giovedì 18 aprile 2013

Il pane della vita


Gesù si definisce il pane della vita. La vita non è essenzialmente quella materiale, lo abbiamo meditato più volte: l’uomo vive di cose astratte, non è quello che possiede che lo rende felice. Esiste, però, una vita, quella dello spirito e tale vita bisogna alimentarla, fortificarla. I mezzi sono la preghiera e la frequentazione dei Sacramenti. L’Eucaristia è l’Alimento per eccellenza che permette la crescita dello spirito e  va mangiata degnamente e non superficialmente. L’anima deve mettersi in sintonia con Colui al quale si unisce. Gesù, infatti, non invita nessuno alla sua mensa, ma è lui stesso che si dona come cibo. Questo è un impegno più gravoso che richiede maggior impegno rispetto ad essere semplicemente dei commensali. Lo spiego come si farebbe con i bambini.
Ultimamente sono sorte in modo esagerato delle intolleranze a particolari sostanze contenute nei cibi. Sono cibi buoni, non a tutti fanno lo stesso effetto. Vuol dire che è il corpo che ha sviluppato alcune reazioni chimiche, non buone, verso alcuni alimenti anche fondamentali. Pensiamo al latte e agli elementi del pane. Anche nello spirito si possono sviluppare tali allergie, astratte, non le vediamo, forse le sentiamo, ma non vogliamo accorgerci della loro presenza. L’Eucaristia è un Alimento buono, ma a taluni può creare delle allergie che fanno male allo spirito: queste allergie sono determinate dal peccato. Quelle lunghe file per ricevere l’Eucaristia preoccupano, perché spesso il medico delle anime, il confessore, rimane disoccupato. Colui che riceve l’Eucaristia forse non sa di possedere queste allergie, ma queste sono deleterie nel tempo e il pane della vita non genera vita spirituale come dovrebbe.
Dobbiamo metterci, perciò, in sintonia con Gesù e con il prossimo. Ricordiamo che la croce è composta da due bastoni: quello verticale, il rapporto con Dio, e quello orizzontale, il rapporto con i fratelli. Non possono essere scisse queste due dimensione, altrimenti non genererebbero l’albero della salvezza che fu il legno della croce. Non abbiamo pensato che senza il legno orizzontale che inchioda le mani alla croce, non potremmo stare sulla croce, e quindi non avremmo l’amore perfetto, quello di Dio? E d’altronde, senza quello verticale, l’uomo potrebbe scappare molto facilmente. Quello che vuole Dio da noi è un amore senza confini, che prenda e coinvolga tutte le dimensioni dell’uomo: la mente, lo ha dimostrato con la corona di spine; le membra, inchiodate sulla croce; il cuore, dal quale è scaturito nella Chiesa l’annuncio del vangelo.

giovedì 11 aprile 2013

Il cardinale, film


“Il Cardinale”, un film degli anni '50 molto significativo e denso di spunti di riflessione. In breve, ecco la trama. Il protagonista è un americano destinato a diventare prete. Dopo la formazione e gli studi, torna in America dai suoi e diventa viceparroco di una parrocchia. La prima persona che dovrà aiutare è proprio la sorella, sangue del suo sangue. Ella si è legata ad un ebreo, quindi di diversa religione. A quei tempi era un po' complicato unire due persone di differente religione. La chiesa cattolica non l'ammetteva. Il ragazzo si rende disponibile alla conversione e decide per amore della sorella del prete di cambiare religione. Purtroppo scopre ben presto che coloro che predicano l'amore universale, sono razzisti e non vivono il messaggio evangelico, quindi si allontana decisamente dalla chiesa cattolica, lasciando la ragazza in un dramma senza fine che la condurrà ad una vita di ribellione verso Dio, sempre più amorale, fino ad avere in seguito una figlia illegittima. Al fratello prete, padre Fermoyle, viene chiesto se possono procedere alla frantumazione del cranio del bambino e quindi salvare la madre. Di fronte a questo dilemma, padre Fermoyle, decide di salvare il bambino, in quanto, ucciderlo, significava commettere un omicidio, mentre lasciar morire la madre, sarebbe stata una morte naturale. Nel frattempo padre Fermoyle, viene trasferito in un luogo sperduto e freddo per imparare l'umiltà da una prete umile e laborioso che vive nella povertà assoluta. Il suo amore verso il gregge, lo ha portato a trascurare la sua salute. Morirà presto di una malattia molto seria: sclerosi multipla. Padre Fermoyle si dimostra molto generoso, venderà un anello vescovile avuto all'ordinazione dal Cardinale per comprare le medicine molto costose. Dopo la morte del sacerdote malato, padre Fermoyle è chiamato a diventare segretario di un cardinale e quindi torna a Roma. In questo periodo entrerà in crisi per la scelta presa nei confronti della sorella e domanderà un lasso di tempo di un anno per riflettere. In questo tempo conoscerà una ragazza che s'innamora di lui, ma lui non ha dubbi: dopo questo periodo riprende il suo incarico di ecclesiastico. Durante il mandato si presenta al cardinale un uomo di colore che presenta le difficoltà razziali presenti nella Georgia, dove lui è parroco, ma il cardinale non lo ascolta. Sarà padre Fermoyle che prenderà a cuore il caso e si recherà in Georgia per vedere la situazione. Là, sia il parroco di colore che lui saranno frustati per aver predicato l'amore fraterno.

Intanto comincia un periodo molto difficile della storia: il nazismo. Alcuni cardinali, tra cui quello dell'Austria, nazione assai cattolica annessa alla Germania, pensano che Hitler stia dalla parte della Chiesa e ne fanno quasi la propaganda, un po' per vigliaccheria, per non fare la stessa fine degli Ebrei, un po' per fiducia vera nella persona del Fűrer. Sarà ben presto deluso e, dopo un dialogo con Hitler stesso, i nazisti invadono la curia, uccidendo anche i preti. Padre Fermoyle aiuterà la ragazza che aveva incontrato nel suo periodo di pausa di riflessione che nel frattempo, era insieme ad un ragazzo che era contrario al regime nazista e che si suiciderà nel momento in cui la Gestapo lo cercherà in casa. Viene quindi arrestata anche lei perché sospettata di complicità.

Padre Fermoyle diventerà cardinale.
Interessanti le varie vicende che fanno da perno in questo film. Riflettiamo su queste.

mercoledì 10 aprile 2013

Eucaristia e amore per i fratelli


L'unione con Dio è sempre un argomento complesso e, nello stesso tempo, semplice. Il modo per unirsi a Dio è la preghiera, ma deve essere autentica, altrimenti rimane un noioso elenco di parole svuotate miseramente del loro significato. Possiamo dire grandi parole, concetti profondi, dire rosari su rosari, non mancare di recitare le Lodi e i Vespri, di andare a messa, ma poi, stringi stringi, la nostra vita di fede si limita a quello. Qual è quindi il termometro della nostra vita spirituale? La risposta è semplice ed immediata, ma anche questa è nello stesso tempo complessa: l'amore verso il prossimo. Questo è sicuramente il termometro che segna il nostro amore nei confronti di Dio. Certamente noi possediamo dei limiti, non possiamo nasconderlo. Il nostro amore sia verso Dio che verso il prossimo sarà comunque imperfetto. Eppure dobbiamo avere tale tensione nel nostro cuore, se davvero abbiamo nel nostro spirito il desiderio di unirci veramente a Dio.
Preghiera. Ci sono quelli che non usano mai formule e non vanno a messa, tanto Dio è ovunque. D'accordo, Dio è ovunque, ma è Gesù stesso che ha istituito l'Eucaristia, la Riconciliazione. Sapeva che noi uomini, essendo composti da corpo e spirito, abbiamo bisogno di segni tangibili. Non possiamo vivere solamente di spirito. Andiamo avanti per un po' e poi ci accorgiamo che forse, i nostri sono lunghi monologhi. Ci vogliono le preghiere già composte. Gesù spesso si ritirava a pregare. Lui amava veramente il Padre e aveva il bisogno di stare con Lui, ed è lui stesso che ha insegnato agli uomini che cosa dire nella preghiera: il Padre nostro. Se fossimo stati in grado di pregare per conto nostro, senza schemi, non avrebbe insegnato loro il Padre nostro. E poi l'Eucaristia... Senza Gesù non possiamo far nulla. Non possiamo tralasciare di ricevere l'Eucaristia, nella quale vi è vivo e vero, Gesù. Lui ci aiuterà nel praticare la vera carità.
Poi ci sono quelli che se non stanno agli schemi, muoiono. Talvolta sono schemi senza scheletro, perché appena usciti dalla Chiesa, aggrediscono e calunniano il prossimo. Quella preghiera non è valsa a molto. Non è stata vissuta nel vero senso della parola. Il corpo senza spirito non vive.

Il segreto sta nell'equilibrio di tali tendenze, difficile da realizzare ma che è la chiave di tutto.

La carità non è filantropia, nasce dal desiderio di spezzare il pane con i fratelli, così come avviene nell'Eucaristia. Per questo l'amore verso Dio non può essere scisso da quello verso il prossimo. Ai nostri tempi di benessere rimane forse difficile comprendere il gesto dello spezzare il pane di Gesù. Non era simboleggiato il superfluo in quel pane, ma lo stretto necessario per vivere. Quindi, per amare gli altri come Dio ha amato noi, è dare tutto di noi stessi, non le briciole che cadono dalla nostra lauta mensa. È difficile, senz'altro, non è facile, ma è un cammino da compiere ogni giorno. Pregare è mettersi davanti a Dio, ascoltarlo per poter vivere appieno il vangelo, saper dare tutto di noi, senza riserve... Come avere questo programma e non comprendere che non arriveremmo mai con le sole nostre forze a concretizzarlo?

domenica 7 aprile 2013

Solo l'Amore


È bellissimo il vangelo di oggi, intriso di speranza viva. Decisamente la Resurrezione è l'EVENTO per eccellenza: la storia degli Apostoli e dei discepoli muta in un attimo. 
Dopo la morte violenta di Gesù, gli Apostoli avevano molta paura dei Giudei. L'accanimento con cui avevano ucciso Gesù, faceva presagire il desiderio di eliminare non solamente l'uomo, ma la dottrina che aveva insegnato e quindi tutti i suoi seguaci. Nonostante le varie apparizioni, gli Apostoli temevano e rimanevano chiusi. Anche i loro cuori erano chiusi alla grazia di Dio. Gesù entrò a porte chiuse, nessun ostacolo lo fermava e si rivolse  loro con il tradizionale saluto ebraico: “Pace a voi!”.
Il saluto ebraico aveva un significato profondo. Gli orientali danno alle parole un significato più ampio ed efficace, al contrario dei Romani che coltivavano la retorica come una semplice arte basata sul modo di usare le parole e sulla loro quantità che doveva essere elevata. Lo testimoniò Gesù stesso durante la sua vita terrena quando esortò i discepoli a non sprecare parole come i pagani ma a rivolgersi a Dio con un semplice termine il cui contenuto è immenso: Padre. Le parole pronunciate devono avere un'efficacia tangibile e non essere buttate al vento... Per entrare nella psicologia dei Romani, basti pensare ad un proverbio latino giunto fino a noi: “Verba volant, scripta manent”. Detto ciò, non sarebbe difficile comprendere il dramma di Abramo di fronte alla promessa  di Dio: “La tua discendenza sarà più numerosa delle stelle del cielo”. Era una promessa fatta a voce ma aveva un'importanza enorme: il mantenimento di tale promessa, metteva in gioco la credibilità stessa di Dio... Il resto lo sappiamo: è su questo campo che Abramo diventa il padre di tutti i credenti: Dio, nonostante la promessa sembra comportarsi peggio degli uomini, sembra rimangiarsela e gli domanda in sacrificio l'unico figlio. È pure il dramma della passione del Figlio di Dio. Dio promette la vita eterna ma permette che l'uomo uccida suo Figlio! Gesù ha completato la Rivelazione di Dio: ha completato il Decalogo affidato a Mosè con la Legge della positività dell' Amore, “Beati voi”. Gesù diversamente da Mosè non scrive nulla: non ne aveva bisogno perché era il VERBO, la Parola fatta carne. La Legge non va scritta su tavole di pietra, simili ai cuori dell'uomo; la legge dell'amore va scritta sulla car
ne. Abramo obbedisce al comando di Dio di uccidere il proprio figlio ma viene fermato dall'Angelo di Dio; Gesù va oltre: la fede e la vita non si basano su un regno terreno di discendenza umana, ma della promessa di una vita ultraterrena, di una vita eterna. Il regno di Dio non è di questo mondo e la terra promessa è una terra nuova, non più il paradiso terrestre, ma un paradiso etereo. Gesù è il nuovo Mosè, il nuovo Abramo, è la nuova Alleanza, più completa, totale, il compimento assoluto delle promesse di Dio.
Tommaso non era presente al momento dell'apparizione e non credette agli altri Apostoli. Gesù mostra agli Apostoli le ferite della Passione per farsi riconoscere da loro. Ecco la “tavola” su cui aveva scritto la nuova legge dell'Amore: le Beatitudini erano ormai scritte sulla propria carne. E la storia continua nell'Eucaristia, la Legge dell'amore è lì. Entra poi a porte chiuse. Non c'è porta o pietra che possa resistere alla forza di Dio.  Come aveva rotolato la pietra del sepolcro, così Egli entra a porte chiuse: sgretola il cuore di pietra degli uomini con la forza dello Spirito Santo. Ecco la rivoluzione del cristianesimo: l'amore del cristiano non è un semplice sentimento, è una Persona, lo Spirito Santo. È questo l'amore che spinge san Francesco a baciare le piaghe del lebbroso. Non si lascia guidare dai sentimenti che in quel momento erano dominati dalla ripugnanza, ma da una Persona, lo Spirito Santo, l'Amore.

sabato 6 aprile 2013

Credere alla Resurrezione


Si è soliti pensare che per gli apostoli sia stato facile credere alla resurrezione di Gesù. Non fu così. Lo testimonia la prima lettura di oggi. Essi non credettero a coloro che raccontavano loro di averlo visto nuovamente vivo. Pensavano che fossero storie. Avevano ben visto il loro Maestro soffrire tremendamente e non deve essere stata una passeggiata. La loro fuga è stata eloquente, anche in questo senso. Non era solo timore di essere loro stessi uccisi, ma era pure il non possedere le forze necessarie per vedere soffrire così enormemente, un uomo che aveva beneficato e sanato molti. Il bene era stato ripagato con una violenza inaudita. Il momento della Passione del Signore è stato terribile sotto molti aspetti, as
petti che continuano ad interrogarci fin nel profondo del nostro spirito. Non fu quindi facile credere per gli apostoli. Immaginate di aver perso una persona cara e qualcuno vi viene a raccontare che l'hanno vista viva e vegeta passeggiare per le strade! Quante emozioni vi agiteranno! Le scelte di Dio sono straordinarie!
Dio ha scelto degli uomini senza una cultura particolare in materia di religione: non ha scelto né i Sadducei né i Farisei, che possedevano una cultura religiosa profonda e tenevano molto alla teoria della Resurrezione: gli uni non credevano, gli altri sì. Ha scelto semplicemente uomini che non si sarebbero mai battuti per sostenere l'esistenza della Resurrezione o meno. Pescavano. Il loro mestiere era la pesca e da quello dipendeva la loro vita materiale. Tale scelta è stata ponderante: non erano fanatici e non avevano creduto alle donne che annunciavano che Gesù era risuscitato! Avevano timore e un timore grande, per loro tutto era finito! Immaginate quindi la gioia degli apostoli nel vedere il loro Maestro vivo, dopo quelle inaudite sofferenze! E non solo la gioia, lo stupore, che poi li hanno portati a non esitare a dare la vita per il Signore: il cristianesimo sta lì, nel credere che la vita non finirà mai! 

Il giorno più lungo


Il giorno più lungo ed importante della storia dell'umanità è senz'altro la Pasqua. Si tende sempre a dare la priorità alle feste natalizie perché ormai hanno assunto una connotazione consumistica. Tutto si sintetizza in uno scambio di regali, in un mero desiderio di essere buoni solamente a Natale; alla fine questo si esaurisce i
n un istante, come una bolla di sapone al sole della quale non vi sarà che un vago ricordo. Il ciclo delle grandi feste liturgiche vogliono far riflettere sui grandi misteri della nostra fede e fare in modo che non si dileguino come quella famosa bolla di sapone e, siccome la Chiesa è sapiente, le ripropone ogni anno. È un po' come la faccenda di uno scolaretto che passa e ripassa la lezione: prima di interiorizzarla, farla sua ci vuole del tempo. Quante volte ci siamo accorti che alcune nozioni, apprese sui banchi di scuola, le abbiamo interiorizzate dopo anni, quando eravamo già adulti, talvolta già con i capelli bianchi! Interiorizzare non vuol dire semplicemente imparare, vuole dire farla propria totalmente, far nascere la passione per quella cosa e combattere per essa. Potreste obbiettare: “ma non sempre si può avere la passione per tutto!”.
Vero! Non si può avere la passione allo stesso tempo per la matematica e l'italiano, c'è gente che la possiede, ma non è di tutti. In questo caso bisogna avvertire la priorità di tale esigenza nell'uomo, valutare seriamente ciò che per la vita è importante. Diciamo che sapere bene la matematica o l'italiano non implica una questione di vita o di morte. Un bambino che ancora non ha studiato queste materie, vive benissimo e felicemente. Non è così per lo spirito dell'uomo. 
La mentalità di oggi è un mix di tante filosofie e tra tutte queste non prevale nessuna se non il relativismo. Questo decreta la morte della spiritualità del nostro tempo: pochi assorbono radicalmente un ideale anche buono: prende di esso ciò che più gli confà e non riflette su ciò di cui ha veramente bisogno. L'uomo vive più che altro di ciò che è invisibile, della sua interiorità. La ricerca del benessere equivale alla ricerca disperata dell'uomo d'oggi della felicità. Purtroppo comprende troppo presto che ciò non è possibile, che ciò che è materiale non lo soddisfa. È lo spirito che anela all'eternità, lo proclama pure un salmo bellissimo, il salmo 62:
“O Dio, tu sei il mio Dio, all'aurora ti cerco, di te ha sete l'ANIMA mia, a te anela la mia CARNE.”.
Ciò che riguarda lo spirito, chiama in questione anche la carne, il nostro corpo. Non può rimanere una cosa semplicemente spirituale, ma deve coinvolgere tutto il proprio corpo... Basti pensare al dolore della Maddalena al momento della morte di Gesù e quando non riusciva a trovare il corpo del Signore. Deve esserci un equilibrio tra spirito e corpo. L'amore si concretizza con entrambe. 

lunedì 18 marzo 2013

La vicenda di Susanna


Molto belle le letture di questi giorni. Il tempo quaresimale vuole indurci a riflettere sul vero volto di Dio, è questo l'autentico cammino di conversione che l'uomo deve effettuare. Solamente stando con Dio, attraverso la preghiera, lo conoscerà e l'amore assorbirà ogni ambito della sua vita, ecco perché Gesù aveva affermato che il primo comandamento, “Ama il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutte le tue forze”, è simile al secondo: “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Al contrario, il migliorarsi, avrà la connotazione vaga di filantropia. La preghiera deve essere viva e vivificante, non sterile e piena di doveri, al modo dei farisei. Uno è convinto di essere ascoltato a furia di parole, ma talvolta è semplicemente il silenzio, lo stare ai piedi di Gesù, come Maria, che cambia il nostro vissuto, perché è vera preghiera. Ai nostri tempi, è inconcepibile stare senza far nulla. Detta così sembra evangelico perché l'ozio è il padre dei vizi, ma l'esagerazione stroppia sempre. È diventato un fare frenetico che ingoia ogni pensiero, ogni riflessione in un vortice che ti fa precipitare ancor di più in un abisso senza fondo, buio... e rende lo spirito ancor più vuoto. Certo, bisogna andar contro corrente: la dignità di una persona non si misura da quello che fa, ma da quello che è. Purtroppo la mentalità attivista è stata assorbita pure dal mondo religioso. Conta solo il fare, ma stringi stringi, se si riflette meglio, puoi aver salvato materialmente dalla morte qualcuno, puoi aver compiuto la più bella azione di questo mondo, ma se non lo hai fatto per amore, è servito solamente a gonfiare di orgoglio il tuo IO.
Tornando alle letture, bello l'esempio di Susanna. La vicenda di Susanna, tratta dal libro del profeta Daniele, ci deve spronare ad esser paladini della Verità. Si raccontano menzogne con troppa leggerezza. Che siano piccole o grandi, le menzogne hanno come padre il diavolo. Susanna non si è difesa davanti all'ingiustizia, seppur questa l'avrebbe condotta alla morte del suo corpo. Ella comprese che la morte vera era quella della sua anima e esclusivamente Dio aveva tale potere. Gli uomini avevano il potere di uccidere il corpo ma non l'anima. Squisitamente evangelico, questo racconto riprende l'esortazione di Gesù a temere Dio piuttosto che gli uomini: la vita vera è quella spirituale. Susanna lo aveva compreso veramente, si affidò alla misericordia di Dio, e non difendendosi, venne scagionata ugualmente. La giustizia di Dio non tardò, infatti. Lo Spirito di Dio parlò per bocca di Daniele, un giovane, che comprese che gli anziani che accusavano Susanna di adulterio, erano perversi e stavano mentendo. Con un trabocchetto, riuscì a far uscire dalla loro bocca, ciò che si ritorse contro di loro, la loro stessa bugia. Bellissimo. Questo schema si riproduce poi nella vita di Gesù, anche se Lui, al contrario di Susanna, si sottopone al giudizio erroneo degli uomini che lo condurrà alla morte del corpo. Dio lo liberò dalla morte, al momento opportuno, lo risuscitò. Quanta gente, in nome del nostro io mandiamo al patibolo, sebbene usiamo bugie blande?

sabato 16 marzo 2013

Il Venerdì Santo

Non è fuori luogo parlare di morte in quaresima, visto che ci stiamo avvicinando a grandi passi, al venerdì santo. Riguardo a questo, ricordo proprio in questo momento, un sogno che avevo fatto tempo fa: stavo facendo la via crucis e giunta alla stazione della morte di Gesù, il prete mi disse che dovevo vivere il venerdì santo, il mio venerdì santo. È logico che il nostro venerdì santo, è differente da quello di Gesù, tuttavia può essere assai simile. Non possiamo di certo sopportare tutto ciò che ha sopportato Gesù durante la sua vita e passione. Spesso non ci soffermiamo a pensare che il dolore di Gesù è stato immenso, così come quello della Madonna. Un peso terribile che noi uomini non potremmo mai sopportare. D'altronde Lui era Figlio di Dio e doveva riparare al debito immenso che abbiamo contratto con Dio con il nostro peccato., ha ripristinato il nostro rapporto di figli con il Padre. Gesù ha subito l'ingiustizia, il tradimento, l'abbandono, la sofferenza fisica generata dalla crudeltà degli uomini che non aveva alcun motivo di esistere nei suoi confronti. Ha deciso di apparire come il più grande malfattore degli uomini, eppure Lui era il Santo dei Santi. In quel momento tragico, ha subito tutte le ingiustizie umane e la Madonna ha voluto assistere alla condanna a morte, alla crudeltà con la quale si accanivano sul povero corpo di Gesù. Quale madre avrebbe avuto il coraggio di assistere a tutto quello? Come poteva avere poi fede nella Resurrezione, nel momento in cui sembrava che il male trionfasse senza alcun confine? L'assenza del Padre, in chi ha fede è terribile! Pensiamo inoltre alla mentalità del tempo dei Giudei: la morte violenta comportava che colui che la subiva, fosse un peccatore incallito. La Madre sapeva che Gesù aveva sanato tante persone, aveva percorso le strade della Galilea, curando, perdonando, non solo predicando: Egli andava ai fatti, le sue non erano solo parole. La Madre sapeva, ma pure coloro che avevano vissuto con Lui. Forse coloro che avevano ricevuto nuovamente la speranza di una guarigione, di una liberazione dal male, una parola di resurrezione, agitavano il pugno, sobillati dai farisei, i religiosi per eccellenza, contro Gesù, desiderando la liberazione di Barabba. Meglio Barabba che un uomo che ha fatto del bene. Quante volte anche noi siamo stati parte di quella folla, o ci siamo messi nei panni di Pilato che per orgoglio, rispetto umano e paura, ha permesso che Gesù fosse ucciso... Lui che non esitava a spargere il sangue dei Giudei per il bene dell'Impero Romano. Non era di certo un agnellino, ma lui aveva capito bene che Gesù era innocente e non era reo di morte. Possibile? Eppure fu così. Incredibile, questo fa soffrire. Gesù morì come uno scomunicato, escluso dall' “Assemblea religiosa” del tempo. Sì, non lo riconobbero.... questo dovrebbe far riflettere... Ma per carità, lo facevano per il bene della nazione come disse il Sommo Sacerdote: “Meglio che muoia un uomo che una nazione intera!”.

giovedì 14 marzo 2013

Il nuovo papa


Elezione del nuovo Papa: una folla immensa in piazza san Pietro aspettava ansiosa ed incuriosita, di vedere il nuovo Pastore, colui a cui spettava il compito di guidare la santa Chiesa in un periodo così difficile. Tanti nomi erano stati detti, ma nessuno aveva immaginato che la fantasia dello Spirito Santo osasse tanto! Eppure l'ha fatto. Il Signore ha mostrato di desiderare una Chiesa che rompa definitivamente con il tradizionalismo e l'ha consegnata ad una persona semplice, che ha preso il nome di un santo che, per la fondazione del proprio Ordine aveva sofferto proprio per il desiderio di rompere i soliti schemi di vita comunitaria, concepiti sino a quell'epoca. San Francesco, infatti, voleva un Ordine che non vivesse sotto un tetto, ma che fosse davvero mendicante, che vivesse alla giornata, grazie alla provvidenza di Dio. Solamente che il papa del tempo giudicò tale disegno troppo temerario e non lo approvò. San Francesco, tuttavia, voleva il suo ordine veramente povero e che vivesse la semplicità del Vangelo. A lui non importava di tutti gli onori dovuti alla chiesa, voleva restaurarla fin nel suo spirito. Dio è stato davvero fantasioso questa volta. Nessuno se lo aspettava, ma forse sorprenderà ancor di più. Vuol far ritornare la Chiesa alle origini, abbattere tutte quelle infrastrutture che l'hanno appesantita con il tempo: le strutture non servono più, il cristiano deve confidare nella provvidenza di Dio e questo solo deve bastargli. La Gerarchia e tutte queste cose a Dio non servono, la Chiesa deve rinnovarsi profondamente: invece di tornare alle regole dell'uomo, Dio vuole che si torni al Vangelo, all'amore fraterno.

Questo sembra essere il messaggio che ci vuole comunicare Dio con questo fatto sorprendente che dobbiamo accogliere così com'è, senza fare inutili confronti con Benedetto XVI. La santità non corrisponde con la missione affidata all'uomo. Ricordiamo infatti le parole stesse di Gesù riguardo a Giovanni Battista: non è nato nessuno più grande di Giovanni Battista, eppure il più piccolo è più grande di lui nel Regno dei Cieli. Già, missione non corrisponde necessariamente a santità di vita. Quindi, Benedetto XVI è una persona santa, ma Dio, per quella missione, traghettare la Chiesa in questo periodo difficile, vuole un'altra persona che impareremo a conoscere nel tempo. Va bene, allora, complimenti allo Spirito Santo... e... auguri al nuovo Papa, il cui nome già segna una nuova era!

mercoledì 13 marzo 2013

Concetto di peccato

Il percorso quaresimale si sta snodando seriamente per i sentieri della conoscenza di Dio e del suo amore. E' un periodo di conversione, ma una conversione, se si può dire, un po' particolare. Spesso viene concepita come un "fare penitenza" fisica, ma in definitiva volerla confinare semplicemente in quello spazio angusto è limitativo. Il messaggio di Gesù non era esattamente uguale a quello dei profeti dell'Antico Testamento: "Pentitevi della vostra vuota condotta, o Ninive sarà distrutta". Il messaggio di Gesù che affida pure ai suoi è questo: "Il Regno dei Cieli è vicino, convertitevi e credete al Vangelo". C'è comunque l'idea e il concetto della conversione, ma è chiaro che è legato al credere al Vangelo ed il Vangelo è credere all'amore del Padre, alla vita eterna e non alla distruzione dell'umanità. Sembra un particolare da nulla, visto che poi Gesù lungo la vita terrena fa comprendere quanto sia brutto e pericoloso il peccato per l'uomo. Nessuno degli uomini, in realtà, se dovesse contare o far affidamento sul suo comportamento, meriterebbe la vita eterna. Gesù vuole dire sostanzialmente che convertirsi è credere all'amore del Padre: solamente chi lo conoscerà, lo avrà poi nel suo cuore e sarà in grado di donarlo ai fratelli.

Nella concezione ebraica la malattia, il dolore, erano legati essenzialmente al peccato commesso. Chi aveva peccato, doveva pagare in questa vita, il classico occhio per occhio, dente per dente. I Giudei erano intrisi di questa concezione, tanto che di fronte ad un uomo, nato cieco, gli domandano chi aveva peccato. Inoltre di fronte a certi avvenimenti tragici di cronaca nera, come il crollo di una torre durante la costruzione in cui molti trovarono la morte, o la strage che Ponzio Pilato fece di alcuni Galilei che desideravano la libertà, la domanda si fa pressante: hanno peccato? Sono stati puniti per questo? Gesù sorprende ancor oggi per le sue risposte straordinarie che stravolgono non solo la mentalità del suo tempo, ma persino quella odierna. Alcuni elementi della religione giudaica si sono infiltrati pure nella nostra mentalità e non risulta più facile eliminarli. L'uomo da solo, non può immaginarsi il grande amore di Dio, rimane nelle sue concezioni limitate, pur avendo conosciuto Cristo. Gesù, stuzzicato dai suoi contemporanei, a riguardo degli incidenti subiti dai Galilei, terribili ovviamente, sostiene velatamente che il punto più importante, il succo del discorso, la cosa essenziale, è convertirsi per non morire nel peccato. Quello è fondamentale. Non morire nel peccato. Morire non è la fine di tutto, ma lo è morire nel peccato, senza essersi convertiti. 

Durante questa settimana, quindi, si sono letti i vangeli più toccanti che rivelano il vero volto del Padre: il figlio prodigo, l'insegnamento della preghiera del Padre Nostro, il servo a cui viene condonato il debito. Oltre a questo, però, Gesù vuole far comprendere che il contatto e la vera conoscenza di Dio, presuppone la pratica dell'amore nei confronti dei fratelli: chi comprende la misericordia di Dio veramente e il bisogno effettivo che ha l'anima, allora, riuscirà a vivere l'amore verso il prossimo.
Il concetto della sofferenza del cristiano è quindi diverso rispetto a quello dei Giudei, tuttavia non è cambiato quello del peccato. Rimane la cosa più orrenda, tanto che Gesù lo espia per noi tragicamente, con una sofferenza indicibile. La riparazione è essenziale, ma il passo più grosso lo ha fatto Gesù con la sua offerta, noi dobbiamo semplicemente offrire la nostra sofferenza in unione alla sua passione. Semplice come concetto, difficile da concretizzare. Rimane questa la strada. Dobbiamo sudarci il Paradiso, non ce lo ha aperto automaticamente, altrimenti sarebbe facilissimo e, veramente, lederebbe il concetto più puro della giustizia umana: uno fa quello che vuole e poi... entra in paradiso automaticamente, come quel povero che si è sacrificato per tutta la vita e ha praticato la virtù. NO, Gesù lo esclude totalmente, anche quando racconta la parabola di Lazzaro e del ricco epulone. Il peccato va espiato, con l'amore.