle stelle. Mi sorprendono ancora quelle domande fondamentali a cui solo la fede può dare una risposta. Tanti interrogativi emergono dal mio passato, come una chiazza galleggiante su un mare opaco. Un tuffo nel passato, quando gl’interrogativi gorgogliavano nel profondo del mio cuore. Emergono allora figure, sensazioni, sofferenze e gioie, in uno scenario avvolto dall’aroma della salsedine. Il mio spirito si ferma là, nell’alto di quel monte, da cui si poteva ammirare una vista da fiaba e che sovrastava anche quella che viene comunemente chiamata la casa di tutti, ovvero il cimitero. Già, ancora una volta, come feci quel giorno, di fronte a quel mare d’argento, pensai alla morte, come alla mia compagna più vicina. La scrutavo con interesse, sorpresa e sgomento e così reale e tangibile quanto una persona in carne ed ossa. Sentii quella pace profonda, ma come una bruma lieve e delicata, gl’interrogativi pressanti dell’uomo, aleggiavano nel mio cuore. Dove sto andando? vedevo fuggire i miei giorni, come uno stormo di uccelli migrare verso terre lontane… Ma dove stavo andando? Pur essendo molto giovane, comprendevo che quello era il destino ultimo dell’uomo. Quella bruma aleggia ancora come un velo sul mio cuore, galleggia indifferente e pallida, lasciandomi con il fiato sospeso, perché qualcuno che conosco bene, squarcerà quel velo e aprirà la porta che accede alla Luce eterna. Respiravo, respiro di quel desiderio, non posso davvero credere che l’uomo è solo fatto di quest’involucro che è il corpo, che si dissolverà e diventerà di nuovo terra, un mucchio di polvere destinato a perdersi nel vento. Penso e credo che l’uomo sia quella luce che porta dentro il cuore, quel frammento di cielo nel cuore, destinato all’eternità, ad immergersi nell’infinito di Dio. Com’è fragile l’uomo e la sua vita, legati ad un sottilissimo filo destinato a spezzarsi per ben poco! Curiosità, desiderio e timore si compenetrano a vicenda di fronte a sorella Morte. E bussa ancora una volta alle porte del mio cuore, confondendosi fra le nuvole del passato, emergendo lentamente, come una macchia dal fondo, sulla superficie limpida di un lago.
Allora scruto, attraverso quell’opacità che ottenebra la vista, quella porta che un giorno, lo sento così forte, si aprirà anche per la mia anima. Penso alla luce che la inonderà e mi sembra di vedere le lontane domeniche affogate di sole che facevano da scenario ai miei pensieri, alle mie sensazioni così strane per quell’età. Uno sguardo nell’infinito, sperando davvero di poter immergermi presto in esso.

domenica 3 ottobre 2010

Autunno

E' cominciato l'autunno... E' cominciato un mese nuovo. Autunno, che con le tue foglie ricopri i sentieri della nostra vita, mentre i giorni trascorsi, ululano come il vento tra le ore presenti, e con il tuo fresco ancora incerto seppellisci i nostri pensieri...
Autunno, un nuovo mese, mentre il cielo s'intristisce, si colora di grigio e riversa il suo pianto sull'asfalto. Com'è breve la vita terrena! Un soffio di vento tra le fronde degli alberi, il nostro corpo non ha di certo una vita lunga anche se a taluni sembra proprio così, perché godono ancora della salute...Ma, presto, come il vento che soffia in autunno, i giorni nostri si disperderanno nell'immenso.