domenica 31 luglio 2011

La passione cruenta di Gesù

Culmine di tutto questo è poi la Passione cruenta che Gesù subì sul Calvario. La gelosia, il puntare il dito, l'aver timore del nuovo che si stava svolgendo ai loro occhi, scoppiarono come un'immane bomba nella condanna a morte e crocifissione. Questo insegna che bisogna avere il cuore aperto, non lasciarsi andare ad una visione pessimistica dei nostri fratelli, perché essi talvolta custodiscono un tesoro dentro il cuore che rimane celato ai nostri occhi, c'induriamo nelle nostre visioni dure e schematiche senza che ce ne accorgiamo, perché il cristianesimo ha preso corpo in alcune regole che non trascuriamo ma che ci fanno dimenticare la carità che è la regina di tutte le virtù e che spiega lo spirito delle Beatitudini. Infatti, non ci dobbiamo nemmeno stupire del fatto che qualcuno sembra non possedere la carità, perché tutta l'attività spirituale dell'uomo ha le ali nella povertà di spirito, nella dipendenza da Dio. Se Egli permettesse che camminassimo soli, non mancherebbero di certo cadute che ci procurerebbero dei bernoccoli di cui ci lamenteremmo sicuramente, che accarezzeremmo e coccoleremmo delusi di noi stessi. E consiste in questo il nocciolo della questione: attribuiamo a noi stessi il bene che facciamo, non ci sfiora per l'anticamera del cervello che chi ci sostiene è proprio Dio e che il bene che noi compiamo, è dovuto semplicemente al fatto che ci siamo abbandonati nelle Sue mani. Per questo motivo ci scandalizziamo di noi stessi e di riflesso anche degli altri. La parte della Passione cruenta di Gesù si svolge in circa tre giorni, nella quale il Figlio di Dio sperimenta l'abbandono totale, la cattiveria più cruda degli uomini che si scarica come in un film dell'orrore, su chi è il più innocente della terra, subendo così, l'ingiustizia più grande che si possa vivere. Ma Egli ci è Maestro, ancora. Dall'alto della cattedra che è la Croce, Gesù c'insegna che bisogna perdonare chi ci fa del male ed amarli profondamente. Prima di spirare, ha pensato alle loro anime, ha chiesto il perdono e perciò la salvezza. “Perdona loro, perché non sanno quello che fanno”. Ma Lui, sente il loro odio, che si è concretizzato nei chiodi e nella corona di spine, nei calci e negli sputi, che macerano il Suo Santo Corpo; nei dileggi che sferzano la Sua Santa Anima. Accetta tutto, amando, perdonando. Non ha permesso che la croce si concretizzasse in una morte naturale, una semplice chiamata da parte di Dio, anche per mezzo di una malattia, ma lasciò che prendesse corpo attraverso l'odio e la cattiveria degli uomini, per insegnarci che la salvezza passa pure attraverso quell'ingiustizia che fa soffrire tremendamente.

sabato 30 luglio 2011

Gesù e la peccatrice

Passiamo adesso a fare qualche esempio d'incomprensione (ce ne sarebbero tanti) riguardo al comportamento di Gesù e cerchiamo di riflettere sulla dinamica degli avvenimenti, sia quando Egli cura esplicitamente lo spirito con il perdono, sia quando si occupa di curare fisicamente.
Prendiamo l'episodio della peccatrice perdonata, Luca 7,36 – 7,50.
Un fariseo, che poi scopriremo che si chiama Simone, invita Gesù a casa Sua. Luca non si sofferma a spiegare cosa accade dopo che Egli entra in casa. Sembra essere quasi un telegramma: “Egli entrò in casa sua e si mise a tavola.”. Nessun preambolo o saluto da parte di Simone. Sembra vi sia una certa freddezza, un compimento di un dovere. Mentre però Gesù era a tavola, ecco che accadde, come spesso succedeva, un fatto inaspettato che scosse le coscienze e che indusse Simone a criticare fra sé e sé l'atteggiamento del Maestro. I poveri sicuramente s' informavano sempre sugli spostamenti di Gesù. Avevano bisogno del Suo amore, di essere guariti da Lui. Così, quando si sparse la voce, una peccatrice della città, sfidando i giudizi dei ben pensanti, si recò da Simone portandosi dietro un vasetto di olio profumato, quindi si accoccolò ai suoi piedi e cominciò a bagnarli di lacrime e ad asciugarli, poi li cospargeva di olio profumato. Gesù la lasciò fare, accettò le sue attenzioni ben sapendo che questo avrebbe sicuramente attirato i giudizi malevoli degli altri. Infatti ecco che Simone pensò immediatamente : “Se costui fosse un profeta saprebbe chi è questa donna che lo tocca: è una peccatrice”.
Simone con quest'asserzione, giudicò due persone: Gesù e la peccatrice. Viene da domandarsi quale fosse la vera motivazione dell'invito. Dall'asserzione, esce anche il dubbio da parte di Simone che Gesù non sia un vero profeta, non solo il Figlio di Dio. Emerge il desiderio di mettere alla prova Gesù, di vedere se davvero Egli è un profeta come sembra essere dagli atteggiamenti.
Gesù, quindi, si rivolse al fariseo e lo chiamò per nome. Nella Bibbia chiamare per nome ha una valenza forte, di chiamata, di messaggio importante che riguarda tutta la propria persona. Gli spiega il suo atteggiamento sbagliato di fronte all'azione della peccatrice, in modo molto semplice... Chi amerà di più? Colui al quale è stato perdonato un grande peccato o colui al quale ne è stato perdonato uno piccolo? Ma forse un cuore duro non riesce a comprendere, si ingelosisce per la misericordia usata agli altri. Quante durezze ha il cuore umano! Chissà quante volte ci si sofferma nei propri giudizi umani, nel proprio corto metro di valutazione! I santi sono un esempio dell'abbattimento dei propri pregiudizi, delle proprie vedute corte. Allora, per avere una visione più ampia della realtà circostante, bisogna salire sul monte dei Comandamenti e delle Beatitudini, nel luogo, cioè, in cui s'incontra Dio e ci si trasfigura per poi andare a Gerusalemme ed abbracciare la Croce.

sabato 16 luglio 2011

La croce nella vita pubblica di Gesù

La vita pubblica di Gesù si snoda tra prediche, atti d'amore, miracoli. L'apostolato è sempre sotto il segno della croce e lo fu anche quello di Gesù. Alcuni miracoli si intrecciano tra l'incomprensione e gelosia dei farisei e sapienti del tempo i quali, talvolta, sembrano non accorgersi nemmeno della loro attuazione, l'ammirazione dei semplici e i loro atti di fede. Ci sarebbero tanti esempi riguardo a questo. Essi erano talmente accecati che dopo un miracolo si preoccupavano solamente di criticare l'operato di Gesù. Basta citare l'uomo dalla mano paralizzata. Gesù entra nella sinagoga in giorno di sabato e comincia ad insegnare. Tra gli astanti vi è un uomo dalla mano paralizzata. I farisei e i dottori della Legge, adocchiano l'uomo bisognoso ed invece di averne pietà e desiderare vederlo guarito, spiano Gesù se per caso non lo guarisca in giorno di sabato. È una grande meschinità. Sembrano davvero non rendersi conto del potere che possiede Gesù di fronte alla sofferenza e si preoccupano semplicemente che egli trasgredisca almeno un piccolo precetto della Legge per poter far notare alla folla che Lui non è davvero così santo come si crede. Non solo... A loro, non importa proprio nulla della sofferenza degli altri. Ogni atto di Gesù è sempre vagliato, messo in discussione dai farisei, dagli scribi e dai dottori della Legge. Anche quando non fa miracoli ma semplicemente condivide momenti di agape fraterna con i peccatori, i farisei non perdono tempo a domandarsene il motivo. Gesù è veramente sorprendente: non teme di contaminarsi, non accetta una spiritualità (che poi spiritualità non è) puramente esterna. Egli induce a notare che non servono tanti atteggiamenti esteriori anche di pietà come può essere pregare ma sono quelli interiori che uniscono l'uomo a Dio. Dio non se ne fa nulla di sacrifici materiali, Lui che ha creato il cuore dell'uomo, desidera che questo gli sia ridonato puro.
La croce è una costante anche nel periodo di vita pubblica di Gesù, cioè nel periodo di massimo splendore della Sua vita. Osannato e criticato, Gesù con il solo fatto di esistere mette in discussione la parte più profonda dell'uomo.

venerdì 15 luglio 2011

Nella nostra vita

È chiaro che dietro al mistero, comunque profondo della croce, vi è quello del grande amore di Dio per l'uomo. Priva di questa dimensione, la croce non avrebbe alcun senso né valore. È palese che Gesù voglia condividere in tutta la condizione umana, perciò la precarietà, la persecuzione, l'incomprensione, per rincuorarci, per assicurarci che Dio ci è vicino e non si scandalizza delle nostre debolezze. Questo ci deve indurre a riflettere che ogni esistenza ha come costante la croce che va accettata e vissuta con amore senza traumi o indignazione. Gesù c'insegna a non farci ostacolare dalle tentazioni o dall'incomprensione nella pratica del bene e c'incoraggia ad accettare umilmente questa condizione: Egli infatti non fa tacere il diavolo e si lascia spingere fin sul ciglio del monte. Avrebbe potuto impedire sia l'uno che l'altro ma non l'ha fatto semplicemente per insegnarci l'umiltà e la pazienza.

La croce della tentazione

Dopo aver ricevuto il Battesimo, Gesù viene condotto dallo Spirito nel deserto dov' è tentato dal diavolo. Gesù accetta la croce della tentazione. Certamente la tentazione non proviene dall'interno ma dall'esterno: mentre il cuore dell'uomo è soggetto alla concupiscenza, quello di Gesù è completamente puro.
Le tentazioni riguardano soprattutto il potere e il suo uso non per amore ma per farsi valere, per soddisfare i propri bisogni, e l'idolatria, l'adorazione del diavolo. Sappiamo che anche il diavolo stesso fa miracoli, che, oltre a non essere duraturi, hanno uno scopo differente da quelli che compie Gesù. Due azioni, seppur medesime, possono avere due scopi differenti, uno buono e l'altro no.
Dopo aver subito le tentazioni, Gesù si reca in sinagoga e dopo aver letto un pezzo del profeta Isaia che tratta della missione del Messia, commenta che nessun profeta è bene accetto in patria e che, per questo motivo, per la loro incredulità, non avrebbe potuto operare miracoli come invece avrebbe fatto in città straniere. Gesù ama profondamente la verità e l'afferma senza timore pur sapendo di suscitare una reazione violenta.
Ascoltate queste parole, le reazioni non si fanno attendere: la gente spinge Gesù fin sul ciglio del monte per gettarlo giù dal precipizio, ma, poiché non era ancora giunta la sua ora, Gesù passo tranquillamente fra loro e se ne andò. Si apre così la sua vita pubblica costituita sempre da ammirazione e incomprensione, una dualità che opera incessantemente, intrecciandosi armoniosamente, una dualità che non spaventa minimamente Gesù e non gl' impedisce di affermare la verità.

giovedì 14 luglio 2011

La croce dell'umiltà

Il Battesimo di Giovanni era un Battesimo di conversione. Gesù non ne aveva certo bisogno, eppure continua a fare ciò che i suoi genitori gli avevano insegnato: obbedire alla Legge. Pur non essendo bisognoso di perdono, Egli si confonde con il popolo, non tuona, come faremmo noi in casi del genere: “Ve la farò vedere io!” Semplicemente si confonde con la massa del popolo: non teme di essere scambiato per un peccatore ed accetta nella sua vita la croce dell'umiltà e si fa battezzare da Giovanni. Il battesimo decreta l'inizio della Sua vita pubblica.  

mercoledì 13 luglio 2011

Presentazione di Gesù al Tempio

Se l'unione di Maria e Giuseppe è sacra, voluta da Dio stesso, pure il nome dato al bambino è fortemente desiderato da Dio. Il nome per gli orientali,diceva tutto di una persona. Di certo non veniva scelto in seguito alla lettura di qualche romanzo di successo o telenovella accattivante!
Era l'essenza di quella nuova vita, il suo significato profondo. Questo vuol significare che ogni vita è fortemente voluta da Dio. Dopo Giovanni, pure Gesù riceve il suo nome. Proprio a Gerusalemme, mentre Maria e Giuseppe ancora una volta obbediscono a una legge, vengono raggiunti da Simeone, uomo santo, pieno di Spirito Santo, il quale esclama, dopo aver preso il bambino fra le braccia, il NUNC DIMITTIS.
Giuseppe e Maria sembrano cadere dalle nuvole: perseguitato e osannato prima e dopo la nascita, il loro figliolo sembra che darà loro un bel po' di grattacapi!
Dopo il NUNC DIMITTIS, Simeone si rivolge a Maria... Sembra che annunci la croce a Maria ed in effetti è così. La spada trapasserà il cuore loro e che la sofferenza sua sarà anche quella di loro.
L'eroicità di Gesù durante la sua passione è pure quella di accettare la sua morte prima di quella della Madre. Averla vicina era un conforto ma anche una pena profonda. Sapeva bene il dolore straziante della Madre di fronte ai propri patimenti. Gesù sentì pure la passione della Madre nel suo cuore.

martedì 12 luglio 2011

Gli angeli

Dio si premura di entrare nella storia, di concretizzare sempre il suo pensiero in parola e infine in atti. Fino a quando Gesù non inizia la sua attività missionaria, messaggeri di Dio sono gli Angeli. Gli Angeli portano il conforto del Padre a Gesù nel momento critico dell'agonia del Getsemani. Sono messaggeri, puri spiriti, che rafforzano la testimonianza di Gesù. Gesù non dà testimonianza di se stesso, per questo intervengono gli Angeli ad aiutare a comprendere la veridicità del messaggio di Dio in Gesù. Gesù è il Verbo di Dio: lui non è puro spirito come gli Angeli, in Lui il messaggio si concretizza pienamente: la Parola si unisce ai fatti.
Gesù non sembra curarsi molto di assicurarsi molti discepoli pur avendo a cuore la salvezza dell'uomo. Egli vive con 12 apostoli che dimostrano spesso di non aver compreso molto del suo annuncio. Essi sono attratti dal suo stile di vita e, così come tanti che Gesù incontra, dall'autorevolezza con cui insegna.
Gesù annuncia l'amore del Padre ma non si mette in mostra, non si cura di render palese la sua potenza, talvolta appare persino riluttante nel compiere miracoli. Dove Lui tace, cominciano a parlare gli angeli. In fondo è la stessa cosa che disse ai discepoli: “Cercheranno di farvi tacere, ma parleranno anche le pietre!”
Lui taceva su di sé? Ebbene, parlavano gli Angeli!
Anche noi dovremmo far lavorare e fidarci di più dello Spirito Santo.

lunedì 11 luglio 2011

Nascita di Gesù

La croce appare nella vita di Gesù fin dall'inizio del Suo concepimento: è la croce della precarietà. L'angelo Gabriele entra nella casa di Maria e le annuncia il concepimento di Gesù. La condizione di Maria può essere definita "critica". Ella è molto giovane e si trova incinta prima di sposarsi. Il vangelo di Marco afferma che Giuseppi, dopo aver appreso del concepimento di Gesù, decide di rimandarla in segreto. Ecco il segno della precarietà nella vita di Gesù, precarietà che presto si bagnerà di sangue. Erode, saputo della nascita del Messia, cerca il bambino per ucciderlo. Qui si colloca la strage degli Innocenti: la forte sete di potere avvelena Erode e lo spinge a compiere una strage immensa.
Ritornando ai fatti narrati da Luca nel suo vangelo e facendo nuovamente un piccolo salto indietro nel tempo, osserviamo che, in seguito ad un decreto di Cesare Augusto, che ordinò di fare il censimento di tutta la terra, la piccola famiglia è costretta a recarsi a Betlemme per registrarsi. A Betlemme si compirono per lei i giorni del parto. Ecco nuovamente la croce della precarietà: la città è affollata, è tempo di censimento, perciò la famigliola deve ricoverarsi in una stalla dove Maria diede alla luce Gesù. Nella vita di Gesù sembrano intrecciarsi, in una fitta trama, la croce e l'adorazione che gli si deve come Dio. Un avvenimento così importante quale la nascita di Dio fattosi uomo, non può rimanere celato a lungo. “Il Creatore dei secoli prende forma mortale”
Il Creatore, il Pensiero di Dio deve concretizzarsi, quindi assume un corpo e decide di farsi carico della medesima condizione di coloro che poi, nel discorso della montagna proclamerà beati.
Beati i poveri in spirito”. Giuseppe non fa altro che obbedire ai comandi del Signore, ricevuti in sogno. Come un novello Abramo, non esita a lasciare la sua terra e a recarsi dove il Signore gli indica. Egli ha preso Maria come sposa, dopo che l'angelo lo rassicurò in sogno, sancendo così la sacralità del matrimonio. È il Signore che unisce un uomo e una donna, non è il capriccio di Giuseppe e Maria.

sabato 9 luglio 2011

La ricerca spirituale

L'uomo ha bisogno di Dio, non può soddisfare i suoi bisogni solamente materiali. L'uomo è spirito e corpo e ha dimostrato ampiamente che pur avendo tutto, non raggiunge la felicità. I bisogni dell'uomo prescindono dalle cose materiali. Al giorno d'oggi c'è una grande confusione per quanto riguarda la religione. Qualcosa lo ha allontanato dal cristianesimo e dalla Chiesa, ed è pronto ad accogliere qualsiasi filosofia o diversa religione. C'è un interesse supremo per tutto ciò che è orientale e quindi anche delle religioni, in particolare il Buddhismo. Mischiamo yoga e stili di meditazione orientali, smaniosi di separarci dalla condizione caduca dell'uomo. Ma chissà perché, pur predicando la salvezza, il cristianesimo, da una parte, non attira più di tanto. Vediamo tante persone che si convertono dal Cattolicesimo al Buddhismo. Pure il Buddhismo si è evoluto nel corso degli anni. Esso afferma che tutto è precario sulla terra e che l'origine del dolore deriverebbe dalla sete di vivere e di godere, il desiderio avido e appassionato, che condanna l'uomo al ciclo delle rinascite. Per liberarsi dal dolore e uscire dal vano divenire, occorre sopprimere il desiderio e annullare il proprio io illusorio. Attraverso questo annullamento si raggiunge la pace dei sensi, il Nirvana, l'assenza di ogni emozione. Per raggiungerlo, si praticano la meditazione e una buona condotta etica. L'ideale del Buddhismo si concretizza nei monaci che fuggono dal mondo per mettersi in un una condizione più idonea al cammino di liberazione. In pratica la vera liberazione è posseduta solamente dai monaci che raggiungono il Nirvana attraverso la pratica assidua della meditazione. La massa dei laici, sembra essere condannata ad un continuo divenire. Nel tempo il Buddhismo ha subito dei cambiamenti per cui la liberazione può essere ottenuta da tutti mediante l'aiuto del Buddha Supremo che è Dio stesso, o dei Bodhisattva, saggi illuminati.
Perché l'uomo d'oggi è attirato maggiormente dal Buddhismo?