domenica 27 settembre 2026

I due figli

Domenica scorsa il Vangelo ha raccontato la parabola dei lavoratori chiamati a diverse ore della giornata a lavorare nella vigna del padrone e della paga uguale che hanno ricevuto tutti gli operai, dal primo all'ultimo. L'atteggiamento del padrone aveva suscitato nei lavoratori della prima ora mormorio e scontentezza. Questa domenica il Vangelo ci propone la parabola dei due figli, in spiegazione di quella precedente. Stavolta chi chiede alle due persone di andare a lavorare è il Padre. Il primo risponde seccamente di no, ma poi, pentitosi, va a lavorare, al contrario del secondo figlio che chiama signore il Padre, ma di fatto non va a lavorare nella vigna. Gesù si rivolge ai sapienti del tempo e domanda chi dei due ha fatto la volontà del padre. Ovviamente i farisei e gli scribi non sono stupidi e individuano nel primo figlio il fautore della volontà del Padre, nonostante abbia detto di no. Ed è così...poi Gesù commenta che i peccatori e le prostitute ci precederanno nel regno dei cieli.
Non è un'esaltazione del peccato, assolutamente no: non dice di continuare a peccare per entrare nel Regno dei Cieli, ma c'è una riflessione profonda da fare e non fermarsi alle semplici parole di Gesù. Quando si cammina nella via del Signore, si dimentica talvolta dal punto da cui si è partiti e spesso si ha la sensazione di essere nel giusto e quindi al di sopra di coloro che compiono peccati, soprattutto gravi. Allora si rischia di cadere nella superbia e, senza accorgersene, si pensa di essere migliori degli altri, non considerando che, come disse san Paolo, per grazia sono quello che sono. Spesso, per tale motivo i cristiani, soprattutto chi vive in toto il messaggio di Gesù, cade nella cosiddetta notte oscura, nella quale non si sente più la presenza di Dio e il piacere di pregare: tutto diventa difficile. Santa Teresina di Lisieux spiega semplicemente il motivo per cui si passa per la notte oscura: il fatto di avere la certezza della presenza di Dio, fa spesso non comprendere chi è senza fede e quindi la difficoltà di praticare il vangelo. Non basta andare a messa, non basta inginocchiarsi e pregare,  la preghiera deve diventare vita, in poche parole fare la volontà di Dio nella propria vita. Fare la volontà di Dio nella propria vita non è solamente abbracciare un certo stato di vita o andare in un determinato luogo. Pensare che la volontà di Dio sia esclusivamente questo è assai riduttivo. Egli ci vuole in una certa condizione, in un certo luogo per incontrare determinate persone e annunciare il Vangelo, perché abbiamo dei talenti da sviluppare e mettere al servizio della comunità che magari in un determinato stato di vita non possiamo fare e non incontreremmo mai un certo tipo di persone. Non ci sono stati di privilegio, perché siamo tutti figli di Dio, chiamati a lavorare nella sua vigna. Un esempio è proprio Carlo Acutis: oggi daranno in onda il film fatto sulla sua vita. La sua breve vita è stata intensa, normale, ma nel contempo straordinaria. Nel suo stato ha potuto portare Dio nella scuola perché gli altri erano come lui! Ha saputo portare Dio attraverso la rete internet, con delicatezza, senza propaganda o altri fini, senza esaltarsi... perché la vera serenità si vede oltre lo schermo e se avvicina anziché allontanare... allora ci siamo, Dio è con lui e farà cose straordinarie da lassù,  non perché lo abbiamo santificato noi con le nostre parole (a volte la morte di una persona ci spinge a elogiarla anche se non ha fatto proprio del bene o ha ricercato se stessa), ma perché lo ha riconosciuto la Chiesa. Chiaramente non tutti possono essere elevati alla gloria degli altari, ma è importante davvero avere e fare verità, come Gesù ha richiesto oggi ai due figli.


Tornando a loro, ciò che avvicina le prostitute e i peccatori a Dio, è proprio la consapevolezza di essere fragili, di sbagliare senza l'aiuto di Dio. La superbia di chi fa tutto giusto e allontana Dio, fa sì che non vivano davvero l'amore di Dio nella loro vita...

martedì 15 settembre 2026

La Madonna Addolorata

Maria ebbe la forza di fissare la Croce del Figlio, rimase ai piedi di quella Croce trasudante di dolore. Maria non scappò, rimase là, con il cuore a pezzi, con la sofferenza di Madre e con la sofferenza del Figlio suo. Quella spada prevista da Simeone, era davvero dolorosa. 
Ho letto alcune testimonianze di attori che hanno girato il film "The Chosen". Un attore italiano chiamato a fare il soldato romano durante la Passione di Gesù, avrebbe dovuto spronarlo seccamente a continuare il suo doloroso cammino verso il Golgota, ma... non riusciva a dire una parola, se non: "Non riesco". Questi episodi la dicono lunga. Quando una persona si immedesima realmente nella vicenda della Passione, non rimane indifferente, sente una sofferenza indicibile. A dire il vero, sinceramente, anch'io fin da piccolissima, non riuscivo a leggere la parte della folla che urlava "Crocifiggilo!". Il cuore viene spezzato da un dolore immenso che mozza il respiro... figuratevi la Madonna che era realmente sotto la Croce e vedeva suo Figlio morire in quel modo così brutale... Dev'essere stata una cosa davvero forte, struggente! Per tale motivo è sempre stata acclamata come Corredentrice. Gli ultimi documenti del Vaticano hanno chiarito che la Madonna è strettamente subordinata all'azione redentrice di Cristo, in quanto lei è creatura come noi, ma è indubbio che con il suo sì, ha permesso che ci salvassimo anche noi... senz'altro rimane il modello più sublime di Creatura che ha seguito fino in fondo il Vangelo.

lunedì 14 settembre 2026

Festa dell'Esaltazione della Santa Croce

Detta così, sembra che celebriamo la festa della potenza salvifica della Croce in cui è morto Gesù per la nostra salvezza, ma poi, leggendo una riflessione di un prete, mi sono accorta che c'è un altro aspetto: esaltare la Croce proprio come sofferenza, come strumento di morte. Noi cristiani ci siamo abituati a considerare la Croce come strumento salvifico, ma,  in effetti, le sofferenze sono contro la natura umana, vorremmo che sparissero, che non ci fossero più... e non solamente le nostre...
Eppure il Signore ci esorta a guardare le nostre croci, le croci di chi ci passa accanto e a volte ci vuole coraggio, tanto coraggio. Quando vediamo la sofferenza dilaniare qualcuno,  siamo disarmati, vorremmo eliminare quella sofferenza, farla sparire. Sentiamo un dolore profondo, un'incapacità incredibile, una piccolezza insignificante davanti a questo mistero che, talvolta, scompare nel silenzio più profondo. È quando ci si sporcano le mani per aiutare gli altri che si percepiscono le vibrazioni della sofferenza, che sperimentiamo la nostra impotenza. Invece di scomparire davanti a quel dolore che ci pare assolutamente assurdo, invece di farci travolgere da quel senso di impossibilità, abbiamo il coraggio di cercare con il nostro sguardo la Croce, la Croce di Cristo e fissiamola,  perché solamente in Lei vi è la salvezza!

sabato 12 settembre 2026

Il perdono... infinito

La correzione fraterna non va quindi praticata per eliminare nell'altro ciò che non ci piace, ma semplicemente la sorgente deve essere l'amore. 
Il cristiano deve diventare Sacramento dell'amore di Dio con la sua vita.
Stiamo assistendo allo smarrimento spirituale di tanti credenti e ad un ateismo e scetticismo dilaganti.
La difficoltà della vita cristiana è far sì che la preghiera cali nella vita, che la vita stessa si faccia preghiera. Il cristiano deve avere l'ambizione di diventare perfetto come il Padre, non ci sono altre vie. Senza la forza dello Spirito Santo tutto ciò è impossibile.  La forza dello Spirito Santo si attinge dalla preghiera in tutte le sue forme.
A volte si sente la scissione tra preghiera e vita. Nella preghiera si percepisce un anelito profondo di Dio, ma poi, nella vita, travolti da mille pensieri e dalle nostre ferite umane, sperimentiamo lo smarrimento e quella frattura tra preghiera e vita si palesa fortemente. Non dobbiamo assolutamente scoraggiarci. Siamo fragili e, come tali, abbiamo bisogno del perdono di Dio. Accogliere il perdono di Dio è un'esperienza meravigliosa e se l'esperienza non è superficiale, da perdonati, dovremmo riuscire a perdonare i fratelli che sbagliano.
Pietro, sgomento dalla prospettiva di un perdono attuato per sette volte al giorno, come diceva la legge rabbinica, si sente rispondere che deve perdonare all'infinito, sempre! Era complicato già quando si doveva perdonare solamente per tre volte al giorno, figurarsi senza limiti! Davvero arduo. Eppure, se si vuol seguire davvero Gesù, bisogna perdonare in modo illimitato, sempre... e non solo...
Gesù fa riflettere su come si riceve il perdono di Dio: se lo si riceve superficialmente, c'è il rischio di non saper perdonare agli altri e, di fatto, rischiare di pagare per tutto il male fatto. Bisogna saper ricevere il perdono. È una cosa seria! Il perdono ricevuto deve toccare le profondità del cuore e cambiare radicalmente la vita. 
Se anche andassi a Messa tutti i giorni, ma non riuscissi a perdonare, tutto diventa vano. Nella Riconciliazione abbiamo ottenuto il perdono di Dio, la possibilità di una nuova vita. Diamo una possibilità anche agli altri, altrimenti si cancellerà anche la possibilità dataci da Dio! 

Correzione fraterna

La correzione fraterna è un'esigenza di carità. Questo argomento è stato trattato nel Vangelo della scorsa domenica, ma è necessario riprendere il discorso per comprendere quello di domani. 
La Bibbia lo dice chiaramente sia nel Vecchio che nel Nuovo Testamento: quando vedi qualcuno sbagliare, non devi esimerti dal correggerlo. Questo è tanto fondamentale, quanto difficile da praticare, perché implica il compiere un cammino umano e spirituale. 
Ciò che bisogna correggere negli altri, non è ciò che è non è conforme al nostro carattere o che ci dà fastidio, ma ciò che è contrario alla legge, al pensiero di Dio e, al giorno d'oggi, la maggior parte delle persone preferisce percorsi alternativi. Il motivo? Perché è difficile essere cristiani cattolici a tutto tondo. È difficile per tutti, anche per chi crede, figuriamoci per chi non ha mai incontrato Cristo davvero. C'è chi per comodità afferma di essere cristiano, ma non crede nella Chiesa. Costui pensa che Gesù non abbia mai comandato alcune cose e che è stata la Chiesa ad aggiungerle. 
Non è propriamente così,  Gesù è andato oltre i 10 Comandamenti dati a Mosè sul monte Sinai. Un esempio? Cito il Vangelo stesso:
<< Voi avete udito che fu detto agli antichi: "Non commettere adulterio". 28 Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore. 29 Ora, se il tuo occhio destro ti è causa di peccato, cavalo e gettalo via da te, perché è meglio per te che un tuo membro perisca, piuttosto che tutto il tuo corpo sia gettato nella Geenna; 30 e se la tua mano destra ti è causa di peccato, mozzala e gettala via da te, perché è meglio per te che un tuo membro perisca, piuttosto che tutto il tuo corpo sia gettato nella Geenna. 31 È stato pure detto: "Chiunque ripudia la propria moglie, le dia l'atto del divorzio". 32 Ma io vi dico: Chiunque manda via la propria moglie, eccetto in caso di fornicazione, la fa essere adultera; e chiunque sposa una donna ripudiata, commette adulterio. >>
Più chiaro di così! E questa pericope tocca un argomento attuale sul quale spesso si è dibattuto. L'amore di Dio ha la connotazione di eternità,  non attribuiamo al progresso ciò che di fatto ha disgregato la società. In questo punto Gesù è stato rivoluzionario. A quei tempi, se due erano colti in flagrante adulterio, pagava con la vita solamente la donna. Gesù ha invece messo al centro di questa riflessione l'uomo, dicendo, non solo che commette peccato tradendo la moglie, ma anche guardando una donna in un certo modo. Non solamente la donna pecca, ma anche l'uomo. Gesù non diceva mai le cose a caso, le Sue Parole erano efficaci e veritiere. È solamente un esempio, anche sulla carità è andato oltre... lo sappiamo bene.
Non bisogna astenersi dal fare la correzione fraterna perché si ha paura della reazione dell'altro o di palesare la nostra idea cattolica e quindi essere messo da parte o deriso. La correzione fraterna esige trasparenza, libertà di essere se stessi,  equilibrio e tanto amore. Se una persona sta per cadere, è normale cercare di avvertirla, di metterla in guardia, così dovrebbe essere se sta per cadere spiritualmente o per prendere una strada sbagliata.  La posta in gioco è alta, speriamo di non dover rimpiangere mai le nostre scelte sbagliate!