Questa società è piena di contraddizioni. Attualmente sembra muoversi verso l'inclusività ed è una cosa buona, anzi buonissima, sennonché l' abbiamo confusa per "buonismo". Il termine "buonismo" è entrato prepotentemente nel nostro vocabolario, proprio per la corrente di pensiero che si sta imponendo e indica che ogni pensiero va bene... che tutto va bene... ma, facendo così, abbiamo cucinato un bel minestrone, a volte palesando insofferenza verso l'opinione altrui e cadendo così in contraddizione.
Affrontando un discorso religioso, dobbiamo tornare al racconto biblico del peccato originale. L'uomo e la donna vivevano nell'Eden, nel paradiso terrestre, nell'armonia della piena comunione con Dio, ma, poiché l'uomo era creatura di Dio, la tentazione s'insinuò fino ad avere il sopravvento su di loro. Nella Bibbia si racconta che si cibarono del frutto che Dio aveva proibito loro di mangiare. Dapprima l'umanità obbedì a Dio perché si fidava del suo amore, ma poi, entrò in dialogo con la tentazione che insinuò il dubbio nel cuore di Adamo ed Eva. Fece apparire piacevole e ricco di bene ciò che Dio aveva proibito loro e, in un secondo tempo, dialogando con loro, li fece ragionare sul fatto che Dio non voleva che si cibassero di quel frutto perché non voleva che diventassero potenti come Lui. La competizione entra nel cuore della donna e dell'uomo: sospettano di Dio, pensano che Lui voglia dominarli, che non voglia loro bene. Il desiderio di essere come Dio diventa prepotente e così il rapporto dell'Umanità con il Creatore si rompe. Dopo che mangiarono del frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male, "si aprirono loro gli occhi e scoprirono di essere nudi." Allora sentirono l'esigenza di coprirsi, perché si vergognavano della loro miseria, capirono in un istante di essere inferiori a Dio e non si sentirono più degni di stare alla Sua Presenza. Quando si spezza un rapporto di fiducia e si sente la vergogna, l'unica soluzione possibile, appariscente, evidente, è quella di allontanarsi da chi ci si sente inferiori e ci suscita vergogna, in questo caso da Dio. Dio caccia malamente l'uomo e la donna dal paradiso terrestre, proferendo una maledizione. Da qui il rapporto tra l'Uomo e Dio si rovina. L'uomo continua a cercare Dio, ma prova la fatica della relazione con Dio e passa attraverso momenti di fede e momenti di dubbio. Non riesce più a vederlo come prima, ad avere con Lui un rapporto di fiducia: dubita, pensa che il suo progetto sia migliore di quello del Padre celeste. Di conseguenza (la Bibbia lo racconta bene) anche i rapporti fra gli uomini subiscono una trasformazione. Il desiderio di supremazia, la competizione prendono sempre di più il sopravvento e dispongono il cuore degli uomini a farsi male fra di loro, addirittura tra fratelli. Basta pensare alla storia di Caino e Abele. Il cuore di Caino è preso dalla competizione verso il fratello minore e quindi è talmente divorato dalla gelosia che arriva ad uccidere Abele, il proprio fratello minore. Si può uccidere in vari modi, non solamente togliendo la vita biologica. Infatti, il comandamento di "non uccidere" viene esplicato da Gesù in modo molto più ampio. L'amore inizia dalle piccole cose e ogni sentimento di gelosia e di competizione consuma profondamente il cuore dell'uomo e lo dispone a fare del male, a perdere la propria relazione con Dio e... alla fine anche a perdere la propria serenità, perché non sa vivere in pace, non accetta di essere inferiore agli altri, di essere messo da parte, ma nella vita è inevitabile. Questo succede anche senza volere.
La conoscenza del bene e del male ci ha allontanato da Dio e, nello stesso tempo, avere fede non ci esime dal cadere e dal compiere il peccato. Siamo fragili e il rapporto con Dio è soggetto ad alti e bassi. La Chiesa è composta da uomini e donne fragili che cercano di compiere la volontà di Dio, ma che spesso si ritrovano a esclamare come san Paolo: "faccio il male che non voglio e non il bene che desidero". Avere però il cuore lontano da Dio lo espone ad essere vittima delle tempeste della vita e ad essere soffocato dalle onde del peccato. Per affrontare la tempesta, bisogna avere il coraggio di andare con la nostra barchetta nel mare aperto; la nostra barchetta è piccola, fragile, ma in essa deve esserci assolutamente Gesù, anche se dorme. Dobbiamo entrare nel mare aperto, con le nostre paure, con il nostro grido e paura di essere abbandonati da Lui che dorme, che sta in silenzio, che sembra ignaro o indifferente alla nostra sofferenza, dobbiamo attraversare la tempesta. Il demonio desidera proprio che ci perdiamo nelle sofferenze e nelle difficoltà della vita. Molto spesso è lui stesso che causa e alimenta alcune depressioni, perché, facendo così, sa di rendere l'uomo incapace di alzare lo sguardo, sa di insinuare prepotentemente quel dubbio che lacera definitivamente il rapporto con Dio. Dove c'è Dio. c'è gioia, anche in mezzo alla sofferenza e alle prove.
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