Mi è rivenuto in mente un film molto toccante, che racconta uno spaccato di un periodo grondante sangue: quello della seconda guerra mondiale, più precisamente l'olocausto. Un periodo osceno, in cui satana sembra sciolto da ogni legame. Storia toccante, che presenta una realtà agghiacciante, che non fanno vedere in immagini violente, ma nel dramma degli sguardi e di mentalità contrastanti. L'uomo non ha mai smesso di essere violento e di uccidere solamente per il gusto di uccidere. Una tremenda follia collettiva. Uccisioni che passavano per giuste, per il bene di un paese. Inculcavano idee pazzesche che la stessa umanità non accettava e che razionalmente condiderava come assurde. In questo scenario tremendo, di morte e sofferenza, nasce una stupenda amicizia tra due bambini che, in teoria avrebbero dovuto essere nemici. Il tedesco, pur essendo molto ingenuo, capisce benissimo che loro due non potevano essere amici. Nemici. Dovevano essere nemici. Ma, pur essendo cresciuto nell'ambiente militare del padre, educato da un precettore ad odiare gli ebrei, comprende che non è umana l'ideologia nazista e dubita persino del padre. Entrambe i bambini sono prigionieri, in modo differente. Uno ha tutto il cibo che desidera, vive riccamente, ma non può uscire dal proprio giardino, perché oltre quello ci sono gli orrori di una guerra sanguinaria e crudele... Ma nemmeno razionale. Gli giunge, nonostante tutti gli accorgimenti, l'eco di quel massacro crudele, che doveva essere nascosto al mondo, compresi i tedeschi stessi. Eco che visibilmente si concretizza in un fumo maleodorante, uscito dalle ciminiere dei forni crematori. Suo padre è coinvolto nella soluzione finale in prima persona. Bruno aiuterà l'amico a cercare il proprio padre morto già nelle camere a gas. Vestirà i suoi panni, il famoso pigiama a righe e ne condividerà la sorte. Il vero senso della vita, sembra sottolineare il film è l'amore che può crescere in ambienti impensabili, che supera ogni barriera, di ideologia e di un filo spinato atto a non far scappare le persone. Interessante che, proprio il più piccolo della famiglia, non si lascerà raggirare dalle chiacchiere dei tedeschi e coltiverà un'amicizia per lui molto importante.
Ama e dentro il tuo cuore ci sarà un piccolo frammento dell'infinito di Dio, un piccolo specchio che rifletterà l'azzurro del cielo. Entra nella cella del tuo cuore e immergiti nel suo silenzio...Ascolta, parla il tuo Maestro! Colui che creò le imponenti montagne e il mare immenso...
domenica 17 ottobre 2010
Riflessioni sulla storia
La preghiera
Prego un rosario intero, l'ufficio, assisto alla Santa Messa, ricevo l'Eucarestia, quando posso mi confesso. A volte, anche queste cose, buone e giuste, nascondono un trabocchetto che delimita il confine tra vera vita vissuta in Cristo e fariseismo puro, anche inconsapevole: non sempre si sceglie, anzi, il più delle volte chi è "fariseo" è cieco e non vede i suoi difetti, ma, piuttosto, vede quelli degli altri.
L'Ave Maria. Preghiera semplice che si ripete chissà quante volte al giorno, densa di significato. Ave: saluto rivolto alla Madonna. Si può salutare per pro-forma; si possono salutare anche persone che non si conoscono o per un'educazione impartita ai tempi della propria infanzia. Forse, il più delle volte si recita meccanicamente e non si comprende che, ogni volta che si dice ave, si saluta la Madonna. Si saluta la propria madre con un moto di affetto del cuore, accompagnato da uno sguardo che esprime i propri sentimenti. Di certo, noi occidentali abbiamo svuotato molto le parole del loro significato. Il saluto dell'Angelo a Maria nel momento dell'annunciazione, era denso di significato, per questo la Madre di Dio si turbò a tale saluto. "Ave, o Piena di Grazia! Il Signore è con te". Interessante il modo di salutare degli antichi romani: Ave o salve; e la risposta relativa: "Ave et tu" Salute anche a te. Era il Signore che esprimeva il motivo per cui Maria era colma di grazia. Il nostro saluto deve diventare, perciò, simile a quello che si rivolgerebbe alla propria madre naturale: non ci stanchiamo mai di salutarla, eppure la formula del
nostro saluto rimane uguale: Ciao! E non sentiamo noia o fastidio, anzi, se possiamo, accompagniamo il nostro saluto con un bacio o un abbraccio. Teniamo molto alla forma di saluto verso gli estranei o conoscenti o amici, perché, sotto sotto, vogliamo fare noi una bella figura. Gli orientali davano molta più importanza al saluto: shalom. Noi occidentali spesso scindiamo la parola dal suo significato: forse è eredità dei Gentili? Forse. Cos'è diventata l'ave Maria? Una preghiera da recitare meccanicamente, al ritmo di una marcia, oppure di una rilassata passeggiata, stando attenti a non superare gli altri... e mentre pensiamo a questo, alla forma esterna, ci scordiamo con chi stiamo parlando e ci perdiamo le grazie più sublimi.
nostro saluto rimane uguale: Ciao! E non sentiamo noia o fastidio, anzi, se possiamo, accompagniamo il nostro saluto con un bacio o un abbraccio. Teniamo molto alla forma di saluto verso gli estranei o conoscenti o amici, perché, sotto sotto, vogliamo fare noi una bella figura. Gli orientali davano molta più importanza al saluto: shalom. Noi occidentali spesso scindiamo la parola dal suo significato: forse è eredità dei Gentili? Forse. Cos'è diventata l'ave Maria? Una preghiera da recitare meccanicamente, al ritmo di una marcia, oppure di una rilassata passeggiata, stando attenti a non superare gli altri... e mentre pensiamo a questo, alla forma esterna, ci scordiamo con chi stiamo parlando e ci perdiamo le grazie più sublimi.
Padre nostro. Preghiera sublime, insegnata da Gesù. Lo ripetiamo spesso, ma come le altre parole, quelle che diciamo, le recitiamo. Senza volerlo e, soprattutto senza accorgercene, affermiamo: recitiamo il Padre Nostro. Recitare significa esattamente: dire di nuovo. Ma noi, non dobbiamo recitare una parte, dobbiamo far nascere dalla sorgente del nostro amore, il Padre nostro. Dobbiamo dire, far nostro e la chiesa lo afferma giustamente durante la Santa Messa: diciamo insieme, osiamo dire PADRE NOSTRO. Dire, non recitare. E diciamo tante storie: persino la nostra condanna: rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori. E forse, non abbiamo perdonato il nostro fratello... Così, non recitiamo, ma decidiamo la nostra condanna.
Possiamo pregare infinite ore, tutti insieme, in comune, ma la preghiera non ha nessun valore se essa è meccanica e non nasce dal profondo del proprio cuore, come da una sorgente d'amore, un dialogo incessante con il proprio Dio. E non ci accorgiamo, perché ciechi, che siamo caduti nel fariseismo. Sintomi di tale "sindrome"? Non vivo più dentro di me, ma osservo ciò che fanno gli altri. Applico le meditazioni alla vita altrui e, appena posso, taglio loro la strada per far comprendere che la vera santa, o il vero santo, sono io e non quello/a. Mi occupo di apparire ligio all'esterno, scusando assassini crudeli ma condannando, sparlando, di coloro che mi sono più vicini, così m'ILLUDO di avere una grande carità, ma non comprendo che sono cieco, orribilmente cieco e, non sapendolo, volentieri urto la mia povera testa contro qualche albero. Faccio tutto bene, i lavori più duri sono i miei, ma intanto critico il fratello e osservo se lui li fa, talvolta sbagliando clamorosamente perché come possiamo vedere i difetti degli altri in modo veritiero quando non vediamo i nostri? Non possiamo perché siamo accecati dai nostri e spesso e volentieri, vediamo negli altri i nostri difetti che superiamo solo esteriormente, compiendo i lavori duri, ma interiormente, avremmo voluto che li avessero fatti gli altri ed il nostro lavoro diventa la nostra condanna, contro la carità. Il fariseismo nel cristiano o religioso è molto sottile. Il metro con cui giudicare il vero santo è la carità, non il lavoro duro che compiamo. Lo dice la Sacra Scrittura stessa: fate tutto senza mormorazioni o critiche perché siate figli dell'Altissimo...
Il problema grosso, forse perché abbiamo i piedi troppo piantati a terra, sarà quando Dio ci domanderà della nostra vita e noi non sapremo rispondere perché siamo stati occupati a vedere la vita degli altri!!!!
giovedì 14 ottobre 2010
Il tuo silenzio
Anche se dovessi fuggire dalla tua presenza, Tu mi circondi con il Tuo amore e mi afferra la tua destra, sai mutare il mio lamento in danza, il mio sacco in abito di gioia.
Scrutandomi, vedo nel mio cuore solo fitte tenebre. Tenebre scure, dense e vischiose, come un mare immerso nel buio della notte, senza la luce delle stelle e della luna. Solo il buio, il silenzio profondo dell’anima smarrita, smossa dal vento della burrasca, l’ululo del vento che smorza il vuoto immenso della preghiera.
Il mio silenzio è riempito dal Tuo amore immenso. Allora esso si trasforma: da roccia diventa sorgenti d’acqua. Il tuo amore trasforma, come la fiamma che brucia e purifica. Sì, così è il tuo amore, un abisso insondabile.
mercoledì 13 ottobre 2010
La misericordia di Dio nella confessione
Entrare nel deserto
Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio.
Tutta la notte la mia mano è tesa e non si stanca: dove sei, o Dio?
L’aridità del deserto: si avanza senz’acqua. Il freddo penetrante della notte sembra calare come un macigno sulle membra intorpidite. Come per arsura d’estate, inaridiva il mio vigore. Un’agonia lenta. Gli errori… Come sabbie mobili che non perdonano, si avvinghiano, come mani invisibili, per trascinare l’anima e il corpo nell’abisso profondo dell’ “inferno”.
Una profonda angoscia, un silenzio totale, sibilante, sofferente. L’assenza di ogni suono che genera interrogativi angoscianti.
Ma no, Signore. Nonostante il peccato, nonostante il silenzio terribile della mia anima, la solitudine più profonda e lacerante, SO che il tuo bastone mi sostiene. Ti vedo mentre spalanchi le tue braccia. No, davvero, non sono gli errori che ti fanno scandalizzare. Il tuo cuore ha posto per tutte le miserie, purché ritorni a te, fiduciosa nel tuo perdono, nel tuo amore senza limiti che accoglie tutti. Via, davvero, ogni traccia di orgoglio, anche sul lato spirituale. È questo che vuoi, ma è tanto doloroso.
Un vento sibilante e gelido, entra nelle fessure della mia anima. Un abisso, Signore, ma è l’ inferno? Ciò che veramente temo?
martedì 12 ottobre 2010
Ancora indifferenza
Indifferenza, relativismo, paura... tutti lati oscuri della nostra società che ci portano ad allontanarci sempre di più dai valori fondanti la nostra esistenza. Grande città? Questo può essere una scusante? Mah... Non ho parole. Io penso che l'indifferenza sia generata da sentimenti che nemmeno osiamo pronunciare, come egoismo. Tante volte siamo egoisti anche nei confronti dei nostri fratelli che ci vivono accanto, senza andare a pescare questi episodi eclatanti che suscitano disgusto e disapprovazione. Non ci curiamo della sua sofferenza, ci sentiamo indifferenti e siamo mossi da invidia, gelosia e diffidenza. Sono sentimenti orribili ma così vicini alla nostra realtà di ogni giorno.
Inneggiamenti alla violenza... la cultura della morte
La nostra cultura, una grande macchina della morte...
domenica 10 ottobre 2010
La Madonna del Rosario
Mi ha indicato un Tabernacolo posto molto in alto, esattamente su un trono. Era coperto da un conopeo rosso, cioè una tendina che ne ricopriva la porticina, orlato d'oro. Ciò che mi è rimasto impresso è che fosse posto sopra un trono. Certo, dopo anni, in un periodo molto difficile della mia vita, la Madonna mi consola, facendomi capire che non sono sola. E' dal quattro luglio dell'anno scorso che sta intervenendo... Certo, non come vorremmo forse noi umani, togliendo malattie, persecuzioni o altro, ma facendo sentire la Sua Presenza, tangibile. Forse non mi dà degli appoggi umani che comunque non possono conoscere la parte più profonda di un'anima che sfugge agli uomini, tanto sono abituati a vedere gli effetti concreti di una cosa, ma fa ancora di più. Si presenta Lei, mi continua ad additare ciò che per me rimane sempre più importante nella mia vita: il Tabernacolo, ovvero la presenza di Dio nella mia vita. E' anche vero che non capisco subito i Suoi messaggi, anzi, mi sento molto ignorante e d'altronde non m'interessa nemmeno capirli. In fondo, come avevo spiegato in altre occasioni, il bimbo appena nato, non comprende il linguaggio della mamma, ma ne cerca il contatto che gli comunica il calore e la sua presenza. Così è per me. Per adesso non desidero nemmeno capire perchè, tanto mi sento indegna di queste cose, e come... So solo che le sono grata per la Sua Presenza e per questi attimi di beatitudine che fanno desiderare sempre di più il distacco definitivo dalla terra. Non riuscivo davvero a ritornare alla realtà, è come una marea che ti trascina sempre più lontano, ti stacca completamente dalle contingenze terrene....e non so come... Infinite grazie, alla Madonna e al Dio Onnipotente, perché sceglie creature fragili per far comprendere che a Loro non spaventa il peccato, ma ama immensamente la creatura e la consola.
mercoledì 6 ottobre 2010
Dietro la porta dell'eternità
Allora scruto, attraverso quell’opacità che ottenebra la vista, quella porta che un giorno, lo sento così forte, si aprirà anche per la mia anima. Penso alla luce che la inonderà e mi sembra di vedere le lontane domeniche affogate di sole che facevano da scenario ai miei pensieri, alle mie sensazioni così strane per quell’età. Uno sguardo nell’infinito, sperando davvero di poter immergermi presto in esso.
domenica 3 ottobre 2010
Autunno
Autunno, un nuovo mese, mentre il cielo s'intristisce, si colora di grigio e riversa il suo pianto sull'asfalto. Com'è breve la vita terrena! Un soffio di vento tra le fronde degli alberi, il nostro corpo non ha di certo una vita lunga anche se a taluni sembra proprio così, perché godono ancora della salute...Ma, presto, come il vento che soffia in autunno, i giorni nostri si disperderanno nell'immenso.
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