sabato 28 febbraio 2009

Nel deserto


Sono nella mia stanza, sola. Oggi sto parecchio male anch'io. Fuori c'è un sole brillante mentre il cielo, inondato di luce, è di un azzurro intenso. Febbraio, ultimo giorno di Febbraio, si è acceso di una luce nuova, presagio della primavera ormai alle porte.
E' bello osservare la natura risvegliarsi...Gli alberi si ammantano di delicati fiori mentre la serenità e la pace della primavera, con il loro tenue tepore si adagiano lentamente riempendo dei loro profumi l'aria. Nonostante soffra, sento il mio cuore fermo. E' percosso da venti impetuosi, ma egli rimane nella calma più assoluta. Nonostante la croce, profondamente, non vorrei che le cose fossero diverse, non maledico il destino anche se a tratti mi toglie il respiro e la parola, e mi aiuta ad addentrarmi in un deserto senza fine...Non maledico la volontà di Dio che desidera questa croce pesante, cerco di abbracciarla...ed in essa una luce più intensa, quella della speranza, si accende ed è più forte della sofferenza. Sono piena di speranza, sembro quasi idiota nella speranza, perché credo in un miracolo, nonostante la realtà sia ben diversa e drammatica...

venerdì 27 febbraio 2009

Un altro tipo di silenzio

Ci sono dolori che non si possono raccontare perché troppo grandi per uscire dal cuore. Si preferisce immergersi nel silenzio perché in quel silenzio, si può toccare l'immenso, come immenso è il dolore che si prova. Vorrei non sentire parlare nessuno, perché le parole sembrano inutili e a volte aumentano il dolore.
Ultimamente sento molto la stanchezza e la mancanza di parole per poter esprimere il dolore che di tanto in tanto attanaglia il mio cuore. Le notizie che mi giungono da casa non sono delle più rosee, anzi, cominciano ad essere davvero drammatiche. Mia mamma mi sta dando esempi di fortezza inimmaginabili. Non deve essere facile vedere il proprio marito declinare sempre di più e vivere con una persona che di tanto in tanto non riesce più a riconoscerti e a sostenere un discorso logico.
Il pensiero costante di mio papà sono io e a volte penso che la mia lontananza abbia aggravato la situazione peggiorandogli la salute. D' altronde la nostra vita è nelle mani di Dio, solo Lui può sapere quando finirà. A volte mi sorprendo a pensare quanto tempo resterà a mio papà. Possono essere uno, due o tre anni...o più...oppure anche meno. Sto pregando anche per la sua anima perché si purifichi e sia pronto ad incontrare il Signore.

giovedì 26 febbraio 2009

Verso la croce


Inizio quaresima esperienza di croce e risurrezione


La quaresima inizia con l'imposizione delle ceneri, simbolo austero della condizione mortale dell'uomo. Dalla terra siamo stati tratti e alla terra torneremo. Inoltriamoci nel silenzio e nella solitudine del deserto. Nel silenzio troveremo la pace del nostro cuore, potremo immergerci nell'infinito di Dio e quindi desiderare più profondamente l'eternità che è il nostro fine, l'abbraccio del Padre all'anima assetata di gioia e d'amore. La vita è un pellegrinaggio verso la città di Gerusalemme dove ci attende la croce e quindi la morte...Ma oltre essa, la vita eterna, felice e beata del Cielo!
BUONA QUARESIMA A TUTTI!

giovedì 19 febbraio 2009

Silenzio...

Silenzio...
il silenzio scende come un velo
sul cuore mio
come un anonimo telo
e getta in esso le ombre del suo buio.
Rumori lontani di un passato
ormai remoto
dove i ricordi
come piccole foglie dal vento portate
brillano al sole
e sfuggono come leggeri petali.
Io mi abbandono alle tue mani
così come le foglie alla carezza del vento
non chiedendosi dove egli le porta.

Il buon esempio edifica

Avevo scritto, un po' di tempo fa, che la persona che mi sta accanto, è un dono, con i suoi pregi e le sue virtù. Questo ormai è il terzo anno che lavoro assieme ad un'altra consorella che è, poi, la responsabile della comunità. Mi ha aiutato a crescere anche questo, perché lavorare in due esige a volte la rinuncia dei propri punti di vista, l'unità d'intenti nell'operare. Da lei ho attinto la riservatezza, sia nei confronti dei bambini che delle consorelle. Mi ha edificato alquanto il suo non sottolineare durante la cena un difetto di un bambino e ha scosso la mia coscienza. Non sono arrivata a tale punto, ma ci voglio giungere. Avrei voluto ringraziarla perché la vera carità edifica.

mercoledì 18 febbraio 2009

Guardandoci negli occhi

Mentre sto con i ragazzi delle medie, spesso mi torna alla mente il mio passato. Mi rivedo sui banchi di scuola, china sui libri o in trepida attesa del sabato pomeriggio e della domenica. La loro età è quella in cui sbocciano i primi sentimenti e la vita sembra fiorire in tutto il suo fulgore e i suoi colori. Nostalgia? Un po', ma sui banchi di scuola bisogna sedercisi sempre, per tutta la vita. Che bello l'atteggiamento dello studente nei confronti dell'insegnante!Mi riferisco ovviamente ai casi standard, nel limite della norma e non di quelli in cui il professore deve subire la violenza dell'alunno! Lo studente sa di non sapere tutto, di dover imparare dal maestro. Penso che il vero saggio sia colui che si riconosce limitato ed ammette i suoi errori. Allora guardo negli occhi questi ragazzi...Bisogna imparare a guardarsi negli occhi, ad avere il coraggio di guardarsi negli occhi. Bisogna voler bene una persona per quello che è e non per quello che ci immaginiamo sia, o per come vorremmo diventaste. Perché solamente amandola per com'è, la persona avrà il coraggio di cambiare, in quanto non si sentirà mai sola.
Guardiamoci quindi negli occhi e chiediamoci cosa c'è dietro quell'atteggiamento ostile, quell'irrequietezza o quell'ombra che vela lo sguardo. Non aspettiamo che sorrida o che il volto diventi luminoso, amiamo la persona così com'è, con la sua ombra, perché, se sentirà che il nostro amore è puro ella comincerà davvero a sorridere.
Impariamo a guardare oltre lo sguardo e alla sua piacevolezza. Se uno si sente completamente accettato, impara a sorridere.
Stando con i bambini ho imparato molto. Si cresce insieme a loro. Dietro un loro atteggiamento ostinato, c'è sempre una sofferenza, a volte scatenata dall'inaccettazione altrui.
Mi è stato d'esempio il caso di un bambino. Codesto bambino è esuberante, tendente all'impulsività ma è di animo buono, generoso. Si lamentava spesso, già dalla scuola dell'infanzia che i compagni non lo accettavano, lo mettevano da parte. Il bambino era spesso sgridato per la sua impulsività. Con il tempo si è scoperto che davvero la classe lo emarginava perché gelosa delle sue qualità e lo prendeva in giro di nascosto. In tutto questo spiccava solo la sua irruenza e violenza...Ma dietro queste, vi era un atteggiamento sbagliato da parte degli altri. Il bambino non faceva bene a reagire così, pur tuttavia, sentendosi compreso, e soprattutto ascoltato, è riuscito a cambiare. Bisogna saper ascoltare gli altri e quindi comprenderli. E' importante andare oltre le apparenze. Gli altri, a volte, soprattutto i piccoli, sono il riflesso delle aspettative che abbiamo nei loro confronti.
E' chiaro che le nostre aspettative dovranno essere sempre buone.

martedì 17 febbraio 2009

Tempo di doposcuola

Sono al doposcuola con i ragazzi delle medie. Oggi non è tanto freddo ed il cielo ricomincia a velarsi di nuvole, un sottile strato bianco dietro il quale i raggi del sole cercano di trovare un pertugio attraverso cui passare per gettarsi poi sulle fronde degli alberi e scivolare sull'erba e sull'asfalto.
Il lunedì della settimana scorsa è nevischiato. Tutti i bambini, impazziti di gioia, con i nasini incollati al vetro, gridavano: "Nevica, nevica!".Che spettacolo quando i raggi del sole sono riusciti a farsi strada tra le nuvole! Ecco che sugli alberi mille diamanti ciondolanti dai rami dei pini, scintillavano come pietre preziose! Uno spettacolo veramente incantevole.
Ritorno con lo sguardo in classe...I ragazzi mi fanno tanta tenerezza. Stanno per entrare nella fare adolescenziale e cominciano le prime lotte, le prime delusioni...
Quando hanno ricevuto le pagelle, sono venuti subito a farmele vedere, qualcuno per essere consolato, qualcun altro per condividere la soddisfazione di un successo.
Mi piace il loro saper stare insieme, la semplicità del loro gioire di fronte alla quotidianità. Caspiterina...Una ne pensano e 100 ne fanno. A vederli adesso, zitti zitti, sembrerebbero degli agnellini, ed invece...Li ho dovuti lasciare un attimo perché una ragazza mi ha chiesto una fotocopia ed ecco che è scoppiata la terza guerra mondiale...Si sono tirate le gomme, si sono dati pugni. Un putiferio! E' proprio il caso di citare il modo di dire: "Quando il gatto non c'è i topi ballano!"
Ho corretto i compiti dei bambini piccoli e manca ancora un quarto d'ora alla fine del doposcuola. Intanto il cielo si è oscurato ancora di più.

lunedì 16 febbraio 2009

Lettera aperta ad Eluana

Carissima Eluana,
stasera ho deciso di rompere il silenzio che avevo pensato di tenere di fronte alla tua tragedia e a quella dei tuoi genitori. Il fatto che ultimamente pensi più alla morte, visto la situazione di papà, e che ho rivisto la tua foto e alcuni articoli di un giornale del 6 febbraio, mi hanno rimestato qualcosa dentro. Ero nauseata dai vari dibattiti tenuti sul tuo caso in televisione dopo la tua morte. Non ho scritto nulla sul tuo conto nemmeno quando i tuoi lacci in questo mondo si sono spezzati e tu, proprio il giorno in cui mi battezzai, sei volata al cielo. Mi domando che cosa tu pensavi, che cosa avresti deciso della tua vita, se spezzarla o continuare a stare così. Negli articoli c'erano varie testimonianze di malati che hanno preferito vivere piuttosto che morire...E' vero ciò che dicevano quegli articoli, che la preoccupazione del sano è quella di non soffrire, mentre quella del malato di non essere di peso. No, sono sicura che nemmeno tu avevi paura della sofferenza perché, come ho detto in qualche post fa, pur non sapendo la scienza degli psichiatri, so che il malato si aggrappa ancor più alla vita, a quel filo di speranza che la lega ad essa, per quanto fine possa essere.
Adesso sai che ho pregato anche per tuo papà, anzi forse più per lui che per te, perché comprendesse il valore della vita e perché Dio gli stesse vicino in questo momento di forte sofferenza. Dio poteva fermare tutto ma forse si è servito della sofferenza di tuo papà per slegare i tuoi lacci terreni e poterti abbracciare.
"Oh, se tu sapessi come sono felice!" Mi avevi detto nel sogno. Io riaprii gli occhi alla vita terrena e tu li apristi all'eternità. No, io non voglio condannare tuo papà, mentre ti immagino già in paradiso che preghi per lui. Non posso farlo anche se non condivido ciò che ha fatto e so che tu lo ami ugualmente. Dicono che le anime vedono il proprio corpo prima di andare a ricevere il loro giudizio. Tu cos'avrai pensato vedendo il tuo e sapendo che era stato tuo padre a decidere la tua morte? Spero che tu sia riuscita a perdonarlo e sia andata in paradiso...Avrei voluto un miracolo per te, ma Dio non l'ha permesso. Se per caso, ma non credo, sei ancora in purgatorio, offrirò il mio perdono a coloro che mi fanno del male, perché tu vada in paradiso presto.
Buonanotte Eluana e proteggi la tua famiglia, perché adesso ne ha più bisogno.